POCO X6 Pro Recensione: il medio gamma che punta su HyperOS e performance

Il primo smartphone sul mercato con HyperOS è POCO X6 Pro, uno smartphone che si concentra sulle prestazioni dimenticando un po' la pulizia software.

POCO X6 Pro Recensione: il medio gamma che punta su HyperOS e performance
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Il brand POCO ha toccato le sue vette più elevate grazie a una formula vincente, fatta di dispositivi economici dalle elevate prestazioni. Più di qualcuno si ricorderà, ad esempio, di quel PocoPhone F1 che nel 2018 veniva visto un po' da tutti come una sorta di flagship low cost.
Ma gli anni passano, il mercato si è evoluto diventando più complesso e stratificato e non è scontato riuscire a mantenere certi standard.
Un aspetto chiave è la ricerca di nuovi modelli di business, a partire dall'inserimento della pubblicità nel software degli smartphone, ma qual è il giusto bilanciamento? La questione si è fatta più evidente che mai in questo 2024, durante la prova del nuovo POCO X6 Pro, dispositivo che punta ampiamente sulle prestazioni e che viene venduto a un prezzo di partenza di 349,90 euro per il modello 8/256GB, ma che arriva a costare 419,90 euro per la variante da 12/512GB che abbiamo messo sotto stress nelle ultime settimane.
I prezzi sono indubbiamente interessanti per il mercato attuale, ma non siamo più ai livelli di qualche anno fa.

La forza del giallo

Il design di POCO X6 Pro si presenta, nella colorazione Yellow del nostro sample, con un design abbagliante, sicuramente in grado di risaltare in un mercato di modelli dalle tonalità più scure.

Tra l'altro, in questa particolare colorazione la backcover è in pelle vegana, la prima volta per la gamma POCO. Il frame, com'era lecito aspettarsi, è in plastica.
Sul mercato, però, ci sono anche le più classiche colorazioni Black e Grey, con un retro in plastica decisamente più conservativo.
Il modulo fotografico offre tre sensori e flash LED e mostra una sporgenza importante ma ben bilanciata. Interessante notare che il camera bump è dotato di una texture che ricorda l'acciaio damascato e fa risaltare ulteriormente le scritte POCO e 64MP OIS.
Quando si inizia a utilizzare lo smartphone, ciò che si nota è soprattutto la buona maneggevolezza, considerato anche il peso di 190 grammi. Le dimensioni sono invece di 160,45 x 74,34 x 8,35mm. Non manca una certificazione IP54 per polvere e spruzzi d'acqua.

Anteriormente troviamo un pannello con foro per la fotocamera di piccole dimensioni posto in alto al centro. Il design è pensato per non creare troppo ingombro durante la visione dei contenuti multimediali, ma c'è anche un sensore biometrico per il riconoscimento delle impronte digitali integrato nel pannello, affiancato a livello di metodi di sblocco dal riconoscimento facciale.

Un compromesso difficile da non notare riguarda il ritorno a un sensore di prossimità virtuale, dubbio emerso durante il quotidiano e che viene confermato dal menu di diagnostica CIT.
Ma passiamo al classico tour dei lati, che sulla destra ci fa notare il pulsante d'accensione in colorazione oro e il bilanciere del volume, mentre in alto sono presenti altoparlante, sensore IR e microfono. In basso sono collocati il carrellino per la SIM (dual nanoSIM), il microfono, l'altoparlante e la porta USB Type-C. Per quel che riguarda la confezione di vendita, all'interno c'è anche il caricabatterie da 67W, accompagnato da un cavo USB Type-C/USB Type-A assieme a una cover morbida in colorazione nera. A corredo, infine, la spilla per l'estrazione del vano SIM e la consueta manualistica. Insomma, non ci si può certo lamentare dal punto di vista degli accessori, soprattutto tenendo bene a mente la fascia di prezzo.

Processore di altra fascia

Il fiore all'occhiello di POCO X6 Pro sono le prestazioni e non è un caso che sotto la scocca ci sia un processore MediaTek Dimensity 8300 Ultra, affiancato nel nostro sample da 12GB di RAM LPDDR5X (espandibili in via virtuale fino a 8GB, di default l'espansione è di 6GB) e 512GB di memoria interna UFS 4.0 (non espandibile).

Si fa riferimento a un SoC recente, che colloca lo smartphone ai vertici della categoria a livello di performance.
Per intenderci, nel corso dei nostri test il dispositivo ha fatto registrare 1.343.228 punti su AnTuTu Benchmark v10.2.0, mentre si arriva a 1.248 punti in single-core e 4.263 punti in multi-core su Geekbench 6.2.2.
A sostenere le ottime performance nel quotidiano c'è una batteria da 5.000 mAh, che ci ha sempre portato al termine della giornata. Più difficile, invece, puntare alle due giornate complete, ma siamo comunque su buoni risultati. Inoltre, la ricarica via cavo a 67W consente sempre di ottenere ore di utilizzo a fronte di pochi minuti di collegamento alla presa di corrente.

A convincere, sempre in ottica budget, è anche il pannello DotDisplay AMOLED Flow da 6,67 pollici con risoluzione CrystalRes 1,5K (2.712 x 1.220 pixel), picchi di luminosità di 1.800 nit, supporto all'HDR 10+, supporto al Dolby Vision, refresh rate fino a 120Hz, touch sampling rate di 480Hz e protezione Corning Gorilla Glass 5. Si tratta di un display dai colori ben bilanciati e dalla buona luminosità massima, che strizza l'occhio a chi apprezza in particolar modo la visione di contenuti multimediali su smartphone: immancabili, per questo, i DRM Widevine L1, che consentono di riprodurre il catalogo di Netflix e simili in Full HD.

Peccato solo per l'assenza di una vera e propria modalità Always On, nel senso che l'opzione è presente e si chiama così, ma poi quando la si imposta in realtà richiede un tocco per essere attivata nuovamente per 10 secondi.
Accompagna l'esperienza multimediale anche un interessante comparto audio stereo, ottimo per qualità e volume massimo, ma non delude neanche in termini di connettività, grazie alla presenza di 5G, Wi-Fi 6, Bluetooth 5.4 e NFC.

A livello fotografico, abbiamo a disposizione una tripla fotocamera posteriorecon sensore principale da 64MP (f/1.7, principale) + 8MP (f/2.2, ultra-wide, 120 gradi) + 2MP (f/2.4, macro).
La prima criticità che abbiamo notato durante la nostra prova è che le macro lasciano molto a desiderare, tanto che riuscire a ottenere uno scatto non sfocato è tutt'altro che semplice.
Nella media, invece, grandangolari e scatti in buoni contesti di luce dal sensore principale, che grazie anche all'uso dell'IA possono tutto sommato convincere una fascia di pubblico con poche pretese se non il classico utilizzo social.

Come spesso accade in questi contesti, gli scenari notturni fanno emergere i limiti del reparto, dato che il rumore digitale si fa notare. Va poi detto che i video si possono registrare fino alla risoluzione 4K a 30fps, ma la stabilizzazione lascia un po' a desiderare, invitando ad abbassare la risoluzione per mitigare questo aspetto.
Discreti i selfie della fotocamera anteriore da 16MP (f/2.4), che nei contesti di buona luce possono tranquillamente essere utilizzati per i social.
Tirando le somme, il comparto fotografico è nella media ma con qualche compromesso. Siamo sicuri che, visto anche il prezzo del dispositivo, più di qualcuno si troverà comunque bene, ma le pecche non mancano.

Interessante notare che a livello di editing, a partire dall'app Fotocamera risulta possibile accedere ad alcune funzioni IA, tra cui una che ricorda la Gomma magica dei Pixel.
Per farvi un'idea più precisa, potreste in ogni caso voler dare un'occhiata agli scatti non compressi presenti nella nostra cartella Drive relativa a POCO X6 Pro.

HyperOS: cosa cambia?

POCO X6 Pro è il primo dispositivo a portare in dote il sistema operativo HyperOS dalle nostre parti.
Per chi non avesse seguito le recenti novità di casa Xiaomi, si tratta di una personalizzazione che andrà a sostituire d'ora in poi la storica MIUI, promettendo una maggiore coesione all'interno dell'ecosistema dei prodotti del brand, tra ottimizzazioni e una più stretta interoperabilità tra le varie tipologie di device.

Per tutti i dettagli, potrebbe interessarvi dare un'occhiata al nostro approfondimento su HyperOS. In questa prima iterazione, il sistema è basato su Android 14 con patch di sicurezza di gennaio 2024 (al momento in cui scriviamo) e ci ha lasciato l'amaro in bocca in termini di innovazione. Se a livello visivo non cambia molto in virtù della presenza del solito POCO Launcher, di fatto non ci sono novità consistenti rispetto a quanto già visto in precedenza, eccezion fatta per qualche elemento dell'interfaccia a partire dal Centro di controllo, ora leggermente più accattivante in termini grafici, e altre leggere modifiche. Tuttavia, l'esperienza sarà pressoché indistinguibile in termini pratici.
Si potrebbe discutere sul fatto che ormai la personalizzazione di Xiaomi su Android sia imponente e che gran parte delle migliorie software avvengano dietro le quinte, ma l'esperienza offerta da questo POCO non sembra del tutto allineata con le promesse di marketing fatte dall'azienda: un dispositivo low cost con bloatware, pubblicità e notizie nella schermata di blocco potrebbe non essere propriamente la scelta più valida per inaugurare un nuovo ciclo, quantomeno in termini di immagine.

Non che l'esperienza software non risulti fluida, anzi, ma le applicazioni preinstallate iniziano a essere troppe e questo emerge con prepotenza quando si accede al drawer delle app.
Dallo store alternativo non richiesto, ovvero l'App Mall che si aggiunge al Play Store e consiglia sin dal primo avvio di installare app dalla dubbia utilità (integrando tra l'altro della pubblicità da saltare), fino ad arrivare alle classiche applicazioni preinstallate. Questo senza contare le news della schermata di blocco, che se aperte presentano banner aggiuntivi a schermo. In alcuni casi si tratta di questioni che si trascinano da anni, mentre in altri si fa riferimento ad aggiunte più recenti. Tuttavia, POCO X6 Pro e l'avvento di HyperOS rendono più evidente che mai la situazione bloatware, rendendo anche potenzialmente frustranti alcuni passaggi.

Trattandosi pur sempre di Android, mettendo mano a qualche opzione può migliorare la situazione, ma sarà comunque difficile ottere una pulizia davvero completa.
Di certo non si tratta del periodo più florido per il mercato smartphone, cosa che porta i brand alla ricerca di ulteriori modelli di business, ma è difficile non guardare in maniera critica anche al prezzo, visto che la variante che abbiamo provato arriva comunque a costare 419,90 euro, con un pizzico di nostalgia nei confronti di quei 199,90 euro del POCO X3 Pro del 2021: tutti questi aspetti contribuiscono ad amplificare la percezione di un software troppo pieno di elementi pubblicitari. Ribadiamo che questo non significa che lo smartphone non riesca a soddisfare le esigenze in termini di prestazioni del pubblico a cui si rivolge, ma ci aspettavamo di più da HyperOS.
Per spezzare una lancia nei confronti di Xiaomi, però, ricordiamo che il supporto software promesso è relativo a 3 major release e 4 anni di patch di sicurezza, quindi da questo punto di vista c'è ben poco da recriminare e si raggiungono buoni risultati.

POCO X6 Pro è uno smartphone con luci e ombre che punta molto sulle prestazioni. Questo significa che la questione si fa più interessante man mano che entriamo nella parte più muscolare della prova: il gaming.
Appena si avvia un gioco, risulta possibile accedere al classico pannello Game Turbo di Xiaomi.
Tra ottimizzazioni a livello prestazionale, funzionalità come quelle che evitano le varie tipologie di distrazioni e la possibilità di aprire varie app in Picture in picture, questa soluzione si conferma ancora una volta molto valida, ma sono proprio le performance, soprattutto se rapportate alla fascia di prezzo, a convincere.
Un titolo casual come Call of Duty Mobile gira tranquillamente con Qualità Grafica su Molto Alta e FPS su Max, garantendo un'ottima esperienza di gioco. Anche la ben più temibile prova con Diablo Immortal, gioco maggiormente esoso in termini di risorse, è andata bene: il titolo di Blizzard Entertainment gira senza incertezze con Risoluzione Alta, 60FPS e Qualità Molto Alta.
Per quel che riguarda il sistema di raffreddamento basato su vapor chamber, durante la nostra prova abbiamo riscontrato che POCO X6 Pro tende a scaldare un po' più di altri dispositivi in determinati contesti. Nulla, però, che vada a compromettere l'utilizzo del dispositivo.

POCO X6 Series La prova di POCO X6 Pro ci ha portato a fare più di qualche riflessione. Da un lato, quello venduto a un prezzo di partenza di 349,90 euro (che diventano però 419,90 euro per il modello da 12/256GB che abbiamo provato) è uno smartphone dalle prestazioni invidiabili per la fascia media, in grado anche di offrire un ottimo schermo AMOLED a 120Hz, la ricarica a 67W, la certificazione IP54, una buona maneggevolezza e un comparto connettività completo di 5G e Wi-Fi 6. Dall'altra parte, però, questo primo dispositivo con HyperOS lascia l'amaro in bocca sia per mancanza di novità software realmente rilevanti che per l'effettiva pulizia della personalizzazione. Si è risparmiato sul sensore di prossimità, che ritorna virtuale. Autonomia e comparto fotografico sono invece nella media con qualche compromesso su macro e video. Il prezzo è accattivante per il mercato attuale, ma quanto valgono le prestazioni rispetto al software è un aspetto che solo l'utente finale con le sue esigenze potrà valutare.

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