Calamari giganti e colossali, i lontani parenti del Kraken

Le profondità marine nascondo tanti segreti e sicuramente uno di questi riguarda le creature che vi abitano, come il calamaro gigante e quello colossale.

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Gli oceani ricoprono il 71% della superficie terrestre e di tutta questa enorme quantità di acqua conosciamo solamente il 5%. Lo studio degli ambienti marini, nel corso dei secoli, ha portato alla luce diverse leggende e miti, come quello del Kraken.
La creatura in questione si è rapidamente fatta strada nell'immaginario comune, non mancando mai nelle opere di fantasia. Come per ogni mito però un fondo di verità c'è, e in questo il calamaro gigante sembra essere l'unica creatura che ha potuto ispirare la nascita del mostro marino.

Le origini del mito

Il nome del mostro, così come l'origine del mito, sembra essere avvolto dal mistero. La parola sembra derivare da "krake", una voce dialettale norvegese che, secondo alcune fonti, proviene da un termine che indica un albero sradicato (le radici dell'albero sembrano infatti formare i tentacoli del mostro). Non è chiara neanche quando sia nata la leggenda del Kraken e, nonostante alcuni pensino che faccia parte della mitologia norrena, quella che appare nei racconti fantastici dei popoli della scandinavia è l'hafgufa (un possibile boss per il prossimo God of War), molto diversa dal kraken.
Storie sul mostro circolavano già verso la fine dell'epoca medievale scandinava, verso il 1700, prendendo forma in maniera più organica quando apparve nell'opera Systema Naturae di Carl Nilsson Linnaeus. L'aspetto del Kraken ha subito diverse modifiche con l'evolversi del mito a esso collegato: prima era associato alle balene, e più avanti, come nell'opera di Jacob Wallenberg del 1781, venne identificato come "pesce-granchio".
Nel tardo Settecento e nell'Ottocento la creatura assunse un aspetto ricollegabile al calamaro, la "forma" più conosciuta del mostro. La diffusione della leggenda è da attribuire sopratutto alla non conoscenza: gli abissi marini sono luoghi tutt'oggi inesplorati che riservano continuamente sorprese. Come tutte le leggende, anche questa storia ha un fondo di verità, e una creatura simile al Kraken esiste: il calamaro gigante.

Il calamaro gigante

I calamari giganti abitano le profondità oceaniche, qui le femmine possono raggiungere dimensioni di oltre 10 metri, mentre i maschi anche di 13 metri. Queste creature hanno un unico predatore naturale: il capodoglio. Le superfici interne delle braccia (otto) e dei tentacoli (due) sono circondate da centinaia di ventose con un diametro tra i 2 ed i 5 centimetri, ricoperti di anelli di chitina taglienti e dentellati. I calamari giganti hanno un sofisticato sistema nervoso e un cervello complesso, una caratteristica che attrae particolarmente gli scienziati; i loro grandi occhi sono capaci di osservare al meglio la luce (compresa quella bioluminescente), anche in acque profonde e oscure.

Sfortunatamente conosciamo poco di questi esseri, e le voci che parlano di esemplari che raggiungevano e perfino superavano i 18 metri sono numerose, ma non sono mai state documentate. In base all'esame di 105 esemplari e grazie anche ai becchi ritrovati all'interno dei capodogli, la lunghezza totale massima, misurata nello stato di rilassatezza post mortem, è di 13 metri, con un peso di 150 chilogrammi per le femmine e 275 chilogrammi per i maschi.

Come se non bastasse l'aspetto a renderlo una creatura lovercraftiana, ci pensa la sua alimentazione. Oltre ai pesci delle profondità in cui nuota, il calamaro gigante potrebbe essere anche cannibale. Un esemplare è stato infatti ritrovato deceduto in Spagna, e l'autopsia del suo cadavere ha mostrato segni di aggressione da parte di un altro esponente della specie. Inoltre, lo stomaco di alcuni esemplari conteneva frammenti di becco di altri calamari, una prova a sostegno di questa macabra teoria.
Tuttavia, esiste una creatura ancora più incredibile, spaventosa e.. più grande: il calamaro colossale.

Il calamaro colossale

Il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni) è la più grande specie di calamaro esistente e il più grande tra gli invertebrati conosciuti. La creatura non è imparentata direttamente con i calamari giganti del genere Architeuthis e, nonostante abbiano entrambi dimensioni gigantesche (e si chiamino calamari), la loro anatomia e la loro area di distribuzione è molto differente.
Secondo le stime attuali la loro taglia massima può raggiungere i 15 metri per un peso di 495 chilogrammi, stime che però si basano sull'analisi di giovani e piccoli individui e sui resti rinvenuti negli stomaci dei capodogli (che condividono il predatore naturale con il calamaro gigante).
Le differenze sono molteplici in confronto all'Architeuthis: il becco del colossale è il più voluminoso tra quelli di tutti i calamari conosciuti e i suoi occhi sono i più grandi del regno animale (27 cm di diametro). Non è ancora stato trovato un esemplare adulto, e lo studio di questa specie si basa unicamente su femmine, giovani o esemplari di sesso indeterminato. Il calamaro colossale ha un mantello più lungo e una testa più grossa, sebbene i suoi tentacoli siano più corti, ma è sorretto da una grande lastra di muscoli che sostengono tutto il corpo, chiamata mantello.

Le otto braccia del calamaro colossale sono munite di ventose; le più grandi sono ricoperte di piccoli denti e di uncini affilati che gli permettono di immobilizzare la preda in una morsa mortale. A differenza del calamaro gigante, che ha occhi situati sui fianchi ed è quindi dotato di un ampio campo visivo, il calamaro colossale li ha rivolti in avanti, conferendogli un campo ristretto, ma una visione binoculare (quella che ha anche l'essere umano). L'interno dell'occhio presenta un cristallino di 8-9 centimetri di diametro (quello dell'essere umano è di circa 10 millimetri) e un fotoforo oculare, un organo capace di produrre luce grazie alla bioluminescenza.

Per finire, la particolare colorazione rosso-rosa della pelle è dovuta a piccoli pigmenti contenuti dentro cellule chiamate cromatofori (pare che l'invertebrato possa dar prova di mimetismo). Il calamaro colossale figura tra le prede del regime alimentare del capodoglio: il 14% dei becchi di calamaro rinvenuti negli stomaci dei cetacei appartiene a questi animali, che sembrano comporre il 77% della biomassa consumata dai capidogli. Sono stati osservati alcuni di questi cetacei (animali lunghi 18 metri con un peso che di 50.000 chili) con profonde ferite inflitte, molto presumibilmente, dai calamari colossali.

Gigantismo abissale

Le profondità marine non sono nuove a queste misure. Sembra infatti che a queste "bassezze" gli animali tendono ad essere più grandi rispetto ai loro "parenti" della superficie. Questo strano fenomeno è chiamato gigantismo abissale, oltre i calamari giganti esistono tante altre specie enormi: il regaleco (o re di aringhe) grande 11 metri, o il Bathynomus, un crostaceo che può raggiungere una taglia di 50 cm per 2 kg di peso (mentre i membri costieri di questo gruppo non superano i pochi centimetri di lunghezza).
La causa di questo fenomeno è ancora sconosciuta. La tendenza all'aumento di dimensioni potrebbe essere un adattamento per far fronte alle scarse risorse di cibo degli abissi marini, per la forte pressione di queste profondità, o per ragioni ancora indefinite.
Le grandi dimensioni di un animale abissale comporterebbero una minore dispersione di calore ed una diminuzione della necessità di un'attività costante, una caratteristica dei piccoli organismi.

Insomma, nonostante l'essere umano stia esplorando mondi lontani miliardi di miliardi di chilometri, delle creature "aliene" in grado di stupirci (oltre a poterci insegnare tantissimo) le abbiamo proprio sotto i nostri occhi, basta solo guardare nelle profondità dei nostri mari e oceani.