VR Sky CX-V3: visore virtuale all in one dal costo contenuto Recensione

VR Sky CX-V3 è un visore virtuale con schermo e SoC integrato, molto interessante ma ancora troppo acerbo nell'utilizzo quotidiano.

recensione VR Sky CX-V3: visore virtuale all in one dal costo contenuto
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La realtà virtuale è uno dei punti fermi di questo 2016 tecnologico. Gli investimenti in questo settore sono molti, come sono molte le aziende impegnate a promuovere i propri prodotti dedicati alla VR. Dai controller alle cuffie, sul mercato sono già disponibili molte periferiche pensate per la virtual reality, tra cui i visori. Oculus Rift e HTC Vive sono i migliori attualmente sul mercato, ma troviamo poi anche diverse alternative a basso costo, spesso sfruttabili attraverso il display di uno smartphone, come Google Cardboard o Samsung Gear VR. Anche i produttori cinesi si sono però gettati nella mischia, e il visore VR Sky è sicuramente uno dei prodotti sulla carta più interessanti. Questo perché VR Sky non necessita di alcuno smartphone per funzionare, integrando tutto l'hardware necessario direttamente all'interno della scocca.

Buono l'assemblaggio, ma pessimi i controlli

Il pack di vendita del VR Sky comprende tutto il necessario all'utilizzo del visore, già montato nella confezione. Troviamo poi i laccetti di supporto per il capo, un cavo di ricarica e il caricabatterie, purtroppo con presa cinese. Non manca nemmeno un piccolo libretto con le istruzioni di utilizzo rapide. Una volta estratto il VR Sky dalla scatola la qualità costruttiva è soddisfacente. Ovviamente siamo anni luce indietro rispetto ad Oculus o al Vive, ma non si notano particolari problemi di assemblaggio. Il coperchio frontale che ospita il display non lascia filtrare la luce, mentre la gomma morbida a contatto con il viso riesce bene a rendere confortevole l'utilizzo. Sul lato sinistro del dispositivo troviamo il tasto di accensione e quello per i comandi dedicati all'interfaccia, che spiegheremo dopo, mentre su quello destro c'è il tasto "back", per navigare nei menù di sistema, due pulsanti per regolare il volume e una croce direzionale a sfioramento, che dovrebbe permettere un controllo efficace delle applicazioni durante l'utilizzo. Il condizionale in questo caso è d'obbligo, visto che il suo utilizzo nella pratica è piuttosto frustrante. Muoversi nei menù con questo metodo di input è praticamente impossibile, con i comandi che il più delle volte non vengono recepiti. I designer del prodotto avrebbero anche dovuto rendere la superficie di contatto con le dita maggiormente riconoscibile, visto che si utilizza senza guardare direttamente la croce direzionale, ma purtroppo non è stato così. Nel bordo basso del visore trovano spazio lo slot per micro SD, il jack per le cuffie, una presa USB Full Size per il trasferimento dei dati e una presa Micro USB, oltre a un led di stato, che segnala l'accensione del dispositivo. La connettività è davvero completa, nonostante il costo del visore, e rappresenta certamente un'utile aggiunta che facilita nell'utilizzo quotidiano.

Un visore All in One

VR Sky integra al suo interno tutte le componenti necessarie al suo utilizzo, dal processore allo schermo. Se da un lato questa caratteristica lo rende molto interessante, dall'altro la dipendenza dall'hardware interno potrebbe ridurre il ciclo di vita del prodotto. La CPU si è dimostrata in grado di far funzionare buona parte degli applicativi provati, ma da qui a un anno la potenza potrebbe non essere più sufficiente. A muovere l'interfaccia è una board Allwinner H8VR, sviluppata espressamente per dispositivi di questo tipo. Si tratta di un SoM (System On a Module) che integra tutto il necessario al suo funzionamento, dai Core alla RAM. Il processore è un Octa Core ARM A7 a 32 bit, pensato in origine per dispositivi entry level come smartwatch e smartphone, con una GPU PowerVR SGX544, 2 GB di RAM e 16 GB di memoria interna espandibile. Il suo successore, l'Allwinner VR9, è già in sviluppo e offrirà performance 4 volte superiori, soprattutto nella grafica tridimensionale, dove l'attuale SoM lascia molto a desiderare. Il display è da 5.5" con risoluzione Full HD e mostra a schermo una definizione di 400 PPI. La connettività comprende il Wi-Fi e il Bluetooth, quest'ultimo molto utile per collegare periferiche esterne, come un controller. La batteria scelta per questo visore è da 4000 mAh e da specifiche garantisce 3.5 ore di riproduzione video. Per quanto riguarda le lenti utilizzate, queste hanno un diametro di 43mm e un FOV di 100°.

Esperienza d'uso

Dopo aver testato in diverse occasioni Oculus e HTC Vive, la nostra prova del VR Sky non poteva che partire con aspettative molto basse. Del resto, VR Sky costa 129€ spedito nel momento in cui scriviamo, per cui le pretese non possono che essere basse. Per questo test abbiamo voluto tenere un approccio meno tecnico e più basato sull'esperienza d'uso, vista la particolare tipologia di prodotto e soprattutto di sistema operativo. A bordo del VR Sky è installato Nibiru OS, basato su Android ma con un'interfaccia pensata espressamente per i visori virtuali. Lo store di Nibiru attualmente non è molto popolato, ma le app Android possono essere installate tramite il Play Store, o in alternativa tramite APK (basta semplicemente copiare l'APK all'interno del dispositivo e procedere all'installazione manuale attraverso il gestore file integrato). Ma andiamo con ordine e partiamo dal primo utilizzo, che denota subito un difetto non di poco conto: l'impossibilità di utilizzare gli occhiali. Il visore infatti aderisce al viso in modo marcato e rende impossibile utilizzare occhiali da vista, un problema che elimina una folta schiera di possibili acquirenti. Una volta tolti però il livello di comfort è piuttosto sorprendente, merito anche del peso del dispositivo, solo 0.43 Kg, che permette di non sentire fastidi durante l'utilizzo. Le nostre sessioni di prova duravano mediamente mezz'ora e non abbiamo avvertito problemi.

Dove acquistarlo

Il prodotto oggetto di questa recensione è stato fornito dal negozio Geekbuying ed è disponibile alla vendita a questo link.

Il primo impatto con l'interfaccia di Nibiru OS è piuttosto positivo. Il sistema operativo proietta l'utente in una stanza dal look futuristico, con cinque sotto menù che contengono tutte le funzioni disponibili. Al centro dell'interfaccia troviamo un piccolo pallino bianco, che si sposta seguendo i movimenti del capo, funzionando come una sorta di puntatore del mouse. Molto buona la precisione nel rilevamento dei movimenti della testa, grazie ai giroscopi integrati. Una volta puntata con la testa la funzione che si desidera attivare, basta premere il tasto a sfioramento al centro della croce direzionale per selezionarla, almeno nella teoria. Nella pratica il tocco non viene quasi mai rilevato nel modo corretto e spesso è necessario premere più volte per far funzionare il tutto, stessa cosa per gli spostamenti laterali. Bisogna dire che con la pratica si migliora, ma i controlli sono davvero un problema in questo VR Sky. L'esperienza peggiore tuttavia rimane quella dell'inserimento di testi. Abbiamo impiegato circa 10 minuti per inserire nome utente e password del nostro account Google: dalla ricerca di contenuti al download delle app, inserire i testi è un vero e proprio incubo ad occhi aperti.

Fortunatamente, la resa sul pannello Full HD, per quanto limitata dalla risoluzione, è piuttosto buona per un prodotto di questo tipo e spinge l'utente a sperimentare nonostante i limiti dell'interfaccia. La griglia di pixel si vede in modo piuttosto marcato, ma è normale, visto che si nota anche in prodotti ben più costosi. Abbiamo rilevato però un leggero ritardo nella risposta del pannello, sintomo di un refresh rate piuttosto basso, che potrebbe causare motion sickness nelle scene più veloci o dopo un periodo prolungato di utilizzo. Difficile però che questo VR Sky venga usato per sessioni lunghe, anche per il tipo di contenuti utilizzabili. Innanzitutto, scordatevi di utilizzarlo per il gaming, anche per i titoli più semplici disponibili nello store di Android. Il processore non riesce a gestirli in modo ottimale, con un frame rate troppo basso, che causa giramenti di testa già dopo circa 10 minuti di utilizzo nelle applicazioni 3D. Molto meglio invece con immagini panoramiche e filmati a 360°. Qui il VR Sky riesce riesce bene a gestire il tutto, offrendo un'esperienza discreta. Il player video VR integrato offre la possibilità di scaricare diversi contenuti di prova, e anche le immagini a 360 funzionano davvero bene. Peccato che non siamo riusciti a far funzionare YouTube e i suoi video tridimensionali, probabilmente per una incompatibilità software con il device, che si è presentata anche con alcune app che abbiamo cercato di testare. Stessa cosa vale per le app sviluppate per Google Cardboard, che si sono rifiutate di partire o hanno mostrato problemi di visualizzazione in diverse occasioni. Il player video permette anche di vedere filmati tradizionali, come se fossero riprodotti su un grande schermo cinematografico. Una funzione utile, anche se la griglia di pixel rovina in parte la visione dei contenuti tradizionali.

VR Sky CX-V3 Il visore VR SKY è un prodotto dalle ottime potenzialità, rovinato però da una compatibilità non eccezionale e da un sistema di input davvero scomodo. L’idea di realizzare un visore all in one a basso costo è certamente buona, ma la piattaforma hardware si è dimostrata ancora acerba. Probabilmente, con l’arrivo dei prossimi SoC AllWinner, le performance permetteranno un utilizzo anche ludico del visore, in coppia ovviamente con un controller, ma per ora l’utilizzo del VR Sky è relegato all’ambito multimediale, con foto e video a 360° che vengono visualizzati in modo discreto grazie al player integrato o alle app disponibili nello store. In definitiva, VR Sky è un visore da tenere in considerazione solo se si cerca una periferica a basso costo per vedere filmati e immagini tridimensionali, anche autoprodotti. Per tutto il resto, meglio attendere ancora un po’ e aspettare che la qualità di questi visori prodotti in Cina salga, solo allora varrà davvero la pena acquistarli.

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