A qualcuno piace horror: la scienza dietro alla paura

Ci sono ragioni scientifiche per cui alcune persone guardano un film horror coprendosi gli occhi per la paura, mentre altre sono divertite?

A qualcuno piace horror: la scienza dietro alla paura
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Resident Evil, Silent Hill, Dracula, It. Questi sono solo alcuni esempi di prodotti horror che sono diventati vere e proprie icone pop, ritagliandosi uno spazio più o meno grande nell'immaginario collettivo. Basta una maschera da clown, o la visione di Pyramid Head, per far rivivere nei più affezionati la sensazione di paura provata nel primo incontro con una delle opere in gioco.
Eppure, il genere horror è continuamente in espansione e riesce a sfornare ancora oggi opere che milioni di persone attendono con trepidazione, come l'imminente Resident Evil Village. Qual è la ragione per cui una così ampia parte di pubblico desidera vivere una sensazione come la paura, che in altre circostanze provoca repulsione? Cosa accade nel nostro cervello?

Paura e socialità

Partiamo da un'ovvietà: non tutti amano essere spaventati. Ci sono persone che non amano provare paura o emozioni intense, come quelle che scaturiscono da sport estremi o situazioni adrenaliniche. Inoltre, per apprezzare davvero un'esperienza spaventosa, la necessità di sapere di essere, anche parzialmente, al sicuro da pericoli è fondamentale. Naturalmente ci sono molte ragioni per cui qualcuno desidera essere coinvolto in situazioni spaventose, ad esempio rafforzare la propria autostima: portare a termine un'esperienza spaventosa (in maniera dignitosa si intende) come la visione di un film horror, o attrazioni come le case stregate, può assumere la forma di una sfida e generare un aumento di fiducia in sé stessi. Inoltre, se in compagnia di altre persone, prendono piede meccanismi sociali, per cui ad esempio il superamento di una esperienza terrificante può esercitare un'impressione positiva sugli altri membri del gruppo.

Ci sono anche ragioni scientifiche dietro ai motivi per cui le persone scelgono di vivere esperienze intense con altri simili. La reazione che principalmente si verifica in casi di stress emotivo, come quando siamo terrorizzati, è quella chiamata "attacco o fuga", caratterizzata da una scarica del sistema nervoso che appunto prepara all'attacco o alla fuga.
Tuttavia, Shelley Taylor, professoressa di psicologia all'UCLA, ha mostrato in un articolo del 2006 che in tali situazioni costruiamo una naturale solidarietà, ma anche una vicinanza speciale con coloro che ci accompagnano in queste esperienze. Questo succede grazie al rilascio in queste occasioni di potenti ormoni, tra cui l'ossitocina.

L'ossitocina è un ormone principalmente noto per la sua importanza nella riproduzione e nel parto, ma studi di qualche anno fa hanno provato che tale ormone è in grado di imprimere in maniera più vivida il ricordo dell'esperienza sociale che si sta vivendo, che sia positiva o negativa, e quindi della vicinanza che proviamo in situazioni spaventose.
Pertanto, vivere esperienze intense in compagnia di altre persone può essere un modo efficace per cementificare legami. Un altro degli ormoni che vengono rilasciati in queste occasioni sarebbe inoltre il principale motivo per cui alcuni di noi adorano lanciarsi in esperienze spaventose e usufruire di prodotti horror, mentre altri cercando di starne alla larga il più possibile.

Il ruolo della dopamina

David Zald, neuroscienziato e professore di psicologia, ha a lungo studiato la dopamina, un neurotrasmettitore comunemente identificato come mediatore del piacere e della ricompensa. La dopamina viene solitamente rilasciata quando il cervello si aspetta una ricompensa e spinge ad inseguire attività che provocano piacere, ma Zald ne ha investigato il ruolo nella paura e nella ricerca di emozioni intense, con risultati molto interessanti.
La dopamina viene infatti rilasciata anche durante attività spaventose o emozionanti e, in una serie di articoli dal 2008 al 2010, Zald e alcuni suoi collaboratori hanno scoperto che individui con un minor numero di autorecettori D2, veri e propri "freni" che hanno il ruolo di inibire e regolare il rilascio di dopamina, sono più inclini ad apprezzare esperienze intense o spaventose, come guardare un film horror. Questo è probabilmente dovuto al fatto che individui con minori autorecettori producono maggiore dopamina, che induce nel cervello una maggior motivazione e senso di ricompensa.

La dopamina, sottolinea Zald, riveste il ruolo di un modulatore che contribuisce a differenze individuali nel processare esperienze diverse, ma non è la sola responsabile. Alcuni ricercatori dell'Università di Bonn hanno infatti studiato un gene chiamato COMT, che codifica un enzima omonimo il cui compito è quello di degradare catecolamine, composti chimici tra cui rientra la dopamina. I ricercatori hanno individuato alcune comuni variazioni del gene e determinato quali dei 96 individui esaminati portasse quale variazione, e li hanno quindi posti davanti a uno schermo.
Ogni partecipante è stato sottoposto alla visione di alcune immagini (piacevoli, neutrali e disturbanti), con degli elettrodi attaccati ai muscoli che permettono di battere gli occhi. Durante la visione venivano emessi dei forti, improvvisi rumori ad intervalli casuali, e gli elettrodi misuravano l'intensità del battito di ciglia di ogni partecipante. I risultati dello studio, pubblicato nel 2008, mostravano che i portatori di una specifica, comune variazione del gene reagivano in maniera più violenta agli stimoli uditivi, sintomo di una maggiore vulnerabilità allo spavento.

Quello che emerge da questi e altri studi è che comunque l'inclinazione allo spavento e la passione per i prodotti horror non sono imputabili ad un singolo fattore, ma bensì sono il risultato di molti, tra cui genetica ed effetti dell'ambiente sull'individuo.
Se siete tra quelli che traggono piacere dall'horror allora potrete gustarvi il prossimo Resident Evil senza sentire la tentazione di spengere la console, gli altri potranno sempre dare la colpa agli autorecettori della dopamina.