8K e contenuti nativi: realizzarli è più complesso di quanto si pensi

L'arrivo dell'8K apre uno scenario tutto nuovo, che necessita di investimenti e di un rinnovato modo di produrre e trasmettere i contenuti.

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L'arrivo dei TV 8K ha spiazzato gli appassionati. In pochi si sarebbero aspettati una commercializzazione così a breve termine dei primi modelli compatibili con il nuovo standard, vista l'assenza di contenuti. Per superare il problema, i produttori si sono affidati a tecniche di upscaling e all'IA, che permettono un incremento nella qualità di visione rilevante ma di certo non comparabile all'incredibile definizione dei video nativi. Video che necessitano però di investimenti e di ripensare tutto il loro processo di produzione per essere realizzati, un compito più complesso di quanto si possa pensare.

8K: una questione complessa

Per creare un film in 8K bisogna avere a disposizione grandi quantità di spazio di archiviazione, enormi se rapportate al 4K. I formati di cattura professionali non compressi, in 8K, sono difficili da gestire. Un primo esempio lo abbiamo avuto con Guardiani della Galassia Vol.2 , tra i primi film a sperimentare l'8K, per la cui realizzazione sono state usate delle videocamere RED WEAPON 8K VV. Grazie al sensore MONSTRO CMOS da 35.4 Megapixel, James Gunn è riuscito a catturare immagini alla risoluzione di 8192 x 4320 pixel, a 75 frame al secondo. Nei primi 34 giorni di riprese, l'incredibile videocamera di RED ha creato 100TB di dati, che devono poi essere stoccati ed elaborati da sistemi informatici in grado di stare al passo con le richieste computazionali del nuovo standard. Già a questo punto, si può capire come realizzare un film in 8K richieda ingenti investimenti da parte delle case di produzione.
Una volta terminate le riprese e completato un film, arriva il momento della diffusione del contenuto, e qui subentrano altri problemi. I cinema non sono pronti per l'8K, mentre i supporti fisici, come potrebbe essere un ipotetico Blu Ray 8K, in grado di ospitare una così grande quantità di dati, non esistono e non sono in programma, almeno per ora. Lo streaming non sembra essere una soluzione, visto che richiederebbe una connessione molto veloce per garantire un flusso video di qualità. L'unica soluzione, per ora sperimentale, rimane il satellite. I primi test hanno confermato che è possibile trasmettere un contenuto 8K con una profondità di colore di 10 bit e a 60 fps, utilizzando il codec HEVC e un bitrate di 80 Mbps. La trasmissione via satellite è dunque fattibile per l'8K, ma rimane l'unico modo oggi per portare questa risoluzione nelle case. Altre alternative non se ne vedono all'orizzonte, di certo un nuovo codec di compressione aiuterebbe, ma richiederebbe un'enorme potenza di calcolo per essere gestito, ancora di più dell'HEVC, fattore che aumenterebbe i costi dei dispositivi compatibili.

Portare i contenuti 8K nativi nelle case quindi è difficile oggi, e il sospetto è che lo sarà ancora per un bel po' di tempo. Ecco perché i produttori di TV hanno anticipato i tempi, proponendo come soluzione l'upscaling e le IA. Abbiamo potuto vedere molte demo nel corso dell'IFA, che hanno mostrato le potenzialità di queste tecnologie, che devono però trovare conferma nella pratica.
Per ora, l'8K rimane un lusso che pochi potranno permettersi, e il prezzo di partenza del TV Samsung Q900R, non ancora ufficiale ma che dovrebbe assestarsi intorno ai 5000€ per la variante da 65", lo conferma. Resta il fatto che, allo stato attuale, dalla creazione dei contenuti 8K al loro stoccaggio, fino alla loro diffusione, i problemi da affrontare sono molti, un compito che l'industria tecnologica e dell'intrattenimento è in grado portare a termine, rimane solo da capire quanto tempo ci vorrà.