Diritti TV e Serie A: quale futuro per il calcio italiano?

A cinque mesi dall'inizio della nuova stagione continua a non essere chiaro il destino del calcio in televisione. Cosa dobbiamo aspettarci?

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La spinosa questione dei diritti TV dei prossimi anni del campionato italiano di Serie A è appena entrata nel vivo e già numerosi sono i dubbi su quello che sarà il destino per la messa in onda delle partite. L'ingresso nella contesa di un unico grande intermediario, Mediapro, ha sparigliato le carte e creato non pochi grattacapi a squadre, network televisivi, addetti ai lavori e tifosi. La situazione è ancora ben lontana da una sua totale definizione e gli scenari all'orizzonte numerosi, alcuni più positivi, altri totalmente sconfortanti e negativi. A preoccupare, a cinque mesi dall'inizio della nuova stagione, è la totale incertezza che aleggia intorno ai diritti, non solo fondamentali per i tifosi italiani, ma anche per gli introiti dei club, ormai totalmente dipendenti dai soldi delle televisioni.

Il punto sulla situazione

La Serie A ha messo come sempre in vendita i diritti, creando una grande asta per l'assegnazione dei prossimi tre anni. A vincere è stata la società spagnola Mediapro per 1 miliardo e 50 milioni di euro a stagione, una cifra record, decisamente superiore rispetto ai circa 800 milioni ottenuti dalla Lega Calcio nel triennio passato. La società spagnola, come esplicitamente previsto dal bando e come recentemente ribadito dal Garante per le Comunicazioni, non si occuperà della produzione e della diffusione delle partite, ma farà da puro intermediario per l'acquisizione da parte dei broadcaster televisivi dei diritti stessi, che saranno quindi scorporati in pacchetti di varia natura e vario prezzo. I diritti non potranno essere venduti a un singolo operatore, motivo per cui è stato impedito alla stessa Mediapro di poter essere lei stessa a creare un canale ad hoc distaccato da tutti gli altri per trasmettere tutte le partite. Il tutto apparirà più chiaro dal 27 marzo in poi, data in cui Mediapro dovrà versare i primi 50 milioni dell'accordo e far partire nelle tre settimane successive una fideiussione che coprirà il restante miliardo, dando il via alla vendita definitiva dei nuovi pacchetti, ma numerosi dubbi sono emersi dopo una recente lettera del colosso spagnolo alla Lega italiana.

I dubbi degli spagnoli

Era abbastanza chiaro sin dall'inizio che l'intenzione di Mediapro fosse quella di acquistare tutta la Serie A, produrre tutte le partite, trasmetterle in un canale tematico creato ad hoc e poi, nel caso, rivenderle ai broadcaster già presenti sul mercato italiano. Una possibilità che anche la Lega sembrava avallare in un modello liberamente ispirato a quello del campionato spagnolo. Allo stesso tempo il bando di vendita parlava piuttosto chiaro ed escludeva qualsiasi possibilità del genere, relegando di fatto Mediapro al ruolo di semplice intermediario. La lettera che gli spagnoli hanno inviato alla Lega esprime alcune perplessità in merito alla decisione dell'Antitrust e si pone come una richiesta di chiarimento in merito al ruolo che dovrà tenere nei prossimi mesi e al modo in cui dovrà svolgere il suo ruolo da intermediario. Due i dubbi principali sollevati: la Serie A potrà essere scorporata a proprio piacimento per essere rivenduta? I pacchetti già creati per la prima asta potranno essere modificati liberamente o si dovrà passare da un altro vaglio del Garante? Probabile che il ruolo di intermediario dia a Mediapro ampie possibilità di manovra e ampio potere decisionale, ma sono in tanti a vedere questi dubbi come l'anticamera di una decisione ben più clamorosa.

Scenari foschi

Per molti questa lettera rappresenta una sorta di monito che preannuncerebbe il clamoroso ritiro di Mediapro dalla contesa. Da intermediario puro, il broadcaster spagnolo avrebbe ridotte possibilità di manovra, non riuscendo a rientrare dagli investimenti come avrebbe voluto. L'unico modo per "guadagnarci qualcosa" era creare un canale dedicato a Serie A e Serie B da offrire al pubblico in un abbonamento di circa 35 o 40 euro al mese. Ora che l'Antitrust ha escluso categoricamente questa possibilità, gli spagnoli potrebbero non ritenere più conveniente la propria posizione, non presentando l'offerta e tirandosi fuori della compravendita. Sarebbe infatti difficile rivendere i pacchetti a prezzi maggiorati rispetto alla cifra spesa per acquistarli, rendendo quasi impossibile non solo un guadagno ma anche un ritorno dell'investimento fatto. Da qui la voglia di convincere i vertici del calcio a tornare sui loro passi, possibilità per ora abbastanza improbabile che potrebbe portare gli spagnoli a ripensare totalmente alla loro posizione, uno scenario che ha messo già in allarme i club del campionato, preoccupati per un tira e molla che potrebbe andare per le lunghe e creare più danni che benefici. In ogni caso, il presidente di Mediapro è atteso in Italia nei prossimi giorni per definire con le banche gli aspetti fiscali dell'operazione e per incontrare le società interessate ad acquistare da loro i diritti: Mediaset, Sky, Tim e Perform. Trattative che saranno fondamentali per pilotare la scelta definitiva della società spagnola.

Tutto uguale?

Le trattative per la rivendita dei diritti saranno piuttosto serrate. Sky e Mediaset avranno come di consueto il ruolo di maggiori contendenti della partita, per il ruolo che hanno avuto negli ultimi tre anni e per avere tra le mani delle squadre già pronte e ben rodate per produrre e trasmettere le partite. Mediapro, se il suo ruolo da intermediario dovesse essere confermato, non potrebbe fare a meno di Sky, che ormai da anni manda in onda tutte le partite; allo stesso modo Sky non può rinunciare alla Serie A, vero motore dei suoi abbonamenti e rientro sicuro che permette all'azienda di pagare anche buona parte delle sue numerose produzioni extra sportive. Mediaset si terrà invece più defilata, pronta ad avere nelle sue fila un pacchetto comprendente solo le squadre più importanti, in linea con quanto fatto negli ultimi anni. Quello che si vuole evitare è che si finisca per dare monopolio o prevalenza all'una o all'altra realtà. Per questo è facile pensare che alla fine i pacchetti venduti saranno più o meno gli stessi degli anni scorsi, con poche differenze sostanziali anche nel prezzo finale degli abbonamenti. Mediapro potrebbe provare ad alzare la posta, o comunque ripagare i pochi guadagni grazie alla vendita verso altre società interessate - per ora Tim e Perform - che potrebbero garantire la copertura web di alcune delle partite, arricchendo le possibilità di visione e gli introiti.

O tutto diverso?

Lasciare tutto uguale con la sola aggiunta di poche e limitate new entry potrebbe però non bastare per far si che Mediapro rientri nell'investimento fatto. Se il prezzo dei pacchetti dovesse essere alzato per rientrare nei costi porterebbe a un aumento esponenziale degli abbonamenti, possibilità che non farebbe certo piacere al pubblico. Come potrebbe non far piacere la seppur remota ma non improbabile possibilità che per trasformare il calcio in un guadagno si possa scegliere di modificare radicalmente il modo in cui i diritti vengono venduti. Lo spezzatino di orari potrebbe trasformarsi in uno spezzatino di abbonamenti, con ogni emittente pronta a occuparsi di una fascia oraria specifica, con i tifosi costretti ad abbonarsi a più di un broadcaster per seguire tutte le partite della propria squadra, con un conseguente aumento esponenziale dei costi da sostenere ogni mese. Un'ipotesi per ora lontana, ma che potrebbe profilarsi se non si troverà un accordo durante le trattative di compravendita.
La speranza è che queste trattative filino più lisce possibile, dando la possibilità ai tifosi di seguire le partite senza che queste gravino troppo sul loro portafoglio. Il calcio è un business, ma approfittare della pazienza dei tifosi sarebbe un rischio troppo grande che potrebbe portare alla rottura definitiva del giocattolo calcistico. L'auspicio è che l'ingresso dei nuovi intermediari porti a nuove possibilità di visione, nuove modalità e abbonamenti più limitati nei contenuti ma anche nei costi, magari con visione sul web o sugli smartphone, lasciando inalterate le possibilità e i costi per chi vede i match alla TV e in "modo tradizionale". Un mondo ideale ma possibile, appeso però a un filo che si regge, a oggi, su ben poche certezze per sperare che tutto possa andare liscio come l'olio.