Abbiamo intervistato Ronald Wayne, il fondatore dimenticato di Apple

Dagli inizi con le slot machines all'arrivo in Atari, scopriamo la storia di Ronald Wayne, l'uomo che insieme a Steve Jobs e Steve Wozniak fondò Apple.

Abbiamo intervistato Ronald Wayne, il fondatore dimenticato di Apple
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Era il 7 ottobre 2018 quando trattammo per la prima volta la storia di Ronald Wayne, spesso indicato come il fondatore "dimenticato" di Apple. Pochi sanno che quest'azienda è stata fondata due volte, una come "company" e l'altra come "corporation" (Società per Azioni), come scrive Steve Wozniak nel suo libro "iWoz: Computer Geek to Cult Icon: How I Invented the Personal Computer, Co-founded Apple, and Had Fun Doing It".
La prima fondazione risale all'aprile del 1976 e coinvolge una figura quasi avvolta dal mistero per molti appassionati del mondo tech. Infatti, nel primo contratto della "Apple Computer Company" non compaiono solamente le firme di Steve Jobs e Steve Wozniak, c'è anche quella di Ronald Wayne. A lui si è spesso fatto riferimento per via della sua rocambolesca uscita dall'azienda a pochi giorni dalla fondazione, tramite la vendita delle sue quote, che oggi risulterebbero milionarie, per soli 800 dollari.
Consci del fatto che una persona di questo tipo, descritta nell'autobiografia di Steve Wozniak come "un mentore", ha sicuramente molto da raccontare, abbiamo deciso di analizzare, a dieci anni dalla pubblicazione, la sua autobiografia "Adventures of an Apple Founder: Atari, Apple, Aerospace and Beyond" (2011, Ronald G. Wayne, 512K Entertainment), insieme proprio a Ronald Wayne.

L'inizio

9 gennaio 2019. No, non è la data di nascita di Ronald, quella è il 17 maggio 1934. Il 9 gennaio 2019 è il giorno in cui chi siamo riusciti a trovare un recapito per contattare il signor Wayne. L'obiettivo era quello di realizzare una semplice intervista di cinque domande, in modo simile a quanto abbiamo già fatto in altre occasioni, raccontando anche gli aspetti meno conosciuti della sua vita. In questi casi è sempre un terno al lotto: dall'altra parte potrebbe esserci una mano tesa e disponibile oppure un rifiuto totale.
Ronald Wayne fa sicuramente parte della prima categoria. Infatti, dal Nevada, circa 4800 chilometri di distanza dall'Italia, arriva un inaspettato "Sono onorato della vostra richiesta di intervistarmi".
Questo poco prima di un ancora più inatteso "Mandatemi l'indirizzo: per la parte storica della mia vita c'è l'autobiografia, vi mando una copia firmata". Da qui parte il viaggio che ci porta alla scoperta della vita di Ronald Wayne.

Onesto e diretto

"Ho sempre visto le autobiografie come la massima espressione dell'arroganza di una persona. [...] Faccio molta fatica a vedermi come una persona famosa", scrive un onesto e diretto Ronald nelle prime righe del suo libro. Tuttavia, "Gli amici [...] mi hanno detto che ci sono persone interessate a saperne di più in merito alla mia vita e al mio coinvolgimento nelle origini di Apple". Così, Ronald ha deciso di raccontare la sua storia. Salteremo in questa sede tutti i riferimenti alla provenienza del cognome Wayne e ai primi passi di Ronald su questa Terra, altrimenti verrebbe meno il significato dell'autobiografia, ma ci concentreremo su quelle esperienze che hanno caratterizzato la vita lavorativa del fondatore "dimenticato" di Apple.

La prima invenzione e la "fregatura"

Carl, Larry e Ronald, tre amici che oggi verrebbero definiti "nerd", nel 1970 erano alle prese con un progetto: una slot machine che i tre ritenevano innovativa per l'epoca. Realizzato un prototipo, la voce si sparse in chissà quale modo nelle zone limitrofe e un "losco figuro" si presentò nel quartier generale dei tre ragazzi per chiedere loro quanto volessero per quel progetto. Ignaro di quel che sarebbe accaduto in seguito, Ronald fissò in modo un po' ingenuo una cifra: 50.000 dollari. L'affare era fatto, per lo stupore di Carl, Larry e dello stesso Ronald. Iniziò in questo modo l'avventura di Wayne nello spietato business dello slot machine.
Inutile dire che i tre ragazzi non avevano molta esperienza in ambito legale e dall'altra parte ne erano ben consapevoli. Fu così che le cose andarono rapidamente alla deriva. Il contratto, firmato un po' ingenuamente, non metteva bene in chiaro questioni importanti come le royalty e il coinvolgimento degli inventori nelle successive decisioni aziendali. Dopo spostamenti poco apprezzati tra Las Vegas e New York, Carl, Larry e Ronald si trovarono licenziati (ma con 15.000 dollari in più in tasca). A Ronald non fu nemmeno concesso di recuperare tutti i suoi averi prima di andarsene, tanto che dovette intraprendere le costose vie legali per riavere indietro solamente una piccola parte di quanto lasciato.
Mesi dopo l'accaduto, Ronald ebbe l'occasione di rivedere, all'interno di un casinò a Las Vegas, alcune slot machine dell'azienda per cui aveva lavorato. Le emozioni furono contrastanti: aveva creato un prodotto di successo, ma non ne aveva guadagnato praticamente nulla.

Di successi e fallimenti

Cosa fare dopo quanto accaduto? Carl e Larry trovarono altre strade, ma Ronald rimase per un po' in preda ai pensieri. Dopo aver analizzato varie possibilità, la ripartenza ebbe luogo nei pressi di Industrial Road (Las Vegas), dove Wayne fondò con i soldi rimasti in suo possesso l'azienda SIAND, il cui nome deriva da un brevetto relativo al Synchronized Stroboscopic Display System. Alla ricerca di società interessate alle sue invenzioni, Ronald si scontrò presto con il concetto di brevetto e con tutte le problematiche derivanti da esso.

Alcune aziende chiedevano all'inventore di firmare, ancor prima di vedere il progetto, un contratto per risolvere sin da subito ogni controversia, assolvendo di fatto le società da tutte le responsabilità. Conscio della possibilità che le aziende sottraessero in qualche modo la paternità del brevetto, Wayne decise di rifiutare le varie proposte.

Proprio quando tutto sembrava andare per il verso sbagliato, Ronald venne contattato, senza troppi preavvisi, da un'azienda interessata alle sue invenzioni. Il caso vuole che quella società avesse tenuto d'occhio i suoi precedenti lavori e lo volesse per realizzare la parte elettronica di alcune slot machine. Viste le poche prospettive, Ronald accettò l'offerta e si recò in Nevada per lavorare al progetto con i giusti strumenti, determinando in questo modo la fine della sua SIAND.

Purtroppo, una sfortunata serie di eventi, tra cui alcune macchine arrivate rotte e da riparare nel minor tempo possibile, portò alla decisione da parte dell'azienda per cui Wayne lavorava di vendere alcune sue slot machine ancora in una fase preliminare.
L'obiettivo era quello di recuperare velocemente quattrini, ma Ronald non la prese molto bene e, dopo aver provato a convincere la società dell'importanza di effettuare test prima di vendere le macchine, decise di mettere fine anche a questa sfortunata avventura. A questo punto, andavano ripagati coloro che avevano deciso di investire in SIAND. Wayne portò dunque a termine questo compito e si trovò, oltre che senza prospettive, anche senza quattrini.

Il ritorno in California

In una condizione di elevato stress, Ronald tornò a Los Angeles, a casa di sua madre, in cerca di una nuova occupazione. Arrivò un'offerta interessante, ma Wayne rifiutò tutte le proposte che avevano a che fare con dei ruoli di responsabilità. In cerca di tranquillità, Ronald si trasferì a Mountain View per abitare da solo e costruire una replica del Nautilus, il sottomarino di "Ventimila leghe sotto il mare" di Jules Verne, che venne donata al Maritime Museum di San Francisco.
Terminata questa fase, Wayne si rivolse a un head hunter per trovare lavoro. Per chi non lo sapesse, un head hunter è una figura che si occupa per conto di terzi di trovare personale altamente qualificato. Ronald non era esattamente l'ultimo arrivato e così, di lì a poco, si ritrovò negli uffici di Atari, a Los Gatos. Era il 1973.
Ci fu un piccolo intoppo: Nolan Bushnell, fondatore di Atari, si era informato delle precedenti esperienze lavorative di Wayne e pensava che fosse una spia inviata lì per scovare segreti aziendali. Per fortuna, Ronald si mise a ridere dinanzi alla strampalata domanda e Bushnell se ne andò senza fare ulteriori indagini. Ronald era il dipendente numero 395 di Atari.

Atari

Ottenuto il posto di lavoro, Wayne iniziò a occuparsi del design dei cabinati. Tuttavia, c'era molto lavoro da fare alla Atari. Ad esempio, non c'era un sistema efficiente per catalogare i pezzi. Ronald mise dunque in piedi un nuovo metodo per farlo, semplificando così il lavoro a tutti. La filosofia lavorativa di Atari era molto chiara: se qualcuno trovava un problema, aveva carta bianca per risolverlo. Un "inconveniente" non di poco conto per l'azienda in quel periodo era il calo di interesse relativo a Pong. Infatti, lo storico titolo non riusciva più ad attirare come in precedenza l'interesse del pubblico, che voleva nuovi giochi. Atari aveva sfruttato "Pong" in tutte le salse possibili, persino dando vita a dei cabinati che non richiedevano monete per giocare, ma che servivano semplicemente per intrattenere le persone mentre attendevano il loro turno dal dentista, dal dottore e così via.

La società cercò dunque di guadagnare tramite vari "esperimenti", da giochi di guerra come il fortunato Tank (pubblicato dalla associata Kee Games) fino al poco conosciuto Qwack (una sorta di precursore di Duck Hunt). Ci fu inoltre la realizzazione di Gran Trak 10, un simulatore di guida arcade, ritenuto da molti come il capostipite del genere, che ebbe anche una versione del titolo per due giocatori chiamata Gran Trak 20, nonché altre edizioni per ancora più giocatori.
Le vendite di Atari tornarono a salire e in questo periodo, oltre ad aver appreso la tecnologia TTL (Transistor-transistor logic), Ronald maturò anche una certa esperienza nel mondo del marketing, in quanto gli venne assegnato un ruolo in cui doveva "accogliere" i visitatori di Atari Japan e altre divisioni, comprese quelle brasiliana, indiana e italiana.

Di lì in poi iniziarono diversi viaggi per incontrare i distributori di Atari in vari Paesi, Italia compresa. In quest'ultimo caso, l'incontro avvenne a Torino, dove si trovava la Fratelli Bertolino s.n.c.. Ronald andò a un pranzo con il distributore italiano e al ristorante ebbe luogo una discussione "controversa": le parti iniziarono infatti a parlare di cabinati relativi a giochi di guerra e del fatto che alcuni di essi erano stati spediti a Belgrado, attirando le attenzioni degli altri presenti.
All'epoca era impensabile parlare di "carri armati" e "Belgrado" in pubblico, a causa della guerra fredda e del clima politico italiano. Wayne portò dunque da parte il suo collega e gli intimò di cambiare discorso, in quanto quella conversazione poteva potenzialmente farli arrestare, almeno secondo lui.

Al suo ritorno in California, Wayne scoprì che il successo di Atari aveva attirato l'interesse della Warner Communications, tanto che quest'ultima acquisì la società nel 1976. Ronald non trovò particolari stimoli nella nuova visione aziendale e lo stesso avvenne per altri suoi colleghi.
Non furono dunque in pochi coloro che decisero di lasciare Atari. Lo stesso fondatore Nolan Bushnell decise nel 1977 di dedicarsi alla catena di ristoranti Chuck E. Cheese's.

Abbiamo chiesto a Ronald un aneddoto relativo alla figura di Nolan Bushnell. La sua risposta: "La personalità di Nolan è una delle più intriganti che io abbia mai incontrato nella mia vita. Il suo approccio alla tecnologia innovativa è incredibilmente unico. Come per il suo ingegnere capo Al Alcorn, la sua visione era quella di attingere all'immaginazione dei suoi dipendenti (si fa riferimento ai tempi di Atari, ndr). Se, ad esempio, una persona era stata assunta come custode e poi aveva avuto un'idea per un nuovo gioco, Nolan la portava nel laboratorio tecnico e diceva a tutti "Fatelo!". Il più delle volte i concept non erano dei migliori, ma a Nolan non importava, tanto prima o poi uno degli sforzi avrebbe ripagato!".

L'incontro con un giovane Steve Jobs

Il caso vuole che, nel corso della sua permanenza in Atari, Ronald conobbe un giovane ingegnere freelance, che aveva collaborato ad alcuni progetti dell'azienda di Nolan Bushnell. Il suo nome era Steve Jobs, un ragazzo con molta energia, nonostante fosse, a tratti, un po' "capriccioso". Jobs era convinto che tutto fosse possibile con il giusto impegno e Ronald, che aveva circa 20 anni in più del giovane freelance, traeva beneficio da questa energia positiva. Mentre lavoravano a vari progetti, Ronald e Jobs ebbero l'occasione di parlare delle opportunità di business disponibili all'epoca.

Un giorno Jobs disse a Wayne che aveva trovato 50.000 dollari e che voleva farlo tornare al business delle slot machine. Ronald rispose subito a Jobs che non era una buona idea e infatti quest'ultimo non ne fece più menzione. Tra incontri nell'appartamento di Wayne e dialoghi dei più disparati, i due continuarono a lavorare per Atari per un certo periodo. Jobs era ancora giovane, seguiva alcuni corsi al college ed era amico di un altro ingegnere, Steve Wozniak.

Fu proprio insieme a quest'ultimo che Jobs aiutò Atari a dare vita a un nuovo arcade game. Si chiamava Breakout e fu rilasciato nel 1976. Si trattava di un gioco che riprendeva per certi versi lo storico Pong, ma che in realtà aveva un'anima tutta sua. Breakout fu un successo e questo portò alla realizzazione di altri giochi basati sul medesimo stile (come Super Breakout del 1978).
Jobs era molto abile nella manutenzione dei cabinati e questo lo rese una persona ben conosciuta tra gli addetti ai lavori. Fu proprio in questo contesto di collaborazione tra Steve Jobs e Steve Wozniak che iniziò a delinearsi per i due la possibilità di avviare una propria attività. Il nome lo conosciamo tutti: Apple.

La fondazione di Apple e il suo logo

In seguito a un lavoro di manutenzione in Europa, Jobs sparì per un po' di tempo. Aveva confessato a Wayne di voler andare in India. Quando tornò da quel viaggio, Steve era praticamente un'altra persona. In ogni caso, la sua volontà di intraprendere una propria attività era più elevata che mai in quel periodo e Steve Wozniak era pronto per avventurarsi con lui nella creazione di personal computer, o quasi. I due ebbero infatti alcune incomprensioni e una sera Ronald li invitò nel suo appartamento per aiutarli a risolvere la faccenda. C'erano delle divergenze sul da farsi. Più precisamente, Wozniak voleva che i progetti dei suoi circuiti potessero essere utilizzati anche in altri prodotti, mentre Jobs spingeva affinché diventassero un perno centrale dell'azienda.
Wayne era totalmente d'accordo con Jobs: la società aveva bisogno che quei progetti rimanessero interni, dato che il loro diffondersi avrebbe potuto mettere in pericolo il business.

Tuttavia, Ronald mantenne un atteggiamento diplomatico, cercando di restare nel mezzo delle due posizioni e di convincere al contempo Wozniak del fatto che l'azienda aveva bisogno di quel materiale in via esclusiva. Ci volle più di un'ora, ma alle fine Wozniak decise di "cedere" e seguire la strada voluta da Jobs. Fu proprio in quell'occasione che Jobs, probabilmente soddisfatto dal lavoro svolto da Wayne, offrì a quest'ultimo la possibilità di fondare Apple insieme a lui e Wozniak.

I due Steve vedevano in Wayne una sorta di mentore, nonché "una persona che ne sapeva di leggi" (come descritto da Wozniak nella sua autobiografia). D'altronde, Ronald aveva già un po' di esperienza nel campo e questo lo portò a scrivere il contratto di fondazione della Apple Computer Company. Le copie erano tre e vennero firmate dai fondatori. Era inizio aprile 1976 ed era appena stato scritto, ancora inconsapevolmente da parte dei coinvolti, un pezzo di storia del mondo della tecnologia. Jobs presentò il nome Apple come definitivo, senza mai spiegare a Wayne il motivo di quella scelta.
In ogni caso, Steve lavorava ancora per Atari a quell'epoca, ma il suo essere freelance gli permetteva comunque di dedicarsi alla nuova società. Ronald, invece, lavorava full-time in Atari e quindi non aveva lo stesso tempo a disposizione.

Tuttavia, subito dopo la fondazione di Apple, Jobs lo incaricò di realizzare il primo logo della società. Fu così che nacque l'illustrazione che raffigura Isaac Newton sotto l'iconico albero con una mela messa ben in evidenza. Il riferimento è all'albero di mele che ispirò la legge di gravitazione universale. Nella cornice venne inserita una frase di un sonetto di William Wordsworth, che secondo Wayne descriveva bene il logo. "A Mind Forever Voyaging Through Strange Seas of Thought, Alone" ("Una mente perennemente in viaggio attraverso strani mari di pensieri, da sola"). Originariamente c'era anche il nome dell'autore posto in basso a destra , ma Jobs lo fece rimuovere perché voleva un logo "pulito". Si trattava sicuramente di un logo complesso e non esattamente dei più rapidi da comprendere a livello marketing, ma per quella prima fase andava più che bene.

Terminato il logo a Wayne venne assegnata la stesura del manuale operativo dell'Apple I, il primo storico computer presentato nel 1976 all'Homebrew Computer Club di Palo Alto. Fu proprio per via dell'Apple I che Ronald decise di interrompere il suo coinvolgimento nell'azienda. Infatti, Jobs riuscì a stipulare un contratto per vendere 100 Apple I a un outlet. Peccato che quella realtà avesse una certa reputazione nel non pagare i clienti. In parole povere, Jobs aveva stipulato un contratto che gli richiedeva di spendere almeno 15.000 dollari per completare l'ordine e non c'era alcuna sicurezza in termini di pagamento.

Ciò che era peggio è che la scelta di Jobs obbligava di fatto Wayne a spendere soldi di tasca propria. Ronald aveva 42 anni, mentre Jobs e Wozniak erano dei ventenni, tra l'altro con un carattere per certi versi "turbolento". Visti anche gli anni passati in precedenza a ripagare i debiti per la sua azienda SIAND, Ronald decise dunque di lasciare Apple in mano ai due Steve.
Wayne tolse il suo nome da Apple il 12 aprile 1976, ovvero pochi giorni dopo la fondazione. In ogni caso, la separazione avvenne in modo pacifico, tanto che Jobs tornò in seguito da Ronald per farsi aiutare in alcuni progetti e Wayne ebbe l'occasione di dialogare con Jobs e Wozniak in altre occasioni. Tuttavia, Ronald non faceva più parte del progetto Apple.

A una nostra domanda relativa a quel periodo, Ronald ha risposto: "L'inizio della Apple Corporation ha avuto in realtà un eroe poco conosciuto. Si tratta di una persona di cui pochissimi hanno sentito parlare: Arthur Rock. È colui che ha effettuato l'investimento iniziale di 25 milioni di dollari per avviare l'intera impresa.
La mia esperienza di vita fino ad allora diceva che quando "cervello" e "denaro" si mettono insieme, il "denaro" avrebbe sempre sostenuto che "i soldi sono miei e voglio essere certo che vengano usati correttamente, quindi voglio io il controllo". Tuttavia, per la prima volta nella mia esperienza, questa persona organizzò tutto in modo tale che Steve Jobs e Steve Wozniak, tra loro due, detenessero il 51%. Così facendo, il "cervello", perlomeno inizialmente, aveva il controllo. In seguito, nel corso della storia di Apple, anche dopo che Jobs perse il suo controllo relativo al voto legato al Consiglio di amministrazione, la sua personalità "trainante" portò di volta in volta la società a grandi successi. Inoltre, Jobs popolò Apple di uomini dal grande intelletto e dalla grande immaginazione, che avrebbero in seguito mostrato le stesse qualità anche dopo che lui se ne sarebbe andato
".

Le successive esperienze di Ronald

La parentesi Apple si svolse negli ultimi anni della permanenza di Wayne in Atari. Nel 1977 Ronald lasciò la compagnia e si trovò a lavorare per una piccola azienda di semiconduttori. Quella società stava realizzando una tecnologia legata a quelli che oggi vengono chiamati touchpad. Dopo una presentazione della novità da parte dell'azienda, Jobs chiamò Wayne per chiedergli di convincere il suo capo a vendere l'intero business ad Apple.
Ronald non diede a Jobs la risposta che quest'ultimo voleva sentire, dicendogli che si trattava del lavoro di una vita per il suo capo e che non se la sentiva di fare pressione affinché avvenisse la vendita dell'intera società. Qui finì il coinvolgimento di Wayne nella storia di Apple.

Dopo svariati lavori "secondari", nel 1982 Ronald ebbe l'occasione di tornare alle slot machine. Infatti, qualcuno era venuto a conoscenza del fatto che era stato lui a creare alcune tra le macchine più popolari dell'epoca. Wayne si trovò dunque nuovamente in questo business.
L'intento originale dei datori di lavoro era quello di "riportare in vita" le vecchie slot machine, ma Ronald suggerì un altro approccio: creare un nuovo design, basato sulla tecnologia TTL. Wayne si mise così al lavoro sulla slot machine Thor Vulcan.

Dopo alcuni progetti di successo e qualche problema (anche di salute), nel 1999, all'età di 65 anni, Ronald lasciò Thor e se ne andò in pensione. Per godersi i successivi anni, Wayne acquistò una casa a Ormond Beach. Tuttavia, i costi per mantenerla erano molto alti e Ronald decise di "tornare in pista" e trovare un altro lavoro. Finì così per dover imparare a utilizzare AutoCAD per poter dare il suo contributo ad altri progetti.
Tuttavia, questi non vennero presi troppo in considerazione dall'azienda che aveva assunto Wayne e, dunque, Ronald dovette andarsene. In quel periodo, le condizioni di salute di sua madre, che era andata a vivere con lui, peggiorarono. Si trovò quindi da solo nell'abitazione di Ormond Beach. Vista la situazione, Ronald decise di cercare un altro posto in cui vivere e trovò la sua attuale casa nella piccola cittadina di Pahrump (Nevada).

Wayne è anche un autore di diversi libri e saggi, contestualmente alla sua passione per l'economia e la storia. Questo l'ha portato a scrivere di tali argomenti in un saggio chiamato "NATURE of MONEY" (prima stesura nel 2010, Ronald ci ha gentilmente concesso una copia digitale) e nel libro "Insolence of Office: Socio-Politics, Socio-Economics and the American Republic" (2011, Ronald G. Wayne, 512K Entertainment). Il suo prossimo libro è titolato invece "Counterfeit Trust & The Nature Of Money". Si tratta di opere scritte da una prospettiva americana, ma al loro interno ci sono parecchie riflessioni interessanti a livello globale.

Per suscitare maggiore interesse sull'argomento in voi lettori, riportiamo un aneddoto tutto italiano svelatoci da Ronald: "Rimasi molto colpito dalla cortesia e dall'affascinante carattere del signor Bertolino (si fa riferimento al viaggio di Wayne in Italia per Atari, citato precedentemente nell'articolo, ndr). Tuttavia, a causa del mio interesse nell'economia, la cosa che ho trovato più interessante durante la mia visita è l'inflazione dell'epoca legata al vostro Paese. Più precisamente, mi riferisco alle 100 lire di quel tempo. In seguito mi hanno informato del fatto che la mancanza inarrestabile di quelle monete sembrava essere frutto di camion carichi di 100 lire dirette verso la Svizzera e utilizzate per casse per orologi. Questo avveniva perché per il produttore era più economico fondere le lire piuttosto che comprare acciaio inossidabile grezzo".

Per chi non lo sapesse, si fa riferimento a un periodo che risale circa alla metà degli anni ‘70, quando in Italia le monete metalliche scarseggiavano. Alcuni sostengono che esistessero dei camion che trasportavano in Svizzera grandi quantità di monete per essere impiegate nella fabbricazione di orologi. Per altri si tratta solamente di una leggenda e la penuria di monete fu legata solamente all'inflazione. Difficile sbilanciarsi al giorno d'oggi: riportiamo semplicemente entrambe le voci.

Smartphone, social media e calcolatrice? No, grazie

Durante una nostra conversazione, oltre ad averci consigliato di leggere la sua autobiografia "Adventures of an Apple Founder: Atari, Apple, Aerospace and Beyond", da cui sono tratte alcune delle vicende presenti in questo articolo, Ronald ha trattato anche svariati altri argomenti. Alla nostra richiesta di commentare cosa ne pensa del mondo tech odierno, Ronald ha risposto che questo probabilmente non interessa a nessuno, in quanto è rimasto "fermo" a qualche anno fa. Wayne ci ha infatti confessato di aver usato raramente un cellulare, figurarsi uno smartphone.

Una delle sue preoccupazioni riguarda l'uso massiccio della calcolatrice: "l'individuo medio non è più in grado di fare dei semplici calcoli senza quello strumento".
Ronald ha deciso di evitare ogni forma di social media (i profili esistenti sono gestiti dal suo agente). Wayne ci ha infatti detto che a suo modo di vedere questi possono minare la produttività. Secondo Ronald, nel mondo moderno ci sono molte persone che stanno perdendo tempo a causa di questi strumenti. "(Andrea, ndr) Il problema è che devi raggiungere la mia età per realizzare che le ore, i giorni, gli anni della nostra vita, che pensavamo durassero per sempre, sono in realtà fissati a un certo limite". Abbiamo dunque chiesto a Wayne di cosa si sta occupando in questo momento. La risposta: "sto osservando, scrivendo e, in generale, godendo del mio pensionamento".

L'utilizzo sbagliato della tecnologia e il futuro

La storia porta con sé eventi spiacevoli anche oggi, in un'epoca in cui ormai disponiamo di tutti i mezzi tecnologici per informarci. Facendo riferimento a quanto accaduto recentemente a Capitol Hill, abbiamo chiesto a Wayne come si potrebbe mettere fine all'uso sbagliato di tecnologie come i social media da parte di determinati soggetti. "Questa è una domanda molto profonda, che mi costringe a dire: "non sono un pozzo di tutta la conoscenza". La domanda, alla sua radice, chiede: "Cosa pensi che sia davvero sbagliato nel mondo e cosa possiamo fare al riguardo?"".

"Una leadership più dedicata e consapevole (il termine utilizzato è "enlightened", ndr), in tutto il mondo, sarebbe la prima mossa, anche se il modo in cui potremmo arrivarci va ben oltre le mie capacità. Un buon inizio potrebbe essere una revisione internazionale delle nostre strutture e dei sistemi educativi, ponendo un forte focus sull'insegnare alle persone a utilizzare la propria testa per le questioni realmente importanti. In altre parole, un significativo progresso nel semplice "ragionamento" inibirebbe di per sé la "popolarità" di teorie del complotto e razzismo, nonché metterebbe fine alla logica "noi e loro" relativa alla relazioni umane. Un'istruzione che pone l'attenzione in modo approfondito, sin in tenerà età, sulla storia, sulla governance e sui pericoli insiti nel ragionamento sofistico potrebbe aiutare molto a stabilire leadership più umane in tutto il mondo, nonché a reprimere in modo significativo i conflitti internazionali".

La "fine"

Quello che abbiamo raccontato è un susseguirsi di eventi e pensieri, vittoriosi e tortuosi, che costituiscono la permanenza di ogni essere umano su questa Terra. Quel ragazzo a cui era stata "rubata" la prima reale invenzione non si sarebbe mai immaginato di trovarsi coinvolto nella fondazione di una delle aziende tecnologiche più importanti che esistano in questo settore.
Lo spirito che anima la storia del, ora non più "dimenticato", fondatore di Apple Ronald Wayne è quello che ha portato alla creazione di pressoché qualsiasi progetto tecnologico, Everyeye compreso. La passione e l'umanità che si cela in ognuno di noi fanno "brutti" scherzi. Senza quelle, nemmeno chi vi scrive sarebbe qui a chiudere questo atipico articolo, che dopo oltre due anni è finalmente pronto, utilizzando una frase tanto abusata quanto veritiera: "nonostante tutto, seguite i vostri sogni".