Complottismo e sovrastima delle conoscenze: perchè si crede alle cospirazioni?

Una ricerca ha messo in evidenza un comportamento tipico di chi tende a credere alle teorie complottiste su larga scala.

speciale Complottismo e sovrastima delle conoscenze: perchè si crede alle cospirazioni?
Articolo a cura di

Esistono delle realtà che, prima della diffusione di Internet, non avevano mai visto le luci della ribalta. Solo con il collegamento virtuale tra le persone, attraverso i social network, hanno cominciato ad assumere una certa notorietà. Si potrebbero fare innumerevoli esempio sul tema, a cominciare dal numero di omicidi che vengono descritti con precisione dai quotidiani e dai telegiornali nazionali. É impensabile affermare che il genere umano abbia cominciato a "farsi fuori" solo di recente ed infatti la nostra percezione sull'argomento è oggi amplificata dalla quantità di informazioni disponibili, che non fanno altro che mettere in evidenza situazioni che, probabilmente, sono sempre avvenute.
Il tema di cui ci occuperemo oggi è una semplice analisi di dati, estrapolati dalla popolazione americana su un altro fenomeno che ha assunto dimensioni non indifferenti proprio grazie ad Internet, quello del complottismo. Anche qui, è impensabile affermare con certezza che i complottisti esistano solo grazie al web, visto che comportamenti simili erano presenti già prima della diffusione di internet. Tuttavia, possiamo constatare che il fenomeno ha assunto proporzioni decisamente superiori rispetto al passato.

The Conspiracy: la teoria di Vitriol e Marsh

Joseph A. Vitriol è un ricercatore della Lehigh University a Bethlehem, in Pennsylvania, coautore di uno studio sociologico che cerca di predirre la possibilità che una persona possa credere alle teorie cospirazioniste. Secondo il ricercatore viviamo in un periodo storico che sta attraversando un "cambiamento sociale, visto l'aumento della diversità culturale ed etnica e la diffusione di azioni collettive di gruppi che precedentemente venivano emarginati, le quali stanno mettendo in discussione lo status quo dal punto di vista sociale e politico".
Quel che Vitriol e la sua collega Jessecae K. Marsh, della stessa università, hanno cercato di studiare è l'associazione tra l'eccessiva sicurezza con cui un individuo crede di conoscere la politica e l'ordine pubblico e la tendenza che questo creda in teorie cospirazioniste politiche su grande scala.
Per i due studiosi americani esistono persone specifiche che hanno sempre beneficiato dell'ordine politico e che sarebbero contrarie ai cambiamenti sociali, che minacciano lo status quo: quindi tenderebbero a supportare teorie cospirazioniste che screditano le minoranze, proprio per difendere il proprio vantaggio sociale. Lo scopo della ricerca è associare questo comportamento sociale con la tendenza a sovrastimare la propria conoscenza in ambito politico ed in generale della realtà sociale e giuridica che li circonda.

L'analisi dei dati: qual è la probabilità che un cittadino americano sia cospirazionista?

Vitriol e Marsh inizialmente hanno chiesto ai partecipanti di auto-valutare le proprie conoscenze su una serie di politiche pubbliche, per poi chiedere spiegazioni più precise sul funzionamento giuridico delle suddette. Successivamente i soggetti hanno dovuto valutare nuovamente la propria competenza di quelle politiche, per verificare se esistesse o meno una sovrastima della propria conoscenza. Analizzando le risposte dettagliate e la seconda auto-valutazione si riesce facilmente a catalogare una persona troppo sicura di sé su quegli argomenti.

I risultati della ricerca "The Role of System Identity Threat in Conspiracy Theory Endorsement" sono stati pubblicato il 12 maggio di quest'anno sulla rivista European Journal of Social Psychology. Da 3500 cittadini adulti degli U.S. è emerso che coloro che hanno dichiarato un'alta confidenza sugli argomenti di politiche sociali, dopo averle spiegate nello specifico, sono i più propensi ad avallare complotti politici su larga scala, specialmente se la loro spiegazione manca della conoscenza accurata sul fenomeno. In breve, è probabile che le persone che credono di capire un fenomeno politico e che in realtà mancano delle competenze conoscitive per poterlo affrontare a fondo, siano anche propense a crede ai complotti sociali.
Nel dettaglio, chi crede nelle frasi "in questo paese esiste una vera America che si distingue da quelli che non condividono i suoi stessi valori" e "i più importanti valori americani stanno decadendo sempre più velocemente all'interno della società americana", sono anche le stesse che credono nelle teorie "i media sono controllati dallo stato e dai poteri forti" e "nulla in politica e nelle relazioni internazionali accade per caso o per coincidenza".

Abbiamo qualcosa da imparare da questa ricerca?

La deduzione dei ricercatori è abbastanza semplice: quando qualcuno pensa che i valori fondamentali della società siano attaccati sarà anche propenso a supportare teorie complottiste politiche su larga scala, come meccanismo di difesa per supportare lo status quo.
Chiaramente la ricerca non vuole in nessun modo suggerire chi abbia o meno ragione su uno specifico argomento, ma piuttosto correlare due comportamenti che sono facilmente riconoscibili. Vitriol ha consigliato di essere più umili e di basarsi sempre su evidenze e fatti credibili provenienti da un largo spettro di fonti, così da poter avere un'idea più precisa degli eventi attuali e delle relazioni politiche internazionali.
Secondo il ricercatore è necessario "sfidare sé stessi con informazioni che vanno contro le proprie credenze ed assunzioni, imparando esperienze e prospettive diverse da quelle personali, ricordando che una spiegazione semplicistica di un evento complesso può essere inaccurata, anche se è d'accordo con il proprio intuito".