Speciale Apple dei record

Dai risultati finanziari all'"Internet of things", uno sguardo al presente e al futuro dell'azienda dei record.

speciale Apple dei record
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“Steve ci ha insegnato che porre dei limiti a ciò che si fa non è un’ottima cosa. I numeri sono dei limiti. Noi ci concentriamo sui prodotti che sviluppiamo, non sui numeri”. Tim Cook, CEO di Apple, ha pronunciato queste parole alla conferenza organizzata da Goldmand Sachs, una delle più grandi banche d’affari del mondo, il 10 febbraio scorso, poche settimane dopo aver annunciato al mondo i risultati finanziari del primo trimestre dell’anno fiscale 2015, noto come “trimestre natalizio”, in cui Apple ha fatto registrare numeri di vendita da capogiro. Si tratta di un segnale forte e diretto alla concorrenza, come per dire “Hey, qui nessuno si cullerà sugli allori”, ma allo stesso tempo rassicura investitori e fan sul futuro della società, mai come ora lanciata verso nuovi successi.
Diamo uno sguardo ai numeri che hanno portato Apple ad essere la società che ha dato vita al trimestre fiscale più redditizio nella storia della mela e cerchiamo di capire come in futuro Cook e soci potrebbero investire questa montagna di capitali, frutto di un lavoro che continua a sorprendere analisti e utenti in tutto il mondo.

iPhone: lo smartphone dalle uova d’oro

Probabilmente a Cupertino se lo aspettavano. Gli sforzi fatti nel mercato cinese, il più grande al mondo per bacino d’utenza, la presentazione di ben due iPhone con display di grandi dimensioni, come voleva il pubblico, il lancio di Apple Pay, Home Kit, Health, e la presentazione dell’Apple Watch, hanno dato ad Apple uno slancio senza pari nel trimestre natalizio. I fan di vecchia data hanno visto una società in gran salute, che sa ancora fare il proprio lavoro, quelli dall’altra parte della barricata hanno pensato che, forse, il momento giusto per passare sotto la Mela era proprio quello a ridosso delle festività natalizie. Fatto sta che Tim Cook ha avuto la fortuna (e il merito) di annunciare un ricavato nel Q1 2015 pari a 74.6 miliardi di dollari, con un guadagno netto di 18 miliardi di dollari, che portano a 178 miliardi di dollari l’ammontare del suo “tesoro”.
I numeri relativi alle vendite dei singoli prodotti parlano chiaro. L’iPhone è il re incontrastato del catalogo Apple: 74.5 milioni di unità piazzate in tutto il mondo. L’iPad, in netto calo rispetto al trimestre precedente e a quello dello stesso periodo dello scorso anno, si è fermato a quota 21.4 milioni, sebbene l’azienda rimanga ancora ottimista sul suo futuro. Infine, i Mac venduti, che rosicchiano trimestre dopo trimestre piccole fette di mercato ai competitor, sono stati 5.52 milioni.
I migliori analisti di tutto il mondo avevano previsto ricavi per non più di 67 miliardi di dollari. Bastano queste poche cifre per capire che le scelte prese nel quartier generale di Cupertino qualche mese addietro sono state semplicemente perfette. Basti pensare ad iPhone 6 Plus, molto criticato inizialmente dal pubblico e dalla stampa, che ha portato il prezzo medio della categoria iPhone da 603 dollari a ben 687 dollari, con margini di guadagno superiori rispetto a qualunque altra versione.

Tim Cook e il Ma Kai, vice presidente cinese
Uno dei paesi in cui il Plus è stato maggiormente apprezzato è la Cina. Abbiamo anticipato che questo mercato è stato fondamentale per il record stabilito da Cupertino. In termini numerici il paese della Vecchia Muraglia ha garantito alla Mela ricavi per 16.4 miliardi di dollari, il 157 per cento in più rispetto al precedente trimestre e il 70 per cento in più rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Capite perché spesso si sente parlare di Tim Cook in giro da quelle parti e perché, solo negli ultimi mesi, sono spuntati Apple Store come funghi in varie località cinesi (entro il 2016 ce ne saranno almeno 40 in più rispetto ad oggi)?
Nota a margine di questo piccolo recap finanziario. A partire da questo trimestre Apple non ha più riportato i dati di vendita della categoria iPod. Il settore è in crisi, l’iPod classico è ormai un ricordo e iPhone e iPad stanno cannibalizzando la versione Touch, rinfrescata un paio di anni fa con tanti nuovi colori ma sulla via del tramonto anch’esso, a meno che non risorga con feature musicali innovative. Per ora gli iPod fanno parte della categoria “altri prodotti”, insieme alla Apple TV (fino ad oggi ne sono state vendute 25 milioni di pezzi), alle cuffie Beats e, nei prossimi mesi, all’Apple Watch.

Un futuro dalle mille possibilità

Che cosa farà Apple dopo il trimestre più remunerativo della sua storia? Tim Cook dovrà prendere decisioni impegnative ma ha dimostrato ampiamente di sapere il fatto suo e di essere in grado di gestire ingenti risorse e un potenziale tecnologico immenso, costituito dalla gestione di hardware, software e servizi propri, che la concorrenza non ha e non può avere, almeno a breve termine. Tutto ciò basterà per continuare sul livello di crescita visto in questi ultimi quattro anni?
Da quando Apple è stata ripescata da Steve Jobs sull'orlo della bancarotta, circa 15 anni fa, il suo prestigio e la sua ricchezza sono aumentati in maniera impensabile e allo stato attuale il suo valore supera i 700 miliardi di dollari. La grande svolta della compagnia di Cupertino si è avuta con l'introduzione dei dispositivi mobili, iPhone e iPad. Prima o poi la spinta generata da questi prodotti calerà e ci sarà bisogno di nuovi progetti innovativi per rimanere al vertice. Uno di questi, forse il principale, che vede Apple già attiva a livello pubblico da qualche mese, è il filone dell'Internet of Things (letteralmente "internet delle cose", indica l'estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti). Si tratta di un mercato potenzialmente in grado di generare più ricavi rispetto a quello della musica digitale, dei dispositivi mobili e dell'informatica e ruota intorno a sviluppatori, consumatori, rivenditori, pagamenti mobili e sistemi combinati integrati nella quotidianità, basati su piccoli dispositivi in grado di comunicare con gli idevice.
iBeacon, la tecnologia sviluppata da Apple che permette di interagire con l'Internet of Things, è stata annunciata, senza troppo rumore, diversi mesi fa ed è ora perfettamente ottimizzata con iOS 8 e in grado di funzionare utilizzando risorse minime di energia. iBeacon è legata a doppio filo con l’internet delle cose e potrebbe contribuire ad amplificarne l’adozione in molti contesti, soprattutto se, col tempo, si diffonderà non solo nel marketing di prossimità, ma anche in aree diverse, come strutture culturali, abitazioni private e strade. Tra gli esempi principali dell'utilizzo di iBeacon possiamo citare l'aeroporto di Miami, che utilizza tale tecnologia per aiutare i viaggiatori a trovare il varco per l'imbarco, ristoranti o servizi commerciali, il Metropolitan Museum of Art e il Guggeneheim Museum di New York, che hanno pensato ad iBeacon per fornire ai visitatori guide virtuali, mappe e shop online.

L’idea di avere una casa in cui il funzionamento di elettrodomestici, PC e luce elettrica sia ottimizzato e a portata di smartphone diventa reale proprio grazie ad iBeacon. Le prime app sono già state sviluppate: fra queste, Launch Here, creata dalla Aww Apps, che si propone di lanciare l’applicazione giusta al momento giusto a seconda della stanza in cui ci troviamo. “Un timer quando sei vicino alla macchinetta del caffè, un'app di controllo a distanza quando sei sul sofà o una to-do-app quando sei alla scrivania” si legge sul sito ufficiale. E potremmo citare molte altre app simili. La Mela sta riproponendo una strategia già vista in passato e cercherà di convincerci che è impossibile vivere senza l'Internet of Things, così come ci risulta quasi impossibile agire quotidianamente senza un iPhone o uno smartphone in generale.
Altra mossa ideata dal team di Cupertino per tenere alto il valore della propria impresa è quella indirizzata al mercato business. Tim Cook è riuscito a realizzare un accordo storico con IBM e insieme stanno approntando un piano di sviluppo di applicazioni dedicate al mondo lavorativo (IBM MobileFirst) che non ha uguali nel settore. IBM proporrà ai propri clienti (aziende di vario genere e dimensioni) di lavorare con una serie di software realizzati ad hoc per iOS e venderà, a tale scopo, iPad e iPhone. Anche se IBM ha dovuto far fronte a diversi tipi di problemi ultimamente, la capacità di attrarre clienti importanti grazie ai suoi prodotti aziendali è stata a lungo un punto di forza dell’azienda americana, di cui Apple si avvarrà per strappare fette di mercato alla concorrenza.

Fin qui abbiamo parlato di due progetti che Apple sta già mettendo in atto per rimanere al vertice nel mercato tecnologico. Tuttavia le indiscrezioni su ciò che Apple potrebbe ulteriormente proporre in futuro sono tante e tra i prodotti in fase di lavorazione nei laboratori segreti di Cupertino c'è sicuramente una televisione. La Mela non si limiterebbe a presentare un modello di TV come le altre. Alla base di questo progetto ci sarebbe una piattaforma software proprietaria che assicurerebbe feature innovative (oltre all'integrazione di Siri e Facetime) e la diffusione di contenuti creati ad hoc. A detta di Eddy Cue, responsabile dei servizi internet e di iTunes, ciò che sta frenando Apple nel proporre la propria "visione televisiva" al mondo è l'accordo per i contenuti con le varie case di produzione.
Il problema principale, a suo dire, è la mancanza di standard globali per la gestione dei diritti sui contenuti. E questo spiega per quale ragione Apple sia ancora impelagata nelle trattative con colossi del calibro di ESPN, HBO e Viacom, che vanno avanti ormai da anni. Tuttavia l'allargamento a nuove categorie di prodotto è un passo necessario quando si arriva a spremere economicamente al massimo ciò che già si produce. La Apple TV potrebbe arrivare a breve o tra diversi anni, ma la maggior parte degli analisti danno la cosa per certa, vista anche la forte volontà di Steve Jobs, poco prima della morte, di volerne creare un esemplare "rivoluzionario".
Al vaglio degli ingegneri di Cupertino ci sarebbe anche un nuovo servizio musicale in streaming. Sono due i motivi che porterebbero Apple a riproporre qualcosa di nuovo, in maniera forte, nel mondo della musica. Da un lato c’è il declino ormai inarrestabile dell’iPod e la crisi di iTunes, dall’altro l’acquisizione di Beats e il desiderio di recitare un ruolo da protagonista nel promettente mercato dello streaming. Il percorso di Apple nel mondo musicale sembra essere giunto a un crocevia e tra il 2015 e il 2016 capiremo finalmente quali sono le reali intenzioni di Tim Cook e soci. Di certo la possibilità di contare su un capitale importante (materiale e intellettuale) come quello di Beats non è affare da poco.
L’impressione è che Apple stia lavorando per inserire all’interno di iOS 9 e successivi sistemi operativi una nuova versione di iTunes Radio (il piuttosto deludente servizio in stile Spotify limitato ad alcuni mercati) arricchita da tutte le funzionalità ricevute in dote da Beats Music, ma c’è anche chi scommette sull’eventualità di una sinergia più profonda con tutto l’ecosistema di cuffie e auricolari dell’azienda di Dr. Dre. Ad esempio Apple potrebbe mettere nella confezione di ogni nuovo iPhone un paio di auricolari di qualità top targati Beats Audio, magari già ottimizzati per ricevere ordini da Siri.