Artemis, obiettivo Luna: l'umanità torna a sognare

Dopo decenni, il governo americano è pronto per gli ultimi decisivi passi prima di un nuovo allunaggio: ecco la storia di Artemis.

Artemis, obiettivo Luna: l'umanità torna a sognare
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"Se davvero siamo stati sulla Luna, perché allora non ci siamo mai più tornati?"

In un qualsiasi dibattito avente come argomento principale la veridicità o meno della missione compiuta dall'Apollo 11, ad un certo punto tutti abbiamo sentito pronunciare questa frase. Si tratta di una delle portate principali di scettici o convinti negazionisti, che poggiano in parte le loro tesi e perplessità proprio sul fatto che l'esplorazione del nostro satellite si sia di fatto interrotta dopo il programma Apollo.
I perché sono diversi e sicuramente meritano un piccolo approfondimento, ma ciò su cui ci concentreremo maggiormente è l'ambizioso piano che la NASA, con la collaborazione di alcuni privati, ha messo insieme per avviare nuovamente l'esplorazione della Luna.
Il nome di questa nuova missione è Artemis.

Perché abbiamo abbandonato la Luna?

Rispondere a una domanda come questa, necessita di una piccola analisi storica di quanto fatto dalla NASA durante il programma Apollo e negli anni successivi ad esso. Il desiderio di permettere a un uomo di camminare sulla superficie lunare nacque soprattutto sotto la spinta della competizione tra le due principali superpotenze mondiali USA e URSS, durante la Guerra Fredda.

Dopo i successi sovietici (pensiamo a Yuri Gagarin), gli Stati Uniti non potevano permettersi di rimanere indietro e così, nel giro di pochi anni, Neil Armstrong e Buzz Aldrin riuscirono a poggiare i loro piedi per la prima volta nella storia del genere umano su un terreno esterno al nostro pianeta.
L'impresa ebbe ovviamente dei costi molto elevati - una cifra vicina ai 200 miliardi di euro attuali - e permise ben sei passeggiate sul suolo lunare fino all'ultima missione, l'Apollo 17. Venne, a quel punto, il momento di chiedersi quanto fosse realmente utile continuare con questo programma anche alla luce dei dati, campioni di roccia lunare e informazioni raccolte dalle precedenti missioni, e si decise così di dirottare gli investimenti verso altri progetti tramite i quali ci fu permessa una nuova ed incredibilmente dettagliata esplorazione del Sistema Solare.

Pensiamo alle sonde Pioneer, che ci permisero di analizzare più da vicino Giove e Saturno, o al programma Mariner, tramite il quale abbiamo potuto studiare meglio Mercurio, oppure ancora alle sonde Voyager e Viking, che ci diedero una prima storica vista di Urano, Nettuno e Marte. Senza contare quanto poi venne negli anni successivi, ad esempio il programma Space Shuttle, il telescopio Hubble e l'osservatorio orbitante Chandra X-Ray.
Insomma, l'"arrivederci" alla Luna permise una fioritura incredibile di missioni in grado di migliorare la nostra conoscenza del cosmo.

Perché tornare?

Possiamo affermare che il voler abbandonare l'esplorazione lunare fu in gran parte una sorta di "calo dell'interesse", quindi di motivazione? Sì, in parte fu proprio così. E quindi che cosa ci spinge ora a volerci ritornare nel prossimo futuro?
I propositi del programma Artemis sono ambiziosi ed orientati al gettare le basi per le future missioni che nei prossimi anni ci porteranno ad esplorare mondi lontani dal nostro.

Non è un segreto che il più grande obiettivo futuro sia Marte, ma per arrivare a vedere il primo equipaggio sbarcare sul Pianeta Rosso ci vorrà ancora del tempo. Parte di ciò che verrà sviluppato durante questo programma spaziale è proprio orientato alla facilitazione dell'esplorazione marziana, pur rimanendo la Luna il target principale. Ma prima di parlare del futuro della missione, vediamo brevemente come si è arrivati a programmare le diverse fasi di Artemis.

La nascita di Artemis

Nel 2004, successivamente alla tragedia dello Shuttle Columbia, esploso poco dopo la partenza con a bordo il suo equipaggio, l'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush presentò al Congresso un piano, chiamato Visual for Space Exploration (VSE), che si proponeva di riportare in auge la NASA agli occhi dell'opinione pubblica.

Le fasi di questo piano prevedevano la messa in orbita della Stazione Spaziale Internazionale, il ritiro completo del programma Space Shuttle entro il 2010 e un successivo ritorno sulla luna entro il 2020, al fine di creare un avamposto per successive esplorazioni e che fungesse da appoggio per l'approdo su Marte. Nacque così Constellation, un programma che secondo molti, però, sembrava più che altro un maldestro tentativo di replicare Apollo. Sebbene fossero stati stanziati i fondi necessari al suo sviluppo, il programma vide la sua fine nel 2009 per mano del Presidente Obama, poiché*risultò non solo in ritardo ma anche sottofinanziato.

Con esso, però, si interruppe lo sviluppo dei vettori Ares, il ché obbligò gli Stati Uniti a ricorrere ai lanciatori sovietici per portare astronauti in orbita. Nel 2010 Obama annunciò la nascita del progetto SLS (Space Launch System), un lanciatore pesante per il cui sviluppo si iniziò a parlare di una collaborazione con il settore privato.

Successivamente fu il turno di Donald Trump di dare il suo contributo con la Space Policy Directive 1, programma creato con l'idea di portare nuovamente l'uomo sulla Luna riciclando alcuni progetti scartati precedentemente come l'SLS, la Capsula Orion e il Lunar Gateway, di cui parleremo più avanti. Infine, nel 2019 il Vicepresidente Mike Pence annunciò che l'obiettivo inizialmente prefissato per il 2028 del ritorno sulla Luna era stato anticipato al 2024, portando poche settimane dopo all'annuncio della nascita del programma Artemis.

Una necessaria collaborazione

Quali saranno le fasi della Missione Artemis? Partiamo subito con il dire che non si tratterà di trasportare un equipaggio sulla Luna per una veloce passeggiata dopo la quale tornare a casa, ma l'idea sarà quella di far sì che l'esplorazione del nostro satellite diventi un qualcosa di più frequente.

Questo si traduce nella necessità di sviluppare quella che viene definita una economia lunare: alla base di essa ci sarà - anche se diversi progetti sono da anni già in fase di sviluppo - una collaborazione tra la NASA, diversi partner internazionali e privati, i quali lavoreranno insieme per portare avanti quanto scritto negli Artemis Accords, che potete leggere tramite questo link, che indicano quelli che sono i capisaldi del programma spaziale.

Tutte le attività condotte dai diversi partner avranno scopi pacifici e di miglioramento della collaborazione e gli attori dovranno comunicare con trasparenza tutte le informazioni necessarie su ogni progetto sviluppato. Viene, inoltre, richiesto l'utilizzo di standard internazionali per poter consentire una più semplice interoperabilità e i diversi partner si impegneranno a fornire soccorso e pieno supporto agli astronauti in qualsiasi caso di necessità.

La comunicazione tra i membri coinvolti dovrà essere chiara e puntuale, i partecipanti al programma saranno invitati a condividere prontamente i dati scientifici accumulati durante le ricerche e studi condotti, tuteleranno il patrimonio storico e culturale sia sulla Terra sia nello Spazio e si impegneranno per uno sfruttamento consapevole e sostenibile delle risorse sulla Luna, su Marte e su eventuali asteroidi esplorati, preoccupandosi anche di mantenere libero da detriti orbitali lo spazio destinato alle operazioni.

I passi per un futuro allunaggio (e non solo)

Le modalità attraverso cui gli equipaggi potranno tornare a camminare sul suolo lunare sono qualcosa di decisamente innovativo rispetto a quanto visto ormai più di sessant'anni fa con il programma Apollo. Come già abbiamo detto, alcune delle tecnologie, come l'SLS e la capsula Orion, appartengono a programmi spaziali più vecchi, che furono abbandonati o riciclati dalle diverse amministrazioni, mentre altre componenti fondamentali della missione sono frutto di più recenti studi e progettazioni.

Andiamo ora a vedere quali saranno gli elementi principali di Artemis:

Space Launch System (SLS): è il lanciatore che porterà in orbita la Capsula Orion che gli astronauti utilizzeranno per arrivare al Gateway e direttamente sulla Luna. Diversamente dal Saturn 1, che portò nello spazio sia la il lander sia il modulo di rientro delle missioni Apollo, in questo caso si tratta di lanciatori che potranno essere riciclati per missioni diverse.

Inoltre, il loro utilizzo non sarà limitato al programma Artemis, ma l'SLS verrà coinvolto anche in future esplorazioni con obiettivi più distanti dal nostro Pianeta.
Gateway: il Gateway sarà una struttura che orbiterà attorno alla Luna e fornirà un punto d'appoggio per gli astronauti impegnati in esplorazioni di più lunga durata, oltre che alle missioni che in futuro punteranno a raggiungere obiettivi più distanti ed ambiziosi. Per la sua realizzazione, la NASA è in stretto contatto con diversi partner privati con cui instaurare una collaborazione.
Capsula Orion: lanciata tramite l'SLS, la Capsula Orion sarà il veicolo che gli astronauti utilizzeranno principalmente per gli spostamenti, essendo in grado di fornire loro quanto necessario per affrontare viaggi anche di una certa durata, ben oltre il nostro Satellite.
Human Landing System: il veicolo che avrà l'importantissimo compito di trasportare gli equipaggi sulla superficie lunare e nuovamente in orbita verso il Gateway
Campo Base Artemis: nel corso del tempo diversi moduli per la sopravvivenza e la vita sulla Luna verranno dispiegati ed assemblati al fine di permettere una permanenza più lunga sul suolo lunare, andando a creare un vero e proprio campo base per future attività lunari.

Le prossime tappe

Dopo il rinvio dei due lanci ad agosto e settembre, il prossimo sarà - secondo quanto emerso fino ad ora - a ottobre. La finestra di lancio durerà circa 2 ore e se tutto andrà a buon fine la capsula Orion tornerà sulla terra dopo un viaggio di 42 giorni. Artemis I avrà a bordo un iPad ma non prevede alcun equipaggio, che invece sarà nella capsula per il 2024, mentre il 2025 sarà l'anno indicato per la missione di allunaggio vera e propria.

Insomma, non ci resta che aspettare e seguire le diverse fasi che dalla fine di questo mese, se tutto andrà per il meglio, si alterneranno allo scopo di farci rivivere una di quelle emozioni delle quali finora abbiamo solo sentito parlare dai nostri nonni e dai nostri genitori. Un'impresa che, come dichiarato dalla NASA, "ispirerà le nuove generazioni, le Generazioni di Artemis".

Image credits: nasa.gov