Cos'è il MOSE, la barriera che dovrebbe proteggere Venezia dall'acqua alta

Scopriamo di più sul progetto MOSE, sul suo funzionamento e su cosa rappresenta per Venezia e per gli altri paesi europei.

speciale Cos'è il MOSE, la barriera che dovrebbe proteggere Venezia dall'acqua alta
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Tutti noi abbiamo visto le recenti immagini dell'emergenza climatica che ha interessato la città di Venezia. Un aumento del livello del livello del mare fino a 180 cm ha significato il riversarsi delle acque nell'intera città, con un impatto sulle attività commerciali, turistiche e sulla vita dei veneziani.
Si è molto discusso sull'evitabilità di questo evento, essendo l'intera zona lagunare (circa 550 chilometri quadrati) spesso protagonista di fenomeni mareali, certo non così importanti e catastrofici.
Nei giorni scorsi, molta attenzione è stata posta nei confronti del MOSE: in questo articolo spiegheremo brevemente di cosa si tratta, con uno sguardo a costruzioni simili già funzionanti in altri stati.

Il Protagonista

Il MOSE, nome del progetto ideato agli inizi degli anni 80, consiste in una serie di strutture chiamate Paratoie, che svolgono la funzione di dighe con la particolarità di essere non permanenti. Vale a dire che queste paratoie sono alloggiate sul fondo della laguna e in caso di necessità, come appunto un aumento preoccupante del livello delle acque, possono essere "estratte" ed innalzarsi a formare un'unica grande barriera.

Una grande diga, con l'intento di bloccare il flusso d'acqua che altrimenti andrebbe ad insinuarsi nella laguna e ad abbattersi sulla città e sulle terre emerse circostanti.
Attorno alla laguna sono tre le serie di paratoie installate, ognuna volta a coprire uno dei tre accessi alla laguna veneziana: ma come funziona il meccanismo di apertura e chiusura di queste barriere artificiali?

Il funzionamento è basilare

Il sistema è molto semplice: viene sfruttato il principio del galleggiamento dei corpi, fenomeno descritto dal famoso Principio di Archimede. Per far sollevare una paratoia viene immessa dell'aria al suo interno, ed essendo l'aria un fluido con densità minore rispetto all'acqua, essa tenderà a spostarsi verso l'alto nel tentativo di raggiungere il pelo libero dell'acqua: nell'eseguire questo movimento porta con se la singola paratoia.
È possibile immaginare la paratoia come un pallone gonfio d'aria che, se posizionato sul fondo di una piscina e lasciato libero di muoversi, tenderà a risalire in superficie.

La paratoia segue lo stesso principio del pallone gonfio d'aria. In aggiunta, per consentire un ritorno alla sua posizione iniziale (sul letto del canale) la paratoia è ancorata al fondale tramite un perno.

L'operazione di riposizionamento sul fondale avviene facendo fuoriuscire l'aria dalla paratoia, la struttura diventa quindi più densa dell'acqua ("più pesante" potremmo dire) e dunque affonda. Il tutto è controllato tramite software in accordo con la sensoristica che fornisce costantemente dati come pressione e livello del mare.

Il sistema è sì automatico, ma indica solamente gli istanti in cui avviare le procedure di sollevamento e abbassamento delle paratoie: è il Centro operativo di gestione a prendere la decisione di seguire o meno la manovra proposta in base alle rilevazioni dei dati meteo-marini. Ogni paratoia è indipendente dalle altre, ovvero si è scelto di utilizzare schiere con numerose paratoie di piccole dimensioni.

In teoria non dovrebbero esserci problemi nell'eseguire queste operazioni e le dighe sono state progettate per compiere questi movimenti di salita e discesa. Nella realtà però, le analisi dei recenti giorni hanno evidenziato che i perni, le sedi di alloggio e le stesse Paratoie erano stati interessati da fenomeni di corrosione, oltre che a depositi di materiale terroso e roccioso. Le acque della laguna veneziana e dei canali non sono propriamente limpide a causa della natura del fondale e della vegetazione circostante.

Le altre barriere nel mondo

Il MOSE non è unico nel suo genere: l'Italia è stata inserita tra i paesi membri del network internazionale di gestori di barriere mobili: la I-STORM "International Network for Storm Surge Barrier Management". Al network partecipano altri paesi europei e non, come l'Inghilterra, l'Olanda, la Russia, la Germania e gli Stati Uniti d'America. Cosa hanno in comune queste nazioni? Tutte hanno fatto uso di barriere artificiali per la protezione del territorio dai fenomeni di marea e inondazione. Questa cooperazione ha portato alla condivisione dei progetti, delle analisi e delle tecniche costruttive tra i vari progettisti delle barriere dei paesi membri.
Recentemente lo Stato di New York ha promosso un confronto diretto con Venezia, eletta come un perfetto territorio modello che da sempre deve far fronte al pericolo di inondazione. Londra con il suo fiume Tamigi, Rotterdam con il suo Schelda, San Pietroburgo ed anche la città di New Orleans negli USA, hanno in comune la presenza di numerose barriere mobili attualmente in funzione per la difesa dal mare.

In Italia, le conoscenze sviluppate nel progetto MOSE a Venezia, in termini di modalità di costruzione, principi funzionali e programmazione delle manutenzioni, hanno suscitato un grande interesse internazionale per la possibilità di impiego di dispositivi simili in altre aree del mondo a rischio di inondazioni. Il recente malfunzionamento della barriera non ha di certo giovato alla reputazione del progetto italiano, ma le tecniche sviluppate sono divenute di interesse, ad esempio, del Dipartimento di difesa costiera del Giappone, che sta valutando l'impiego di paratoie a ventola simili a quelle adottate a Venezia per le imboccature dei porti di Tokyo e Kobe.
La grande differenza tra queste barriere ed il MOSE è il sistema di gestione delle paratoie tramite il concetto di modularità: ad esempio, la città di Rotterdam ha installato una barriera composta da una sola grande paratoia, che è certamente più solida e più efficace nel fermare l'avanzata dell'acqua, ma richiede alcune ore per essere azionata.

Quando entrerà in funzione il MOSE?

Purtroppo ad oggi il MOSE non è funzionante, come certamente si sarà appreso dalle notizie dei giorni scorsi. Attualmente non è in grado di proteggere Venezia dall'acqua alta, tuttavia è stata fornita una data di probabile consegna, che vede il progetto realizzato e consegnato entro il 31 dicembre 2021.
Ciò che è in atto adesso sono una serie di test delle paratoie, con una prevista manutenzione di alcune di queste. In molti si sono chiesti come mai il MOSE, seppure ancora in fase di test, non sia stato attivato per prevenire l'inondazione che ha messo in ginocchio l'intera città.

Una domanda legittima ma che trova risposta nel fatto che se il MOSE fosse stato azionato nel tentativo di prevenire l'inondazione, probabilmente non solo non sarebbe riuscito a bloccare il flusso d'acqua, ma ancora più realisticamente si sarebbe danneggiato in maniera significativa e questo avrebbe richiesto altre opere manutentive, ancor prima del completamento dei lavori.
Un impianto già funzionante avrebbe fatto sicuramente molto comodo per far fronte alla catastrofe di qualche giorno fa, eppure i recenti stravolgimenti nell'ecosistema naturale sembrano suggerire che eventi come quello di Venezia siano destinati a ripetersi nel breve periodo, anche in altre zone del pianeta.