La carica degli Handheld: le console portatili sono tornate di moda?

Con l'arrivo di Steam Deck, ROG Ally e Legion Go si è riaccesa la competizione tra grandi brand: metà PC e metà console, è questo il futuro del gaming?

La carica degli Handheld: le console portatili sono tornate di moda?
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Nonostante sia ormai relegata principalmente a rumore di sottofondo, la cosiddetta console war ha mantenuto la sua presenza in modo persistente nel caotico e intricato panorama dell'industria videoludica.
Lo stato di competizione perpetua dei big dell'hardware, però, negli ultimi mesi sembra essersi concentrato in modo particolare sulle soluzioni portatili. Tutto parte chiaramente da Nintendo e dalla sua console ibrida Switch, ma a lanciare una nuova e intrigante sfida è stata senza dubbio Valve con Steam Deck, seguita a ruota da Asus con ROG Ally e da Lenovo con Legion GO, senza scomodare le risposte cloud-based di Logitech (animata principalmente dalla proposta commerciale di Microsoft) e Sony, che tanto ha fatto discutere negli ultimi tempi (trovate qui la nostra recensione di PlayStation Portal).
In passato il concetto di gioco in mobilità era incentrato principalmente sulla quantità e qualità delle esclusive disponibili, derivate da un ecosistema di riferimento. Tuttavia, oggi questo sottile velo di Maya è stato definitivamente sollevato, rivelando la vera essenza di questa contesa commerciale.

L'oramai vecchio tabù delle console portatili

L'ascesa della mobilità, nel contesto di una vita quotidiana sempre più interconnessa con il gioco, è ormai innegabile e si esprime attraverso sfaccettature competitive, sociali e casuali.

Il gioco mobile, favorito dalla semplicità d'uso e dall'accessibilità offerta dai dispositivi mobili, sta attirando sempre più seguaci; tuttavia, finora questa tendenza è stata limitata dalle capacità computazionali dei dispositivi presenti sul mercato, in particolare degli smartphone.
Sebbene i nostri telefoni sembrino ancora lontani dall'offrire un'esperienza di gioco paragonabile a quella di casa, stiamo assistendo a una nuova ondata di soluzioni in mobilità che stanno ridefinendo l'idea di gaming di alta qualità.
In passato, la PSP (PlayStation Portable) per Sony rappresentava la necessità di impegnare interi team di sviluppo per creare IP esclusive per la console, evidenziando i limiti logistici e commerciali di questa strategia. Oggi, questa dinamica è completamente ribaltata.

Dodici anni fa sarebbe stato impensabile giocare a titoli all'epoca rivoluzionari come Skyrim al di fuori del proprio PC o delle console di casa come PS3 o Xbox 360. A quei tempi la portabilità era vista come qualcosa di diverso e il gaming era suddiviso in compartimenti stagni, non necessariamente in maniera compromissoria, offrendo giochi diversi per piattaforme differenti tra fisso e mobilità. E sempre guardando al passato, le aziende che hanno fallito nelle guerre delle console spesso lo hanno fatto a causa della mancanza di offerte convincenti in termini di contenuti.
Sega, Atari, Apple e persino Nintendo in alcune fasi hanno registrato significativi insuccessi a causa della mancanza di una libreria di giochi di alta qualità.

Riflettendo su queste dinamiche, è chiaro che i limiti intrinseci delle soluzioni portatili del passato hanno spinto i grandi attori ad apporre un timbro del tipo "non si può fare" che si pensava fosse ormai indelebile.
La creazione di un'infrastruttura in grado di soddisfare e valorizzare le console portatili sembra però ora possibile, aprendo nuove prospettive nel panorama del gioco in mobilità.

L'arrivo delle Handheld: il grosso elefante nella stanza

La questione centrale emerge con forza: se per "Handheld" intendiamo un dispositivo portatile capace di offrire un'esperienza di gioco in mobilità con un hardware robusto e un sistema operativo "aperto", come Windows o Steam OS, avranno mai la forza di imporsi come vere alternative, e non semplici surrogati, alle opzioni fisse?

La risposta è intrisa di sfumature. In primo luogo, va considerato il fattore di orizzontalità offerto dagli attuali dispositivi handheld. Potenzialmente (nemmeno così tanto a dire il vero), prodotti come ROG Ally possono fungere da veri e propri PC: basta un semplice adattatore e possono essere collegati a qualsiasi monitor, trasformandosi in una postazione desktop.
L'idea chiave di questa soluzione è stata mostrata tempo fa da Nintendo Switch con la sua celebre dock, che semplifica ulteriormente un'azione di per sé banale.
Se si tiene conto del fatto che la console di Nintendo implementa un hardware ormai datato (ma non per questo meno valida, come dimostrano i recenti porting e gli exploit di titoli come Zelda: Tears of the Kingdom), diventa chiaro che gli ibridi tra portatile e fisso sono la chiave per comprendere il fenomeno di dispositivi come Steam Deck e simili. Nintendo è stata la prima delle tre principali aziende a capire che separare le due esperienze non aveva più senso e che, dati anche i risultati commerciali di Wii-U, era impossibile continuare a sostenere due linee di produzione così diverse tra loro.

Valve, con Steam Deck, offre una soluzione bilanciata per i giocatori PC, dando accesso alla sconfinata libreria di Steam (e non solo) ovunque vadano. L'hardware di Steam Deck segue la logica "accomodante" di Nintendo, con un equilibrato mix di potenza, risoluzione e portabilità. La sorpresa è stata il prezzo accessibile, che per la prima volta rompeva il trend di alternative dall'estremo oriente a costi elevati e con garanzie di prodotto "complesse" da gestire.

Legion GO

ROG Ally

Oggi sembra che in Occidente si sia capito che la strada giusta è quella tracciata da Valve, con una concorrenza sempre più agguerrita e che offre una vasta gamma di soluzioni. Asus, ad esempio, ha posizionato la sua ROG Ally come un dispositivo più compatto, potente e intuitivo grazie a Windows, superando le limitazioni di Steam OS.
Lenovo Legion GO, invece, si propone come un mix di potenza bruta unita all'esperienza "Nintendo Style" dei Joycon rimovibili, sacrificando qualcosa in termini di compattezza ma non di qualità visiva, in virtù di un display brillante e più ampio rispetto ai diretti competitor (per saperne di più, potete fare riferimento alla nostra recensione di Legion GO). Insomma, il mercato degli handheld si è letteralmente infiammato e sembra deciso a mantenere la sua posizione in modo saldo e duraturo.

E allora Playstation Portal?

Poi è arrivata Sony con PlayStation Portal, un dispositivo che offre il mirroring dei giochi PlayStation a patto di possedere una PS5 (in attesa di capire se ci sarà mai spazio per il vero Cloud Gaming): con questa mossa, la casa giapponese ha cercato di capitalizzare sulla vasta libreria della PlayStation 5 sfruttando le moderne connessioni. Nonostante il carattere estremamente divisivo di questa periferica per il Remote Play, il notevole successo di vendite al lancio ha stimolato molte riflessioni nell'industria.

Senza dilungarsi troppo, sotto alcuni punti di vista questo dispositivo restituisce l'idea di una progettazione "pigra". Tuttavia, forse a causa di una comunicazione non particolarmente chiara, l'idea fondamentale che ha ispirato PlayStation Portal è stata proprio quella di cui abbiamo parlato in precedenza, ovvero la transizione verso l'ibrido: il messaggio vincente, di carattere quasi epistemologico, è che "posso usarla in portabilità, ma se voglio posso anche farne a meno".

Nonostante Sony si sia concentrata solo sugli aspetti essenziali, rischiando di creare confusione nel pubblico, la consapevolezza di ciò che PlayStation Portal è in grado di fare (e soprattutto di ciò che non può fare) è sempre stata evidente.
Quello che ha trionfato, almeno per ora, con PlayStation Portal non è stato tanto il dispositivo in sé, quanto piuttosto l'idea sottostante e le opportunità che offre.

Sony sta tornando a produrre console portatili? No. Sta forse proponendo un'idea di mobilità distante dalla competizione legata all'hardware? In parte. Sony ha compreso che l'idea del gaming in mobilità è più potente del gaming in mobilità stesso? Senza dubbio.

Una questione di complessità

Oltre ai successi commerciali, comprendere il panorama attuale del gaming richiede una considerazione approfondita degli aspetti culturali legati all'evoluzione della società e alle esigenze delle nuove generazioni di videogiocatori.

Una rapida ricerca su Google rivela che, nonostante la crescita impetuosa del gaming in tutto il mondo (inclusa l'Italia), la parte preponderante di questi numeri è rappresentata dall'altro grande elefante nella stanza: gli smartphone.
Ciò che sta caratterizzando la crescita del mondo handheld è proprio l'esponenziale crescita nell'adozione dei nostri smartphone come piattaforma portatile da gaming, che però inevitabilmente si riducono in una semplificazione di un'esperienza molto più complessa.
Avviare un titolo come Cyberpunk 2077 sulla propria PlayStation o PC implica accettare la complessità di produzioni che per loro natura richiedono una partecipazione non distratta, contrariamente alla filosofia della portabilità.

I cambiamenti nel contesto ludico, sempre più orientati verso un'esperienza mobile, comportano un ridimensionamento dell'attenzione che possiamo dedicare ai nostri giochi. Il cervello umano è efficace nel concentrarsi su una singola attività alla volta, e l'esperienza di giochi impegnativi e articolati richiede un grado di immersione che la portabilità tende a compromettere.

Gli stimoli esterni, come suoni, immagini, odori, o la necessità di essere consapevoli dell'ambiente circostante (pensiamo a viaggi in metropolitana), sono tutti fattori che possono distogliere l'attenzione dal contesto videoludico originale.
Tralasciando i giochi progettati specificamente per la mobilità, che spesso a questa complessità vi rinunciano alla radice, anche se un giorno sarà il nostro telefono a eseguire i più recenti titoli AAA (come sta già provando a fare Apple e di cui vi abbiamo parlato nella nostra prova di RE: Village su iPhone 15), la natura semplificativa dello smartphone potrebbe svuotare in parte l'esperienza della sua anima e della sua profondità.
Per questo motivo, l'idea di un ibrido dedicato potrebbe essere l'unica strada per garantire un determinato grado di stratificazione ludica. Il successo di Nintendo Switch, che nonostante tutto continua a stabilire record di vendite, è forse la prova più tangibile di questa necessità.