Recensione Lg Optimus Pro C660

Tastiera e Touch screen si incontrano nel terminale LG, destinato ai maniaci dei messaggi o a chi li utilizza molto per lavoro.

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Torniamo a parlare dell’industriosa Luchy Goldstar, una delle mobile embassadors più attive nel penultimo quadrimestre 2011, appena riassestatosi dall’annuale aggiornamento di tutti i principali smartphone premium, con taluni rinnovamenti nel design e passaggio alle cpu dual core iniziati proprio grazie all’Optimus Dual di LG, che sommatosi all’introduzione di nuove attrattive tecnologiche come quelle del display autostereoscopico dell’Optimus 3D oppure a specifiche migliorie dei supporti di visualizzazione mobile come i display Nova di Optimus black e al recente Ultra Amoled di Optimus Sol, ha di fatto scandito il passaggio alla nuova generazione, animata per giunta dall’imminente passaggio alle reti LTE ad alta velocità 4G per le quali la coreana si è presto attrezzata annunciando già in madrepatria un promettente Optimus LTE.

Business di qua, consumer di là.

Al di fuori di questa burrasca progressista c’è il lido ameno della sfera business, in cui le innovazioni tecnologiche trovano un più ampio respiro, e non vengono gettate fuori senza prima averne ottenuto il massimo profitto con il minimo consumo. Ci riferiamo alle esigenze degli imprenditori o uomini d’ufficio, per i quali la funzione telefonica, ossia ricezione e durata della batteria, unite a buona usabilità per la scrittura di testi o mail, debba essere preponderante rispetto alle piaggerie di un sensore da 8 megapixel, piuttosto che alla boria di un banco di RAM da 1Gb. E questa è stata difatti anche la linea guida del noto brand canadese Blackbarry, che con gli ultimi Curve e Bold ha dimostrato quanta solidità e affidabilità si possa offrire all’utente senza necessariamente avere sotto il cofano un acceleratore nucleare. Ma sarebbe sbrigativo lasciar passare ancora oggi, a fronte dell’enorme evoluzione accorsa negli ultimi 4 anni, la falsa cagione per cui i telefoni business debbano trascendere totalmente dalla sfera consumer e vice versa. Non è vero che l’utente business non può essere anche un utente consumer e non è esatto affermare che chi sceglie un telefono business non possa pretendere quanto meno caratteristiche simili a quelle dedicate ai consumer: sarebbe ora di dare il giusto valore alle componenti, alle dotazioni fisiche, che stanno svanendo dietro il prestigio o fama dell’estrema “Experience Economy” e che in qualche maniera giustifichino l’inutile rincaro di “prodotti per lavorare” con comparto prestazionale e multimediale moncato, venduti allo stesso prezzo di quelli consumer. Il vero metro di scelta di un apparecchio è senza dubbio la finalità d’impiego, ma ciò non ne legittima in alcun modo il sacrificio della qualità finale, che è debita dipendere invece solo dal budget o dalla fascia di prezzo occupata.
Lungi dal sottoporre del biasimo fondamentalista, ne segue che spendere circa 170 Euro per il nuovo LG-C660 Optimus Pro, con il fronte della confezione che riporta “l’ufficio diventa mobile”, sembrerebbe alquanto onesto in rapporto anche a un hardware migliore del diretto concorrente Blackbarry Curve 8520, rispetto al quale vanta un processore ARMv6 a 800Mhz, Android Gingerbread 2.3.4, display capacitivo multitouch da 2.8”, fotocamera da 3 Megapixel e sorprendente batteria da 1500 mAh. Ma analizziamolo accuratamente.

Identificarsi, prego.

Si presenta solido e compatto, con misure abbastanza contenute per essere un telefono “ Bar Qwerty Touch”; i materiali scelti sono inappuntabili come la nuova filosofia LG ha già saputo dimostrare in precedenza sugli ultimi modelli di smartphone e le plastiche opache nere insieme alla cover posteriore gommata sanno trasmettere una confortevole impugnatura a prova di crepitio. L’arrangiamento dei tasti volume sul lato sinistro, pulsante accensione/sblocco e jack da 3.5 mm sul bordo superiore ricalcano la maggioranza delle soluzioni odierne, fatta eccezione per il plug di ricarica/trasferimento micro USB posto sul fianco destro; i 4 tasti funzione di android menù, home, opzione e ricerca, invece, sono suddivisi in gruppi da due per due tasti a bilanciere realizzati immediatamente sotto il display.
Più giù ancora, nei restanti 2.5 cm di superficie frontale, si estende la tastiera fisica QWERTY, il vero “manifesto” del telefono, o per lo meno ciò che dovrebbe rappresentare, dato che il costruttore la correda all’attributo “ergonomica”. Il tastierino numerico è evidenziato di arancione, così come gli altri simboli in seconda funzione, e sull’ultima riga ci sono anche tasti di scelta rapida per la lingua o per le applicazioni calendario ed E-mail. Tutti questi pulsanti possiedono un millimetrico inarcamento verso l’esterno studiato per migliorarne la palpabilità e massimizzare i tempi di digitazione, ma a malincuore è doveroso riscontrare una certa inadempienza alla funzione ricercata, che al contrario risulterà ostacolata dall’assenza di interspazio tra i tasti e dalla comprimaria associazione nell’app di messaggistica del comando “invia messaggio” al tasto invio della tastiera, con conseguente rischio di trasmettere sms incompleti anche solamente cercando al suo posto il tasto “Elimina” piazzato circa un millimetro più in alto. Ci vorranno un po’ di pratica e anche unghie nel fare un passo indietro e inseguire il terminale per fargli scrivere ciò che vogliamo, anzi che pensare le lettere e vederle scorrere direttamente sullo schermo come la magia del primo iphone ci ha fatto scoprire; qui si predilige il metodo classico. Tuttavia il display capacitivo ci viene incontro quando orientiamo il terminale in landscape mode offrendoci una sobria e precisa tastiera virtuale, molto più scattante della qwerty fisica ma in generale non troppo smagliante quando si accelera con la “battitura”.

Attenti!...ora... a lavoro!

L’applicazzione E-mail si sincronizza con Microsoft Exchange e altre caselle IMAP o POP3; la visualizzazione supporta il full HTML 4, e non si ravvisano peculiarità dissimili dall’app Gmail precaricata di Google. Nonostante le modeste dimensioni e la risoluzione di solo 320x240 punti, lo schermo LCD TFT sembra essere la componente meglio riuscita, mostrando un buon rendering delle pagine web grazie e una sgarghiante trasposizione dei colori, sebbene questi si fermino a 262.000 e siano alterati su fondi scuri dalle onnipresenti “light leaks”. Il Browser internet è abbastanza veloce benché viaggi a soli 3.6 Mbps, ma rinuncia al supporto Flash di Adobe e non possiede il collegamento alla ricerca veloce su google nella selezione del testo, che può solo essere copiato nell’area appunti. Alcuni tagli qua e là insomma, probabilmente dipesi dalla quantità di memoria Ram a disposizione dell’utente, che è di soli 150MB rosicati dai 256 totali, e con queste restrizioni gestire il multitasking di Android non è compito facile, tanto più quando si lanceranno in esecuzione Browser insieme qualche app sociale come Whats App o Viber per un massimo di due o 3 contemporaneamente e apparirà l’indesiderato popup di memoria insufficiente. Ciò nonostante, il sistema non mostra quasi mai rallentamenti anche con tutte le animazioni attivate e con un’interfaccia utente che corrisponde a un semplice downgrade grafico di quella presente su Optimus Black, riportandone le stesse icone distribuibili sulle usuali 7 homescreens, lo stesso drawer orientabile a piacimento e ordinabile per categorie , e i widget made in LG come radio e Meteo (altri si rintracciano su LG SmartWorld). La ricezione non è mai ballerina ed anche l’A-GPS aggancia la nostra posizione in pochi istanti su Google Maps o sul Google navigatore, di sicuro scartando qualche istante in più se appoggiato al WiFi 802.11 b/g/n. Ma le ultime note potranno seccare più di un acquirente, visto che il suono in chiamata a volte è afflitto da rimbombi e echi, l’altoparlante del vivavoce viene otturato quando appoggiamo il telefono sulla scrivania perché allocato di fianco alla fotocamera sulla back cover; non c’è il sensore di prossimità perciò ogni volta che partirà la chiamata dovremo prima sbloccare il display per interagirvi, e ultima ma meno influente visto che c’è l’Android Market, la mancanza di applicazioni per la modifica di documenti office già preinstallate, sostituite dal suppletivo Polaris Viewer.

Un cenno spetta anche alla multimedialità che rifuggendo dai dosati cliché del business design, stupisce con una fotocamera capace di restituirci immagini dignitose attraverso l’impiego di un Full Focus che non disperde i dettagli anche in scatti a corto raggio (ma spesso questa parvenza è sostenuta dalla bassa risoluzione del display), con il lettore DIVX che digerisce più o meno ogni cosa senza strafare e con la memoria di archiviazione che si estende fino a 32 Gb tramite micro SD: in più una scheda da 2Gb è inclusa nella confezione.

Lg Optimus Pro C660 Nell’imballo ci sono batteria, cavo dati micro USB condiviso con il carica batterie, guida rapida cartacea, scheda memoria da 2 GB, auricolari stereo. Il prezzo è contenuto, ma perché dovremmo scegliere di acquistare un LG-C660 Optimus Pro? Per avere uno smartphone Android a un prezzo inferiore ai 200 Euro? Non può essere, considerato che ce ne sono di migliori con schermo più grande e risoluto per un prezzo anche inferiore. Sarà per la combinazione multitouch e tastiera allora. Ma cosa succede se con quest’ultima proprio non ci si raccapezza senza aver affilato le unghie? E la questione della Ram insufficiente? Il sistema è esente da rallentamenti però, la multimedialità la spunta su altri prestigiosi competitor (Curve?) e resta pur sempre un telefono Android dall’ottima autonomia. Di seguito i risultati, a voi la scelta.

5.5