Commenti anonimi online vietati in Cina: l'unico futuro per la rete?

Nell'ultimo periodo il tema dell'odio nei commenti online è sempre più trattato, ma come limitarlo senza che gli utenti si assumano le loro responsabilità?

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Chi bazzica internet da qualche anno ricorderà certamente quando questa era un fenomeno quasi di nicchia, lontana dalle masse raggiunte oggi. Un tempo, quando in pochi avevano accesso alla rete, questa era vista come l'ultimo baluardo della libertà di espressione, ultimo bastione contro l'informazione dall'alto e luogo dove scambiarsi liberamente le proprie opinioni. Ovviamente, l'internet descritta ora non è mai esistita davvero, i troll ci sono sempre stati, tanto che il termine, seppur con un significato leggermente diverso, era già usato negli anni '80. La rete di oggi però, in confronto, sembra un combattimento di MMA tra Hulk e Hello Kitty, dove l'utente più debole e isolato, troppo spesso, viene messo alla gogna e martoriato da commenti che nella vita reale in pochi si sognerebbero di fare. Eppure, nascosti nell'anonimato, i troll e in generale tutti quegli utenti che sguazzano nell'odio online, nei commenti più riprovevoli e degeneri, continuano la loro opera di diffusione del caos. In Cina però non sarà più così, perché entro ottobre tutti i commenti su tutte le piattaforme online dovranno essere fatti mettendoci la faccia. Una necessità o l'ennesima invasione della privacy?

Un caso da studiare

Partiamo dal presupposto che la Cina non è il massimo esempio di tolleranza e di rispetto della privacy dei propri cittadini, sia online che offline. Non è certo un caso che proprio da qui parta un'iniziativa destinata ad essere dibattuta, ma speriamo con finalità diverse, anche in occidente. Ma cosa accadrà da ottobre nel paese della Grande Muraglia? Come ha rivelato qualche giorno fa il South Chine Morning Post, proprio da ottobre siti e aziende tech (quindi anche i social, le applicazioni smartphone e i siti di informazione) dovranno verificare l'identità reale di tutti i loro utenti registrati prima di consentirgli di postare ancora commenti. Potranno usare nickname, ma questi vanno associati alla vera identità del loro utilizzatore. Lo scopo, almeno a detta del governo cinese, è quello di "limitare la diffusione di false notizie, linguaggio offensivo e informazioni illegali". L'azione del governo cinese va ancora più a fondo nel controllo: infatti i siti web di informazione dovranno monitorare ogni post scritto sotto alle loro news, moderarlo e nei casi più gravi segnalarli a un supervisore (interno al portale o designato del governo, questo non è chiaro). Stessa sorte tocca ai video in streaming, che andranno monitorati anche questi. A prescindere dal lavoro richiesto a fornitori di servizi internet e ai siti di news, semplicemente enorme considerata la mole di commenti giornaliera, appare chiaro come una misura di questo tipo sia stata decisa più a scopo repressivo che ai fini di una migliore fruizione della rete. Da ottobre quindi, il governo di Pechino potrà dare una stretta ad attivisti e oppositori politici, con buona pace della libertà di informazione, ma l'argomento rimane comunque interessante se rapportato all'occidente.
Eliminando tutta la parte repressiva e di controllo, e lasciando solo quella relativa all'utilizzo del proprio nome reale, quanti commenti deplorevoli, minacce e in generale quanto odio si eviterebbe online? Basta aprire la pagina Facebook di un qualsiasi quotidiano e sotto la maggior parte delle notizie di cronaca si scoprono commenti al di fuori di ogni logica, anche su argomenti molto delicati, come la violenza sulle donne, per non parlare del razzismo, che sguazza e prolifica proprio sul web.

Ovviamente il web non è solo questo, anzi, la maggior parte degli utenti non usa questo incredibile mezzo di comunicazione per sfogare il proprio risentimento, ma il problema è reale e per ora non ha ancora trovato soluzione. Quanti insulti rimarranno ancora impuniti? Quanto ancora si potranno sopportare i comportamenti deplorevoli visti online negli ultimi anni? Di certo la soluzione non è quella del controllo di massa cinese, ma intanto i leoni da tastiera continuano a trollare e a insultare, con buona pace di chi crede ancora che internet sia un luogo di libertà e rispetto reciproco.