Speciale Apple Music a confronto con Spotify e Tidal

I servizi di musica in streaming sono sempre più diffusi. Per farsi un'idea sulle attuali alternative proposte dal mercato, mettiamo a confronto tre importanti attori dell'attuale panorama musicale online.

speciale Apple Music a confronto con Spotify e Tidal
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Nel corso degli ultimi anni il mercato della musica è stato protagonista di un cambiamento radicale nelle modalità di fruizione e di vendita presso il pubblico. Si è passati, in maniera anche traumatica, dal possedere fisicamente album e singoli acquistati in negozio o online , allo streaming, che mette a disposizione l'intero panorama musicale internazionale per pochi euro al mese. Perchè pagare poco meno di 10 euro per un solo album quando con gli stessi soldi, versati mensilmente, è possibile ottenere tutti i brani e gli album che vogliamo? Le società sviluppatesi grazie a questo tipo di business sono state numerose, ma l'ultima a salire sul carro, Apple, ha fatto parlare moltissimo di sé, causando seri grattacapi alla concorrenza, impegnata più che mai a tenersi stretti i propri abbonati. Le alternative dunque non mancano e il mercato oggi ne offre di ogni genere, ecco perché un confronto tra Apple Music e altri due esponenti della categoria, Spotify e Tidal, permette di farsi un'idea migliore su questo settore.

Due colossi e una start-up di prestigio

L'ascesa di Apple nel campo della musica in streaming è iniziata, almeno pubblicamente, nel febbraio del 2014, con l'acquisizione storica, per via della cifra in ballo, 3 miliardi di dollari, di Beats Electronics, diretta da Dr.Dre e Jimmy Iovine. I due musicisti avevano già lanciato un proprio prodotto musicale, Beats Music, molto curato graficamente e in quanto a funzionalità ma privo di quell'appeal internazionale utile a rivaleggiare con l'agguerrita concorrenza. Dopo un anno e mezzo circa, la Mela ha lanciato Apple Music sulla base di Beats Music, integrandolo in toto con la propria tecnologia e con i contenuti dell'iTunes Store, arricchendolo anche con nuove funzionalità.
A differenza di altri settori in cui Apple ha fatto da apripista per altre aziende concorrenti, quando si parla di musica in streaming il primo pensiero dell'utenza media è rivolto a Spotify, prodotto dell'omonima azienda svedese che nel 2008 ha esordito come start-up e che nel 2010 contava già 10 milioni di utenti, di cui 2.5 milioni a pagamento. Nel 2011 il grande sbarco negli USA, dopo mesi di contrattazioni con le quattro grandi case discografiche del paese, mentre è solo nell'aprile del 2013 che Spotify viene lanciato in Italia. L'esordio di Tidal nel mondo della musica in streaming avviene invece nel marzo del 2015, quando il popolare rapper Jay-Z, insieme ad un nutrito gruppo di artisti noti a livello internazionale, tra cui Beyoncè, Kanye West, Rihanna, Usher e Madonna, ripresentano al mondo Tinder, piattaforma già esistente sotto altra forma, che si propone di offrire agli utenti la "vera" musica in streaming, gestita senza l'intermediazione di altri professionisti del settore. Lo scopo principale, che ha destato interesse tra gli utenti, è quello di offrire una qualità musicale superiore, basata non su file .mp3 ma su file FLAC. Il prezzo da pagare non è basso, visto che Tidal non prevede una versione gratuita e che per accedere ai servizi in streaming è necessario pagare fin da subito la quota mensile, dopo una breve prova gratuita.
Vero cruccio, almeno nelle fasi iniziali di lancio del proprio servizio, di ogni azienda impegnata nel mercato dello streaming musicale, è la trattativa con le case discografiche, per suddividere i ricavi ottenuti dagli abbonamenti. Apple ha raggiunto un accordo con i principali detentori dei diritti musicali concedendo loro il 71.5% dell'abbonamento mensile. Spotify versa nelle casse delle case discografiche, mediamente, circa il 70% dei propri ricavi, sebbene l'esatto ammontare dei diritti venga calcolato sulla base del numero degli ascolti delle canzoni da parte di utenti "free" e abbonati. Con Tidal invece, gli artisti ricevono dei guadagni pari fino al doppio rispetto a Spotify ed Apple Music, venendo a mancare, come anticipato, alcuni passaggi della compra-vendita musicale. Tutti e tre i servizi prevedono una prova gratuita delle feature, con Apple Music che vince regalando tre mesi ai propri utenti, rispetto ai trenta giorni di Spotify e Tidal.

Tuttavia Spotify è l'unica ad offrire una versione free del servizio on-demand, grazie al supporto degli annunci pubblicitari. L'offerta è disponibile anche su dispositivi mobili, sebbene in modalità shuffle su smartphone. Apple Music concede gratuitamente solo alcune funzioni, tra cui la radio in streaming 24 ore su 24 e sette giorni su sette, Beats1, e la navigazione sul social musicale Connect. Passando al prezzo degli abbonamenti, vediamo che la situazione è molto simile tra i tre: tutti i servizi partono da un listino di 9.99 € al mese, fatta eccezione per Tidal, che aggiunge una modalità da 19.99 € per coloro che volessero scegliere la modalità d'ascolto lossless. Apple Music stravince sull'abbonamento cumulativo, grazie al piano famiglia, che comprende ben sei account full-feature, a soli 14.99 €. Spotify invece, offre il 50% di sconto ad ogni nuovo abbonamento Premium facente parte del nucleo famigliare. Nulla da segnalare per Tidal.
Spotify ha dichiarato più volte di offrire ai propri utenti circa 30 milioni di brani nella sua libreria, mentre Apple, con un'abile mossa di marketing, ha sottolineato di essere in grado di mettere a disposizione degli abbonati "più" di 30 milioni di canzoni. Fermo a 25 milioni invece il catalogo offerto da Tidal. Al di là dei freddi numeri, sarebbe bene capire cosa è presente e cosa manca in queste librerie. In particolare, Apple Music e Spotify, che hanno stretto il maggior numero di accordi con le case discografiche internazionali, hanno avuto alcuni problemi con determinati cantanti per la disponibilità di alcuni o di tutti gli album. Nota è la questione dell'album 1989 di Taylor Swift, non concesso a Spotify né ad Apple Music inizialmente e poi messo a disposizione dall'artista solo per Cupertino (non sono mancate le polemiche sui tre mesi gratuiti di prova). Ancora, la sublime musica dei Beatles manca all'appello per entrambi i colossi, ma anche qui Apple sembra avere delle frecce in più nel proprio arco visto che nel 2010 è riuscita nell'impresa di pubblicare tutta la discografia su iTunes, dopo anni di contrattazioni. E' solo questione di tempo per il lancio su Apple Music?

mp3 o FLAC?

Sulla qualità della musica sono molte le persone a non scendere a compromessi, anche se ci troviamo di fronte a servizi che spesso vengono utilizzati via smartphone o tablet. Al momento Apple Music aggiusta automaticamente la qualità di riproduzione fino a un massimo di 256 kbit in formato AAC. Quando ci si trova sotto rete cellulare, sia 3G o le ben più performanti connessioni di ultima generazione come l'LTE, il sistema diminuisce tale qualità affinché il consumo di dati non sia eccessivo.
Spotify offre un bitrate, basato su file .mp3 e non AAC, pari a 320kbps, ma solo per gli utenti "premium". Gli utenti "freemium" invece, si accontentano di un bitrate decisamente inferiore (160kbps). Nonostante la disparità di bitrate tra Apple Music e Spotify, c'è da dire che, generalmente, i 256kbps dei file AAC equivalgono (o sono addirittura superiori) ai 320kbps dei file .mp3.

Tidal offre file AAC da 320kbps ai propri utenti, ma solo quelli "premium base" (che pagano 9.99 €). Coloro che scelgono la musica senza alcun compromesso godono di musica in formato FLAC pari a 1411kbps, senza alcuna perdita di qualità.
A distinguersi maggiormente tra i tre protagonisti di questa analisi sono le opzioni minori, anche se, forse, non sono del tutto determinanti per la scelta del consumatore finale. Apple Music supera i concorrenti sulla sincronizzazione della propria libreria già esistente sul cloud, così come accade con iTunes Match, ma da non sottovalutare sono anche l'emittente radiofonica Beats 1 e il social network per gli artisti. Spotify non ha rivali sulla compatibilità fra piattaforme (OS X, Windows, iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry, Playstation e device terzi), e con i gadget dedicati al fiteness può adeguare le playlist all'andamento durante la corsa. Tidal, infine, vince in fatto di qualità di riproduzione, grazie dell'ascolto musicale lossless, sebbene sia poco indicato per i dispositivi mobili, sia perchè non equipaggiati di casse adatte ad una qualità professionale del suono, sia per l'alto consumo del traffico dati in fase di streaming o download.
Apple, dal canto suo, può contare su un elemento non di poco conto: il vasto ecosistema hardware e software creato nel corso degli anni e totalmente auto-gestito. Chi possiede un iPhone, un iPad e/o un Mac non può non considerare Apple Music come un servizio fatto su misura per sè. Basti considerare l'integrazione totale di Siri nelle funzioni di Apple Music.

E' possibile effettuare numerose richieste all'assistente vocale nato con iOS 6, senza intraprendere alcuna lunga ed estenuante ricerca nel catalogo. Ad esempio, domandando: "Fammi ascoltare la colonna sonora del film Ritorno al Futuro", Siri avvierà immediatamente la canzone prescelta. Per non parlare della familiarità dell'interfaccia di Apple Music con iTunes, servizio utilizzato da anni da tutti gli Apple fan. Ha creato meno entusiasmo del previsto, invece, il servizio social-musicale Connect, introdotto da Apple Music. La nuova piattaforma social permette agli artisti di condividere materiale esclusivo come foto, video e contenuti dietro le quinte, e i fan possono interagire con essi commentando o condividendo. Apple spera che Connect non ricalchi l'insuccesso del precedente esperimento social Ping.
L'aspetto social, invece, è il punto di forza di Spotify. Esso prevede il servizio di condivisione (della musica in ascolto) su social media quali Facebook, Twitter e Tumblr o sul feed di Spotify, e l'interazione con gli altri utenti, un'alternativa molto valida per la ricerca di nuova musica nel vasto catalogo presente, visto che è possibile accedere alle playlist condivise e vedere cosa stanno ascoltando i propri amici online. Tidal, dal canto suo, scommette su tracce, video e concerti esclusivi per invogliare gli utenti a sottoscrivere uno dei due abbonamenti. Le recensioni hanno premiato non solo la qualità del suono, ma anche il metodo di promozione dell'azienda di nuovi artisti e le iniziative per la diffusione della musica indipendente, non più limitata dall'egemonia delle case discografiche sulle royalties.

Apple Music Dopo questa analisi, possiamo affermare che il mercato offre oggi alternative simili ma allo stesso tempo diverse. Ognuna infatti possiede qualche caratteristica, magari secondaria, che può far comodo, soprattutto per gli utenti più esigenti, che vogliono un servizio quasi su misura. Apple Music ha dalla sua parte la folta schiera di device che lo installeranno di default, diffondendosi molto velocemente, senza dimenticare l’offerta familiare da 14.99 €, davvero interessante. Spotify offre un servizio ormai entrato nel DNA degli utenti, quasi un sinonimo della musica in streaming. Le sue applicazioni sono dovunque, dai telefoni alle TV, e gli oltre 60 milioni di utenti attivi testimoniano il successo mondiale di Spotify. Come potenziale bacino d’utenza, Tidal perde qualche punto, perché meno conosciuto, ma l’alta qualità nella riproduzione loseless tocca il tasto giusto, perché gli audiofili sono un pubblico esigente ma anche disposto a spendere. A ognuno il suo.