Broken Arrow: la storia della catastrofe nucleare sfiorata di Goldsboro

La notte in cui in North Carolina si verificò uno dei peggiori incidenti nucleari della storia dell'Esercito Americano

Broken Arrow: la storia della catastrofe nucleare sfiorata di Goldsboro
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Ognuno di noi nella propria vita ha vissuto almeno una di quelle esperienze da "vivi per miracolo", situazioni che raccontiamo magari rivivendo anche le sensazioni provate in quei momenti, che ci hanno in un certo senso segnato.
Ecco, la storia che stiamo per raccontarvi, della quale abbiamo già fatto un accenno nella nostra intervista con L'Avvocato dell'Atomo, ha suscitato reazioni di questo genere nelle persone che l'hanno vissuta, o che sono state chiamate successivamente ad analizzare i fatti con maggiore attenzione.

Chrome Dome

Prima di iniziare a raccontare questa incredibile vicenda conviene fare una premessa. I fatti ebbero luogo durante la Guerra Fredda, un periodo di massima tensione tra le due principali superpotenze mondiali dell'epoca, USA e URSS, durante il quale si viveva con la costante minaccia di un possibile ed improvviso attacco nucleare sferrato da una delle due parti in conflitto.

L'esercito statunitense, su richiesta del Gen. Curtis LeMay, mise in atto un piano, soprannominato Operazione Chrome Dome, che prevedeva l'utilizzo di alcuni Boeing B-52 Stratofortress che dovevano compiere lunghe missioni di pattugliamento - la durata stimata era di 24 ore - del suolo americano. Il piano, inoltre, includeva diversi velivoli dislocati in alcune basi strategiche nel mondo, ad esempio in Europa, pronti ad attaccare. Tutti i bombardieri pesanti coinvolti in questa operazione avrebbero trasportato al loro interno delle bombe nucleari attive Mark 39 o Mark 28, armate e pronte per essere utilizzate.
Queste missioni dovevano permettere agli Stati Uniti di poter organizzare una pronta risposta in caso di attacco nucleare da parte dell'Unione Sovietica. Il piano, tuttavia, incontrò non poche difficoltà sul piano tecnico, dei costi di mantenimento e, soprattutto, venne aspramente criticato in seguito ad alcuni gravi incidenti che si susseguirono negli anni in diverse parti del mondo.

Quello che stiamo per raccontarvi fu in assoluto uno dei più gravi e si verificò addirittura prima della partenza ufficiale del programma Chrome Dome.

Airborne Alert

23 gennaio 1961. Un bombardiere pesante B-52 della U.S Air Force decollò dalla Seymour Johnson Air Force Base, una base dell'aeronautica militare statunitense situata nelle vicinanze della cittadina di Goldsboro, nel North Carolina, con l'obiettivo di effettuare delle operazioni di pattugliamento in volo sulla costa Est degli Stati Uniti.

L'aereo era pilotato dal Maggiore Walter S. Tulloch, con altri sette uomini a completare l'equipaggio. Il bombardiere , come previsto dagli ordini forniti riguardanti tutti i mezzi coinvolti nell'operazione Chrome Dome, trasportava al suo interno due bombe all'idrogeno Mark 39 da 4 megatoni, l'equivalente di circa 250 volte la potenza dell'ordigno sganciato su Hiroshima.

Guasto in volo

Era da poco passata la mezzanotte e l'aereo era in volo da poco più di dieci ore, quando un'aerocisterna si avvicinò al bombardiere per un rifornimento in volo. L'equipaggio addetto al rifornimento notò qualcosa di strano nell'ala destra del B-52, una perdita piuttosto consistente di carburante che prontamente venne segnalata al pilota.

Il guasto venne comunicato alla base e al Maggiore Tulloch venne richiesto di prepararsi a un ammaraggio di emergenza dopo aver tentato di scaricare più carburante possibile per ridurre il rischio di esplosioni una volta toccata l'acqua. Si tentò di mettere in atto il piano, ma durante la manovra di avvicinamento al mare la fuoriuscita di carburante si fece improvvisamente più intensa, il che portò ad un repentino cambio di strategia: l'obiettivo non era più quello di arrivare all'oceano ma diventò il rientro alla base. Il controllo dell'aereo divenne sempre più difficile per l'equipaggio, soprattutto a causa dello sbilanciamento del peso del velivolo, e nel giro di poco tempo iniziò la procedura di caduta controllata. Il pilota diede ordine all'equipaggio di lanciarsi con i paracadute, tuttavia solo 4 membri della squadra, compreso il Maggiore Tulloch, riuscirono a salvarsi mentre l'aereo a causa delle forti sollecitazioni si divise a metà. Le due bombe all'idrogeno Mark 39 vennero strappate dai loro alloggiamenti e iniziarono a cadere verso il suolo.

Caduta libera

Le due testate non caddero insieme, ma in due posti completamente differenti e abbastanza distanti l'uno dall'altro. Nel primo caso la bomba precipitò con il suo paracadute aperto e proprio quest'ultimo rimase incastrato tra i rami di un albero facendo ritrovare l'ordigno in posizione perfettamente verticale, disarmato. La sua rimozione non destò particolari criticità.
Per quanto riguarda la seconda bomba, invece, per un lungo periodo si rincorsero storie relative a quanto vicini si fosse arrivati a un'esplosione che avrebbe ucciso alcune migliaia di persone, contaminato un'area di diversi chilometri quadrati e generato una nube radioattiva che i venti avrebbero potuto spingere lungo tutta la costa Est fino a Washington DC.

A fare chiarezza su questa vicenda ci pensò un documento redatto dai membri del team di ricerca, capitanato dal Tenente Jack Revelle, nel quale vennero descritte, con dovizia di particolari, le condizioni dell'ordigno e in che modo gli Stati Uniti si salvarono da quello che sarebbe potuto diventare uno degli incidenti nucleari più catastrofici della storia.
I militari inviati sul luogo del disastro per effettuare le ricerche impiegarono diverse ore prima di identificare il possibile luogo dell'impatto con il suolo della seconda testata che, tuttavia, non era visibile. Questo obbligò gli uomini sotto il comando del Tenente Revelle a scavare una fossa di oltre 250 metri di profondità e di circa 120 metri di larghezza per poter identificare e recuperare i resti dell'ordigno.

Ma quello che fu forse il momento più incredibile di tutta questa storia avvenne durante una breve conversazione tra il tenente Revelle e uno dei suoi uomini. Mentre le ricerche procedevano freneticamente, Revelle venne improvvisamente chiamato da uno dei suoi uomini, il quale gli comunicò il ritrovamento della bomba. Il Tenente rispose con un "Bene, ottimo lavoro" carico di un certo sollievo per la notizia. Ma quello che non si aspettava furono le parole che udì successivamente. "In realtà Signore...La bomba è armata".

Un disastro scampato

Come già accennato in precedenza, fu necessaria la consultazione da parte di diversi esperti di un documento, desecretato in tempi abbastanza recenti, il quale raccontava che cosa successe quella notte. In sostanza, frasi del tipo "A Goldsboro ci trovammo ad un passo dalla catastrofe" sono sicuramente di effetto ma non rispecchiano la realtà dei fatti.

Sebbene, infatti, la bomba fosse stata rinvenuta "armata", in realtà non furono "due semplici interruttori" ad evitarne la detonazione, ma fu la mancata esecuzione della complessa procedura necessaria all'equipaggio dell'aereo per poter sganciare la testata pronta per la detonazione. Essa comportava una serie di 19 passaggi, che dovevano essere svolti da due distinti membri dell'equipaggio, che avrebbero portato la bomba ad essere pronta per lo sgancio e la successiva detonazione. Durante le concitate fasi della divisione in due parti dell'aereo in caduta libera, le due bombe furono si strappate dai loro alloggiamenti e "sganciate", ma senza la corretta esecuzione delle procedure di armamento, di fatto, non tutti i necessari interruttori e meccanismi si attivarono ed entrambe caddero al suolo impossibilitate ad esplodere.
Possiamo parlare di un disastro scampato, quindi, ma sarebbe esagerato fare riferimento a "due interruttori che hanno salvato l'America", quando in realtà si trattò di un qualcosa di ben più complesso.

La fine di Chrome Dome

L'incidente di Goldsboro fu soltanto uno degli incidenti sfiorati, e in alcuni casi non soltanto sfiorati, che avvennero in quel periodo e che videro protagonisti diversi tipi di ordigni nucleari, sia all'interno che all'esterno del territorio americano.

In seguito a questi fatti, dopo averlo analizzato in termini di costi e di rischi, il piano elaborato dal Generale LeMay venne definitivamente chiuso, mettendo così fine a questo complesso periodo; un'epoca la cui pericolosità venne esposta soltanto dopo la desecretazione dei documenti che rivelarono quanto effettivamente il mondo rischiò in più di un'occasione un disastro nucleare.


Credits:
Stanford - StereotypeMag - BusinessInsider - National Geographic - Washington Post - Wikipedia - History on the Net - manhhai - Flickr - rocbolt - Flickr - NWA.