Recensione LG Optimus Hub

Recensito il successore di Optimus One, un dispositivo interessante ma dotato di un processore solo single core, che ne limita le performance.

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Certamente, all'alba del 2012, non avrà fatto piacere a nessun italiano ripassare i propri bilanci annuali con sguardo ansioso, in vista delle manovre risanatrici apportate dal nuovo governo per fronteggiare la crisi economica dilaniante che sta investendo il nostro paese e che anticipatamente ci pone nell'ottica della rinuncia.
Per fortuna, le feste sono servite a sciogliere un po' di tensione, e si spera ci abbiano ricordato quanto futili siano le spese, le mode e gli investimenti se poi ci si dimentica dello stare insieme, del calore della propria famiglia o del puro valore dell'amicizia.
Motivo per cui, forse ora più che mai, se il gioco non vale la candela, certe filosofie produttive alla base delle lungimiranti multinazionali coreane come LG, hanno più di una ragione d'essere, se effettivamente quello che importa è possedere un oggetto capace di tenerci sempre uniti ma che per questo non ci costringa a dilapidare il nostro arrancato stipendio. Ecco, quindi, che il nuovo LG-E510 Optimus Hub rappresenta essenzialmente questo: uno smartphone dalle indubbie capacità, in grado di regalarci più di una soddisfazione con un terzo della spesa necessaria ad acquistare uno qualsiasi dei telefoni premium in circolazione. Pare una baggianata? Bando agli scettici e via con l'analisi tecnica.

Botte piccola...

Si presenta piccolo e paffuto, col retro avvolto regolarmente da plastiche dure e lucide che ne profilano dolcemente la sagoma bombata con rifiniture bianco perla e argento molto gradevoli. Sta bene in mano e scivola difficilmente, anche se lo schermo, del tutto simile al primo iphone con i 3.5" e i 480x320pixel, ai più potrà apparire modesto per un uso prettamente "smart", specialmente se si è abituati alle recenti diagonali e risoluzioni elargite da altri produttori. Eppure, con i tasti capacitivi di Android indietro, opzione ed home nella cornice del vetro Gorilla Glass, i controlli volume sul fianco e il pulsante blocco/accensione sul bordo superiore, in merito delle contenute dimensioni, si riuscirà a gestire tutto il device comodamente con una sola mano o pollice, in barba a chi piuttosto riserva alle proprie dita un funambolesco stretching quotidiano per domare gli improbabili lastroni dei famigerati top smartphone. Completano la dotazione il jack da 3.5 e la fotocamera da 5 megapixel con autofocus ma senza flash: assenti di contro la camera secondaria per le videochiamate e il sensore di luminosità ambientale.

...ha buon vino

Una volta acceso, saremo piacevolmente colpiti dall'uniformità e dalla luminosità dello schermo da ben 550nit, e ci sentiremo subito a nostro agio con l'interfaccia Optimus 2.0, dato che resta esattamente la stessa già esibita dagli altri smartphone LG della gamma 2011, solo lievemente riveduta con opportune ottimizzazioni d'adeguamento all'hardware scelto per l'occasione, ossia un processore Qualcomm ARMv6 a 800MHz con chip grafico Adreno 200, sufficienti a muovere Gingerbread 2.3.4 al meglio delle possibilità, senza rallentamenti noiosi o sacrifici particolari nelle opzioni a disposizione: dalla lockscreen ad esempio, i collegamenti diretti ai messaggi sono visibili ma non impiegabili tramite slide alternativi come succedeva sull' Optimus Black, però nel Drawer è ancora possibile usare il multitouch per contrarre la griglia in sottocartelle a elenco per avere un più ampio quadro delle applicazioni installate e per poter creare nuove categorie da ordinare a nostro piacimento. Dalla tendina delle notifiche si accede ai controlli diretti di suoneria, Bluetooth, Wifi, Gps, scambio dati e player musicale e ci si rende subito conto di non avere tra le mani un prodotto monco, nonostante la fascia di prezzo sia giusto di qualche euro superiore agli entry level. Le connessioni Wifi e Bluetooth per l'appunto montano moduli aggiornatissimi, così come l'A-GPS, il quale non farà mai una piega con i motori di Google, senza mai tralasciare alcun istante nell'aggancio della nostra posizione, che invece sarà sempre ben visibile subito prima di ogni incrocio stradale. Stupisce il supporto al Wifi Direct oltre che al DLNA, anche se in entrambi i casi durante il test ci sono stati alcuni problemi di compatibilità con dispositivi affini, dei quali l'LG confermava l'accoppiamento ma poi non ne visualizzava la presenza nel gruppo di condivisione.

Ma non è champenoise

L'apparato telefonico è costituito da una cella UMTS quadribanda che opera fino alla frequenza massima di 1900MHz, con l'HSDPA che si ferma a 3.6Mbps per uno scambio dati efficiente ma non impeccabile, denotando prestazioni di web browsing o streaming video non dissimili dai riferimenti di qualche anno fa; per cui quando Lg affibbia alla confezione di Optimus Hub lo slogan "il nuovo punto di riferimento per gli smartphone Android" non sembra aver poi tutti i torti.
Riguardo alla messaggistica, non vi è nulla di anomalo da riscontrare, a parte qualche titubanza nella visualizzazione in Html delle email e nel feedback della tastiera virtuale, mediamente poco recettiva. D'altronde, gli 800Mhz del processore sono ripartiti al centesimo in questo androide al pan di zenzero, e nonostante qualche rallentamento di troppo nelle animazioni delle canvas o nel recupero dei contatti in rubrica, compiace constatare l'ottimo lavoro svolto dai progettisti per rendere fruibile l'intera esperienza d'impiego, che oltretutto vanta a catalogo una brillante qualità audio in chiamata ed una ricezione inappuntabile. Si presta invece a ulteriori miglioramenti il vivavoce, che trasmette velatamente la nostra voce anche se ci si avvicina al microfono.
Per la multimedialità Optimus Hub si affida alla discreta fotocamera, in grado anche di registrare video in risoluzione VGA, e al lettore musicale coadiuvato dalla Radio FM. In generale possiamo affermare che la qualità audio in riproduzione dalle cuffie o dall'altoparlante è in linea con gli altri smartphone Android di uguale o superiore costo, i quali oltremodo non si sono mai distinti per tale caratteristica; ragion per cui anche questo LG non sembra ambire a molto altro, visto che fa addirittura a meno dell'equalizzatore. Meglio invece la fotocamera, che riesce ad acquisire scatti coesi e poco rumorosi per la categoria, benché paia mancare di un buon stabilizzatore d'immagine che ci conceda qualche frivolezza in più durante la tenuta della messa a fuoco onde evitare immagini mosse e offuscate.
La dotazione software, infine, è alquanto scarna, annoverante nel sistema ben poche applicazioni o widget precaricati, come ad esempio Social+ per gli account Facebook, Twitter o MySpace e Remote Call per assistenze dirette del produttore sul terminale in uso; tra l'altro anche l'ambito business resta relegato in secondo piano con il solo Polaris Viewer a risollevarne le aspettative, che ad ogni modo, anche se sommate a quelle di ciascun altro elemento nella lista programmi, sarebbero da rinvigorire con soluzioni alternative provenienti dal Market Android o perlomeno dovrebbero suscitare più attrattiva se impreziosite attraverso raffinamenti ad hoc, rintracciabili sullo Store di LG World.

LG Optimus Hub Optimus Hub viene definito da LG come il successore di Optimus One, uno dei best seller della passata generazione, distintosi dalla cerchia entry level per l’ottimo rapporto costo/prestazioni. Oggi però l’azienda coreana decide di aggiornare il propulsore del suo osannato androide, che adesso si spinge fino a 800MHz con un blocco di memoria Ram da 512MB che ne tiene a bada le performance con il multitasking senza gravi restrizioni ed un’usabilità invidiabile per l’hardware a disposizione. Sicuramente non ci si può aspettare un miracolo ed in effetti l’HSDPA è fermo a 3.6Mbps, manca un apprezzabile rendimento grafico e si perdono punti in multimedialità tra la fotocamera instabile e Wifi Direct /DLNA impropriamente selettivi. Però nella confezione vengono forniti il caricabatterie, il cavetto micro USB, le cuffie standard con tasto per le chiamate, la batteria da 1500mAh, una micro SD da 2Gb e uno smartphone che appena fuori dall’imballo sa già essere maneggevole e “ubbidiente”. Quindi, chiediamoci: vale ancora la pena spendere 200 Euro per un singole core che non raggiunge 1GHz? La risposta è si se l’investimento prevede una scadenza a breve termine o se l’uso prettamente telefonico del nostro apparecchio è ancora preponderante rispetto alle ingerenze smart. Chi invece ricerca uno smartphone con la S maiuscola che non squattrini il portafogli e che mantenga in auge le performance anche dopo eventuali aggiornamenti, farebbe meglio a indirizzarsi verso modelli lievemente più costosi.

6.5