COVID-19, tutto quello che sappiamo sull'epidemia che ha fermato il mondo

Il nuovo coronavirus ha fermato il mondo per colpa della sua pericolosità. Ecco tutte ciò che sappiamo sull'epidemia di COVID-19.

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L'epidemia di COVID-19 ci ha colpiti tutti come un fulmine a ciel sereno, costringendo il paese a seguire una rigida regolamentazione per evitare il contagio e la trasmissione di questa malattia infettiva proveniente dalla Cina.
Dal momento in cui scriviamo, nel mondo ci sono più di 380.000 mila contagiati e, in tutto, più di 16.500 vittime. L'Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ha recentemente etichettato la nuova malattia come "Pandemia". Ecco cosa sappiamo fino ad ora di questo temibile virus.

Cosa sono i coronavirus?

Partiamo dalle basi: il virus non è estraneo all'uomo. Il loro numero, infatti, sta crescendo rapidamente con diversi nuovi coronavirus scoperti di recente, tra cui MERS e SARS. Il nome si riferisce all'aspetto caratteristico dell'agente patogeno visibile al microscopio che ricorda - da lontano - una corona. Si ritiene che i coronavirus causino una percentuale significativa di tutti i raffreddori comuni negli adulti e nei bambini, con maggior incidenza durante l'inverno e l'inizio della primavera. I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, seppur raramente, possono evolversi e infettare l'uomo per poi diffondersi nella popolazione. I coronavirus umani conosciuti ad oggi, comuni in tutto il mondo, sono sette, alcuni identificati diversi anni fa (i primi a metà degli anni Sessanta) e alcuni identificati nel nuovo millennio.

Dov'è iniziato tutto

Tutto iniziò intorno a metà dicembre del 2019, quando le autorità sanitarie della città di Wuhan in Cina riscontrarono primi casi di pazienti che mostravano i sintomi di una "polmonite di causa sconosciuta". Indagando ancora di più, si scopri che questo primo gruppo di malati era in qualche modo collegato al mercato del pesce locale, molto differente da quelli che abbiamo in Italia, costituito da circa un migliaio di bancarelle in cui si vendono dai polli agli animali selvatici. Fin da subito - visto i precedenti casi - venne ipotizzato che si trattasse di un nuovo coronavirus proveniente da una fonte animale.
Per ricostruire una cronologia dell'epidemia, abbiamo riassunto i momenti più significativi dell'infezione:

31 dicembre 2019: la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan invia per la prima volta una segnalazione all'Oms nella quale informa l'agenzia di avere registrato in tutta la provincia di Hubei un rilevante numero di casi di polmonite derivanti da cause ignote.

7 gennaio 2020: La Commissione sanitaria cinese conferma di aver identificato un nuovo tipo di virus, precisamente un coronavirus, la stessa famiglia di cui fanno parte proprio l'influenza, la Sars e la Mers. Il nuovo coronavirus è "2019-nCoV".

10 gennaio: per la prima volta viene determinata la sequenza genomica del virus: si tratta di un betacoronavirus correlato a quello che ha causato la Sindrome respiratoria mediorientale (Mers-CoV) e a quello della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars-CoV).

13 gennaio: riportato il primo caso di contagio all'infuori della Cina in Thailandia.

20 gennaio: la National Health Commission (NHC) cinese ha scoperto la trasmissibilità da essere umano a essere umano del nuovo coronavirus. Nello stesso giorno, in Giappone e Sud Corea sono stati segnalati i primi casi del virus.

21 gennaio: multiple province in Cina vengono invase dal virus.

30 gennaio: L'Oms dichiara l'emergenza globale. Nello stesso giorno arriva la notizia dei primi due casi accertati anche in Italia: due turisti cinesi che sono stati ricoverati in isolamento all'ospedale Spallanzani. L'Italia, decide così di chiudere il traffico aereo da e per la Cina.

11 febbraio: l'organizzazione mondiale della sanità annuncia che il nome ufficiale della malattia è COVID-19.

21 febbraio: primi contagi in Italia e nei giorni successivi si registrano centinaia di casi positivi con i focolai maggiori nel Lodigiano e in Veneto.

11 marzo: l'OMS ha dichiarato il coronavirus una pandemia: il bollettino registra oltre 118.000 casi in 114 Paesi del mondo, con un bilancio di 4.291 morti.

Segni e sintomi

Nonostante non siano ancora chiare, le modalità di infezione del virus da uomo a uomo avvengono attraverso le particelle di saliva quando si tossisce o starnutisce.
Per questo le organizzazioni sanitarie di tutto il mondo suggeriscono di stare a circa 1-2 metri di distanza tra una persona e l'altra. Il periodo di incubazione varia da 1 a 14 giorni con un periodo medio stimato tra i 5 e i 6 giorni. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, su una stima di 55.924 casi confermati, vengono indicati i seguenti segni e sintomi tipici:

Febbre (87.9% dei casi);
Tosse secca (67.7%);
Affaticamento (38.1%);
Produzione di espettorato (33.4%);
Mancanza di respiro (18.6%);
Mal di gola (13.9%);
Mal di testa (13.6%);
Mialgia o artralgia (14.8%)
Brividi (11.4%);
Nausea o vomito (5.0%);
Congestione nasale (4.8%);
Diarrea (3.7 %);
Emottisi (0.9%)
Congestione congiuntivale (0.8%)

Come viene frequentemente detto in TV e da tutti gli organi competenti, il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l'infezione.

A che punto siamo per un vaccino?

Purtroppo, non esiste ancora un vaccino per il virus e, per prepararlo e testarlo, ci vuole del tempo. Normalmente, ci vorrebbero 10 anni per farlo. Investendo grandi quantità di denaro e accelerando i lavori, come stanno facendo molti ricercatori di tutto il mondo, ci vuole almeno 1 anno. Tuttavia, grazie agli studi sul vaccino della SARS (avviato ma mai distribuito perché l'epidemia terminò prima) gli scienziati si trovano a buon punto, visto che il precedente coronavirus condivide dall'80 al 90 percento del proprio profilo genetico.

Per un vaccino ci sono solitamente tre fasi:

Fase I: i primi studi clinici, che vedono coinvolti solo pochissimi pazienti e che stanno partendo in questi giorni, saranno utili a determinare l'assenza di effetti collaterali;

Fase II: saranno coinvolte un ampio numero di persone in una zona in cui è presente la malattia;

Fase III: il vaccino viene utilizzato su migliaia di pazienti. Sembra facile? Purtroppo non lo è. Dopo questa fase i pazienti che hanno ricevuto il vaccino devono essere monitorati attentamente. Solo dopo 12 mesi - minimo - si potranno trarre le dovute conclusioni per la creazione della preziosa sostanza. Nel frattempo, scienziati di tutto il mondo stanno cercando nuove terapie da utilizzare contro il virus. All'Ospedale Cotugno di Napoli, ad esempio, due pazienti in terapia intensiva hanno riscontrato miglioramenti mediante l'utilizzo di una terapia con dei farmaci a base di Tocilizumab, pensato per combattere l'artrite reumatoide. Per curare il caso dei coniugi cinesi nello Spallanzani a Roma, invece, sono stati utilizzati due farmaci antivirali: Lopinavir/Ritonavir, utilizzati per la terapia anti-Hiv, e il Remdesivir, un nuovo farmaco più sperimentale utilizzato contro il virus di Ebola e Marburg.

Fino a quando dovremmo preoccuparci? Quando potremmo uscire di nuovo da casa per condurre la nostra normale vita? Una domanda a cui difficilmente si può dare risposta. L'importante è, come viene ripetuto spesso, restare a casa.