Apple potrebbe acquistare Netflix, grazie a Donald Trump

Apple potrebbe mettere le mani su Netflix. Ma non solo: anche su Electronic Arts, Activision e addirittura Tesla.

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Esisterebbe un 40% di possibilità che Apple, il colosso del Tech di Cupertino, metta le proprie mani sull'imperatore incontrastato del mercato dello streaming on-demand nel mondo, Netflix. A sostenerlo è un report di Citi, sulla base delle recenti politiche fiscali del Presidente degli Stati Uniti, Donald J.Trump. Possibili e appetitosi bersagli delle future spese pazze di Apple potrebbero essere anche altri colossi, come Disney, Tesla e il publisher Electronic Arts.

Che cosa c'entra Trump

Uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del tycoon newyorchese è sempre stato quello della riduzione (massiccia) del cuneo fiscale, argomento storicamente caro alla destra americana. Una promessa che Trump non si è rimangiato una volta eletto, tant'è che di corporate tax cut si parla sin dai primi mesi del suo insediamento. Il Presidente americano l'ha definito il più grande taglio delle tasse dai tempi di Ronald Reagan, a sottolineare l'impatto massiccio che questo avrà sull'economia americana e, in particolare, sulle grosse imprese. In realtà l'entità della riforma non è chiara, e non mancano pareri discordi. Non ci dilunghiamo molto sulla questione, vi basti sapere che Reuters ha fatto un paio di conti in questo esaustivo articolo, arrivando a concludere che sì, se si guarda alle corporate tax (quelle destinate alle imprese) stiamo sicuramente parlando del taglio più importante dell'intera storia degli USA, ma se si guarda al fisco nel suo complesso in realtà sono esistiti interventi più radicali. Poco importa, perché in questa vicenda a noi interessa esclusivamente il taglio al cuneo fiscale nei confronti delle corporation.
Non ci soffermiamo nemmeno nel valutare i pro e i contro della riforma, banalizzando possiamo liquidare la cosa dicendo che esistono due grosse correnti di pensiero: una è quella di sinistra e socialdem che fondamentalmente guarda con diffidenza al taglio delle tasse, lamentando che questo non sia sufficientemente generoso con la classe media (ma con le multinazionali e Wall Street sì) e infici le politiche di ridistribuzione della ricchezza; una seconda visione è quella liberale e pro-mercato che approva con favore il piano, sostenendo che questo sul lungo termine aumenterà gli investimenti e i posti di lavoro, grazie alle risorse restituite alle imprese e non più in ostaggio dello Stato. La riforma, assieme all'alleggerimento di altri balzelli, prevede un taglio della corporate tax dal 35% al 20%. Questo ci fa tornare alla protagonista di questo articolo, Apple.

Liquidità totale

Stando agli analisti del Citi la riforma significa un ulteriore liquidità di 252 milardi di dollari per Cupertino. Questo perché al risparmio della tassa si aggiungerebbe una tassa una tantum del 10% sui capitali ottenuti all'estero che vengano rimpatriati in America. Una sorta di scudo fiscale, l'Italia ne sa qualcosa. Parliamo di soldi che la compagnia fondata da Steve Jobs non dovrebbe più tenere ingessati in Paesi con tassazione favorevoli, ma potrebbe reinvestire in America. Su Everyeye vi abbiamo già raccontato in precedenza di come Apple voglia diversificare le proprie fonti di profitto, puntando massicciamente sui video content, ma anche sull'automotive (con la fantomatica Apple Car ormai nel ruolo del Belfagor del mondo Tech, grazie a rumor che ciclicamente fanno la loro comparsa sulla stampa specializzata salvo poi sparire nel nulla, come il fantasma del Louvre) e sull'intrattenimento in generale. Così, grazie a questa nuova dose massiccia di liquidità, Apple si preparerebbe al colpaccio, preparandosi a mettere le proprie mani sulla compagnia di Reed Hasting.

Non solo Netflix

Un 40% di possibilità di acquistare Netflix, con un accordo miliardario entro il 2019. Quantificarlo è relativamente difficile, ma vi basti pensare che la capitalizzazione di Netflix, al momento in cui scriviamo, si attesta sugli 88 miliardi di dollari. Le speculazioni di Citi si renderebbero giustificate guardando alle mosse recenti di Apple: l'acquisto dell'app Shazam per 400 milioni di dollari e l'investimento di un miliardo nella produzione di contenuti cinematografici originali.
Mosse che tradiscono l'ambizione di Cupertino di spostarsi con maggiore forza nel settore dei servizi e, in particolare, in quello dell'entertainment. Ma queste possibilità non esisterebbero solo nei confronti di Netflix: l'Indipendent riporta, infatti, che Citi aveva stimato una possibilità del 20-30% anche in relazione a un possibile acquisto di Disney; previsione che era stata rilasciata ben prima che si avesse notizia della possibile acquisizione della Fox da parte della casa di Mickey Mouse. Inoltre nel report presentato da Citi troviamo menzionate anche altre realtà, tra cui molte legate al mondo dei videogiochi: EA, Take Two e Activision, con una probabilità di acquisizione stimata attorno al 10%, ma anche Tesla, con una probabilità inferiore al 10%.

Ma è davvero così? Apple si sta preparando seriamente ad assorbire realtà così blasonate (ed eterogenee rispetto alle origini della compagnia)? Solo il futuro può darci una risposta, certo è che lo studio si limita a fare una previsione con tanto di stima delle probabilità, e altrettanto certamente non mancano delle importanti obiezioni. Forbes sottolinea ad esempio che la guerra che si preannuncia tra Netflix e Disney avrà indubbiamente un certo peso nella decisione finale.
Fast Company, come riporta La Stampa, obietterebbe invece che Apple fino ad oggi abbia seguito una strategia precisa nelle sue acquisizioni: potenziare il servizio Apple Music, e in questo ambito andrebbero letti gli acquisti di Beats e, in ultima battuta, di Shazam. Insomma, il futuro di Apple e Netflix è lungi dall'essere già scritto.