Cassini, l’astronave che cattura le polveri spaziali

Cassini è un'astronave inviata dalla NASA nel campo gravitazionale di Saturno. Dotata di una strumentazione capace di catturare le polveri spaziali, potrebbe fornire riscontri interessanti riguardo l’origine dell’Universo e non solo.

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Daniele Vergara Daniele Vergara viene alla vita con un chip Intel 486 impiantato nel cervello, a mo' di coprocessore. E' più che entusiasta di tutto ciò che riguarda la tecnologia intera e i videogames, con un occhio di riguardo verso l'hardware PC e l'overclocking. D'inverno ama snowboardare, macinando km e km di piste. Lo trovate su Facebook, Twitter e Google+.

La composizione delle polveri fra le stelle della nostra galassia può dirci qualcosa sull'origine dell'Universo e sul modo in cui si è formato il sistema solare. La materia in questione è stata oggetto di tantissimi studi nel passato, che sono stati anche contraddittori fra loro. Probabilmente perché nel tempo nessuno è mai riuscito a captare la vera purezza delle polveri interstellari, in quanto si è molto spesso fatto uso di strumenti come i telescopi invece che dell'analisi diretta. Comprendere la composizione delle polveri cosmiche a mezzo della sola osservazione è un compito arduo, per cui è sorta la necessità di uitilizzare un metodo più diretto e preciso. Attorno al Sistema Solare c'è una nube di polveri spaziali, nota come Local Interstellar Cloud (LIC). Questa fu osservata per la prima volta dallo spacecraft Ulysses nel 1993, mentre in seguito, nel 2000, si riuscirono a catturare ed analizzare alcuni granelli della polveri.
I flussi più interni passano molto densi attraverso il campo gravitazionale di Saturno, ed è lì che la NASA ha deciso di piazzare Cassini, una sonda con uno speciale sistema che colleziona il materiale polveroso.

Cassini e la composizione delle polveri

Cassini è rimasta impegnata nel task ad essa assegnato da svariati anni a questa parte. Si tratta infatti di una decade circa, dal 2004 al 2013, periodo in cui la sonda ha lavorato senza sosta per catturare i detriti. I risultati sono stati recentemente pubblicati, con Cassini che è riuscita a intrappolare 36 grammi di materiale facente parte del flusso LIC. Le prime analisi hanno mostrato che le polveri imprigionate sono formate da magnesio, silicio, ferro e calcio. Le indagini portate avanti, che però sono ancora in corso, sono arrivate alla conclusione che la polvere spaziale è piuttosto omogenea e le variazioni sono minime. Tutti i granelli sono molto simili, Carbonio e solfuro sono invece quasi completamente assenti: secondo i ricercatori, questo è possibile poiché la materia non sarebbe stata capace di arrivare a condensazione a causa delle condizioni dell'atmosfera attorno al Sole.
La NASA ha scelto Saturno per collezionare campioni perché sembra che in quell'area le polveri fossero meno contaminate rispetto alle altre zone, e questo incrementa il livello di fiducia dei ricercatori. Gli scienziati non escludono la presenza nello spazio di polveri con composizioni diverse, ma presenti in una regione differente. Basandoci sui calcoli effettuati fino ad ora tale possibilità appare remota, e se questa popolazione diversa esistesse allora comporrebbe solo il 10% di tutto il flusso LIC.

I risultati portati a casa dall'astronave Stardust, che ha catturato polveri provenienti da una cometa, sono arrivati alla stessa conclusione di Cassini, anche se con una differenza: i campioni catturati dalla prima contenevano una buona quantità di solfuro, il che sta ad indicare che essi possano essersi formati con una metodologia differente - anche perché sembrerebbero avere un diametro maggiore. Gli strumenti di cui Cassini è dotata non sono comunque in grado di catturare granuli più grossi di una certa soglia.
Gli scienziati hanno ipotizzato così che la materia inizialmente era di un determinato tipo, ma poi è stata soggetta a determinati processi che l'hanno chimicamente cambiata ed omogeneizzata. Una supernova che esplode potrebbe infatti far arrivare altri detriti nella LIS: proprio gli effetti dell'esplosione di una stella potrebbero aver influenzato la struttura delle polveri.

NASA La missione portata avanti da Cassini e dagli scienziati della NASA ha sicuramente un certo fascino. Essa risulterebbe ancora più interessante se i ricercatori riuscissero ad isolare dei granelli più puri, che non siano stati soggetti alla condensazione, all’evaporazione, o all’influenza di qualsivoglia fenomeno chimico o fisico. Il team impegnato nelle ricerche ha ovviamente pensato a questo ed è giunto alla conclusione che ciò sarebbe possibile all’interno di un meteorite. I meteoriti potrebbero infatti contenere materiale non “contaminato”, in quanto offrono una specie di armatura contro qualsiasi fenomeno. Se ciò avvenisse faremmo un altro passo verso la comprensione dell’origine della Sole, della Terra e dell’Universo intero.