Dai pianeti di magma come Mustafar ai Sarlacc, la scienza dietro Star Wars

La saga di Star Wars intrattiene da anni intere generazioni: cosa c'è di vero in quello che osserviamo? Scopriamolo in occasione dello Star Wars Day!

Dai pianeti di magma come Mustafar ai Sarlacc, la scienza dietro Star Wars
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Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana... quante volte abbiamo letto questa scritta? Nonostante l'universo creato da George Lucas sia fortemente fantascientifico, molte volte quello che vediamo trova riscontro anche nel mondo, o per meglio dire Universo, reale.
Vi abbiamo già spiegato su queste pagine che la tecnologia di Star Wars sta pian piano prendendo piede anche "ai giorni nostri", oggi vi spiegheremo l'ispirazione alla base di certe ambientazioni, scelte e tecnologie.

I pianeti dell'universo di George Lucas: Mustafar, Hoth e Tatooine

I fan conosceranno sicuramente il pianeta Mustafar, il luogo dell'iconica battaglia tra Obi Wan Kenobi e Anakin Skywalker. Il mondo in questione è per la maggior parte coperto di lava bollente, e nel "mondo reale" sono stati già trovati pianeti del genere. La loro esistenza potrebbe essere causata da diversi fattori: potrebbe trattarsi di un pianeta ancora giovane, di un pianeta che ha avuto una grande collisione con un altro oggetto celeste o di un pianeta con un'orbita molto vicina alla sua stella.
L'opzione più probabile della loro creazione è quest'ultima, questo perché nella maggioranza dei casi i pianeti di lava orbitano molto vicino alla propria stella. La gravità provoca delle distorsioni che generano un riscaldamento mareale interno in grado di fondere le rocce in magma, che poi può risalire in superficie. Tuttavia, anche l'intensa radiazione della stella molto vicina potrebbe fondere la crosta superficiale direttamente in lava. Un pianeta che potrebbe essere simile a Mustafar è CoRoT-7 b: simulazioni al computer suggeriscono che la temperatura vari da circa 2000 gradi Celsius sul lato esposto al sole a circa -200° in quello in ombra.

Altro luogo iconico della saga è Hoth, la base principale dell'Alleanza Ribelle, che abbiamo visto ne L'Impero colpisce ancora. Anche questo tipo di mondo, ovviamente, esiste e rientra nella categoria dei "pianeti ghiacciati". Questi sono paragonabili a versioni più grandi di alcune delle lune del sistema solare, come Europa; la superficie di un pianeta ghiacciato può essere composta da acqua, metano, ammoniaca, anidride carbonica ed altre sostanze volatili.
Abbiamo un candidato anche questa volta, si chiama OGLE-2005-BLG-390L b, visto che la temperatura superficiale potrebbe essere circa -220° C.

Gli appassionati di Star Wars conosceranno sicuramente Tatooine, il pianeta natale della famiglia Skywalker. Il corpo celeste in questione si trova all'intero di un sistema binario, in cui orbitano due stelle. Sul pianeta, quindi, ci sono due tramonti. Fantascienza? Non troppa. Una recente analisi ha dimostrato che i doppi tramonti possono essere altrettanto comuni nella nostra galassia quanto il "singolo" che conosciamo sulla Terra.
Una buona parte delle stelle nella nostra galassia sono binarie. Oltre i due terzi delle stelle più massicce, infatti, vivono con un compagno, mentre "solo" un terzo dei piccoli nani rossi si trovano in coppia. Quindi, se metà delle stelle simili al Sole nella galassia sono in coppia, quei sistemi potrebbero ospitare pianeti simili alla Terra? Adesso sappiamo che potrebbe essere possibile. Tuttavia, cercare luoghi simili non è facile: la complicata danza orbitale delle stelle rende difficile "osservare" i deboli sussurri di influenza dai pianeti; individuare un pianeta attorno a una singola stella è già abbastanza difficile.

L'intelligenza artificiale

Il modo in cui su Star Wars viene impiegata l'intelligenza artificiale non è così lontano dalla realtà. C-3PO, l'iconico e arguto robot, parla fluentemente oltre 6.000 lingue. Google, per adesso invece, riesce a tradurre oltre 100 lingue. Certo, parlare è diverso dalla semplice traduzione, da questo punto di vista ci vorrà ancora diverso tempo. Tuttavia, i ricercatori scommettono che l'intelligenza artificiale di Google diventerà molto più intelligente nei prossimi anni: nel 2014, si stima che avesse un QI intorno al 26.5, ma nel 2016 aveva quasi raddoppiato la sua "intelligenza", arrivando fino a un QI di 47.3. L'intelligenza artificiale di oggi, inoltre, si basa su Machine Learning o Deep Learning, dei metodi grazie ai quali la macchina "apprende" e si "allena", correggendo gli errori in modo da riuscire nel tempo, dopo una grande mole di dati analizzati e su base statistica, a svolgere una determinata attività in autonomia.
Anche dal punto di vista dei "robot umanoidi" stiamo facendo progressi: recentemente un robot di nome Sophia ha ottenuto la cittadinanza in Arabia Saudita all'inizio di quest'anno. L'automa è capace di conversare senza risposte pre-programmate e si tratta di un potenziale primo passo verso aiutanti robotici per l'uomo.

Un altro esempio simile è dato da Fedor, un robot umanoide russo che replica i movimenti di un operatore e compie una serie limitata (per adesso) di azioni in modo autonomo. L'umanoide robotico può eseguire diversi movimenti automatici, ma anche imitare i movimenti di un essere umano (per fare ciò, un utente umano deve prima indossare dei sensori per guidarlo).
Quest'ultima particolare funzione potrà essere utilizzata per eseguire compiti pericolosi, sia nello spazio che sulla Terra. Il robot umanoide ha visitato anche la Stazione Spaziale Internazionale, dove è stato testato dagli astronauti. Il suo soggiorno è stato breve, ma in futuro potrà essere utilizzato anche per le missioni spaziali, riducendo il rischio per i cosmonauti al minimo.

I Sarlacc nel mondo reale

Il Sarlacc è una creatura che i fan hanno incontrato su Tatooine. Lo stomaco di questo essere è capace di dissolvere lentamente una preda in sostanze nutrienti utilizzando un processo che può durare migliaia di anni. Nonostante sia molto "fantasiosa", esistono in natura delle creature che trovano delle corrispondenze con questo essere, come la formica leone. Nel loro stadio larvale, queste formiche hanno una testa grande, mascelle spinose e un corpo ispido lungo circa mezzo centimetro.
Muovendosi all'indietro, la formica leone traccia uno schema circolare, ruotando costantemente verso l'interno, scavando sempre più in profondità, fino a creare una fossa ripida e conica nella sabbia e seppellendosi alla base di essa. Tutto ciò che resta visibile sono mascelle lunghe e curve che rimangono aperte in attesa di prede.
Quando una sfortunata formica arriva sul bordo della fossa, la sabbia collassa e cade nella trappola. La formica, proprio come lo sfortunato Lando Calrissian, scopre che non può uscire dalla fossa. I lati sono inclinati in modo da sgretolarsi quando la vittima cerca di strisciare fuori. Nel raro caso in cui la preda riesca a sfuggire, la formica lancia della sabbia contro di essa, innescando una valanga che fa cadere la vittima nelle sue fauci.

Una volta sottomessa la preda, la formica leone inietta un veleno paralizzante e acidi digestivi nella vittima, mangiando tutti i suoi succhi vitali. Tutti i succhi che ha estratto dalla preda rimangono nel corpo della formica e, poiché non ha alcun metodo per espellere i rifiuti prodotti, dovrà attendere il suo stadio pupale - lo stadio inattivo tra larva e insetto alato - per eliminarli. Ciò significa che la formica leone deve trattenere tutti i suoi rifiuti per tutta la sua vita larvale: tre anni. Non proprio la durata di quella del Sarlacc, ma si avvicina spaventosamente. Siamo fortunati che la sua dimensione sia ridotta a pochi centimetri.