Panasonic Lumix S1H Recensione: proviamo la mirrorless approvata da Netflix

Nonostante il periodo di quarantena, abbiamo testato la nuova Panasonic Lumix S1H, mirrorless specializzata nella registrazione video amata da Netflix.

recensione Panasonic Lumix S1H Recensione: proviamo la mirrorless approvata da Netflix
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Chi ha un po' di anni sulle spalle ricorderà certamente la diatriba fra analogico e digitale, pellicola o sensore. Oggi la battaglia si è decisamente spostata su altri territori, la sfida è tra reflex e mirrorless, con le prime che hanno ereditato l'utilizzo dello specchio proprio dalle classiche reflex analogiche, le seconde che invece hanno inaugurato una nuova categoria commerciale, eliminando il pentaprisma e inserendo i mirini elettronici. Un'occasione troppo ghiotta per un produttore come Panasonic, che dopo le ottime Lumix G ha ben pensato di fare un salto in avanti e strizzare l'occhio ai professionisti.
È nata così la serie Lumix S, che a oggi vanta la Lumix S1, la Lumix S1R e la nuova Lumix S1H, al centro della nostra recensione. Stiamo parlando di tre mirrorless con sensore Full Frame molto diverse fra loro, ognuna nata con uno scopo preciso. Se la S1 è la tuttofare del gruppo, con i suoi 23,2 megapixel, e la S1R è la specialista del dettaglio a 47,3 Megapixel, la S1H nasce per vivere sul set cinematografico, sia per le sue caratteristiche tecniche (è la prima mirrorless approvata anche da Netflix per le sue produzioni video) che per la sua costruzione, fra le mani vi sembrerà pressoché indistruttibile infatti. Tutto questo però porta ad almeno due compromessi: le dimensioni e il peso.

La mirrorless che si crede una reflex

Partiamo proprio dalle dimensioni della nuova Panasonic Lumix S1H. Le mirrorless Full Frame sono arrivate sul mercato, soprattutto per volere di Sony che ha aperto la strada con la prima A7, con uno scopo chiaro: far dimenticare ai fotografi le dimensioni e il peso delle grandi reflex professionali. Libere ormai dal meccanismo a specchio, le mirrorless sono estremamente più piccole e compatte rispetto alle sorelle con pentaprisma nella maggior parte dei casi, tanto da sembrare "giocattoli" o muletti provvisori.
Panasonic ha pensato bene di sorvolare su questo aspetto e proporre ai professionisti dei corpi enormi: la S1H è lunga 151 mm, larga 110,4 mm e alta 114,2 mm, per un peso complessivo di 1,164 kg. Per fare un rapido confronto, l'ammiraglia Sony A9 II è lunga 128,9 mm, larga 77,5 mm e alta 96,4 mm per 678 grammi di peso complessivo.

Anche se parliamo di una bestia da set cinematografico, il trasporto della S1H in zaino o in valigia si fa sempre sentire, Panasonic dovrà certamente rivedere dimensioni e peso con le nuove generazioni. Ma perché mai il produttore giapponese ha scelto la via più ingombrante?

Durante la nostra prova abbiamo individuato ovviamente dei punti chiave che questa mirrorless probabilmente non avrebbe avuto di pari livello in caso di dimensioni più ridotte: pensiamo alla qualità del display, al dettaglio del mirino elettronico, alla ventola che tiene a bada le temperature (eh si, è la prima fotocamera DSLM Full Frame ad averne una), ai numerosi pulsanti in perfetto stile reflex e alla grande batteria. Prima di arrivare al cuore della S1H, ovvero il suo sensore, vogliamo parlare proprio dei fattori chiave appena elencati.

Elementi d'eccellenza

Iniziamo dal display posteriore, un piccolo pannello LCD TFT Touch da 3,2" di qualità ottima, che mostra 2,33 milioni di pixel. Uno dei migliori in circolazione, il vero fiore all'occhiello della S1H è però il mirino LVF OLED: qui Panasonic si è superata, con un display ultra definito che mostra 5,76 milioni di pixel fino a 120 fps (oppure 60 fps), con un lag dichiarato di circa 0,005 secondi, praticamente nullo.
Difficile spiegare a parole la qualità di questo mirino, molto probabilmente il migliore del mercato nel momento in cui scriviamo; preciso in ogni situazione, con un livello di dettaglio "esagerato", in grado di diventare entro pochi minuti il vostro migliore alleato.

Inoltre le dimensioni generose del corpo della S1H hanno permesso a Panasonic di alloggiare il mirino in una posizione "comoda", tale da permettere anche a chi porta gli occhiali di vedere tutta la superficie senza grossi problemi - mentre sulle mirrorless professionali di Sony, ad esempio, il mirino appare più ravvicinato, ben visibile soltanto con l'occhio incollato al visore.

La S1H offre in aggiunta un terzo display LCD di controllo, visibile anche al buio grazie a luci LED apposite - con Panasonic che dimostra di aver studiato alla perfezione le migliori reflex del mercato.

Un "di più" ormai sparito dalle mirrorless della concorrenza che può però rivelarsi utile in svariate situazioni, inoltre se venite per l'appunto da una reflex digitale di alta fascia con display di controllo, l'esperienza utente non cambierà di una virgola con questa nuova Lumix.
Stesso discorso si può fare per ghiere e pulsanti: alla S1H non manca davvero nulla, ogni funzione chiave si può modificare on-the-go tramite un pulsante dedicato o una ghiera, difficilmente vi capiterà durante un lavoro di richiamare il menu interno per cambiare qualche opzione. Una volta settata, la S1H saprà sempre darvi il giusto supporto. Per avviare la registrazione di un filmato abbiamo poi a disposizione ben due pulsanti dedicati, rossi e ben visibili, uno accanto al pulsante di scatto classico, un altro sulla parte frontale.

La S1H non ha nulla da invidiare alla concorrenza neppure quando si parla di interfacce di connessione: a bordo troviamo una porta USB-C 3.1, un input remoto da 2,5 mm, un ingresso per microfono/dispositivo audio esterno da 3,5 mm, un'uscita cuffie da 3,5 mm, una porta HDMI con trasferimento dati fino al 4:2:2 10 bit e due slot per schede SD. E ancora WiFi Dual Band e Bluetooth 4.2 per le connessioni wireless. Assente invece il GPS integrato, purtroppo.
Arriviamo così a parlare dell'ottima batteria presente in confezione, una 7,4 V da 3.050 mAh, 23 Wh, che promette circa 400 immagini usando lo schermo posteriore, 380 immagini con il mirino "alla massima potenza" e 1.150 immagini con LVF in modalità risparmio energetico.
Su questo fronte si poteva fare forse di meglio, Sony con accumulatori più compatti è ormai riuscita a raggiungere (e talvolta anche superare) i 600 scatti, con gli schermi presenti sulla S1H però è un giusto prezzo da pagare, inappuntabile. Parliamo in ogni caso di una macchina "a uso set", lo abbiamo già detto, dunque da affiancare a battery grip, batterie aggiuntive e quant'altro, l'autonomia sarà probabilmente uno degli ultimi problemi.
Tra l'altro, in occasione di lunghe giornate di lavorazione, l'energia servirà anche ad alimentare la ventola presente all'interno del corpo macchina, fondamentale per mantenere "operativa" la temperatura della macchina.

Registrazioni illimitate

La ventola ideata da Panasonic è di certo uno dei grandi Pro di questa macchina, permette infatti tempi di registrazione potenzialmente illimitati in qualsiasi condizione, senza andare a creare rumori di sottofondo eccessivamente fastidiosi. A proposito di rumori, lo scatto prodotto dalla S1H è pressoché nullo, quasi impercettibile, molto vicino ai livelli delle ammiraglie Leica. Anche le migliori Sony hanno opzioni di "Scatto silenzioso" che però vanno attivate, nella S1H la silenziosità è di default.
L'inserimento di una ventola fisica ha però costretto il produttore a un design del corpo alquanto strano, pomposo, che rovina il retro della S1H (certo i gusti son gusti eh, magari a qualcuno piacerà...), nulla a che vedere con le sorelle minori S1 e S1R. Le prese d'aria spingono il display posteriore all'indietro rispetto al resto del corpo, inoltre non ci è piaciuta neppure la soluzione che Panasonic ha ideato per orientare il display posteriore, incastonato in un frame di plastica davvero poco intuitivo e mastodontico.
L'unico aspetto positivo di questa scelta di design è la possibilità di richiudere lo schermo "su se stesso", così da proteggerlo da eventuali urti e graffi. Il resto del meccanismo è secondo noi tutto da rivedere.

Ci avviciniamo così alla parte forse più succosa della nostra prova. Abbiamo già detto che la S1H gode di un corpo granitico, solido, con controlli in ogni dove (ma comunque sistemati in modo ordinato) e display di fattura eccellente, ma tutto questo cosa deve supportare?
Beh un sensore di immagine di ottima qualità, un CMOS da 35 mm (35,6 mm x 23,8 mm) che produce fotografie da 24,20 Megapixel effettivi con profilo sRGB o AdobeRGB. (In basso non abbiamo sbagliato fotocamera ma è una foto scattata con la S1H, così come quella dell'obbiettivo e delle Tre Torri di Citylife)

Sul fronte fotografico la S1H non vi farà gridare al miracolo, soprattutto se venite da reflex o mirrorless di ultima generazione da 38 Megapixel e oltre. Non è la fotografia statica il forte di questa macchina, nonostante i RAW prodotti siano in ogni caso di buona qualità.

La S1H è una bestia da set cinematografico o televisivo, senza se e senza ma. È infatti in grado di registrare fino a C4K/4K 60p/50p 4:2:0 10 bit e C4K/4K 30p/25p/24p 4:2:2 10 bit, oltre al 6K/24p 4:2:0 10 bit in formato 3:2 (utile però solo per eventuali tagli successivi) e 5.9K 30p/25p/24p 4:2:0 10 bit in 16:9. Se il vostro obiettivo è di registrare filmati fino a 60p a 10 bit, la S1H diventa una scelta quasi obbligata se paragonata alla diretta concorrenza.

Grazie alla tecnologia ISO Dual Native la macchina è anche in grado di ridurre il rumore delle immagini indipendentemente dal livello di sensibilità - che la S1H può gestire tranquillamente in automatico.

Il processore Venus Engine può arrivare fino a ISO 51200 massimo/ISO 204800 esteso con rumore ridotto al minimo in ogni occasione. Il periodo di lockdown dovuto al Coronavirus ci ha purtroppo limitati parecchio nella prova della macchina, possiamo però assicurarvi ottimi filmati anche in condizioni di luce difficili, con un'ampia gamma dinamica che lascia grande spazio di manovra in fase di post-produzione. La S1H offre infatti piena compatibilità Cinema VariCam Look, con la bellezza di 14+ stop e i profili V-Log e V-Gamut già installati nella fotocamera.

Quasi superfluo aggiungere - arrivati a questo punto - come un mostro simile supporti la modalità Super 35 mm per tutti i filmmaker che non possono farne a meno. Non bisogna neppure dimenticare che uno dei migliori colpi di genio avuti da Panasonic per le sue nuove Lumix S è aver collaborato con Leica per sfruttare l'innesto Leica L Mount, il che rende compatibile la S1H con alcune delle migliori ottiche in circolazione.
Per la nostra prova abbiamo usato un 50mm F1.4 e un 24-70mm F2.8 della serie S Pro di Panasonic, e già con questi obiettivi i risultati sono eccellenti, con le lenti Leica possiamo salire qualche gradino in più in quanto a dettaglio e morbidezza della sfocatura.

Da rivedere

Abbiamo solo un appunto da fare, un dettaglio che proprio non ci è andato giù. La S1H offre un fuoco continuo DFD (Depth From Focus) in fase di registrazione che però abbiamo trovato ancora molto acerbo, un sistema troppo lento nel raggiungere l'obiettivo sperato, talvolta anche impreciso. Un terreno su cui Panasonic deve ancora migliorare e alla svelta, così come il calcolo dell'esposizione in tempo reale, anch'esso poco preciso, incapace di adattarsi al meglio in alcune situazioni in fase di registrazione; funzioni in cui le mirrorless professionali Sony sono molto più rodate. Una Sony A7R III messa nelle medesime condizioni della S1H è riuscita a mettere a fuoco gli oggetti desiderati in maniera più precisa e infinitamente più veloce, leggendo alla perfezione le strade illuminate dai lampioni per esempio (in questo caso la S1H in modalità automatica ha preferito sovraesporre in malo modo la scena).

La messa a fuoco continua (che sulla carta con la S1H è possibile anche fissando il punto sugli occhi di un animale, funzione che non abbiamo purtroppo provato a causa della quarantena), le dimensioni e il peso di questa Panasonic Lumix S1H rappresentano in sostanza le uniche pecche che il produttore giapponese dovrà limare prossimamente.
Se per le dimensioni e il peso bisognerà aspettare per forza di cose una futura generazione, sulla messa a fuoco forse si può intervenire anche via software con un aggiornamento firmware. Forse.

Panasonic Lumix S1H Con la nuova Lumix S1H, Panasonic strizza l'occhio ai professionisti in ambito video, portando sul mercato un vero e proprio carro armato da set cinematografico o televisivo. È la prima mirrorless con ventola integrata per tempi di registrazione potenzialmente illimitati, anche se questo dettaglio ha fatto lievitare dimensioni e peso. Le prese d'aria non hanno aiutato neppure nell'ottenere un design aggraziato e piacevole, del resto i punti di forza di questa S1H sono decisamente altri. Il display posteriore e soprattutto il mirino OLED sono al top della categoria, difficile trovare di meglio su altre mirrorless, inoltre la compatibilità con le lenti Leica L-Mount apre a un parco ottico di altissima qualità al quale altre macchine possono aspirare solo tramite adattatore, con tutti i problemi del caso. Ma qual è l'aspetto per cui vale davvero la pena acquistare questa S1H? Di certo il suo sensore per la produzione video, con formati di livello cinematografico approvati anche da Netflix, una gamma dinamica eccellente, log professionali già preinstallati. Ciò che avremo fra le mani sarà una bestia da set in grado di registrare senza limiti immagini di altissima qualità, attenzione però alle fotografie non eccelse e al prezzo - che dovrebbe giustamente scoraggiare gli utenti amatoriali. Parliamo infatti di 3.990 euro IVA inclusa.

8.2