Speciale Capire e scegliere le casse

Come è fatto un diffusore per hifi e home Theatre

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Introduzione

In questa guida si parla di diffusori, di come sono fatti, di come si devono scegliere, di cosa ci si può aspettare e di cosa ci dobbiamo scordare.

Elenchiamo molto velocemente, e senza soffermarci, le cose ovvie: i diffusori, volgarmente chiamati "casse" sono quella parte dell'impianto audio che fisicamente emettono i suoni. Sono attaccati agli amplificatori con dei cavi. Negli impianti stereo sono 2, negli impianti HT o multicanale sono sempre più di 2.


Come è fatto un diffusore ?

Descriviamo ora come è costruito un diffusore. Per ovvie ragioni descriverò il diffusore "medio" cioè quello che ha tutte le parti che ci interessano. Ad esempio, esistono diffusori monovia che hanno un altoparlante solo al posto del tweeter e del woofer, oppure diffusori con la cassa "aperta", cioè con un lato del mobile... che non c'è. In questi casi lascio alla vostre capacità capire e ragionare sul perché alcuni costruttori prendono queste vie tutto sommato inusuali.

Un diffusore è composto generalmente da:
1. IL MOBILE
2. IL BAFFLE
3. GLI ALTOPARLANTI
4. LA MORSETTIERA
5. IL FILTRO CROSSOVER
6. I CAVI
7. I MATERIALI FONOASSORBENTI
8. LA RETE PARAPOLVERE
9. IL SUPPORTO
10. L'AMBIENTE DI ASCOLTO

IL MOBILE
E' la "cassa" vera e propria. Generalmente è costruito in legno, ma con le moderne tecnologie capita (purtoppo) spesso di vedere mobili in plastica. Esistono diffusori con il mobile anche in materiali rari, come il marmo o il cristallo.
La scelta del legno come materiale dipende fondamentalmente dal fatto che è proprio questo il materiale bensuonante per eccellenza, inoltre costa relativamente poco, per cui questa scelta è quasi del tutto obbligata. Un mobile in marmo suonerebbe meglio nella stragrande maggioranza dei casi, ma il costo e il peso rendono questo materiale poco utilizzato se non in casi rari ed eccezionali.
Contrariamente a quanto si crede il legno massello non è considerato il massimo per la costruzione del mobile. Il motivo è da imputarsi al fatto che il massello "risuona" molto facilmente. Non per niente ci costruiscono gli strumenti musicali
Il legno più utilizzato in assoluto per i diffusori è l'MDF, nome tecnico "medite" o "mediodenso". Non è quindi un massello, ma una miscela a pressione fatta di sottilissima polvere di legno tenuta insieme da paste collanti. Alla vista e al tatto è estremamente compatta e liscia. E' proprio il materiale perfetto per i mobili dei diffusori: è solido, pesante ed inerte, e allo stesso tempo molto ben lavorabile e (tutto sommato) economico.
Attenzione! L'MDF non va assolutamente confuso con il truciolare, che invece è fatto da trucioli larghi e incollati alla meno peggio. Ironia della sorte: il truciolare è quanto di peggio si possa immaginare per un diffusore... e guarda caso è molto usato dai costruttori di cattivi diffusori in quanto molto più economico dell'MDF.

IL BAFFLE
E' il lato frontale della cassa, quello dove di solito sono installati gli altoparlanti. Nella maggioranza dei casi è integrato nel mobile stesso.
Nelle produzioni medio-economiche si vedono spesso diffusori con il mobile in legno e il baffle di plastica, un esempio su tutti le pluripremiate Wharfedale Diamond serie 8 che ha parte del frontale proprio in plastica.
Un baffle di plastica non significa necessariamente bassa qualità e suono scarso. Sempre nella serie Diamond è solo il tweeter ad essere installato "fisicamente" sul baffle, mentre il woofer è avvitato direttamente nel legno.

GLI ALTOPARLANTI
In gergo tecnico vengono chiamati anche "trasduttori" o "driver". Questi sono generlmente installati sul baffle, ma capita che alcuni diffusori abbiano altoparlanti anche sulle facce laterali o su quella posteriore.
Esistono miriadi di marche e modelli di altoparlanti. Spesso le case produttrici dei diffusori se li costruiscono in casa (Mission, Triangle sono degli esempi).
Gli altoparlanti sono costruiti utilizzando i più disparati materiali e tecnologie e non me la sento in questa sede di intraprendere anche un solo semplice riassunto di tutto quello che c'è nel mercato.
Dicamo che le tipologie "storiche" degli altoparlanti sono tre:

1) "tweeter" per le alte frequenze;
2) "midrange" per le medie frequenze;
3) "woofer" per le basse frequenze.

Man mano che le frequenze da riprodurre scendono la quantità di aria da spostare dalla membrana di un altoparlante aumenta. Il che si traduce in questa regola:

1) il "tweeter" ha un piccolo diametro (pochi cm);
2) il "midrange" ha un medio diametro (8-15 cm);
3) il "woofer" ha un largo diametro (15 cm e più).

Allo stesso tempo, mentre il diametro dell'altoparlante aumenta, si innalza la difficoltà di pilotaggio dello stesso, in quanto serve molta energia per spostare tanta aria con una membrana molto larga.
Quindi il diametro degli altoparlanti dovrebbe andare di pari passo con la potenza (e con l'efficienza come vedremo dopo) del diffusore.
Diffidate quindi di diffusori minuscoli venduti in grado di reggere potenze enormi. L'esempio lampante sono i tanto detestati (da me) mini satelliti con sub tuttofare allegato: semplicemente un minidiffusore deve avere per forza di cose un altoparlante di piccole dimensioni; e un altoparlante piccolo sposta poca aria, punto e basta. Poca, pochissima dinamica, quindi certamente poca qualità. Poi a coronamento ci si aggiunge un bel sub (con l'ampli dentro) che deve sopperire alle mancanze delle scatoline... Brrr...

LA MORSETTIERA
Generalmente è una vaschetta in plastica dove sono presenti i morsetti per il collegamento dei cavi. Nella quasi totalità dei diffusori presenti sul mercato è situata in basso sul lato posteriore del mobile.
Prima di essere usati i cavi vanno "terminati". Per "terminazione" si intende la stagnatura dei due capi del cavo oppure l'installazione di banane o forcelle che poi saranno serrate sui morsetti. Molti utilizzatori non terminano affatto i loro cavi, infilando la semplice treccina di rame spellato direttamente sul morsetto.

L'uso delle banane o delle forcelle deve essere scelto in base al tipo di morsetto presente. Ad esempio sugli amplificatori Marantz i morsetti utilizzati non permettono l'uso della maggior parte delle forcelle, mentre sono perfetti per le banane.
Generalmente è la forcella che assicura il miglior contatto cavo-morsetto. E' però scomoda se si è abituati a spostare - cambiare spesso configurazione ai cavi e ai diffusori. In tal caso meglio optare per le banane.

IL FILTRO CROSSOVER
E' un circuito elettronico che divide il segnale audio nelle singole componenti da inviare agli altoparlanti. La sua utilità è dovuta al fatto che gli altoparlanti hanno un ben determinato spettro di frequenze entro le quali funzionare; gli acuti per il tweeter e i bassi per il woofer. Lo schema di collegamento è il seguente:

cavi dall'ampli >>> morsettiera >>> crossover >>> cavi >>> altoparlanti

Il crossover è sempre situato dentro il mobile e quindi non è in vista. Nella maggioranza dei casi si trova direttamente attaccato al lato posteriore della morsettiera. Fortunatamente a volte i costruttori lo tengono separato, in qual caso lo schema di collegamento diventa:

cavi dall'ampli >>> morsettiera >>> cavi >>> crossover >>> cavi >>> altoparlanti

Solo alcuni fortunati possono vantare un crossover esterno, cioè fuori dal mobile del diffusore. Il crossover esterno ha il vantaggio di non dover subire le vibrazioni dell'aria all'inteno del mobile, allungando sia la vita ai componenti elettronici, condensatori in primis, sia la resa sonora.

I CAVI
Collegano il crossover con gli altoparlanti e con la morsettiera. Nella quasi totalità dei diffusori in commercio i cavi interni al mobile sono di bassa qualità e collegati ai componenti con i famigerati morsetti "faston". questi morsetti non sono altro che pezzetti di latta ripiegata in modo da stringere i vari terminali. Una vera porcheria.
La prima cosa che dovete fare, se volete migliorare la qualità dei vostri diffusori, è quella di cambiare i cavi interni con altri degni di questo nome e di saldarli al crossover e agli altoparlanti.

I MATERIALI FONOASSORBENTI
Sono per lo più imbottiture di gommapiuma o altri materiali infilati dentro il mobile. Servono a evitare risonanze indesiderate e teoricamente dovrebbero far suonare meglio il diffusore. Non sempre è così; spesso le caratteristiche ambientali della stanza esigerebbero di rivedere la quantità, se non la presenza stessa, dei fonoassorbenti.
Se avete occasaione di provare a far suonare il diffusore senza l'imbottitura fatelo. Suonerà "diverso", ma sicuramente ci sarà un aumento di dinamica.
Magari potrebbe anche piacervi!

Durante gli anni sono usati molti materiali diversi per imbottire le casse, ognuno con le sue caratteristiche meccaniche e soniche. Un unico consiglio: attenzione alle casse dove il fonossorbente E' LANA DI VETRO. Questo materiale veniva usato spesso negli anni '70; con l'andare degli tempo perde delle microparticelle vetrose che sono cancerogene per le vie respiratorie umane! Da evitare soprattutto nei diffusori con il bass-reflex.

LA RETE PARAPOLVERE
E' quel telaietto di rete che si mette davanti agli altoparlanti. Protegge gli altoparlanti dalla polvere e, più spesso di quanto si creda, dagli urti accidentali. Chi ha mogli "distratte" o bambini piccoli per casa sa cosa intendo...
La rete parapolvere non è MAI del tutto trasparente rispetto al suono del diffusore. Immaginate di far suonare le casse dietro ad una tenda...
Se potete, non tenetelo installato.

IL SUPPORTO
E' il classico "piedistallo" dove si appoggia il diffusore. Nel caso di diffusori di grandi dimensioni ovviamente non serve, oppure se ne usa uno minuscolo (le punte).
Non è un vero e proprio componente del mobile, ma quando serve diventa importantissimo per la qualità della riproduzione. Può essere quindi inteso come parte integrante del diffusore a tutti gli effetti.
Ogni diffusore ha il suo piedistallo. Il che vuol dire che non esiste il piedistallo universale buono per tutte le casse. Comunque di solito il piedistallo di qualità è quello più pesante e "inerte" possibile, sordo alle vibrazioni.

Progetto e Costruzione

IL PROGETTO
Un diffusore viene progettato per uno scopo ben preciso. E' quindi inutile tentare di usarlo in modo diverso o cercare di tirargli fuori cose che non sono state previste in fase di progettazione.
Facciamo un esempio: i diffusori dipolari non devono essere posizionati vicino alla parete. Qualsiasi cosa facciate, qualsiasi espediente escogitiate per farli suonare vicino alla parete fallirà miseramente.
Il significato è che dovete avere ben in mente che tipo di diffusore dovete scegliere PRIMA di fare l'acquisto. Per riprendere l'esempio precedente: se avete una stanza piccolina non potete scegliere diffusori dipolari o con il reflex posteriore, perché in quella stanzetta non suoneranno mai bene.

LA COSTRUZIONE
Per quanto buono ed eccellente sia un progetto, la qualità della costruzione e dei materiali utilizzati è alla base della buona riuscita del diffusore. Tanto per essere chiari:

1) Progetto ok + Costruzione e Materiali ok = Diffusore ok;
2) Progetto ok + Costruzione e Materiali scarsi = Diffusore scarso;
3) Progetto scarso + Costruzione e Materiali ok = Diffusore scarso.
4) Progetto scarso + Costruzione e Materiali scarsi = Immondizia.

Purtroppo gran parte delle case di produzione dedicano la corretta combinazione, che sarebbe la "1" solo ai diffusori di alto prezzo, passando invece per la subdola "2" o anche peggio per l'inutile "3"; fino ad arrivare a quello che di solito si compra al MercatoneXYZ che sarebbe la tristissima soluzione "4".

Senza ombra di dubbio però è proprio la soluzione "2" a farla da padrone. E questo è un male. Politiche di ottimizzazione delle linee di produzione, tagli vari alle spese e alla qualità della manodopera fanno sì che diffusori dotati di un eccellente progetto finiscano col diventare solo "buoni" o ancora peggio "mediocri".
Capita spesso che per risparmiare 10 euro in un diffusore che al pubblico ne costa 1000 si scelgano altoparlanti, componenti dei crossover, cavi o ancor peggio leganmi non di prima qualità. Ed è per questo stesso motivo che fortunatamente di solito operando piccoli interventi su un diffusore si riescono a ottenere grandi miglioramenti sonori

Caratteristiche Importanti

L'IMPEDENZA
E' il valore della resistenza alla corrente continua del diffusore e si misura in "ohm". Se l'impedenza è alta l'amplificatore a parità di tensione eroga meno corrente per far suonare il diffusore. Quindi un diffusore con alta impedenza è più facile da pilotare di uno a bassa impedenza, in quanto l'ampli deve sforzarsi di meno.
Più della metà dei diffusori in commercio ha come impedenza il classico 8 ohm, che equivale all'impedenza più alta che troverete in comercio. Esistono diffusori con impedenza maggiore, ma sono mosche bianche. Tutti gli altri oscillano tra i 6 e i 4 ohm.
E' molto importante conoscere l'impedenza dei diffusori, in quanto alcuni amplificatori non sono in grado di gestire impedenze estremamente basse (che significa alta corrente in bassa tensione).
Inoltre l'impedenza, durante il pilotaggio, tende a scendere; un diffusore da 8 ohm arriva, nei picchi di carico, anche a 3-4 ohm mettendo in difficoltà alcuni ampli. Quelli da 4 ohm posso scendere addirittura a 2 ohm, richiedendo enormi quantità di corrente.
Fortunatamente i moderni amplificatori sono tutti protetti contro gli eccessi di carico.

L'EFFICIENZA
Per efficienza si intende la capacità del diffusore di reagire in modo più o meno "forte" al segnale in ingresso.
Per essere più chiari facciamo un esempio. Supponiamo di avere un amplificatore, di tenere la sua manopola del volume fissa a metà e di attaccarci dei diffusori con efficienza diversa:

Il diffusore più efficiente suona più forte;
Il diffusore meno efficiente suona più piano.

Praticamente, per avere lo stesso volume, un diffusore poco efficiente ha bisogno di amplificatori più potenti rispetto ad un diffusore più efficiente.

L'efficienza si misura in "decibel" (i famosi "db"), ma dal momento che non amo molto usare formule nelle mie dispense faremo degli esempi pratici.
Un diffusore "normale" generalmente ha un'efficienza intorno agli 88 db e suona normalmente se pilotato da un amplificatore intorno ai 60 watt.
Un diffusoreefficiente va intorno ai 90-92 db; è adatto a amplificatori di bassa potenza, tipo i valvolari, e suona alla grande con potenze intorno ai 20 watt. Famosi sono i diffusori Klipsch, che arrivano anche a 105 db! Diffusori con queste sensibilità tirano giù i soffitti con amplificatori da 3 watt!
Un diffusore poco efficiente ha una sensibilità minore di 85 db; questi diffusori hanno bisogno di amplificatori potenti, intorno agli 80 o ai 100 watt per suonare come si deve.

Risulta quindi chiaro come la scelta di un diffusore dipenda molto dal tipo di amplificatore che si possiede.

L'efficienza è il classico parametro da tenere in considerazione quando si decide di assemblare impianti HT con diffusori di marche diverse: scegliete diffusori con efficienza differente e vi ritroverete a dover regolare in modo fortemente sbilanciato i vari volumi

LA POTENZA
E' la misura della potenza applicabile al diffusore da parte dell'amplificatore, cioè la quantità di corrente in grado di essere sopportata. Come già illustrato qui sopra, la potenza applicabile dipende strettamente dall'efficienza.

Una delle credenze più diffuse in ambito HIFI e HT è che il diffusore debba poter accettare potenze maggiori di quelle erogate dal proprio amplificatore. Cioè: se ad esempio io possiedo un ampli da 50 watt allora prendo dei diffusori da 60 watt e vado tranquillo.
Beh, è sbagliato.
E' buona regola che l'amplificatore abbia più potenza a disposizione del limite massimo delle casse. Il perché è semplice: il modo più semplice di rompere un diffusore, è quello di pilotarlo a tutto volume con un amplificatore arrivato al massimo delle sue capacità. Un ampli "sotto sforzo" inserisce una forma di distrosione chiamata "clipping" che altro non è che la saturazione dei transistor-valvole con temporanea, ma generosa, erogazione di corrente continua. Questa corrente continua è pericolosissima per i tweeter che si bruciano in un batter d'occhio.
Se invece l'ampli è molto potente il clipping non si verifica, e la cassa di solito riesce a smaltire i picchi con facilità.

Quando leggete le caratteristiche di un diffusore la potenza viene espressa in Watt RMS o Watt PMPO (o solo PMP). Che cosa significano queste sigle?

RMS = Root Mean Squared
Indica la potenza continua gestibile dal diffusore;

PMPO = Peak Music Power Output
Indica la potenza di picco gestibile dal diffusore.

Quindi la misura "vera" che indica la potenza di un diffusore è quella RMS.
E soprattutto ricordate che conoscere la potenza RMS ha senso SOLO SE si conosce anche l'efficienza del diffusore. Una cassa con 40 watt RMS e 98 db suona molto più forte di una con 100 watt RMS e 85 db.

LA RISPOSTA IN FREQUENZA
E' il range di frequenze che il diffusore è in grado di riprodurre.
Generalmente, quando si leggono le caratteristiche di un diffusore su una brochure o su internet c'è scritto: "Risposta in frequenza: 20-22 kHz" il che significa che il diffusore è in grado di suonare tutte le frequenze da 20 Hz a 22 Khz, giusto?
Sbagliato. Questa scrittina è assolutamente fuorviante.
Quello che conta VERAMENTE è che il grado di risposta al range di frequenze sia più lineare possibile; per avere questa informazione c'è bisogno di un grafico, che faccia vedere la linearità del diffusore al variare delle frequenze.
Quasi nessun costruttore fa vedere questo grafico, perché di solito assomiglia più alle montagne russe piuttosto che a una resa lienare. Alcune riviste specializzate del settore invece, durante le recensioni, lo fanno vedere.
Quindi la scritta "Risposta in frequenza: 20-22 kHz" va interpretata come "quando suona questo diffusore si sentono più o meno tutte le frequenze tra i 20 Hz e i 22 Khz" il che non dice proprio nulla sulla qualità sonora dell'apparecchio, senza considerare che in genere gli estremi di banda hanno le misure con attenuazioni di almeno 3db

IL CARICAMENTO
Con questo termine si intendono due configurazioni ormai assolute per tutti i diffusori in commercio:

1) Diffusore "penumatico";
2) Diffusore "bass-reflex".

Riconoscere queste tipologie è facilissimo: il diffusore pneumatico è completamente "chiuso", e l'aria al suo interno non ha alcun contatto con quella esterna; il diffusore in bass-reflex invece ha un bel buco da qualche parte e l'aria al suo interno è in diretto contatto con quella esterna.

Il bass-reflex si è diffuso agli inizi degli anni '70 quando i costruttori si sono accorti che facendo un buco sulla cassa i bassi risultavano più forti.

Il buco del reflex viene chiamato "tubo di accordo" o "condotto di accordo". Può trovare posizione in ogni punto del mobile, ma generalmente si preferisce posizionarlo sul baffle o sul retro.
Attraverso il condotto di accordo passa il suono Immaginatelo come un altoparlante "aggiuntivo". Quindi se avete un diffusore con il reflex posteriore ricordate di non appoggiarlo alle pareti, pena un ingrossamento e sbrodolamento dei bassi nell'ambiente di ascolto.

IL NUMERO DELLE VIE
Sarebbe il numero degli altoparlanti, o meglio il numero dei tipi di altoparlanti, installati sul diffusore.
La stragrande maggioranza dei diffusori sul mercato è a due o tre vie, cioè:

2 vie = 1 woofer + 1 tweeter;
3 vie = 1 woofer + 1 midrange + 1tweeter.

dove:

woofer = altoparlante per le frequeze basse e medio basse;
midrange = altoparlante per le frequeze medie;
tweeter = altoparlante per le frequeze alte.

Negli ultimi anni si è verificato un aumento dei diffusori a 2 vie a scapito di quelli a 3 vie. Il perché è dovuto al fatto che un diffusore con 2 altoparlanti costa di solito di meno di uno con 3, e poi perché la qualità sempre crescente degli altoparlanti permette di semplificare i progetti e di eliminare il midrange a favore di un woofer che suoni anche le frequenze medie.
Inoltre 2 altoparlandi al posto di 3 significa più linearità di emissione, cosa molto gradita sia ai progettisti che ai costruttori, che possono proporre diffusori validi a prezzi bassi.
Questo non significa che i diffusori a 2 vie suonino SEMPRE meglio di quelli a 3 vie. Se il progetto è fatto come si deve un diffusore a 3 vie è inarrivabile come qualità rispetto a uno a 2 vie. Purtroppo però in questo caso i costi lievitano irrimedibilmente verso l'alto.

Esistono anche soluzioni diverse. Un esempio sono i "2 vie e mezzo" che usano una configurazione di questo tipo:

1 woofer per le frequenze bassissime;
1 woofer (uguale al precedente) per i medio-bassi;
1 tweeter per gli alti.

Un altro esempio sono i cosiddetti "dipolari" che hanno altoparlanti anche sulla faccia posteriore del diffusore. In ambito HIFI questi diffusori riescono a creare ottimi sensi di ambienza, ma hanno bisogno di grandi spazi e lunghe sessioni di messa a punto per funzionare a dovere. In ambito HT sono molto usati come canali posteriori in quanto riescono a dare un senso di spazialità molto gradevole.

Esistono anche diffusori monovia, cioè con un singolo altoparlante "larga banda". Questi diffusori sono amatissimi da alcuni appassionati e detestati da tutti gli altri. Ovviamente è una questione di gusti e solo una bella sessione di ascolto potrà far pendere il vostro giudizio in merito da un lato o dall'altro.

TIPOLOGIA DI CONNESSIONE
Si tratta del numero di morsetti che si trovano dietro il mobile. A parte pochissime eccezioni tutti i diffusori utilizzano una di queste due configurazioni:

1) mono-wiring: solo due morsetti per un cavo a due poli;
2) bi-wiring: quattro morsetti per un cavo a quattro poli.

La questione "è meglio il bi-wiring del mono-wiring" è tuttora in discussione tra gli appassionati. C'è chi dice che è meglio l'uno, c'è chi dice che è meglio l'altro. A mio personalissimo avviso è meglio il bi-wiring e penso che un diffusore in mono-wiring non avrebbe alcuna perdita qualitativa in caso si decidesse di modificarlo per accettare il bi-wiring.
Poi ognuno faccia le sue prove.

Che differenze ci sono tra i due sistemi?
Qualche riga fa ho descritto lo schema elettrico di un diffusore in questo modo:

cavi dall'ampli >>> morsettiera >>> crossover >>> cavi >>> altoparlanti

Ora sappiamo che gli altoparlanti in un diffusore sono almeno due: il woofer e il tweeter; allora, per un diffusore mono-wiring potrei scrivere così:

2 cavi dall'ampli >>> morsettiera >>> crossover >>> 4 cavi >>> 2 altoparlanti

In pratica tutto il segnale dell'ampli arriva su una singola coppia di cavi e il crossover si preoccupa di:

1) separare il segnale in due mandate;
2) filtrare la mandata per la parte bassa;
3) filtrare la mandata per la parte alta;
4) inviare le due mandate ai rispettivi altoparlanti.

In uno schema bi-wiring invece succede questo:

4 cavi dall'ampli >>> morsettiera >>> crossover >>> 4 cavi >>> 2 altoparlanti

dove i 4 cavi sono comunque collegati due a due insieme dalla parte dell'ampli. Quindi in ingresso del crossover avremo 2 cavi per il + e 2 per il -; i due cavi del + portano lo stesso identico segnale in quanto collegati insieme dal alto ampli, così come i due cavi del - portano lo stesso identico segnale in quanto collegati insieme dal alto ampli.

Ora il crossover si preoccupa di:

1) filtrare una delle due mandate per la parte bassa;
2) filtrare una delle due mandate per la parte alta;
1) inviare le due mandate ai rispettivi altoparlanti.

Questo crossover è quindi in realtà formato da 2 filtri indipendenti e separati.

Il diffusore bi-wiring viene sempre venduto con delle placche di metallo che sono installate tra i morsetti in modo da poter usare il diffusore anche con un normale cavo per mono-wiring.
Un consiglio? Buttate le placche ed utilizzate un pezzetto di cavo dello stesso tipo di quelli di potenza. Non solo, ma collegate il + del cavo che viene dall'ampli al morsetto relativo al tweeter (di solito quello in alto) e il - al morsetto relativo al woofer.
Tutto questo perché le placche suonano veramente male.
Ovviamente cercate di utilizzare casse per bi-wiring proprio in bi-wiring! Ma attenzione! Quasi tutti i miglioramenti si ottengono raddoppiando il cavo che state già usando e NON mettendo del cavo di minore qualità.
In altre parole: se in mono-wiring usare 1 mandata di cavo da 1 euro, per il bi-wiring dovete usare 2 mandate dello stesso cavo da 1 euro e NON due mandate di cavo da 50 centesimi.
Insomma: dovete usare il doppio del cavo usato per il mono-wiring.

LA NAZIONALITA' (IL CARATTERE)
E' una caratteristica importante. Ogni diffusore ha una "personalità" musicale propria, dettata da tutti i parametri costruttivi di cui abbiamo discusso. Ma principalmente la personalità del diffusore viene impostata dal progettista in fase di creazione del progetto. E il progettista realizza un diffusore pensando alle persone che lo compreranno e al posto dove lo metteranno.
Dal momento che le orecchie "cambiano" girando il mondo ecco che ogni diffusore si adatta particolarmente bene alle persone e ai luoghi "locali".

Ad esempio: vi siete mai chiesti perché i diffusori inglesi suonano tutti così "frizzantini" sugli acuti? E perché invece i diffusori italiani sono così "morbidi"? E ancora, perché i diffusori americani sono in genere "chiassosi"?
Perché i progettisti li hanno pensati per essere utilizzati da una ben chiara fascia di mercato.
In Inghilterra quasi tutti hanno le case con pareti in legno e pavimenti di moquette, quindi una cassa Infinity sopperisce all'effetto smorzante di questi materiali con un carattere brillante e chiaro, acuti ben in vista.
In Italia la fa da padrone il muro in pittura e il pavimento di marmo? Prendiamoci delle Chario o delle Opera (chi ha soldi prenda le Sonus Faber) che sono molto adatte allo scopo, con il loro suono dolce e misurato, adatto a convivere con i riflessi diretti propri di piccoli ambienti.
In America tutti hanno case larghe e ampi spazi? E vai con casse Klipsch super efficienti e pompatissime, in modo da riempire facilmente l'ambiente di suono.

Rodaggio

La prima volta che attaccate un diffusore nuovo all'amplificatore non aspettatevi di sentire gli angeli celesti. Anzi, di solito il suono che esce è sterile, secco e poco interessante.

Questo perché il diffusore nuovo ha bisogno di essere rodato.
Ho già parlato in precedenza del rodaggio dei componenti di un impianto, ma lo ripeto adesso per le casse.
Gli altoparlanti hanno delle parti in movimento: la bobina dentro il gruppo magnetico e le membrane. E' proprio il movimento di queste parti che forma il suono che noi ascoltiamo. Le membrane sono collegate al cestello dell'altoparlante in modi vari. Di solito si usa della gomma, a volte si usa la carta.
Il rodaggio sta proprio nell'abituare questi materiali al movimento; ci vuole un po' di tempo prima che tutto l'insieme si "sleghi" in modo da suonare al meglio.
Anche il crossover ovviamente ha il suo tempo di rodaggio.

I tempi variano da modello a modello, e si va da una decina di ore fino a 100 ore di lavoro. I costruttori seri indicano sul manuale i tempi necessari al rodaggio dei loro prodotti.

Empirismi

Finora abbiamo parlato di caratteristiche tecniche, più o meno importanti, per cercare di descrivere un diffusore.
Ma nonostante tutto non abbiamo discusso su come si fa a capire se il diffusore suona bene o meno.
Perché? Semplice: perché non esiste alcuna caratteristica tecnica che sia direttamente collegabile alla qualità del suono.
Questo si risolve nel fatto che in commercio potrete trovare due diversi modelli di diffusore con le stesse identiche caratteristiche sulla carta; e di questi due modelli uno potrebbe suonare in modo celestiale, l'altro potrebbe essere spazzatura.

Come fare allora per orientarsi?
Con un sorriso sarcastico potrei tranquillmente dirvi (come se non l'avessi mai fatto...) che se volete capire la qualità di un diffusore dovete ascoltarlo. Se vi piace allora è buono, se non vi piace allora no. E' il gusto personale ad essere l'unico, vero e solo parametro che dovete seguire ciecamente.
Il che comporta anche che un diffusore buono per me potrebbe non esserlo per voi e viceversa.

Ok, ma ci sarà pur un modo "a braccio" per capire se stiamo per ascoltare un prodotto di qualità?
Ebbene... sì, un modo c'è.
Bisogna semplicemente tenere conto di tutto quello di cui abbiamo discusso in precedenza e rapportarlo alla qualità del suono che ascoltiamo; per capire la differenza di questa qualità sonora dovete invece ascoltare più diffusori possibile.
E' assolutamente necessario fare dei raffronti. Non potete capire se un diffusore suona bene o meno se non lo paragonate con altri modelli simili.

Quindi, per misurare a grandi linee un diffusore ricordate questi parametri:

1) meglio grande piuttosto che piccolo;
2) solidità costruttiva;
3) buoni materiali e componentistica;
4) impedenza, potenza ed efficienza in linea con il nostro amplificatore;
5) carattere adatto al nostro ambiente di ascolto;
6) suono migliore rispetto ad altri diffusori simili.

Se poi, insieme a tutte queste caratteristiche il suono è davvero buono e vi piace... allora vuol dire che avete davanti il diffusore che fa per voi.

Guida Home Theatre Capire e conoscere come è fatto un diffusore è di fondamentale importanza per l'inserimento di questo nel proprio ambiente. Ogni progetto ha delle proprie caratteristiche e dei dogmi da seguire per il corretto utilizzo di questo. E' impensabile per esempio posizionare un diffusore bass reflex posteriore appoggiato alla parete posteriore, pena il decadimento della prestazione in gamma bassa di questo; la stessa cosa non si può dire per esempio per un progetto che prevede il bass reflex frontale... insomma, prima di acquistare le casse, studiate per bene il vostro ambiente, date una rilettura di questa guida e cominciate la ricerca!