Speciale Boeing X-37B, il misterioso erede dello Space Shuttle

Nei laboratori Boeing e nello spazio prosegue lo sviluppo dell'erede dello Space Shuttle, un velivolo senza pilota che sarà impiegato per il trasporto spaziale di uomini e materiali, ma anche per compiti di sorveglianza e ricognizione.

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Il programma STS (Space Transportation System), più comunemente noto come Space Shuttle, è stato uno dei più importanti e famosi sistemi di trasporto spaziale sviluppati dalla NASA nel corso degli anni. Dopo la fine del programma Apollo (la capsula che portò l'uomo sulla Luna) l'ente spaziale americano voleva sviluppare un velivolo riutilizzabile con l'obiettivo di ridurre gli enormi costi di accesso allo spazio. Al termine di un decennio di progettazione, il 12 aprile 1981, lo Shuttle viene lanciato con grande successo e oggi viene ricordato per essere stato il velivolo capace di mettere in orbita per ben 4 volte lo Space Lab, il telescopio Hubble e aver partecipato alla costruzione della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale.
Nonostante gli straordinari traguardi raggiunti, l'enorme complessità del progetto, i problemi relativi alla sicurezza, i vari incidenti e gli elevatissimi costi operativi (500 milioni di dollari per un singolo lancio) portarono alla definitiva chiusura del programma nel luglio del 2011.
La NASA decise, quindi, di tornare alle origini. Fu abbandonato il concetto di veicolo spaziale riutilizzabile e si scelse per la nuova generazione di navette spaziali (SLS - Space Launch System) una configurazione simile al vecchio Apollo, con una piccola capsula (chiamata Orion) sulla sommità di un enorme razzo a più stadi.
Tutte le conoscenze accumulate nel corso degli anni dal programma STS però non sono andate perdute. Una parte delle strutture dello Shuttle verrà impiegata nell'SLS, ad esempio per il serbatoio ed i booster (razzi ausiliari utilizzati nelle prime fasi di lancio).
Inoltre, l'ente spaziale americano, insieme alla Boeing e alla Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), ha utilizzato le conoscenze maturate nella costruzione dei velivoli spaziali riutilizzabili per la realizzazione dell'X-37. L'obiettivo era realizzare un velivolo in grado di rimanere in orbita per molti mesi, per essere impiegato, ad esempio, in riparazione o messa in orbita di satelliti o missioni per l'aeronautica americana. E' senza equipaggio a bordo ed è grande circa un quarto rispetto allo Shuttle.

Un concentrato di tecnologia

I primi test sono stati condotti tra il 2005 e il 2006, mentre il primo esemplare è stato sganciato dallo Scaled Composites White Knight, un particolare aereo realizzato per portare in alta quota velivoli orbitali. Sono stati condotti vari voli di prova in atmosfera per verificare il funzionamento delle varie parti del velivolo e le procedure di atterraggio. Alla fine del 2006 l'X-37 è passato nella mani dell'aeronautica americana che ha realizzato un nuova versione, caratterizzata da suffisso "B", impiegata all'interno di un programma chiamato OTV (Orbital Test Vehicle).
L'X-37 doveva originariamente essere ospitato all'interno della stiva dello Space Shuttle, ma dopo il disastro del Columbia nel 2003 si è deciso che sarebbe stato mandato in orbita da un razzo multi-stadio. Al termine della sua missione, come il suo fratello maggiore, è capace di rientrare a terra come un normale aliante.
Per quanto riguarda le sue caratteristiche tecniche, L'X-37B è lungo 8,9 metri, alto 2,9 con un'apertura alare di 4,5 metri, pesa 4990 chilogrammi e una volta in orbita è alimentato da batterie agli ioni di litio e da pannelli solari, è inoltre dotato di una piccola stiva di carico.

Attualmente l'aeronautica americana possiede 2 esemplari di X-37B prodotti dalla Phantom Works, divisione della Boing che si occupa della fabbricazione di velivoli dalle caratteristiche avanzate e spesso Top Secret.
Questo piccolo Shuttle è già stato impiegato in diverse missioni di lunga durata. La prima, iniziata nel 2010, ha avuto una durata di sette mesi, mentre la seconda ha visto partecipare anche il secondo esemplare di X-37B. Iniziata il 5 marzo 2011, si è conclusa addirittura dopo 468 giorni nello spazio. Un ulteriore lancio è stato effettuato nel dicembre 2012, sempre da Cape Canaveral, quando senza alcun preavviso, un X-37B è stato inviato nello spazio all'interno dell'ogiva di un razzo Atlas V. Questa missione si è conclusa il 17 ottobre 2014 alla Vandenberg Air Force Base, dopo 674 giorni in orbita. I test non sono ancora conclusi, infatti la U.S. Air Force prevede di lanciare di nuovo la navicella il prossimo 20 maggio.
Molti appassionati, tecnici e osservatori si chiedono da anni quale sia la vera natura di questo velivolo spaziale, quali siano le sue reali funzioni e cosa abbia fatto tutto questo tempo nello spazio. L'aeronautica americana si è diplomaticamente limitata ad affermare che sono stati portati avanti una serie di test che hanno riguardato sistemi avanzati di guida, navigazione e controllo, sistemi di protezione termica, avionica di bordo, componenti resistenti alle alte temperature, sistemi di isolamento riusabili, componenti elettromeccaniche di controllo del volo ed infine procedure automatiche per il volo orbitale e per la fase di rientro in atmosfera e di atterraggio.

L'intensa attività di questo programma e la grande segretezza attorno a questo progetto hanno, però, fatto fiorire una serie di teorie sui reali scopi di questo velivolo. Le più consistenti ipotizzano l'utilizzo dell'X-37B come uno strumento di sorveglianza e monitoraggio, anche per attività di spionaggio. Altre sono arrivate da immaginare ipotesi al limite della fantascienza. L'aeronautica americana starebbe usando questo velivolo addirittura per testare armi spaziali, una sorta di bombardiere orbitale.
Per quanto riguarda la prossima missione sono state fornite informazioni più chiare ed esaustive. E' stato ufficialmente annunciato che il mini-shuttle sperimenterà un nuovo tipo di motore chiamato "Hall thruster electric propulsion". Questa unità propulsiva usa gas Xenon ed elettricità per produrre una spinta necessaria alle manovre nello spazio. A differenza dei motori chimici convenzionali che forniscono spinte sostanziali ma di breve durata, il sistema elettrico ha bisogno di operare per periodi di tempo eccezionalmente lunghi per sfruttare la sua ridotta potenza. Il vantaggio di questi propulsori è che richiedono un quantità molto limitata di carburante. In questo modo si può risparmiare notevolmente sui costi, visto che portare qualsiasi materiale nello spazio costa moltissimo (fino 3000 dollari per 450 grammi). Inoltre si può avere una maggiore autonomia di funzionamento, ideale per le lunghe missioni dell'X-37B.

Boeing X-37B Gli aerei americani della serie X (Experimental) hanno da sempre segnato la storia dell’aeronautica moderna, a partire dall’X-1, il primo a battere la velocità del suono, fino ad arrivare all’X-47B, drone di ultima generazione sviluppato per operare sulle portaerei. L’X-37B, aldilà della sua estrema segretezza, è sicuramente un banco di prova per una serie di tecnologie per il viaggio nello spazio che probabilmente verranno impiegate, nei prossimi anni, anche su altri velivoli. La Boeing, produttrice di questo aereo, infatti, ha proposto alla NASA il progetto dell’X-37C, una versione più grande di quella attuale e capace di trasportare, in futuro, 6 astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale.