Diritti TV Serie A: AGCOM e Antitrust preparano la svolta

La pausa per il Mondiale di Qatar 2022 ha riacceso i riflettori sulla gara d'assegnazione dei diritti tv della Serie A. È in arrivo una svolta?

Diritti TV Serie A: AGCOM e Antitrust preparano la svolta
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I problemi segnalati dagli utenti DAZN durante Inter-Napoli hanno nuovamente acceso i riflettori sulla gara d'assegnazione dei diritti TV della Serie A per il quadriennio 2024-28. Assegnazione che, almeno nelle intenzioni dell'amministratore delegato della Serie A Luigi De Siervo, si dovrà completare entro la stagione in corso per consentire ai broadcaster che vinceranno la o le gare di preparare le piattaforme.
La sensazione è che la situazione sarà completamente diversa rispetto a quanto avvenuto tre anni fa, quando ad avere la meglio fu DAZN, con Sky che poi ha portato a casa il secondo pacchetto, che le consente di trasmettere in co-esclusiva tre partite per turno di campionato.

Esclusive, diritto di cronaca e qualità: l'Agcom cambia il calcio?

Inutile dirlo e girarci intorno: nonostante l'intervento del Governo Italiano nella Legge di Bilancio 2023, il calcio sta vivendo una profonda crisi economica legata non solo all'inflazione e la recessione che sta interessando il nostro Paese e le altre economie mondiali, ma anche a causa di una mancanza di appetibilità del prodotto rispetto a Premier League (che resta fuori scala), Liga Spagnola, Ligue 1 e Bundesliga.

La principale fonte di introiti per il campionato e le squadre partecipanti è rappresentata dalla vendita dei diritti televisivi: questo circuito, però, porterà sicuramente anche le compagnie interessate alla trasmissione della Serie A a mettere sul piatto somme di denaro inferiori rispetto a quanto fatto in passato, non solo perchè le partite sono meno attraenti, ma anche perchè gli stessi broadcaster hanno avvertito in maniera importante il contraccolpo dell'inflazione: gli utenti sono stati costretti a spostare le loro attenzioni verso altri settori invece che sull'intrattenimento domestico.
Qualche indicazione su cosa potrebbe avvenire è già iniziata a trapelare: già prima di Natale l'Agcom ha approvato le linee guida per i diritti tv della Serie A 2024-27, che sono suonate come un vero e proprio richiamo per gli interessati.

Oltre a contenere le disposizioni sulle procedure di vendita, l'Agcom ha anche stabilito le modalità di composizione dei pacchetti ma soprattutto i requisiti che sono chiamati a rispettare i broadcaster. Quanto avvenuto all'inizio della scorsa stagione, con le feroci proteste degli spettatori per i problemi di DAZN, è servito da lezione e ha spinto l'Autorità a inserire nel testo delle "dettagliate indicazioni" per fare in modo che gli aggiudicatari rispettino gli standard di regolarità del servizio e di qualità trasmissiva.

Un'altra novità inserita nel testo riguarda l'esercizio del diritto di cronaca e quindi la possibilità di trasmettere le immagini di ciò che avviene dagli spalti, cosa non consentita dall'attuale normativa. Il presidente di Agcom, Giacomo Lasorella, intervistato da Repubblica ha spiegato nel dettaglio questa novità e il motivo per cui rappresenta un punto di svolta importante: "dobbiamo andare indietro al 29 ottobre 2022, a un Inter-Sampdoria. Quel giorno un leader della tifoseria interista viene ucciso, lontano dallo stadio, e i supporter nerazzurri abbandonano gli spalti. Alcuni volontariamente, altri - si sospetta - perché costretti con le minacce. Ora, non tutte le emittenti tv e i siti poterono documentare i fatti del Meazza come l'evento avrebbe meritato e come chiedevano a gran voce".

Proprio questo episodio ha spinto l'Agcom a intervenire dopo le sollecitazioni arrivate dall'Ordine dei Giornalisti e Sindacati: la norma obbliga la lega Calcio a fornire immagini "di eventi rilevanti sul piano della cronaca a qualsiasi testata giornalistica ne faccia richiesta": tali immagini devono essere nitide, complete ed esaurienti.

Un altro aspetto su cui si sono soffermati anche molti Presidenti della massima Serie e anche l'Antitrust riguarda il superamento delle esclusive per le partite della Serie A. Potrebbe sembrare una cosa di minor conto, ma non lo è per svariate ragioni.

Innanzitutto, superare questo attuale sistema favorirebbe la Lega Serie A e le squadre di calcio dal punto di vista economico, in quanto potrebbero vendere lo stesso pacchetto a più broadcaster con conseguente crescita degli incassi per i diritti televisivi.
Soprattutto, però, stimolerebbe la concorrenza a favore degli utenti, che trovandosi di fronte a più scelte potrebbero beneficiare di prezzi più bassi per vedere le partite.

Nel documento, l'Antitrust fa esplicito riferimento al superamento del sistema delle esclusive e ad una maggiore condivisione dei diritti su più piattaforme, "senza la previsione di esclusive o di altri meccanismi contrattuali".
Questo approccio, secondo quanto indicato nel bollettino del 2 Gennaio 2023, potrà avere l'effetto di stimolare la concorrenza, la qualità ed i prezzi.
"Occorre che i pacchetti siano disegnati in modo tale da sviluppare offerte ai consumatori finali in concorrenza e non complementari. Ciò, in particolare, può essere raggiunto attraverso un'eliminazione delle esclusive, con pacchetti che abbiano una parte consistente di eventi condivisi" ammonisce l'Authority, che invita la Lega ad articolare i pacchetti per fare in modo che esercitino una pressione concorrenziale per far abbassare i prezzi e incrementare la qualità fino al 4K, ad esempio.

Cosa potrebbe succedere quindi? Allo stato attuale ancora non è dato saperlo visto che il bando non è stato pubblicato, ma è indubbio che l'esperienza dello streaming abbia segnato in maniera importante il calcio italiano, forse anche più della crisi economica globale e del Covid. La Lega è chiamata ad agire per ridare competitività al campionato e il mercato non sembra voler ammettere più errori: a tal proposito, ricordiamo che il Parlamento ha modificato la Legge Melandri e i diritti televisivi saranno assegnati per cinque stagioni invece di tre.