Dalla fondazione ai nostri giorni: la storia del colosso Apple

Dallo storico garage della famiglia Jobs al colosso internazionale che è oggi: scopriamo la storia di Apple dalla sua fondazione.

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Quando si sente parlare di Silicon Valley e giganti dell'IT sembra che tutti debbano essere necessariamente partiti da un garage. Hewlett e Packard, Bezos, Brin e Page: se non parti da un garage nella Silicon Valley non sei nessuno. Steve Jobs e Steve Wozniak non sono diversi degli altri: è il 1975 e i due iniziano a progettare l'Apple I, il cui processore sarebbe dovuto essere il Motorola 6800 ma che diventò in seguito il MOS 6502, parecchio più economico del primo. Apple I, oltre che l'ennesimo prodotto uscito da un garage, è anche l'inizio di Apple Computer Co., che Jobs e Wozniak fondano insieme a Ronald Wayne: i primi cinquanta esemplari vengono venduti già assemblati a 666,66 dollari, e servono solo a preparare il terreno per il primo Apple II, che oltre ad avere una tastiera, cosa che al suo predecessore mancava, era dotato dell'alloggiamento per la scheda madre, cosa che permise ai due di non doverseli montare uno per uno. Ah, si poteva pure collegare al televisore e la grafica era a colori.

A Steve Jobs però questa dimensione artigianale della sua compagnia stava evidentemente troppo stretta, ed è per questo che nel 1976 prende due decisioni fondamentali per il futuro di Apple: la prima è quella di far disegnare un logo (si esatto, QUEL logo) a Rob Janov, e la seconda convincere Mike Markkula, un imprenditore che già aveva fornito dei fondi a Intel, a finanziare Apple con quasi duecentocinquantamila dollari, che cambiò con un terzo delle azioni dell'azienda e ne divenne anche il secondo amministratore delegato dopo Michael Scott (e prima di Sculley). Se l'assetto finanziario è stato in qualche modo sistemato, quello che manca è ancora la singola idea vincente, che nonostante si materializzi diversi anni dopo inizia a maturare nel 1979, quando Jobs, dopo aver visto alcuni prototipi di Xerox, decide di comprarne i brevetti e assumere gli ingegneri che ci stavano lavorando. Questi brevetti erano quelli legati ad Alto, computer sviluppato allo XEROX PARC che si differenziava da tutti gli altri esistenti prima per avere sia una GUI, e cioè un'interfaccia utente grafica e non testuale, e poi per avere un sistema di input diverso dalla tastiera, che avremmo imparato in seguito a chiamare mouse.

I primi computer

Dopo aver messo in cascina i primi modelli e iniziato a lavorare sugli ex-brevetti XEROX, Apple lancia l'Apple III, che a a soli 4340 dollari (ma anche 7800 se si voleva la versione top di gamma) permetteva di portarsi a casa un computer con processore da 2 Mhz, 256Kb di RAM e uno slot per collegare un HD esterno. Certo, il prezzo non esattamente popolare e sopratutto la mancanza di ventole di raffreddamento non ne hanno fatto un computer di successo, ma nonostante questo Apple continua a crescere tra le aziende tecnologiche americane e viene quotata in borsa, con il valore delle azioni che aumenta a dismisura da un anno all'altro. La vera svolta però avviene nel 1983, quando Jobs assume John Sculley, presidente di Pepsi Co. come CEO di Apple: "Vuoi continuare a vendere acqua zuccherata per il resto della tua vita o vuoi cambiare il mondo?" Sembrerebbe avergli detto Steve per riuscire a convincerlo e, a modo loro, seppure in piccolo, il mondo lo cambiarono davvero l'anno successivo, quando il 22 gennaio va in onda nel corso del SuperBowl lo spot "1984" diretto da Ridley Scott, che oltre a essere un piccolo capolavoro della cinematografia pubblicitaria è anche quello che presenta al mondo il primo Macintosh.


Macintosh

Figlio di Jobs, Jef Raskin (che ne ideò anche il nome) e Bill Atkinson ma non di Wozniak, il Macintosh colpì il mondo dell'informatica di consumo come una tempesta. Nato come versione economica di Lisa, che non ebbe poi la sua stessa fortuna, il primo vero Mac della storia era un computer finalmente alla portata di tutti, che grazie alla sua interfaccia grafica a icone e oggetti e al sistema di input si candidava a essere il primo oggetto pensato per le persone (quasi) comuni e non solo per i ricercatori. Nonostante l'interfaccia all'avanguardia, che avrebbe segnato indelebilmente l'informatica, il Macintosh aveva anche degli evidenti limiti, quali la cronica mancanza di ventole, l'assenza di un hard disk interno e la presenza di un solo drive floppy. Le vendite partono fortissimo, ma si assestano subito verso il basso non riuscendo mai a fare il paio con l'impatto che ebbe questa macchina sulla tecnologia del tempo.

Nel 1985 inizia il periodo nero di Apple, che nel giro di poco riesce a inanellare una serie di pessime decisioni che ne minano sia l'immagine che la stabilità economica: Wozniak lascia l'azienda, gli scontri tra Sculley e Jobs subiscono un'escalation improvvisa che porta il primo a esautorare del tutto il secondo, spingendolo all'addio il 17 settembre dello stesso anno. Sculley inoltre firma un accordo con Microsoft che permette all'azienda di Bill Gates di usare alcuni elementi dell'interfaccia del Mac, che lo aiutarono non poco nello sviluppo di Windows, presentato proprio nel 1985. Quasi tutti i successivi prodotti (PowerBook compresi, nonostante furono fondamentali per lo sviluppo dell'intero segmento dei laptop) non ebbero particolare fortuna, obbligando la società, ormai sull'orlo del fallimento, a cercare tecnologie all'esterno acquistando per 400 milioni di dollari NeXT e il suo sistema operativo, che diventeranno le fondamenta del rilancio di Apple. Tutto normale, direte voi, una normale acquisizione tra compagnie tech californiane, penseranno alcuni di voi ingenuamente, e invece no, perché, PLOT TWIST, quella NeXT è proprio la società fondata da Jobs dopo la sua uscita da Apple, e il sistema operativo non è nient'altro che l'ossatura del futuro Mac OS X (che si pronuncia "Ten"). In questo modo il fondatore può rientrare nella sua azienda, della quale diventerà CEO (ad interim) a partire dal 16 settembre 1997.

iPod, iPhone e iPad

Dopo essersi accordata con Microsoft (dalla quale ottenne 150 milioni di dollari per pre-installare Explorer sui propri computer) e aver dismesso tutti i prodotti ritenuti non essenziali, Apple lanciò nel '98 gli iMac, nel 2000 OS X e nel 2001 l'iPod, il primo prodotto realmente universale in grado di diventare simbolo stesso della riproduzione musicale in mobilità, esattamente come fece il Walkman più di vent'anni prima. Da iPod ai giorni nostri il passo è breve: iBook (sempre 2001), Mac mini (2005), MacBook (2006, che segna il ritorno all'utilizzo dei processori Intel), iPhone e Apple TV (2007), iPad (2010) e Apple Watch 2015. In tutto questo ovviamente non si possono non citare la nascita di iTunes (2006), che ha rivoluzionato il mercato discografico (se nel bene o nel male sceglietelo voi) e App Store, che dal 10 luglio 2008 ha generato qualcosa come 130 miliardi di download e oltre settanta miliardi di dollari in revenue per gli sviluppatori.