Arsenio Lupin: realtà o finzione? Scopriamo la storia del ladro gentiluomo

Arsenio Lupin purtroppo è un personaggio inventato, nato dalla mente di Maurice Leblanc... ma c'è molto da dire sulla sua figura!

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"Di Lupin al mondo uno ce n'è, sempre pronto all'avventura lui è", se avete sentito questa frase con la voce di Vincenzo Draghi, anche voi siete cresciuti con le mitiche avventure di "Lupin Terzo" da piccoli. Bene, partiamo subito col dire che Arsène Lupin non è mai stato un personaggio reale, ma è nato nel 1905 dalla mente dell'autore francese Maurice Leblanc come risposta alla popolarità del grande detective Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle.
Ripercorriamo quindi la storia del personaggio di fantasia, per poi vedere le sue "influenze" - se così vogliamo chiamarle - nel mondo.

Arsène Lupin vs Sherlock Holmes

Il carismatico ladro è un'inversione di Holmes in quasi tutti i modi, sebbene condividano una notevole intelligenza, astuzia e una grande debolezza per i travestimenti. Lupin opera secondo un codice morale in stile Robin Hood (una figura storica che, invece, potrebbe essere esistita), alla cui base troviamo l'idea di rubare ai ricchi o a coloro che hanno guadagnato la loro ricchezza approfittando dei meno fortunati. Con il suo tipico cilindro e il monocolo, la prima apparizione di Lupin fu in delle storie serializzate sulla rivista francese Je sais tout, anche se divenne rapidamente così popolare che Leblanc scrisse 17 romanzi, comprese diverse dozzine di storie o novelle. Arsène Lupin, ladro gentiluomo (in lingua originale "Arsène Lupin, gentleman-cambrioleur") è stata la prima raccolta di storie di Maurice Leblanc che raccontano le avventure del ladro, pubblicata il 10 giugno 1907.

Leblanc continuò a scrivere romanzi di Lupin (e un paio di opere teatrali) fino alla fine degli anni '30. Il romanzo finale ufficiale è chiamato "I miliardi di Arsène Lupin" serializzato nel 1939 e pubblicato postumo nel 1941 dopo la sua morte nello stesso anno. C'è stato anche un romanzo postumo, definito "perduto", chiamato "L'ultimo amore di Arsène Lupin" e venne pubblicato nel 2012 dopo essere stato scoperto nel 2011.

Maurice Leblanc

"Lupin", serie TV su Netflix

Inutile dire che i lettori furono immediatamente attratti dal ladro "eccentrico gentiluomo". Col passare del tempo, Leblanc cambiò anche le motivazioni di Lupin in modo che fosse meno un ladro e più un detective per sistemare quei "casi impossibili". Infine divenne davvero l'equivalente francese di Sherlock Holmes. Lo stesso scrittore introdusse un personaggio chiamato "Herlock Sholmes" nella seconda raccolta di storie. Insomma, il ladro gentiluomo è un personaggio talmente carismatico che, dalla sua prima apparizione, continua ancora oggi a stregare grandi e piccini... basti pensare a tutte le opere dedicate al ladro gentiluomo che sono uscite negli anni. Come l'ultima opera di Netflix "Lupin" (a proposito, qui troverete la recensione della serie TV Lupin).

L'ispirazione di Maurice Leblanc

Nonostante Lupin possa essere considerato un personaggio originale al 100%, Leblanc potrebbe essersi ispirato - in parte - ad Alexandre Marius Jacob, un anarchico francese. Alexandre, nato il 29 settembre 1879, era considerato un ladro molto abile, dotato di un acuto senso dell'umorismo e capace di grande generosità nei confronti delle sue vittime (vi ricorda qualcuno?). Il 19 aprile 1900, dopo essersi finto "pazzo" per sfuggire a 5 anni di reclusione in prigione, venne rinchiuso nel manicomio di Aix-en-Provence dove poi scappò con l'assistenza di un infermiere, rifugiandosi a Sète.

In questo luogo formò una banda di uomini, chiamandoli "gli operai della notte", con dei semplici principi: non si doveva uccidere per alcuni motivo, se non per proteggere la propria vita e la propria libertà dalla polizia; si doveva rubare solo a coloro considerati parassiti sociali dei tempi (come giudici, soldati ed esponenti del clero) ma mai a gente dalle professioni ritenute "utili" (architetti, medici e artisti); infine, una percentuale del denaro rubato doveva essere investito nella causa anarchica. Tra il 1900 e il 1903, dopo essere diventato un grande scassinatore di casseforti e serrature, Jacob fece oltre 150 furti di successo a Parigi e anche all'estero. Il 21 aprile 1903 venne catturato, dopo aver ucciso un poliziotto, e venne condannato a una vita di lavori forzati a Cayenne.

Il colpo "alla Lupin" tutto italiano

Un colpo sicuramente in stile "Lupin" fu quello attuato da Vincenzo Pietro Peruggia, architetto e autore di quello che è stato definito il più grande furto d'arte del Novecento: il furto (riuscito!) della Gioconda di Leonardo da Vinci.

Siamo a Parigi il 21 agosto del 1911, nessuna banda o piano incredibilmente elaborato, solo Vincenzo che, travestitosi da operaio, rimosse la Gioconda dalla cornice e, nascondendola sotto una veste, uscì dalla porta principale - dopo averla forzata - con essa. Inutile dire che il furto gettò le autorità competenti nel caos, che iniziarono ad interrogare, perquisire e chiedere informazioni a tutti coloro che avevano avuto a che fare con il Louvre. Peruggia venne interrogato e la sua stanza fu sottoposta a un'ispezione che ebbe esito negativo; la Gioconda, infatti, era nascosta in un apposito spazio sotto il tavolo.

Il quadro venne restituito al museo solo nel 1913, quando Vincenzo Peruggia mandò una lettera al collezionista d'arte fiorentino Alfredo Geri dove gli proponeva la vendita della Gioconda con un unico patto: sarebbe dovuta tornare in Italia. Geri fissò un incontro con Peruggia , firmatosi con uno pseudonimo, l'11 dicembre 1913 in un albergo di Firenze. Si presentò con Giovanni Poggi, direttore della Regia Galleria di Firenze, che prese il quadro in custidia per esaminarlo. Peruggia fu arrestato il giorno seguente dai carabinieri nella sua stanza d'albergo. L'obiettivo del ladro, a detta sua, era uno: voleva restituire all'Italia un quadro italiano - rubato da Napoleone - all'interno del Louvre. C'è da sottolineare, però, che la Gioconda non fece mai parte del bottino napoleonico, poiché fu portata in Francia dallo stesso Leonardo.