Honor 20 Pro, la recensione: all'assalto della fascia alta

Dopo Honor 20 Lite e Honor 20, la società cinese va oltre e presenta Honor 20 Pro, un terminale che vuole impensierire i grandi smartphone del mercato.

recensione Honor 20 Pro, la recensione: all'assalto della fascia alta
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Sin dalla sua fondazione nel 2013 a Shenzhen, in Cina, voluta con l'esclusivo obiettivo di rendere (ancora) più abbordabili i dispositivi Huawei, il brand Honor è riuscito a ritagliarsi una copiosa fetta di appassionati in tutto il mondo, Italia compresa, dove i suoi prodotti sono da tempo commercializzati con successo.
I recenti Honor 20 (leggi la nostra recensione di Honor 20) e Honor 20 Lite (qui la nostra recensione di Honor 20 Lite) non hanno fatto altro che confermare la bravura del marchio nel recepire senza fronzoli ciò che il mercato chiede a gran voce, offrendolo poi in una confezione curata e con un rapporto qualità/prezzo notevole.
La società però è voluta andare ancora oltre, abbandonando per un momento la fascia medio-bassa del mercato per mettere i bastoni fra le ruote "ai grandi": nasce così Honor 20 Pro, che sin dal nome promette grandi soddisfazioni ai suoi utenti. Gli ingegneri della compagnia hanno preso tutto ciò di buono che si poteva trovare nell'Honor 20, dal design borderless alla quadrupla fotocamera, e l'hanno ulteriormente potenziato, creando un dispositivo reattivo e senza compromessi - o quasi.

Out of the box

Purtroppo non siamo in grado di descrivervi la confezione di vendita al pubblico poiché ne abbiamo avuto una riservata alla stampa, con all'interno il terminale, un cavo USB A-USB C, un adattatore USB C-Jack 3,5mm e il caricatore rapido da ben 22.5 W; nei negozi troverete un pacchetto ancora più ricco, con una custodia in silicone e delle cuffie cablate. Il cuore del package è ovviamente il telefono, proposto nelle colorazioni Phantom-Blue e Phantom-Black, quest'ultimo un nome che in realtà nasconde una backcover violacea davvero accattivante, che ci ha subito colpiti (per gli appassionati del mondo DC Comics, potrebbe ricordare il mitico Joker, lo storico antagonista di Batman).
Una volta fra le mani, il terminale restituisce subito una sensazione di solidità, anche per via del peso non proprio "piuma": 182 grammi, giustificati però dall'intero comparto hardware che andremo a scoprire a breve. Frontalmente troviamo uno schermo da 6,26 pollici borderless da 2340x1080 pixel (FHD+), "interrotto" soltanto dal foro della selfie camera frontale posta in alto a sinistra, una 32MP con apertura F/2.0.

Sul lato destro si può scorgere poi il bilanciere del volume e il sensore per le impronte digitali cliccabile, con il quale si può accendere/spegnere e bloccare/sbloccare il telefono. Un sensore alquanto reattivo che sblocca il telefono al primo colpo nel 90% dei casi, purtroppo non essendo tondo ma lungo e stretto bisogna posizionare correttamente il dito, altrimenti si ottiene una piccola vibrazione di errore. Ci si abitua comunque presto a utilizzarlo, nonostante la possibilità di "aprire" il terminale con lo sblocco facciale 2D, il controllo biometrico dei polpastrelli ci è sembrato il metodo migliore nell'utilizzo quotidiano - ma attenzione a sblocchi non voluti quando si stringe il telefono fra le mani senza guardarlo.

Quattro camere

Su Honor 20 Pro non si trovano altri tasti fisici oltre a quello principale, nella parte bassa si ha la porta USB C, lo speaker (che purtroppo funziona solo in mono, non fa "il pari" con la capsula auricolare) e il microfono. Sul lato sinistro c'è il carrellino per la doppia Nano SIM, mentre in alto troviamo un altro microfono e un sensore a infrarossi. Nascosto nella capsula auricolare, sulla sinistra, c'è poi un comodo LED di notifica RGB, funzionale anche se non sempre visibile da ogni angolazione.
Il fiore all'occhiello del telefono però, oltre al suo chipset principale, si trova sul retro: incastonato nella scocca c'è infatti un modulo fotocamera a dir poco aggressivo. Abbiamo una fotocamera principale con focale standard da 48MP con apertura F/1.4, una grandangolare da 16MP con apertura F/2.2, uno zoom ottico 3x da 8MP con apertura F/2.4 e una lente macro da 2MP con apertura F/2.4, in sostanza avremo tutto ciò di cui potremmo aver bisogno nell'uso quotidiano - se non anche di più. L'unica vera pecca in termini di design è forse la grande sporgenza di queste fotocamere, che rende il telefono alquanto "traballante" quando poggiato su una scrivania, ma è purtroppo un problema comune a moltissimi terminali presenti sul mercato.


Dentro Honor 20 Pro

È dunque arrivato il momento di vedere cosa c'è all'interno di Honor 20 Pro: a muovere il tutto c'è un Kirin 980 con AI di fabbricazione Huawei ovviamente (Kirin 980 2 x Cortex-A76 2.6 GHz+ 2 x Cortex-A76 1.92 GHz + 4 x Cortex-A55 1.8 GHz), un processore di fascia alta affiancato da ben 8GB di RAM e 256GB di memoria storage.

Essendo perfettamente ottimizzato per far girare Android 9 (qui proposto con Magic UI 2.1.0), il Kirin 980 lancia le applicazioni in modo quasi istantaneo, al pari di altri telefoni top gamma del mercato (se non meglio, a volte abbiamo ottenuto una reattività persino superiore ad iPhone XS, come sappiamo un terminale ultra ottimizzato da Apple). Completano il quadro tecnico un sensore NFC con cui è possibile utilizzare Google Pay e non solo, un comparto connettività a dir poco completo (Wi-Fi:2.4G: 802.11 b/g/n, MIMO 5G: 802.11 a/n/ac Bluetooth:BT 5.0, BLE, SBC, AAC, aptX, aptX HD, LDAC and HWA Audio. USB 2.0 GPS L1+L5 dual band/AGPS/Glonass/BeiDou/Galileo E1+E5a dual band/QZSS), una batteria granitica da ben 4.000 mAh che vi porterà a sera senza grossi sforzi.
Utilizzata come seconda unità, Honor 20 Pro raggiunge invece autonomie da tablet, con due/tre giorni di funzionamento. Davvero ben curato questo aspetto, dunque, inoltre il suddetto accumulatore gode della SuperCharge di Honor da 22.5W e 4.5A, una "Super Ricarica" che permette di guadagnare fino al 55% di batteria in meno di 30 minuti. Una feature che funziona davvero bene, anche se purtroppo non è compatibile con il Qualcomm Quick Charge, dunque per usufruirne bisognerà portare ovunque il piccolo caricatore Honor - al contrario si ottiene una ricarica standard, con tempi raddoppiati a 2.4A.

Esperienza utente

Accendiamo adesso il terminale e vediamo come si comporta nell'uso quotidiano. Sin dall'avvio Honor 20 Pro mostra un'ottima reattività, è infatti operativo dopo pochi secondi di boot. Grazie all'alta ottimizzazione di hardware e software è raro incappare in lag o altri problemi di sorta, anche utilizzando app considerate "pesanti" come Facebook e Instagram. Il telefono è perfettamente in grado di far girare senza rallentamenti anche applicazioni professionali come Adobe Lightroom, con la quale abbiamo modificato file RAW DNG anche di importanti dimensioni - dei quali parleremo a breve.
È inoltre possibile gestire l'esperienza utente in diversi modi, con i classici tre pulsanti Android nella parte inferiore dello schermo oppure tramite gesture, la nostra modalità preferita, che rende l'utilizzo quotidiano molto simile ai recenti dispositivi Apple. Quest'ultima riduce ovviamente l'ingombro dello schermo, che senza tasti funzione si mette tutto a disposizione, e rende più veloce il tornare alla schermata Home (con uno swipe dal basso) oppure il richiamare il multitasking (swipe dal basso senza sollevare il dito per un secondo). Per tornare indietro basta effettuare uno swipe dal bordo schermo (verso destra o sinistra non importa). Queste gesture, insieme al mondo legato a Huawei ID, che offre uno spazio storage sul cloud, la possibilità di salvare e sincronizzare numerosi dati personali oltre a creare dei backup completi, rende l'esperienza utente incredibilmente simile a quella Apple, un universo al quale Huawei si è sempre platealmente ispirata.

Su alcune app di sistema è persino possibile richiamare funzioni aggiuntive semplicemente tenendo premuto il dito sulla loro icona, come se ci fosse una sorta di 3D Touch. Il comparto software dunque ci ha pienamente soddisfatti, anche se c'è da correggere qualche impuntamento nella visualizzazione dei video a tutto schermo (in fase di uscita può capitare di mandare in confusione il telefono per qualche istante) e magari svecchiare leggermente il ricco pannello di controllo e le icone di sistema, confidiamo dunque nella nuova versione di Magic con Android Q - già confermato per questo 20 Pro.
Bisogna poi segnalare che in modalità landscape molte app vengono "ridotte" sacrificando l'intera barra della selfie camera, cosa che non ci è piaciuta moltissimo, al contrario dell'ottimo split view che permette di mantenere a schermo due app in contemporanea, anche di diverse dimensioni - e visualizzare un video YouTube mentre si controlla la posta o si naviga su Chrome su uno schermo di queste dimensioni è davvero una delizia.

OLED dove sei

A proposito di schermo: il pannello da 6,26 pollici di Honor 20 Pro non gode purtroppo della tecnologia OLED, i neri però sono comunque ben bilanciati e i colori a dir poco brillanti, soprattutto utilizzando una modalità colore Intensa. Essendo grandi amanti della fotografia, abbiamo optato per una calibrazione Normale, con colori meno accesi ma più realistici, chi però non ha esigenze particolari di editing può comunque scegliere toni più saturi, che rendono l'intera esperienza più "dinamica".
Nell'utilizzo quotidiano, il display di Honor 20 Pro ci ha davvero soddisfatti, attenzione però se si è alla ricerca della migliore esperienza possibile. Parliamo di uno schermo adatto al 95% degli utilizzi, se già si passa all'editing delle fotografie, ad esempio, si perdono non pochi colpi, a causa di una facile accentuazione dei bianchi e una gamma colori tutt'altro che completa (per lavori professionali, meglio optare per un OLED P3).
Inoltre, e questo è un problema soprattutto software, è un peccato avere un display così grande e brillante da oltre 6 pollici e non poter visionare in HD i contenuti delle maggiori app di streaming del mercato.
Amazon Prime Video ad esempio non va oltre la risoluzione standard, Netflix addirittura risulta nel Google Play Store un'app non compatibile con il dispositivo, bisogna dunque procurarsela tramite altri canali. Tutti problemi che speriamo vengano risolti da Honor con il tempo, anche se vengono condivisi anche da altri terminali del mercato. Ma passiamo all'aspetto più curioso di questo Honor 20 Pro: il comparto fotografico.

Ultra versatilità

A livello hardware, per la fascia di prezzo a cui è proposto Honor 20 Pro (599 euro di listino), era davvero difficile chiedere di meglio. Il sensore principale, un Sony Imx586 da ben 48MP, è in grado di regalare ottimi scatti in qualsiasi situazione, anche di notte. Parliamo di un sensore che dà il meglio di sé con luce di taglio o "di riflesso", meno con luce diretta, poiché a causa di una gamma dinamica non proprio al top della categoria tende a bruciare facilmente le alte luci.

Non ci aiuta poi lo schermo, altrettanto sensibile ai bianchi "bruciati", che a volte mostra zone sovraesposte anche quando non ci sono - e si può facilmente controllare il tutto con l'istogramma completo (luce+RGB) messo a disposizione da Honor nel pannello Informazioni di ogni foto, una chicca che abbiamo apprezzato tantissimo. Dettagli certo, che nella maggior parte dei casi possono essere corretti in post produzione, soprattutto se si scatta in RAW.

Honor 20 Pro crea buoni file DNG fino a quasi 100MB l'uno a 48MP, una dimensione in grado di mettere in ginocchio parecchi terminali del mercato ma non quest'ultimo prodotto Pro della società, che li maneggia alla perfezione anche dentro Adobe Lightroom - tanto per capire la potenza del Kirin 980.
La grande apertura F/1.4 fa poi il resto, con scatti di qualità superiore anche con luci scarse - poiché riesce a tenere a bada gli ISO nella maggior parte dei casi. La lente che ci ha strappato il cuore è però la grandangolare, che offre una focale di circa 24mm a 16MP: pur essendo un pizzico meno luminosa (F2.2) della camera principale, è in grado di scattare panorami eccezionali, ovviamente con un minimo di distorsione.
Non brilla allo stesso modo lo zoom ottico 3x, comunque funzionale nel momento "del bisogno", nel caso in cui non ci si possa avvicinare fisicamente a un soggetto; via software si può arrivare senza grosse perdite anche a uno zoom 5x, una funzionalità in più offerta dal software di Honor/Huawei che può risultare davvero utile. Meglio però mettere da parte gli zoom in condizioni di scarsa luce, visto il rumore medio alto che vanno a creare. (Foto: @avuerre)

Non pervenuta invece la quarta camera per le macro: si tratta di una lente da usare in assoluta emergenza, qualora si voglia fotografare qualcosa di estremamente ravvicinato e per un uso esclusivamente social. I suoi 2MP non garantiscono infatti una grande qualità e la gamma dinamica è la peggiore del quartetto, dunque è estremamente facile bruciare porzioni di immagine, è consigliabile effettuare inquadrature il più possibili omogenee in termini di luce.


Un software da rivedere

Con Honor 20 Pro dunque si scattano ottime fotografie, non ai vertici del mercato ma appena un paio di gradini sotto. Ciò che la società cinese deve rivedere da zero è la sua app fotocamera. Siamo infatti in balia della confusione più totale, in termini di gestione almeno, poiché l'interfaccia è simile a molte altre sul mercato, abbastanza intuitiva e immediata.

I guai iniziano entrando all'interno delle impostazioni: selezionando la massima qualità per la fotocamera principale, 48MP, nell'interfaccia le altre lenti vengono del tutto disabilitate. Per riattivarle bisogna portare la fotocamera principale a 12MP, qualità che resterà dunque fissa qualora non si voglia ogni volta fare questo giochetto di scambio. Una meccanica suicida che mina in maniera marcata l'esperienza utente, un aspetto che Honor dovrebbe rivedere il prima possibile - magari permettendo di scegliere la qualità per ogni singola camera e lasciandole comunque attive nell'interfaccia principale.
Al di là di queste sbavature, Honor offre un gran numero di opzioni creative, pensiamo all'HDR, al Panorama, al Rallentatore e così via, anche se non tutte saranno utilizzate di frequente. Abbastanza completa ma leggermente confusionaria la modalità Pro, che permette inoltre di selezionare l'opzione RAW dal pannello impostazioni.
Chiudiamo la sezione fotografica con il dire che la camera da 48MP e la lente telescopica sono stabilizzate otticamente (OIS) su 4 assi, cosa che può aiutare a eliminare mosso e micromosso negli scatti, e la selfie camera, pur essendo molto dettagliata da 32MP, soffre purtroppo di una gamma dinamica abbastanza limitata (molto sensibile ai bianchi, con poco "carattere") e di colori non proprio brillanti, anche se svolge egregiamente il suo lavoro.

Sul fronte video, Honor 20 Pro gira dei buoni video a 3480x2160 a 30 frame al secondo senza eccellere particolarmente. Inoltre è necessaria un'ottimizzazione software maggiore, poiché mentre si gira è impossibile vedere le immagini in modo fluido, al contrario abbiamo degli scatti corposi che rendono difficile la ripresa, speriamo che il tutto venga risolto con un futuro aggiornamento.

Prestazioni brute e gaming

Per gli amanti dei benchmark, Honor 20 Pro fa registrare su Antutu il punteggio di 286841 punti, siamo dunque dalle parti di Huawei Mate 20 e Mate 20 Pro. Il Kirin 980 e la sua GPU Turbo 3.0, come pubblicizzata da Honor, sapranno inoltre darvi ottime soddisfazioni in campo gaming, con PlayerUnknown's Battlegrounds giocabile tranquillamente in alta definizione e con dettagli Ultra - e a pieno schermo. Shadowgun Legends invece sacrifica la barra della selfie camera, inoltre consiglia di procedere con grafica impostata su Media (soluzione migliore per avere una fluidità estrema), siamo però riusciti a giocare anche con Alta ignorando qualche sporadico lag e un frame rate leggermente inferiore.

Passando poi alla "prova del nove", al mastodontico ARK: Survival Evolved, anche in questo caso abbiamo riscontrato il "taglio" della barra della selfie camera, siamo però riusciti a giocare in modo fluido con grafica impostata su Alta e risoluzione massima, dunque un'ottima "prova di forza" per Honor 20 Pro, che saprà essere un compagno fedele anche in fase di gioco.
A tal proposito, per ottenere i risultati migliori, è bene attivare nel tab Batteria la modalità Prestazioni, che spingerà al massimo il dispositivo sacrificando un po' di batteria e temperatura, poiché andrà a scaldare in maniera percettibile lo chassis - ma niente di drammatico.

Honor 20 Pro Con Honor 20 Pro c'è stato un ottimo feeling dal primo istante. Gli ottimi materiali utilizzati per lo chassis e il peso restituiscono - fra le mani - una sensazione di solidità estrema, inoltre abbiamo a disposizione un hardware di tutto rispetto, dal processore Kirin 980 al comparto memoria 8GB/256GB, passando ovviamente per le quattro fotocamere principali, due delle quali capaci di scatti eccezionali con le dovute accortezze. Da migliorare l'ambito video, sia in termini di qualità finale che di ottimizzazione software, con scatti che rendono difficile qualsiasi ripresa in 4K. Honor avrebbe potuto far qualcosina di più anche sul lato display, a cui manca la tecnologia OLED e una gestione migliore dei bianchi, inoltre a bordo abbiamo un solo speaker mono, dal volume discretamente alto ma poco incisivo. Bisogna però considerare il prezzo di listino di questo dispositivo, 599 euro, per un package completo di adattatore Jack da 3,5mm, cover morbida, pellicola protettiva per lo schermo pre-applicata, cavo USB A-USB C, cuffie cablate, caricatore rapido da 22.5W e 4.5A, davvero velocissimo nel riportare la nostra batteria al 100%. Il telefono può gestire anche due Nano SIM fisiche contemporaneamente, dimostrandosi una vera macchina da guerra per le nostre avventure quotidiane, in qualsiasi situazione - coprendo in modo ottimale sia il lato business che quello privato, votato più all'intrattenimento e al gaming.

8.5