Il 2024 sarà davvero l'anno degli smart ring? Da Samsung Galaxy Ring a Oura

Il 2024 potrebbe essere l'anno della maturità per gli anelli smart, con l'ingresso di Samsung ed Apple nel settore. Ma le (vere) novità saranno poche.

Il 2024 sarà davvero l'anno degli smart ring? Da Samsung Galaxy Ring a Oura
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Il 2023 è stato l'anno dell'IA: ChatGPT è diventato un tool estremamente popolare e di uso comune, NVIDIA ha superato i duemila miliardi di dollari di valore di mercato grazie ai suoi chip per l'Intelligenza Artificiale, Google ha lanciato Bard e Microsoft ha fatto lo stesso con Copilot. Il trend del 2024 - escludendo la continuazione del successo dell'IA - potrebbe invece essere quello degli anelli smart, una nuova tipologia di dispositivo intelligente che promette di affiancarsi a smartwatch e smartband nell'ampissimo e sempre più eterogeneo panorama dei wearable. Se lo scorso anno le aziende che più hanno cavalcato l'onda dell'IA sono state OpenAI (e dunque Microsoft), Google e Meta, quest'anno Samsung sembra farla da padrona, visto che è proprio il suo Samsung Galaxy Ring ad aver dato inizio alla "mania" per gli anelli intelligenti. Eppure, diverse altre compagnie stanno già lavorando a soluzioni su questa stessa falsariga: il nome più importante associato al nascente settore degli anelli smart è senza dubbio quello di Apple, la grande rivale del colosso coreano. Ma siamo sicuri che gli smart ring saranno davvero la prossima rivoluzione nel campo della tecnologia consumer?

Samsung Galaxy Ring, il trascinatore

Per iniziare, occorre focalizzarci su ciò che sappiamo su Samsung Galaxy Ring, che si prospetta essere il grande protagonista del (ri)lancio del settore degli anelli intelligenti nel corso del 2024.

Fortunatamente, del dispositivo conosciamo molti dettagli, se non altro perché Galaxy Ring ha già fatto capolino al MWC in una versione semi-definitiva: dai video e dalle foto girati in quel di Barcellona a fine febbraio, per esempio, abbiamo scoperto che Galaxy Ring avrà un design minimale ed elegante, pressoché indistinguibile da quello di un anello tradizionale. Questo perché il device non avrà uno schermo (impossibile da implementare su un dispositivo "da dito"), mentre tutti i suoi sensori biometrici si troveranno nella parte interna della fascia, dunque non saranno visibili una volta che avrete indossato il device. Ciò dovrebbe rendere l'anello di Samsung una soluzione estremamente discreta per il monitoraggio delle condizioni di salute e dello status fisico, capace di scomparire in combinazione con il giusto outfit. Si tratta di una differenza non da poco rispetto a smartwatch e smartband, ancora molto criticati per via del loro design riconoscibile e "ingombrante" dal punto di vista estetico. Inoltre, la batteria di Samsung Galaxy Ring durerà tantissimo, mentre l'anello peserà solo 2,3 grammi: ciò significa che, una volta indossato il prodotto, dovreste potervelo dimenticare al dito per almeno una decina di giorni prima di doverlo ricaricare. La batteria dovrebbe essere da 14,5 mAh o da 21,5 mAh, a seconda del modello, mentre sembra che Samsung punterà tutto sull'efficienza energetica e, ovviamente, userà sin da subito la ricarica wireless sul device, eliminando pin e connettori fisici.

Per il resto, il Galaxy Ring offrirà un'esperienza piuttosto standard in termini di misurazione dei dati biometrici, essenzialmente paragonabile a quella di uno smartwatch di fascia alta: il device dovrebbe implementare dei sensori per il tracking del battito cardiaco, del ritmo circadiano, della pressione sanguigna, dell'ossigenazione del sangue e della temperatura superficiale della pelle. In aggiunta, dovrebbe esserci la connettività GPS per tenere traccia degli allenamenti all'aperto, delle passeggiate e delle corse in bicicletta, insieme ad un sistema di controllo della respirazione, dello stress e della qualità del sonno. Quasi tutte funzioni che, per la verità, si ritrovano in qualsiasi orologio smart, la cui affidabilità è per giunta ancora tutta da valutare: spostare il punto dove le misurazioni vengono effettuate dal polso al dito potrebbe infatti renderle più o meno affidabili a seconda del caso.

Samsung ha inoltre confermato una funzione chiamata "Vitality Score" in inglese ("Punteggio Attività" in italiano, probabilmente), che userà lo smart ring e lo smartphone per un monitoraggio completo della vostra salute e per fornirvi consigli su come migliorare le vostre abitudini e tenervi in forma. Vien da sé che Samsung Galaxy Ring funzionerà al meglio insieme a uno smartphone, dal momento che le funzionalità standalone del dispositivo saranno pressoché nulle, mancando quest'ultimo di uno schermo con cui interfacciarsi con l'utente. Qui però sorge l'unico grande problema (per ora) del dispositivo: sembra infatti che Galaxy Ring non sarà compatibile con iOS, dunque sarà supportato solo dai dispositivi Android. Per ora, però, non c'è nulla di ufficiale in merito: non ci resta che attendere il Samsung Galaxy Unpacked di luglio per saperne di più

Da Apple a Oura

Gli utenti iPhone, però, non dovrebbero avere nulla da temere, dal momento che anche Apple starebbe lavorando a uno smart ring. Come da tradizione per la Mela Morsicata, è assai improbabile che il device possa arrivare già nel 2024: Apple non è (quasi) mai un'anticipatrice dei trend e, di recente, ha pure lanciato il suo primo visore per la Realtà Mista.

Difficile, dunque, che la compagnia di Cupertino voglia entrare in un secondo settore emergente già nel corso di quest'anno. Sembra però che gli obiettivi di Apple siano essenzialmente comuni a quelli di Samsung, focalizzandosi su un dispositivo meno invasivo e più elegante di uno smartwatch: gli utenti che non gradiscono un Apple Watch, dunque, potranno tenere al polso un orologio tradizionale e usare l'anello per la misurazione dei propri dati biometrici. La strada presa dalle due più grandi aziende del mercato, dunque, potrebbe essere molto meno innovativa del previsto: più che dei device a sé, i "Ring" di Samsung e Apple dovrebbero semplicemente essere dei surrogati (o dei sostituti?) degli orologi intelligenti. Un vero peccato, specie per chi sperava che gli smart ring sarebbero diventati dei dispositivi pensati espressamente per la misurazione dei parametri vitali dell'utente, con una precisione simile a quella dei prodotti clinici: anche in questo caso, invece, pare che il pubblico di riferimento resterà quello degli sportivi e di chi desidera semplicemente tenersi in forma.

Su questa strada, d'altro canto, si stanno muovendo anche i principali competitor delle due major: OPPO ha brevettato uno smart ring nel 2022, che dovrebbe di fatto essere identico al Galaxy Ring con l'unica differenza di poter essere usato per controllare gli occhiali AR dell'azienda - feature che dovrebbe essere comune con l'anello smart di Apple, che per alcuni insider riceverà delle funzionalità extra una volta abbinato ad Apple Vision Pro. Quella del fitness senza troppe pretese è anche la strada intrapresa dagli Oura Ring, di gran lunga gli anelli intelligenti più famosi e più venduti sul mercato, ormai giunti alla loro terza iterazione (la prima è uscita nel 2015, la seconda nel 2018 e l'ultima nel 2021).

Anche qui, le funzioni di monitoraggio smart sono più o meno le stesse del Galaxy Ring, compresa quella della temperatura corporea e quella dell'ovulazione e del ciclo mestruale. La differenza rispetto alla proposta Samsung è ovviamente che Oura non ha un forte ecosistema smartphone alle spalle, dunque il suo anello smart funziona tramite collegamento Bluetooth con il telefono e con un'app dedicata, un po' come avviene per la maggior parte degli smartwatch e delle smartband. Nulla di troppo grave, sia chiaro, anche se in questo modo la sincronizzazione dei dati biometrici non è sempre istantanea. In più, sembra che il colosso coreano sia riuscito a migliorare il prodotto di Oura anche per quanto riguarda un'altra caratteristica fondamentale: il peso. Oura Ring oscilla tra i 4 e i 6 grammi a seconda del modello e della generazione: più del doppio di Galaxy Ring.

L'hype è davvero giustificato?

Insomma, Samsung vuole essere la pioniera degli smart ring, mentre Apple e le compagnie cinesi guardano con grande attenzione al settore. Intanto, Oura ottiene un buon successo di pubblico con i suoi prodotti. Su queste basi, sembra proprio che quello degli anelli smart sia un settore ormai pronto a sbocciare. Una domanda, però, sorge spontanea: Samsung Galaxy Ring ci serve davvero? Si tratta di una domanda quasi retorica: un prodotto che porta con sé ulteriore diversità nel mondo della tecnologia consumer è sempre il benvenuto.

Ancora meglio se quest'ultimo risponde alle necessità di una nicchia di pubblico - quella che vuole tenersi monitorata in termini di benessere e fitness ma che non apprezza smartwatch e smartband dal punto di vista estetico - che sicuramente esiste e che non sembra poi essere troppo piccola. Ciò detto, bisogna anche ammettere che, allo stato attuale delle cose, gli anelli smart sembrano tutto fuorché innovativi, almeno in termini di funzionalità. Certo, design e form factor rappresentano un cambiamento enorme rispetto a quanto si può già trovare in commercio, ma le novità sono quasi tutte nel formsto. L'interazione con i più ampi ecosistemi Android e iOS dovrebbe avvenire sulla falsariga di quella degli smartwatch, così come i sensori dovrebbero essere essenzialmente gli stessi. Persino la qualità della misurazione dei parametri dovrebbe essere sovrapponibile.

Dunque, chi pensava che gli smart ring avrebbero garantito una misurazione più precisa e affidabile dei dati biometrici delle persone, prefigurandone magari un uso clinico per le persone affette da malattie che necessitano di un monitoraggio continuo (diabete in primis) resterà certamente deluso.

A febbraio, la FDA ha pubblicato una comunicazione dall'eloquente titolo "Non usate smartwatch e smart ring per misurare il livello di glucosio nel sangue", dove spiega di non aver mai approvato alcun dispositivo di questo genere per il monitoraggio del diabete con precisione paragonabile ai dispositivi medici certificati. Addirittura, l'istituzione americana consiglia a chi soffre di diabete di tenersi alla larga da questi device, o quantomeno di prendere i loro dati con le pinze, dal momento che essi potrebbero "indurre in errore nella gestione della malattia e delle sue cure". Ovviamente, ciò non vale necessariamente per gli altri sensori, ma bisognerà valutare l'affidabilità degli anelli smart di caso in caso, esattamente come avviene per gli smartwatch. Giunti a questo punto, insomma, pare evidente che tra orologi e anelli intelligenti la differenza principale sia proprio nel form factor: possibile, però, che una novità unicamente legata al design di un prodotto possa diventare un trend per i prossimi anni? E ancora: è davvero possibile che il mercato degli smart ring abbia successo in futuro, considerate le sue somiglianze con quello ben più consolidato degli smartwatch? Samsung sembra crederci, visto che produrrà mezzo milione di Galaxy Ring nel 2024. Resta da capire quale sarà la risposta del pubblico.