Davvero non riusciamo a fare a meno per qualche ora di WhatsApp?

L'ennesimo down di WhatsApp & Co fa riflettere in merito a quanto la società sia "dipendente" da questi servizi.

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Nella giornata del 3 luglio 2019, WhatsApp, Instagram e Facebook sono stati al centro dell'ennesimo down. In questo caso, però, a differenza delle altre volte, la maggior parte delle persone ha riscontrato problemi unicamente con il download dei file multimediali e la riproduzione dei messaggi audio. Inoltre, in linea generale, anche su Facebook e Instagram il principale problema ha riguardato la visualizzazione dei contenuti multimediali, principalmente immagini.
Nonostante questo, molte persone si sono lamentate online in merito al down e, dovessimo basarci su quanto letto in quelle ore, sembrerebbe sia accaduta una sorte di "catastrofe". Il classico "panico collettivo" che si verifica ogni qualvolta i social network e le piattaforme di messaggistica istantanea non funzionano. Questa situazione ci ha però fatto ragionare ulteriormente su quanto la società sia "dipendente" da questi strumenti.

Una chiamata, no?

Ognuno di noi ha la sua routine e le sue esigenze ed è evidente che la necessità di comunicare con altre persone tramite la tecnologia sia diventata di fondamentale importanza nel mondo odierno. Noi stessi, in redazione, utilizziamo piattaforme come WhatsApp e Telegram quotidianamente per lavoro, sappiamo bene quanto queste ultime siano comode e permettano di raggiungere chiunque in pochi secondi. Siamo quindi consapevoli del fatto che tornare all'era pre-messaggistica istantanea non sarebbe un bene, anzi. Il progresso tecnologico ci deve essere e app come WhatsApp e Telegram hanno assolutamente senso di esistere. Il problema è forse un altro.

Un servizio online può ovviamente andare incontro a dei problemi e non funzionare per prolungati periodi di tempo. Non c'è nulla di strano: gli errori si nascondono nella natura stessa del mondo dell'informatica. Tuttavia, nel corso del tempo, la società si è abituata a essere potenzialmente connessa a Internet 24 ore su 24, andando nel "panico" non appena questo non è possibile.
Se fino a qualche anno fa la norma era essere disconnessi e si prendeva un po' di tempo libero per collegarsi al mondo del web, oggi è l'esatto contrario. Molte persone pensano che la mancanza di connessione a Internet, anche per brevi periodi, le renda "fuori dal mondo".

Durante il down di un'app di messaggistica istantanea, solitamente ci sono due tipi di persone: quelle abbastanza esperte da scaricare un software simile al WhatsApp di turno e quelle che rimangono "tagliate fuori" dalle conversazioni. In entrambi i casi, la "dipendenza" dalle piattaforme di messaggistica istantanea è evidente. Se una persona corre a scaricare un'altra applicazione non appena la sua preferita non funziona più, significa che non riesce a stare senza quel servizio. Ogni down si è sempre risolto in relativamente poco tempo ed è chiaro che il WhatsApp di turno tornerà a funzionare, presto o tardi. Nel caso invece delle persone "tagliate fuori", spesso ci si dimentica che siamo in un periodo storico in cui esistono miriadi di possibilità per contattare una persona.

Un contratto standard con un operatore telefonico comprende molti GB di connessione dati, ma anche SMS e minuti illimitati. Per poter contattare una persona su WhatsApp bisogna avere il suo numero di telefono, quindi è possibile effettuare anche una normale chiamata. Questo significa che le vie per contattare le altre persone ci sono, anche se la società le ritiene più "scomode" rispetto alle app di messaggistica istantanea. Ecco allora che partono delle enormi lamentele online, ovviamente presso i servizi che non sono andati down in quel momento.

In particolare, nel caso del down del 3 luglio 2019, la situazione si è fatta ancor più ridicola. L'unica cosa che non funzionava su WhatsApp era la condivisione di file multimediali. La piattaforma consentiva, dunque, ai suoi utenti di inviare correttamente messaggi di testo, ma si verificavano alcuni problemi, ad esempio, nell'ascolto di messaggi vocali. Che senso ha quindi lamentarsi su Twitter del fatto che WhatsApp non funziona?
Certo, non fraintendeteci, esiste un numero limitato di persone che ha bisogno di utilizzare velocemente WhatsApp a causa del proprio lavoro. Tuttavia, se un utente ha il tempo di lamentarsi su Twitter, probabilmente è anche capace di effettuare chiamate o mandare SMS ad amici, colleghi e parenti.

Esiste poi un altro problema: il fatto che un colosso come Facebook abbia in mano anche piattaforme come WhatsApp e Instagram. Questo significa che una singola azienda ha potenzialmente il potere e la possibilità di decidere quando spegnere l'interruttore delle nostre "vite online". Se un giorno Facebook decidesse di spegnere per 24 ore i suoi servizi cosa accadrebbe?
Forse dovremmo lamentarci di meno e pensare un po' di più a trovare delle soluzioni per comunicare tra di noi quando queste piattaforme smettono di funzionare. Chissà che Hollywood non realizzi un film specifico, sull'assenza di internet nella nostra vita quotidiana, sarebbe certamente un prodotto catastrofico.