Speciale ARPAnet

La nascita della rete, dallo Sputnik a Joseph Licklider.

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Articolo a cura di
Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Tutti noi oggi diamo Internet per scontato. L’altissimo livello di esposizione a questo incredibile mezzo di comunicazione del resto ci ha totalmente desensibilizzati rispetto alla sua presenza, come non lo è stato per il televisore o il cellulare. A differenza di quest’ultimi infatti Internet è un mezzo intangibile e invisibile per i nostri sensi, cosa che ci porta inevitabilmente a pensarla come un’entità astratta più che reale. Eppure, la grande rete pone le sue basi su sistemi fisici, collocati in ogni parte del mondo, che la sorreggono e consentono a tutti noi di utilizzare il web ogni giorno.
Ma da dove è partito tutto? Certamente, non ci siamo svegliati un giorno con la rete già bella che pronta. Come molte delle tecnologie che utilizziamo, anche Internet, simbolo di libertà e soprattutto di libera circolazione delle informazioni, è nata grazie a fondi destinati a scopi militari, che hanno finanziato in parte il suo sviluppo, soprattutto nelle fasi iniziali. Le persone che hanno permesso la realizzazione della grande rete sono molte e ognuna ha avuto il suo peso specifico, ma quelle che erano presenti alla nascita del più importante mezzo di comunicazione di massa mai creato difficilmente avrebbero immaginato di definirlo tale in futuro. Le aspettative dei suoi creatori sono state superate dall’evidenza storica, che possiamo osservare ogni giorno nei nostri PC, smartphone, etc. I primi passi nello sviluppo di Internet comunque possono essere spiegati con una parola, ARPAnet, una rete governativa/militare che ha inciso il suo nome in modo indelebile nella storia.

La svolta

Il clima che si respirava negli anni cinquanta in Europa e negli Stati Uniti non era certo dei migliori. USA e Unione Sovietica erano in piena guerra fredda, mentre la popolazione mondiale era tenuta sul filo del rasoio dal clima di tensione tra le due superpotenze, pronte da un secondo all'altro a dare battaglia. Gli Stati Uniti, usciti trionfanti dalla seconda guerra mondiale, erano convinti del loro predominio tecnologico nei confronti del rivale, dominio che presto si rivelò più derivato dalla superbia che della realtà dei fatti, almeno in quegli anni. Esempi lampanti sono i primi esperimenti sovietici sulla bomba H, avvenuti a un solo anno di distanza rispetto a quelli americani, ma soprattutto la corsa allo spazio. Se tornassimo indietro al 4 ottobre del 1957, sarebbe interessante osservare le reazioni delle alte cariche americane alla visione dello Sputnik, il primo satellite artificiale in orbita intorno alla terra. Mentre negli Stati Uniti la comunità scientifica era meravigliata dal livello tecnologico raggiunto dai nemici, in Italia i fratelli Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia riuscirono, con apparecchiature nemmeno paragonabili a quelle a disposizione dei tecnici americani, ad ascoltare per primi i segnali della sonda russa, altro smacco al dominio tecnologico a stelle e strisce.

Dwight D. Eisenhower.
Ormai era chiaro che le cose dovevano cambiare e gli Stati Uniti, come spesso hanno fatto nel corso della loro storia, hanno reagito al massimo delle loro possibilità. Nel 1958, a un anno dal lancio dello Sputnik, il presidente Eisenhower firma il National Aeronautic and Space Act, creando la NASA, per recuperare il terreno perso nella corsa allo spazio. Ma l’America voleva dominare anche e soprattutto sulla terra; ecco perché nello stesso anno viene fondata l’ARPA, Advanced Research Projects Agency, un’agenzia nata con lo scopo di surclassare in ogni campo le scoperte tecnologiche nemiche.
La crisi del dominio tecnologico americano ha portato gli Stati Uniti a un’accelerazione netta nel campo della ricerca, ricerca che, proprio grazie ad ARPA, ha sviluppato una versione embrionale di quella che oggi chiamiamo Internet.

SAGE e Joseph Carl Robnett Licklider

Mentre la tensione tra le due superpotenze continuava a salire, in crescita erano anche gli stanziamenti dei rispettivi governi nel campo della ricerca scientifica. Ovviamente, lo scenario peggiore era rappresentato dalla possibilità di una guerra termonucleare globale (purtroppo non contro lo WOPR del film “Wargames”). A Washington erano pronti al peggio, tanto che ogni possibile variabile di un conflitto di questo tipo, mai visto prima nella storia dell’uomo, era stata calcolata. Uno dei problemi che non trovava soluzione era rappresentato dalle linee di comunicazione, che sarebbero state irrimediabilmente compromesse dalle esplosioni. Bisognava quindi cercare un modo di continuare a comunicare anche quando le linee di superficie sarebbero saltate, senza dimenticare che gli standard di sicurezza delle comunicazioni dell’epoca erano piuttosto bassi, altro problema che non trovava soluzione.
Il concetto di network non era nuovo al governo americano. Documenti disponibili sul sito della DARPA, nome attuale preso dall’ARPA, indicano come il pentagono avesse già fatto richiesta nel 1951, all’MIT di Boston, di realizzare un sistema di controllo radar automatizzato basato su computer connessi al sistema di difesa aerospaziale statunitense, in grado di gestire in tempo reale il traffico aereo ostile. Questo diede vita al SAGE, il Semi-Automatic Ground Environment, il primo network che metteva insieme sistemi estremamente distanti gli uni dagli altri, facendo affidamento sulla potenza computazionale di Whirlwind, definito come il primo computer a poter rispondere autonomamente agli eventi rilevati, in grado di monitorare oltre 400 aerei simultaneamente.
Ma le nuove esigenze richiedevano qualcosa di più raffinato rispetto al livello raggiunto da SAGE. Un progetto di questo tipo non è certo semplice da realizzare e nemmeno da pensare, per cui bisognerà aspettare l’aprile del ‘63 per vedere, almeno a livello teorico, i primi passi nella creazione della rete come la conosciamo oggi. A realizzarli è stato Joseph Carl Robnett Licklider, nome entrato a far parte della storia di internet come pochi altri.

Licklider e la nascita di internet

Negli anni ’50 Licklider lavora come professore associato per l’MIT di Boston, dove dirige i laboratori di psicoacustica dell’università. È in quel frangente che il dipartimento della difesa lo coinvoge nel progetto SAGE, in cui gli viene affidato il compito di migliorare le dinamiche di rapporto tra uomo e computer. Le interfacce grafiche erano ancora lontane e l’utilizzo delle apparecchiature informatiche era molto diverso da oggi. Nel 1957, deluso dal basso livello di interazione tra computer e uomini, Licklider lascia il MIT per la Bolt Beranek and Newman, un’azienda High Tech americana, dove assume la direzione dei laboratori di psicoacustica. In quegli anni matura l’idea che il futuro dell’informatica avrebbe visto uomini e macchine sempre più uniti, in grado di lavorare in simbiosi per portare l’uomo dove mai avrebbe potuto arrivare da solo, e viceversa. Nella sua visione le macchine non avrebbero mai potuto esistere senza la presenza umana, si trattava insomma di un’unione che avrebbe favorito entrambi. Gli uomini avrebbero dato gli input intellettuali alle macchine, che si sarebbero poi occupate del lavoro computazionale, in modo da dare maggior tempo agli umani di pensare e di crescere di conseguenza. Nel 1960 Licklider pubblica un documento dal titolo “Man-Computer Symbiosis”, in cui ipotizza un rapporto diverso tra l'uomo e il computer, che supera il concetto del semplice possesso o utilizzo del mezzo, andando a creare una vera simbiosi uomo-macchina.

Ma la parte più pionieristica del suo lavoro era quella relativa all’interazione tra le due entità, visto che ogni terminale avrebbe dovuto avere, oltre alla tastiera, anche altre forme di riconoscimento del linguaggio, come la scrittura manuale o semplicemente la voce, per facilitare la comunicazione. I dati sarebbero stati salvati in una sorta di memoria pubblica, a cui i terminali avrebbero potuto avere libero accesso, un concetto che sta alla base dell'attuale utilizzo di Internet.
Nell’ottobre del 1962 lo scienziato lascia la Bolt Beranek and Newman e approda all’ARPA, dove guida l’Information Processing Techniques Office (IPTO), un dipartimento nato con lo scopo di rivoluzionare l’informatica. Ad assumere Licklider è stato Jack Ruina, allora direttore dell’ARPA, che una volta letto “Man-Computer Symbiosis” capì subito di trovarsi di fronte a un personaggio che avrebbe cambiato la storia, tanto da finanziare IPTO con 10 milioni di dollari. L’importanza di questo avvenimento è spesso sottovalutata: il finanziamento milionario infatti attirò le attenzioni delle migliori università e dei migliori scienziati del paese, desiderosi di avere i fondi che servivano per realizzare i propri progetti, avvicinando così molte delle menti più brillanti dell’epoca nel campo informatico all’orbita ARPA, favorendo lo scambio di idee tra i diversi gruppi di ricerca. Tra i principali promotori di questo scambio di idee è, nel 1963, proprio Licklider, che si prodiga per promuovere un progetto parallelo al suo, il Project MAC (Multi Access Computer), che prevede esperimenti su larga scala sui cosiddetti Time Sharing Computer. Questa particolare tipologia di calcolatori era basata sulla suddivisione delle risorse: l’unità centrale gestiva le richieste di più terminali, suddividendo le risorse, ma dando però l’impressione agli utilizzatori di essere di fronte ad un dispositivo dedicato, funzionante in tempo reale.
In questo modo, nascono numerosi progetti, all’università di Stanford, a Berkeley, alla Carnagie Tech e in tutte le realtà attive nel mondo dell’informatica, che trovano spesso in Licklider un valido supporto. Piccola curiosità: la comunità scientifica appena formatasi portò Licklider a conoscere Douglas Engelbart, un anonimo inventore nato a Portland. Grazie anche ai fondi e alle conoscenze messe in campo da Licklider, Engelbart riuscì a realizzare i suoi progetti: tra questi troviamo il mouse, un oggetto che ha cambiato il modo di utilizzare i PC, senza dimenticare i suoi studi nel campo delle interfacce grafiche (la parola "window" compare in 45 dei suoi brevetti sul tema).

Interface Message Processor, l'antenato dei moderni router
Nonostante lo scambio di idee però, i vari gruppi di ricerca continuavano a sviluppare tecnologie largamente incompatibili tra loro, senza sfruttare gli aspetti sinergici della comunità creatasi. Per sopperire a queste problematiche, nel 1963 Licklider diffonde un memorandum indirizzato ai “Members and Affiliates of the Intergalactic Computer Network”. Lo stile fantascientifico non deve sorprendere, siamo infatti in un periodo storico particolarmente favorevole per il genere. L’attuale sito DARPA consente di dare uno sguardo a questo pezzo di storia, visto che il documento originale è disponibile a questo indirizzo. Ma perché è così importante? Semplicemente, siamo di fronte al documento che ha posto le basi per la realizzazione della rete. La sua idea era semplice: connettere in rete i diversi time sharing computers del paese, in modo da condividere meglio le risorse e soprattutto le informazioni, utilizzando un linguaggio di comunicazione comune tra tutte le macchine appartenenti al network. Licklider andò anche oltre, indicando anche che il software e i dati non avrebbero dovuto risiedere su una sola macchina, ma essere liberi di diffondersi nella rete.
Proprio sul più bello però, nel 1964 Licklider passa a IBM. Era tradizione all’ARPA che i capi progetto dovessero lasciare il proprio incarico dopo solo due anni dall’insediamento, dando la possibilità a più menti di poter esprimere il proprio genio, favorendo anche il turn over generazionale (erano proprio altri tempi...). Prima di andarsene però, ebbe cura di nominare il suo successore, scegliendo Ivan Sutherland, un esperto di computer grafica ventiseienne (erano decisamente altri tempi...). Sutherland e il suo successore, Ivan Tayor, portarono avanti il progetto di Licklider, che vide finalmente compimento nel 1969, collegando computer sparsi in tutti il paese in una sola rete, ARPAnet. Quel piccolo network ha posto le basi per la rete come la conosciamo oggi, che non avrebbe mai potuto esistere se lo Sputnik avesse fallito il suo obbiettivo.