La scienza dietro Mass Effect: riusciremo a ricreare il mondo di Shepard?

Abbiamo esplorato i principi scientifici alla base dell'universo di Mass Effect, provando ad immaginare come potremmo emularne alcune tecnologie.

La scienza dietro Mass Effect: riusciremo a ricreare il mondo di Shepard?
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  • Xbox Series X
  • Mass Effect è, a tutti gli effetti, una delle più importanti opere di fantascienza degli ultimi vent'anni. Il character design eccellente, la trama ben costruita e la cura della componente ruolistica sono sicuramente ragioni importanti del successo della saga, ma il world building e il fascino delle ambientazioni sono quelle che forse hanno contribuito maggiormente a conquistare milioni di videogiocatori.
    Sì, perché i ragazzi di Bioware hanno lavorato duramente per costruire un mondo immersivo e dare credibilità alla scienza che regge l'opera, tramite dettagliate descrizioni e codex di gioco.

    Sebbene una produzione fantascientifica non debba essere un trattato di fisica, è importante non rompere il patto narrativo con lo spettatore e mantenere una certa coerenza interna, e, in questo, Mass Effect riesce alla grande. Esploriamo quindi come funziona l'universo di Mass Effect e se alcune delle tecnologie impiegate potrebbero mai vedere luce nel nostro mondo.

    Effetto di Massa

    L'intera storia di Mass Effect non esisterebbe senza un piccolo plot device in grado di legittimare alcuni fenomeni fantascientifici: un raro materiale (non un elemento chimico!) chiamato Elemento Zero, anche detto "eezo". L'eezo, stando ai codex, viene generato quando della materia viene influenzata dall'energia di una stella che diventa una supernova. La genesi dell'eezo non è qualcosa di particolarmente assurdo, infatti si ritiene che la maggior parte degli elementi che affollano la tavola periodica vennero creati come conseguenza di gigantesche esplosioni stellari, supernove appunto.
    Ciò che rende tale materiale fantascientifico è il fatto che, quando viene attraversato da energia elettrica, rilascia energia oscura in grado di agire sulla materia, alterandone la massa.
    L'energia oscura è una ipotetica forma di energia che, ad oggi, è la principale indiziata per giustificare il fatto che l'espansione dell'universo sia in accelerazione. Non è stata mai rilevata ed è uno dei grandi misteri che l'uomo abbia mai dovuto affrontare, ma nell'universo di Mass Effect è stata scoperta ed ha effetti a dir poco incredibili.
    L'energia oscura generata dall'eezo crea infatti un "mass effect field", un campo di forza in grado di alterare la massa degli oggetti al suo interno: se la corrente che attraversa l'eezo è carica positivamente, la massa dell'oggetto aumenta, altrimenti diminuisce.

    I campi di forza sono i veri e propri protagonisti del lato fantasy di Mass Effect: non esistono nel nostro universo materiali o campi che possano ridurre la massa di alcun oggetto. Inoltre, è molto improbabile che l'energia oscura possa effettivamente agire in modi simili, come dichiarò anche il fisico Sean Carroll a Scientific American.
    Ciò che più si avvicina all'eezo e al suo funzionamento è probabilmente il noto bosone di Higgs, che la teoria prevede possa fornire massa alle particelle che interagiscono con il relativo campo, il campo di Higgs, ma siamo ben lontani dall'elasticità dei mass effect fields. Tuttavia, alcune delle applicazioni dei campi di forza in Mass Effect potrebbero davvero esistere nel nostro universo, anche senza l'eezo.

    Portali galattici

    Eccoci arrivati ad uno dei problemi più spinosi che ogni opera fantascientifica si trova ad affrontare prima o poi: i viaggi superluminali, ovvero viaggi in cui la velocità del veicolo supera la quella della luce. Sì, perché nel nostro universo viaggiare a velocità superluminali è, al momento, impossibile. Mass Effect aggira il problema con "l'effetto di massa" appunto, e permette viaggi interstellari grazie a gargantuesche strutture sparse per la galassia: i "mass relays", o portali galattici nella traduzione italiana. I portali sono costituiti da due braccia metalliche che circondano anelli giroscopici rotanti contenenti dosi massicce di eezo. Tali dispositivi creano intensi campi di forza e ne sfruttano una proprietà di cui non abbiamo parlato in precedenza, ovvero il fatto che la velocità della luce varii all'interno dei campi di forza.
    La velocità della luce nel vuoto, c=299,792,458 m/s, è una delle costanti universali della nostra realtà e, secondo la teoria della relatività, essa è la velocità massima che una particella massiva nel vuoto può approcciare (per raggiungerla, la particella dovrebbe avere massa zero). La luce in altri mezzi, come ad esempio il vetro, viaggia a velocità diverse, ma sempre inferiori a quella nel vuoto.

    In Mass Effect non è proprio così: all'interno di un campo di forza, situato pure nel vuoto, la velocità della luce può infatti aumentare e raggiungere valori più alti di c. I portali galattici sono quindi in grado di creare "corridoi" spazio-temporali al cui interno sono presenti campi di forza molto intensi, in grado di incrementare notevolmente la velocità della luce e di ridurre la massa degli oggetti all'interno virtualmente a zero, abbassando l'energia necessaria per accelerarli.
    In questo modo le astronavi che entrano in un portale galattico riescono ad approcciare velocità immense, notevolmente più alte del limite imposto da Einstein, e possono dunque colmare lunghe distanze in tempi quasi nulli.

    Per quanto affascinanti siano il funzionamento dei portali galattici e il modo in cui Mass Effect spiega i viaggi superluminali, essi non possono ovviamente essere adattati alla nostra realtà, in quanto non esiste niente di simile all'eezo. Comunque, ci sono molti studi teorici su come aggirare i limiti imposti dalla teoria della relatività. Uno dei metodi più chiacchierati, e di cui vi avevamo già parlato, è la propulsione a curvatura ideata da Alcubierre. Il fisico messicano propose che, se fossimo in grado di trovare quantità di particelle con massa negativa, allora un'astronave potrebbe viaggiare più velocemente della luce contraendo lo spazio in fronte a sé ed espandendo quello alle spalle.
    Questo metodo non infrangerebbe inoltre alcuna legge fisica, ma il problema è che non siamo mai riusciti a rilevare particelle con massa negativa. Le ricerche vanno comunque avanti e forse in futuro potremmo trovare una soluzione; recentemente, ad esempio, è stato proposto un modello di propulsione a curvatura che non richiederebbe particelle esotiche, tuttavia l'ostacolo in questo caso è che la propulsione necessiterebbe di un'immensa quantità di energia.

    Armi e dispositivi

    La componente shooting riveste sicuramente un ruolo importante nella saga di Mass Effect, specialmente dal secondo capitolo in poi, e le varie sparatorie non vengono risolte con armi da fuoco tradizionali. Come con i viaggi spaziali, l'eezo e i campi di forza sono centrali, infatti le armi nell'universo di Mass Effect sono dei veri e propri micro-acceleratori di massa. I proiettili, grossi come un granello di sabbia, sono ricavati da un denso blocco metallico nel corpo dell'arma, e vengono poi sparati a velocità supersoniche dopo che la loro massa è stata diminuita con l'ausilio di un campo di forza.
    In tal modo viene giustificata la mancata necessità di procurarsi proiettili in game, dovendo solamente stare attenti ad un surriscaldamento dell'arma. Tuttavia, tali armi non possono essere immaginate nel nostro universo, visto che l'eezo è ancora il responsabile principale.
    Un'arma, o meglio un dispositivo, che potrebbe venire riprodotto è tuttavia il Factotum. I Factotum sono i coltellini svizzeri di Mass Effect: strumenti da braccio multifunzionali usati per comunicazioni, hacking o anche sul campo di combattimento. Sono dispositivi avanzati, ma le cui funzioni potrebbero benissimo essere replicate da uno smartphone in un non-troppo lontano futuro.

    Due sono forse le tecnologie che ancora non possiamo completamente emulare: gli schermi olografici e la funzione di "micro-costruttore". I factotum non sono infatti dotati di display, ma l'utente può interagirvi e comunicare con altre persone attraverso l'uso di ologrammi.
    Gli schermi olografici non sono più qualcosa di tecnologicamente irraggiungibile, tanto che si vociferava addirittura che Playstation 5 avrebbe potuto avere una tale feature, e quindi non è assurdo pensare che in futuro potrebbero essere implementati negli smartphone.

    Per quanto riguarda la funzione di "micro-costruttore" citata prima, i Factotum sono in grado di assemblare istantaneamente piccoli oggetti e anche una lama di silicio per il combattimento. Naturalmente non ci sono ancora smartphone in grado di fare ciò, tuttavia, se nel futuro fossimo in grado di costruire mini-stampanti 3D, non c'è dubbio che tali dispositivi potrebbero essere implementati in una versione portatile e quindi potremmo avere anche noi qualcosa di simile ad un Factotum.

    Nonostante molte delle tecnologie di Mass Effect non siano totalmente replicabili nella nostra realtà, il fatto stesso che tale opera porti a meravigliarsi e a riflettere sulle meccaniche che reggono l'universo narrativo è una tangibile testimonianza del grande lavoro fatto da Bioware. Grazie alla remastered appena uscita possiamo finalmente reimmergerci in quello splendido immaginario, con una veste grafica aggiornata. La speranza che però nutriamo è che l'universo di gioco possa essere ulteriormente ampliato con il capitolo next-gen e che nuove affascinanti avventure ci aspettino, in compagnia del Comandante Shepard o meno.