Huawei Mate 20 Pro Recensione: Android ha un nuovo re

Il top di gamma di Huawei è uno smartphone completo di tutto, potente e senza praticamente punti deboli. È il miglior smartphone Android?

recensione Huawei Mate 20 Pro Recensione: Android ha un nuovo re
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Huawei Mate 20 Pro ha lasciato tutti a bocca aperta al momento della presentazione. Per caratteristiche e funzionalità uniche, il top di gamma della casa cinese è riuscito a colpire subito nel segno, definendo nuovi standard nel mondo Android. Alcune funzioni erano però da verificare nella pratica e ora, dopo tre settimane di utilizzo intensivo, possiamo dire che le aspettative sono state mantenute. Con ogni probabilità, almeno fino alla presentazione dei nuovi smartphone di fascia alta del 2019, il Mate 20 Pro rimarrà lo smartphone più completo e potente con a bordo il sistema operativo di Google.
Il lavoro svolto da Huawei è andato oltre l'eccellenza, proponendo una serie di tecnologie innovative e un comparto fotografico dalle ampie potenzialità, il tutto condito da un'autonomia che nessun top gamma oggi è in grado di garantire.

Design

Mate 20 Pro rinnova profondamente le linee viste nel suo predecessore e anche quelle del più recente P20 Pro. La principale differenza è nella curvatura del vetro di cui è composta la scocca, che si piega ai lati, sia sul frontale che al posteriore. Il design ricorda quello visto nella gamma S di Samsung, ma una volta acceso il display le differenze si fanno più lampanti, grazie al notch. Questo elemento non è più fine a se stesso, ma è necessario per nascondere l'hardware per il riconoscimento facciale 3D, implementato per la prima volta da Huawei. Il suo funzionamento si basa sul tracciamento del viso con oltre 30.000 punti, analizzando così le forme in modo preciso e, come vedremo, rapido. Nel notch troviamo la fotocamera frontale e la capsula auricolare, che funziona da secondo speaker di sistema. I bordi del display sono ridotti all'osso, merito della curvatura laterale, impossibile quindi installare un classico lettore di impronte.
Ecco perché Huawei ha puntato su una tecnologia innovativa, collocando sotto allo schermo il lettore di impronte, poco più in basso del centro del display. I bordi in metallo ospitano a destra il bilanciere del volume e il tasto di accensione, in basso la porta USB Type C e lo slot dual SIM, insieme a due microfoni, mentre in alto si notano il sensore IR e un altro microfono. Molto interessante la lavorazione della scocca posteriore, unica nel suo genere. Questa è realizzata in vetro, ma a differenza degli altri dispositivi, passando le dita, si può sentire una sottile trama, grazie al quale il grip migliora molto, riducendo le ditate. Nella parte alta, al centro, è installato il triplo sensore fotografico, all'interno di un elemento quadrato che rende subito riconoscibile il telefono.

Per materiali e livello di qualità costruttiva, Huawei ha raggiunto già da tempo la concorrenza, e anche in questo caso l'ottimo lavoro svolto lo conferma, portando in dote pure la certificazione IP68. Le dimensioni sono di 157.8x72.3x8.6 mm, con un peso di 189 grammi. Nonostante i bordi sottili il telefono è piuttosto grande, ma ormai gli standard per i top di gamma sono cambiati e non ci stupisce più vedere dimensioni di questo tipo. L'utilizzo con una mano è impossibile, ma se si desidera uno schermo da 6.4 pollici è un piccolo prezzo da pagare.

Il lettore di impronte sotto lo schermo? Non serve

Con l'arrivo degli smartphone borderless il problema dei sistemi di sblocco si è fatto sentire. Apple ha pensato fin da subito all'eliminazione del lettore di impronte in favore del Face ID, trovando la giusta strada, Samsung invece ha puntato su diversi sistemi biometrici, che tuttavia non si sono rivelati efficaci, sia sul Galaxy S9 che sul Note 9. Huawei ha adottato un approccio ancora diverso, inserendo nel Mate 20 Pro il meglio che la tecnologia ha da offrire oggi. Da un lato c'è il sistema di riconoscimento facciale 3D, dall'altro il lettore di impronte sotto al display. Partiamo proprio da questo, che convince ma non del tutto. La sua posizione è infatti diversa da quella tradizionale, nella parte bassa dello schermo. È collocato leggermente più verso il centro del pannello, non proprio comodo da raggiungere con il pollice, viste anche le dimensioni verticali del device. Il riconoscimento dell'impronta è buono ma non rapido quanto quello di un lettore tradizionale. Il sistema funziona comunque piuttosto bene, ma nella pratica, una volta configurata la scansione del volto, si smette semplicemente di utilizzarlo.
Il riconoscimento del volto 3D è più rapido nello sblocco, molte volte non si fa nemmeno in tempo a piazzare il dito sullo scanner che Android è già sbloccato. Il sistema funziona meglio di quanto visto con il Face ID di Apple, riuscendo a portare a termine il riconoscimento inquadrando il viso da angolazioni più spinte, o con il display in orizzontale. Anche al buio completo non abbiamo riscontrato problemi. Insomma, Huawei ha dotato il Mate 20 Pro di due sistemi di sblocco rapidi e funzionali, che consentono un accesso al telefono in ogni condizione.

Migliorato anche lo schermo

Oltre a crescere nelle dimensioni, Mate 20 Pro ha una risoluzione più elevata rispetto al precedente modello. Lo schermo è di tipo OLED ed è da 4.39", con una risoluzione di 3120x1440 pixel e una percentuale di superficie frontale occupata dell'86.90%. Pieno supporto è dato allo spazio colore DCI-P3 e all'HDR. La calibrazione base tende a saturare più del dovuto i colori, ma la fedeltà cromatica assoluta non è certo un aspetto che preoccupa gli utenti finali, che anzi molto spesso prediligono settaggi di questo tipo, dai colori più accesi. Interessanti le possibilità offerte a livello di risparmio energetico, a cominciare dai menù di sistema con tema scuro. I pixel degli schermi OLED vengono spenti per rappresentare il nero e questo dona già un piccolo boost alla batteria, ma ancora più importante è la possibilità di abbassare la risoluzione fino al Full HD+ (2340x1080 pixel) e all'HD+ (1560x720 pixel).
Nelle opzioni si può attivare la modalità "Risoluzione Intelligente", che regola la risoluzione in base all'applicazione utilizzata, ma alla fine abbiamo impostato di default il Full HD+, risparmiando ulteriore batteria senza una perdita tangibile di qualità. Attivando invece l'HD+ si notano maggiormente i pixel, ma è comunque un'arma in più da impiegare quando l'energia scarseggia.

Kirin 980: tanta potenza a 7 nm

Il Kirin 980 impiegato nel Mate 20 Pro è il primo processore Android ad essere realizzato con un processo produttivo a 7 nm. Presentato durante l'IFA di Berlino, è formato da 6.9 miliardi di transistor e utilizza una configurazione particolare per quanto riguarda i suoi 8 Core. Quattro di questi, i Cortex A55, funzionano a 1.8 GHz e si occupano delle operazioni più basilari. I quattro Core A76 invece sono suddivisi in due cluster, uno funzionante a 1.92 GHz e l'altro a 2.6 GHz. In questo modo il carico di lavoro può essere gestito meglio, evitando di utilizzare le massime prestazioni in contesti in cui sarebbero inutili. La GPU è una Mali-G76 con 10 Core, che sulla carta raddoppia le performance rispetto alla precedente generazione. Sale anche la velocità di clock delle RAM, dai 1866 MHz del Kirin 970 ai 2133 MHz, aumentando così la frequenza dei 6 GB di RAM a disposizione. La memoria interna è invece da 128 GB, espandibili attraverso memorie Nano SD, uno standard proprietario che condivide lo stesso slot delle schede SIM. Utilizzandole si perde la possibilità di sfruttare il dual SIM, inoltre il costo è più elevato delle classiche Micro SD. I 128 GB di ROM comunque sono più che sufficienti per qualsiasi utilizzo, non si sente il bisogno di espandere ulteriormente la memoria.

La potenza del Kirin 980, nella pratica, si trasforma in un'ottima esperienza d'uso, in ogni ambito. Android gira molto bene, con l'unica eccezione dell'animazione che accompagna il ritorno alla home da una qualsiasi app, che presenta un piccolo lag, probabilmente risolvibile con i prossimi aggiornamenti software. Abbiamo messo alla prova il Kirin 980 in diversi contesti, come il gaming. Tutti i titoli provati, da Real Racing 3 a PUGB, hanno funzionato senza tentennamenti, anche la riproduzione di clip in 4K non ha dato problemi, come la produttività, da Office all'utilizzo della modalità desktop, di fatto identica a quella vista nel precedente modello. Nell'utilizzo quotidiano il Mate 20 Pro si comporta molto bene, del resto con questo hardware era impossibile aspettarsi prestazioni inferiori.

Fotocamera

Difficile migliorare le fotocamere del P20 Pro, e in effetti il Mate 20 Pro va a incrementare ulteriormente le possibilità di scatto senza stravolgere quanto visto in passato. Di fatto, negli scatti normali, in scarse condizioni di luminosità e in quelli bokeh, le prestazioni sono le stesse del suo predecessore. Troviamo quindi foto semplicemente enormi, da 40 Megapixel, dettagliate e zoomabili a piacimento, una modalità di scatto notturna che riesce fare miracoli, anche con pochissima luce nell'ambiente grazie all'esposizione prolungata assistita, e una IA che da una mano a scegliere le impostazioni di scatto migliori. A questo si aggiunge un parco sensori rinnovato. Dal P20 Pro ritornano la fotocamera principale da 40 Megapixel con apertura f/1.8, insieme al teleobbiettivo da 8 Megapixel con apertura f/2.4. In sostituzione del sensore monocromatico arriva invece una fotocamera grandangolare da 20 Megapixel con apertura f/2.2, in grado di sfruttare la modalità notturna. Questo trio di sensori rende il Mate 20 Pro il camera phone più completo sul mercato, nonché un dispositivo in grado di regalare ottimi scatti.

In aggiunta a tutto questo, Huawei ha inserito una nuova modalità per realizzare foto da distanza ravvicinata, molto simili alle macro, che permette di scattare con il soggetto posizionato a soli 2.5 cm.
Mate 20 Pro può togliere davvero molte soddisfazione sul versante fotografico, l'unica pecca, derivata anche dall'enorme numero di funzioni disponibili, è un'app fotocamera un po' troppo caotica. Impostando ad esempio il sensore da 40 Megapixel come principale non è possibile accedere alle funzioni di zoom: in realtà, scattando in questo modo si può comunque zoomare effettuando un crop sull'immagine, con risultati superiori, a livello qualitativo, rispetto alla modalità dedicata.

Fotocamera da 40 Megapixel

Fotocamera Grandangolare da 20 Megapixel

Impossibile anche accedere alla fotocamera grandangolare, bisogna scendere con la risoluzione a 10 Megapixel nel menù apposito e diminuire lo zoom al minimo per farlo, quando bastava un tasto dedicato per rendere più semplice il suo utilizzo. L'unica cosa che manca al Mate 20 Pro in questo ambito è un po' di immediatezza, ma resta il fatto che si tratta del miglior smartphone che abbiamo provato fino ad oggi sul versante fotografico, capace di regalare anche scatti discreti con la fotocamera frontale da 24 Megapixel. Buoni i video, ben stabilizzati e con un eccellente livello di dettaglio, peccato solo per l'assenza di una modalità di ripresa in 4K a 60 fps (si arriva solo al 4K a 30 fps), perfettamente gestibile dal Kirin 980 a livello di potenza ma non implementata.

Batteria, audio, ricezione e software

Uno dei punti forza del Mate 20 Pro è la sua autonomia, grazie alla batteria da 4200 mAh. Anche durante le giornate più impegnative si arriva a sera con un 30% di batteria, con un utilizzo normale il target dei due giorni è facilmente raggiungibile, senza nemmeno attivare il risparmio energetico. E quando la batteria finisce, il caricatore fornito in dotazione da 40 W riesce a garantire ore di utilizzo in meno di mezz'ora di ricarica. Non bastasse questo, il telefono è dotato di una chicca davvero unica nel suo genere, ovvero la ricarica wireless inversa. Mate 20 Pro può non solo essere ricaricato senza cavo, ma può ricaricare altri terminali o accessori dotati di standard Qi.
Questa funzione si rivela molto utile soprattutto con gli accessori muniti di batterie di piccole dimensioni, che ci mettono meno a caricarsi, ma la abbiamo utilizzata pure con iPhone Xs, per dargli un po' di carica in situazioni di emergenza. Da segnalare il basso consumo del telefono in stand-by, durante il quale la batteria scende molto lentamente. Ottimo l'audio, sia dagli speaker stereo, che riescono a non distorcere anche al massimo del volume, che dalla capsula auricolare durante le chiamate. Durante la prova non abbiamo riscontrato problemi di ricezione in nessun contesto, sia in Italia che all'estero, con il segnale sempre stabile in ogni ambiente, anche i più complicati, come ad esempio la metropolitana.
Sul fronte software non ci sono particolari novità rispetto al passato. Chi ha provato la EMUI vista sul P20 Pro non troverà sostanziali differenze, nonostante il Mate 20 Pro sia aggiornato ad Android 9 Pie e all'interfaccia EMUI 9. Proprio da Android 9 arrivano le principali novità, la più importante, ai fini della user experience, è certamente l'introduzione delle gesture. Attivandole, la classica Nav Bar scompare dalla parte bassa dello schermo.

La funzione "indietro" è sostituita da uno swipe da sinistra verso destra sul bordo sinistro del display, mentre per entrare nel menù del multitasking bisogna fare uno swipe dal basso verso l'alto e mantenere la pressione. Per tornare alla home da un'app invece basta semplicemente uno swipe dal basso verso l'alto sul bordo inferiore. Si tratta di un sistema di gesture per certi versi simile a quello visto su iPhone X, e che è riuscito a sostituire degnamente la Nav Bar, tanto che dopo un po' di tempo non l'abbiamo più utilizzata, liberando così la parte inferiore dello schermo dai comandi a vista.
Troviamo poi la nuova schermata "Gestione Digitale", che da una panoramica sull'utilizzo del telefono, con lo scopo di limitare il tempo passato sullo smartphone. Non mancano le classiche app di Huawei, da quella per gestire i temi a "Gestione telefono" per il controllo dello stato di funzionamento del dispositivo e molto altro. A livello grafico, la EMUI rimane dietro agli avversari, che offrono un'interfaccia decisamente più moderna, ma se siete abituati ad essa non avrete problemi nemmeno sul Mate 20 Pro.

Huawei Mate 20 Schermo, fotocamera, prestazioni e autonomia. Se dovessimo scegliere gli elementi più importanti di uno smartphone, quelli che fanno davvero la differenza, sarebbero questi i criteri da cui partire. Mate 20 Pro riesce a spiccare in ognuno di essi, offrendo un display aggiornato e con una risoluzione più elevata rispetto al passato, un comparto fotografico senza eguali attualmente, un processore realizzato con l'ultimo processo produttivo oggi disponibile e un’autonomia al vertice della categoria. A questo si aggiunge la presenza dei più moderni sistemi di sblocco e diverse funzioni innovative, tra cui la ricarica wireless inversa. È davvero difficile trovare un punto debole nel nuovo top di gamma Huawei, possiamo citare un’interfaccia ormai da aggiornare sotto il profilo grafico e un’app fotocamera ricca di opzioni ma poco immediata, tutti elementi di contorno a un telefono che sembra quasi un coltellino svizzero, capace quindi di tirare fuori una funzione per ogni occasione. Il prezzo di 1099€ non deve stupire, Huawei ha raggiunto ormai da tempo gli standard qualitativi della fascia più alta del mercato, fascia in cui troviamo telefoni anche dal costo superiore. Insomma, Mate 20 Pro ha centrato in pieno il bersaglio, diventando il top di gamma Android più completo e potente che abbiamo provato quest'anno. Ora sta agli altri inseguire, Samsung in primis, che dovrà puntare sull’innovazione nel prossimo futuro se non vorrà perdere ulteriore terreno nei confronti della concorrenza.

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