Android e il problema della frammentazione: possibile risolverlo?

Col passare degli anni Android è cresciuto e migliorato, ma la maggior parte degli utenti è ancora ferma a vecchie versioni dell'OS

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Andrea Zanettin Andrea Zanettin segue da sempre con passione tutto ciò che riguarda la tecnologia: qualsiasi cosa abbia un chip stuzzica la sua curiosità. Sviluppa anche applicazioni per vari sistemi operativi (sia su ambiente desktop che mobile). Potete seguirlo su Twitter, Instagram, Facebook e Google+.

Android, il sistema operativo mobile sviluppato da Google, trova oramai posto in un quantitativo spropositato di dispositivi. Infatti, il robottino verde sta letteralmente "spopolando" sia in Italia che nel resto del globo. Il tutto viene confermato dai ricercatori di Kantar, divisione dedicata al Data Investment Management della società WPP, che provvedono ogni mese a rilasciare i dati relativi alla diffusione dei vari SO per dispositivi mobili. Le statistiche aggiornate offrono una "visione d'insieme" della popolarità di Android & Co, una popolarità che non sempre va a braccetto con l'aggiornamento di questo sistema operativo.

Android "spopola" in Italia

Prendendo ad esempio il nostro Paese, in particolare, il sistema operativo di Google è l'unico con percentuali di dispositivi venduti in crescita di anno in anno. Infatti, la situazione è molto differente per i "competitor" (iOS, Windows Phone e Blackberry OS in primis) che presentano numeri "instabili", alternando periodi "buoni" ad altri meno confortanti.
Ad esempio, se consideriamo il periodo che va dal marzo 2015 fino ad arrivare allo stesso mese di quest'anno, possiamo notare come Android sia passato dall'essere installato nel 66,2% dei dispositivi venduti fino a conquistare l'80% degli smartphone, tablet e affini acquistati dagli italiani. Per quanto riguarda iOS, invece, si è passati da una percentuale del 17,5% ad una del 14,9% (per un calo del 2,6%). Situazione analoga per BlackBerry OS (da 1,3% a 0,9%) e per Windows Phone (da 14,4% a 4%). In merito a questi due, bisogna dire che Blackberry OS è stato abbandonato dalla casa madre dopo il passaggio ad Android ed è quindi destinato a scomparire, mentre Windows Phone si è arenato da quando Microsoft ha deciso di non lanciare più nuovi device.Tuttavia, bisogna considerare anche che uno degli storici obiettivi del sistema operativo sviluppato da Google è proprio quello di poter essere installato su dispositivi aventi le più svariate caratteristiche tecniche. Cosa che, ovviamente, gli altri sistemi operativi non potevano permettersi prima e non possono ancora di più oggi: iOS viene utilizzato solamente da dispositivi Apple, mentre BlackBerry OS e Windows Phone, come spiegato in precedenza, non sono ormai più competitivi.
Nonostante questo, i dati "parlano" chiaro: Android è attualmente il sistema operativo per dispositivi mobili più utilizzato nel nostro Paese. E non ha la minima intenzione di perdere il suo primato.

Da grandi obiettivi derivano grandi responsabilità

C'è, però, un problema: il "vero" nemico del robottino verde potrebbe essere... lo stesso robottino verde. Infatti, Google è costantemente alle prese con nuovi aggiornameti (implementando nuove funzionalità e mantenendolo "al riparo" dal mostruoso quantitativo di vulnerabilità che vengono scoperte ogni mese) non in una singola versione di esso ma bensì in tutte quelle più "in auge" tra i suoi "clienti". Qui viene, quindi, a crearsi un grosso problema per la società californiana: il dover al contempo "stare al passo" con l'innovazione tecnologia e il non scontentare i propri utenti che utilizzano le "vecchie" versioni di Android.

La situazione dal punto di vista delle aziende

"Basterebbe che le case produttrici di smartphone aggiornino più frequentemente i propri prodotti", direte voi. Mai affermazione fu più sbagliata. Infatti, le aziende in questione, per monetizzare il più possibile, devono necessariamente commercializzare ogni anno un gran numero di modelli adatti a qualsiasi fascia di prezzo. Questo porta a minori investimenti nel campo del "mantenimento" dei propri prodotti, che comprende anche l'aggiornamento di questi ultimi all'ultima versione di Android.

Come se non bastasse, questo va a scontrarsi anche con nuove e sempre più pericolose minacce alla sicurezza, che costringono la società di Mountain View a rilasciare delle patch praticamente ogni mese. Capite bene, dunque, che l'aggiornamento dei "vecchi" dispositivi non è assolutamente una strada percorribile, perlomeno nell'epoca in cui viviamo.

La "frammentazione" di Android

Il problema appena descritto viene denominato "frammentazione" e da molti anni non fa dormire sonni tranquilli alla società californiana. Stando agli ultimi dati diffusi dalla stessa Google, l'ultima versione "stabile" del robottino verde (Nougat, per la precisione) è installata in appena il 7,1% dei dispositivi Android presenti sul mercato. Una percentuale davvero esigua se pensiamo che persino la percentuale di smartphone, tablet e affini montanti Jelly Bean (versione lanciata originariamente nel lontano 2012) è del 9,1%. Se la passano meglio Lollipop (32%) e Marshmallow (31,2%) mentre le altre "vecchie" versioni sono montate nel restante 20,8% dei dispositivi Android.

Inoltre, dobbiamo anche considerare il fatto che è attualmente in corso, tramite il programma Beta, la fase di testing di O (abbiamo già analizzato la seconda Developer Preview). La "frammentazione" di Android, dunque, è un problema più attuale che mai ed è destinato ad aumentare con ogni prossima "major release".

I "dati reali" potrebbero discostarsi un po'

La società di Mountain View basa i propri dati sull'accesso al Play Store, il popolare market per Android. Esistono, tuttavia, delle casi produttrici di smartphone (tra queste sono presenti anche brand molto influenti come Xiaomi) che si sono sempre "rifiutate" di preinstallare la suddetta applicazione nei propri dispositivi. Inoltre, bisogna tenere anche in considerazione tutti i dispositivi degli utenti più "smanettoni" che, per un motivo o per l'altro, hanno deciso di fare a meno del Play Store. Mancano, dunque, all'appello una minoranza di dispositivi e la situazione potrebbe essere, nonostante tutto, un po' migliore di come viene dipinta dai dati diffusi dalla stessa Google. Non aspettatevi, tuttavia, "ribaltamenti" di sorta: la frammentazione su Android è un problema serio e destinato ad acuirsi col passare del tempo.