Boston Dynamics: presente e futuro dell'azienda dei robot

Con una notorietà in rete sempre più forte scopriamo cosa si nasconde dietro Boston Dynamics, l'azienda che sta facendo sognare il mondo con i suoi robot.

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Quante volte girovagando in rete ci è capitato di imbatterci in strani video con robot molto simili ad esseri umani o animali che compiono azioni incredibili, con una naturalezza quasi impressionante?
Quei video, con milioni di visualizzazioni su YouTube, non sono altro che una finestra aperta sul mondo incredibile di un'azienda statunitense che, da più di 25 anni, si è specializzata nel campo dell'ingegneria robotica. Loro sono i Boston Dynamics, continuano a lavorare con impegno per il futuro di questa tecnologia e continuano a compiere passi da gigante in un mondo che potrebbe rappresentare il futuro della nostra vita.

27 anni di storia

Fondata nel 1992 come succursale del MIT, il famoso istituto tecnologico statunitense del Massachusetts, la Boston Dynamics è diventata famosa, negli anni, per i suoi robot simili ad animali, goffi nei movimenti ma molto simpatici da vedere, veri e propri concentrati di tecnologia, modello dopo modello sempre più avanzati. Nella prima parte della sua storia, l'azienda ha lavorato con l'American Systems Corporation per lo sviluppo di programmi interattivi di simulazione per le operazioni di lancio degli aeromobili militari.

Il primo prototipo robotico, il BigDog, arrivato nel 2005, ha aperto alla compagnia le porte per il successo. Nel 2013 Boston Dynamics è stata infatti acquistata da Google, mentre nel 2017 è stata venduta al gruppo giapponese SoftBank. L'azienda, per ora, non vende i suoi prodotti, ma è specializzata nel settore di ricerca e sviluppo: sono in sostanza i finanziatori a permettere agli ingegneri di portare avanti il loro lavoro. Finanziamenti che hanno ampliato a dismisura la lista di prototipi sviluppati dall'azienda, che ora sembra porsi obiettivi più ambiziosi, con produzioni più grandi e numerose e commercializzazione vicina di alcuni modelli.

In principio era un cane

BigDog, lanciato nell'ormai lontano 2005, è stato il primo nato della famiglia Boston Dynamics. Si trattava di un quadrupede studiato per trasportare oggetti pesanti in territori impervi, con l'obiettivo di aiutare i soldati a superare ostacoli e terreni in cui nemmeno i robot tradizionali a ruote potevano arrivare. Riusciva a trasportare oltre 150 kg di materiali su pendenze fino a 35 gradi. Poco tempo dopo fu sviluppata, con scopi simili, Cheetah, robot trasportatore su gambe ma capace di arrivare a velocità di 45 km/h contro i 6 del suo predecessore.
Con l'esplosione di YouTube è arrivato anche il primo vero successo per un robot dell'azienda. I video di SpotMini, un piccolo quadrupede robot del tutto simile a un cane e dal peso di soli 25 Kg, hanno fatto il giro del mondo, capaci di dare notorietà quasi definitiva al lavoro della compagnia. Da li, il passo verso un'ulteriore sviluppo di nuovi e ben più avanzati prototipi è stato quasi naturale.

L'evoluzione della specie

Da quattro a due zampe: come nel salto dalla scimmia all'uomo, anche in casa Boston Dynamics il primo passo verso il futuro è stato permettere alle sue creature di alzarsi e muoversi su due sole gambe. Petman è stato il primo, un manichino per testare tute per la protezione da agenti chimici ma capace di camminare quasi come un essere umano.
Atlas, uno degli ultimi modelli creati, è da due anni uno dei più utilizzati per i test: oggi questo robot è capace di fare esercizi ginnici con assoluta naturalezza; inizialmente non riusciva a fare un passo senza fermarsi, mentre oggi riesce ad eseguire salti complessi e gesti fino a qualche tempo fa inimmaginabili. Grazie agli studi effettuati su di lui, Atlas ha in qualche modo imparato a ragionare sulle richieste che gli venivano fatte e a bilanciare il suo corpo per eseguire i movimenti senza fermarsi e ragionare.
Grazie alla sua scocca stampata in 3D ha un ottimo rapporta tra peso e resistenza che oggi gli permette movimenti fluidi nonché la capacità di manipolare e usare alcuni oggetti.

A piccoli passi

I video pubblicati sui social testimoniano i passi avanti di tutti i modelli prodotti che, studio dopo studio, si arricchiscono di nuove funzioni e nuove peculiarità. Si tratta di processi lenti ma costanti, che stanno permettendo all'azienda di guardare in un futuro non più troppo lontano. Il prototipo sul quale vengono puntate maggiori attenzioni è SpotMini, quello su cui l'azienda sembra voler investire maggiormente con l'obiettivo di una non troppo lontana commercializzazione. Non a caso il piccolo robot-cane è il più agile e leggero, quello capace di azioni sorprendenti, di correre e saltare.
Marc Raibert, fondatore e CEO dell'azienda, vuole trasformare Spot in una sorta di piattaforma personalizzabile per gli utenti: inizialmente verrà venduto ad aziende pubbliche e private che potranno chiedere di cambiare la "natura" del robot a seconda delle esigenze, con possibilità di implementare Spot con braccia capaci di impugnare o sollevare, sensori per la videosorveglianza o strumenti di comunicazione. Spot è insomma piccolo e altamente malleabile, l'unico della famiglia ad avere peso e dimensioni accettabili e adattabili a tutti gli usi.

Il futuro è arrivato? Non proprio

Per ora, comunque, il commercio ad utenti privati sembra escluso, sia per la complessità e il costo, sia per la non ancora troppo chiara natura di questo piccolo robot. Anche le tempistiche per la vendita ad aziende sembrano ancora piuttosto fumose. I vertici parlano di tempi sempre più brevi, ma nel corso degli anni numerosi sono stati gli annunci che si sono susseguiti: inizialmente dovevano essere 100 gli Spot ad essere prodotti nel 2019, poi si era parlato di 50 versioni beta pronte ed una produzione di 1000 repliche entro la fine dell'anno.

Tutte eventualità poi smentite dalla luce dei fatti e da un settore ancora alle prime fasi del suo sviluppo. Boston Dynamics per ora non sembra preoccuparsi troppo: i finanziamenti non mancano e il suo lavoro, grazie alla notorietà social, viene puntualmente riconosciuto e apprezzato. Quel che è certo è che il prossimo passo dovrà essere per forza di cose la vendita: occorrerà scegliere una strada che veda ben oltre prove e prototipi e che arrivi ad un settore ben preciso nel quale questi robot, a due o quattro zampe che siano, possano essere usati.

Tanta pazienza

Palesi sono quindi i limiti di un mondo che per ora ha mostrato solo parte del suo potenziale. Vero, i robot di Boston Dynamics sono capaci di azioni mirabolanti, ma mai si pensa a quanto lavoro ci sia dietro delle movenze così naturali, a quanti anni di studio e di test occorrano per ogni singola azione. Ogni robot viene comandato da una persona da remoto e i video che appaiono in rete sono solo la punta di un iceberg fatto di errori, cadute e risposte sbagliate.

L'ingegneria robotica ha ancora tanto da fare per comprendere in che direzione andare e verso dove dirigere i suoi studi. Boston Dynamics lo ha capito e sta provando a fare il grande salto verso qualcosa di diverso: può tentare perché è stata capace di farsi conoscere e di mostrare al mondo il suo incredibile lavoro, ma sa ancora di non essere nemmeno arrivata a metà del suo percorso.
In 27 anni di storia sono stati capaci di grandi cose e tante altre riusciranno a farne: un giorno, quando SpotMini e Atlas cammineranno in mezzo a noi, riguarderemo quei video pensando a quanto erano goffi e primitivi i loro movimenti, ma quel giorno è ancora lontano.