AGCOM: stop al marketing ingannevole sulla Fibra, cosa cambia adesso?

AGCOM mette un freno all'utilizzo della parola “fibra” nelle pubblicità, rendendo più chiare le offerte commerciali.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Da oggi, la maggior parte degli italiani non sono più connessi a internet tramite fibra ottica. Non si tratta di un downgrade di massa, potete stare tranquilli, quanto più di un provvedimento preso da AGCOM per limitare le pratiche commerciali scorrette da parte degli operatori telefonici. Pratiche che non sono certo nuove in Italia, basta vedere la frequenza con cui le Telco nostrane vengono multate per capire che il settore ha bisogno di maggiore trasparenza.
Questa dovrebbe essere alla base di una corretta comunicazione commerciale, ma viene troppo spesso messa da parte per esigenze di marketing. Con il nuovo provvedimento, il Garante delle Comunicazioni pone un freno all'esuberanza della pubblicità sulle offerte telefoniche fisse, ma basterà a rendere più chiaro agli italiani cosa stanno pagando?

Un provvedimento giusto, ma serve più chiarezza

AGCOM ha stabilito che, d'ora in avanti, il termine "Fibra" potrà essere utilizzato, "senza ulteriori precisazioni", esclusivamente in presenta di tecnologia di connessione FTTH o FTTB. FTTH sta per "Fiber To The Home", mentre FTTB indica "Fiber To The Building". Solo con infrastrutture di rete di questo tipo le compagnie telefoniche potranno usare la parola "Fibra" per promuovere i loro servizi. Nel caso di connessioni FTTC (Fiber To The Cabinet) ad esempio, le più diffuse in Italia, andrà invece specificata meglio la tecnologia alla base dell'infrastruttura di rete. "Fibra su rete mista rame" o "Fibra su rete mista radio" sono le formule con cui questo tipo di connessioni saranno presentate d'ora in avanti, non certo il massimo della chiarezza, soprattutto per gli utenti meno esperti.
"Gli operatori potranno usare il termine 'fibra' (e affiancarvi aggettivi superlativi o accrescitivi), senza ulteriori precisazioni tecniche, solo se l'infrastruttura sottostante sia costituita esclusivamente da una rete di accesso in fibra, almeno nei collegamenti orizzontali fino all'edificio (FTTB) o fino all'unità immobiliare dell'utente (FTTH)".
Per facilitare la comprensione delle offerte, gli operatori saranno obbligati ad utilizzare degli specifici simboli nella comunicazioni commerciali. Una "F" indicherà le connessioni in Fibra ottica FTTH e FTTB, mentre una "FR" preciserà meglio le offerte basate su rete mista, che utilizza anche rame e o segnale radio. Nel caso in cui non ci sia fibra ottica nell'architettura di rete, comparirà invece una "R".

Il provvedimento pone fine ad anni di marketing selvaggio, pratica agevolata però anche dalla scarsa conoscenza delle tecnologie impiegate da parte degli utenti. Cosa accadrà ora? Le offerte saranno più comprensibili da chi conosce termini come "FTTH" o "FTTB", per tutti gli altri invece il problema rimane. Da capire sarà anche l'applicazione pratica del provvedimento. Vedremo in TV o online pubblicità di connessioni in "Fibra mista rame", o la precisazione sarà relegata a un asterisco scritto in piccolo a cui quasi nessuno farà caso?
Non sarebbe la prima volta che le Telco aggirano i limiti imposti dalle autorità di garanzia, basti pensare alla questione della tariffazione ogni 28 giorni. A questo punto, speriamo che le compagnie telefoniche recepiscano il provvedimento nel modo giusto, rendendo più chiara la loro comunicazione, a tutto vantaggio degli utenti.