Dopo Netflix, anche Amazon Prime sale di prezzo: un trend inarrestabile?

La decisione di Amazon è solo l'ultimo dei tanti aumenti per una tendenza che sta invadendo molti dei servizi che utilizziamo tutti i giorni.

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L'aumento dell'80% dell'abbonamento ad Amazon Prime in Italia ha acceso la polemica e indignato molti utenti, scontenti di dover pagare di più per un servizio che rimarrà esattamente lo stesso di sempre. Il copione è lo stesso già visto qualche mese fa, quando Netflix aveva aumentato il costo dei suoi due abbonamenti principali, e il medesimo già visto in tante altre occasioni, per una tendenza all'aumento per i servizi che utilizziamo tutti i giorni. Si tratta di aumenti che spesso non portano a niente di nuovo, se non a promesse di miglioramento e che rischiano di diventare sempre più gravosi per le nostre tasche. Per quanto tempo questa situazione sarà tollerabile?

La mazzata di Amazon

Si tratta senza dubbio dell'aumento più clamoroso per un servizio web degli ultimi anni. La notizia è arrivata più o meno in sordina via mail agli abbonati, diffondendosi a macchia d'olio anche sui media più tradizionali: l'abbonamento ad Amazon Prime, servizio premium apprezzatissimo in tutto il mondo, passerà, dal prossimo 4 aprile, da 19,99 a ben 36 euro annuali. I clienti con rinnovo previsto prima del 4 maggio avranno diritto a un altro anno a tariffa ridotta, tutti gli altri, comprese le nuove sottoscrizioni, dovranno pagare il prezzo maggiorato. Un aumento dell'80% cui non farà seguito, almeno per il momento, nessun servizio aggiuntivo. Tutto quello che era già incluso nell'abbonamento rimarrà, ma senza aggiunte particolari che avrebbero in qualche modo potuto "giustificare" l'aumento stesso del costo. Bezos e soci hanno provato a indorare la pillola offrendo la possibilità di sottoscrivere un abbonamento mensile a 4,99 euro, utile per chi ha bisogno di Prime solo per determinati e limitati periodi durante l'anno. In Italia l'abbonamento continuerà a prevedere le consegne gratuite e illimitate in un giorno per circa due milioni di prodotti e in 2-3 giorni per tanti altri, consentirà l'accesso a Prime Photo, Prime Video, Twitch Prime, offerte lampo e sconti in anteprima.

Tendenze mondiali

La scelta di Amazon, seppur fortemente criticata, non sorprende del tutto. Il servizio era partito a 9,99 euro al lancio, per alzarsi poi a 19,99 nel 2015. L'aumento a 36 euro allinea il portale italiano alle tariffe di altri Paesi, dove l'offerta annuale di Amazon è in media anche più costosa. Negli Stati Uniti si arriva a pagare 99 dollari per l'abbonamento annuale e 12,99 per quello mensile, ma con ben più ampie possibilità e servizi inclusi, tra cui consegne rapide garantite su oltre 100 milioni di prodotti e Amazon Prime Music, lo Spotify dell'azienda. La speranza è che anche nel nostro Paese l'aumento corrisponda a un effettivo arricchimento dell'offerta o a una migliore garanzia sulla rapidità delle consegne che spesso, soprattutto in alcune zone d'Italia, non arrivano nel periodo garantito. L'aumento fa comunque parte delle politica di Amazon ed è più che probabile che in un futuro non troppo remoto, qualunque sia la risposta degli utenti italiani, questa cifra cresca ancora, per un livellamento verso l'alto sempre più difficile da arginare.

Servizi sempre più costosi

Quello di Amazon è il secondo e più clamoroso aumento di costo dopo quello attuato da Netflix dello scorso ottobre. In quel caso la portata del colpo era stata molto minore e più tollerabile. L'abbonamento standard era rimasto inalterato, mentre gli altri due, quello HD e quello 4K, erano aumentati rispettivamente di uno e due euro al mese. Il prezzo comunque contenuto del rincaro, il ricco catalogo, la forte immagine di Netflix nel nostro Paese e la sua popolarità hanno contribuito a non far sentire troppo il colpo, seppur anche in quel caso non ci siano stati sensibili miglioramenti nella proposta o aumenti spropositati dell'offerta. Il tutto è stato giustificato come un "sacrificio" richiesto agli utenti per garantire un servizio sempre più competitivo e all'altezza. Due aumenti che hanno fatto clamore ma che anche qui si allineano a quella tendenza che da sempre vede aumentare il prezzo dei servizi che utilizziamo di più. Finché la concorrenza non riuscirà a dare scossoni importanti al mercato e il bisogno rimarrà inalterato, l'aumento di prezzo rischia di restare una costante quasi ineluttabile, una fastidiosa e inevitabile conseguenza dei movimenti delle aziende e del mercato.

Bisogno vs costo

Le aziende più importanti del mondo, soprattutto in ambito tech, riescono a creare un forte bisogno nei loro prodotti e nei loro servizi, creando una certa dipendenza nell'utente. Lo allettano "regalandogli" un servizio, lo abituano a usarlo e poi glielo offrono a un prezzo stracciato, all'apparenza con un costo irrisorio rispetto all'appagamento dato dall'utilizzo dell'oggetto o del servizio stesso. La prova gratuita cattura e il prezzo inizialmente molto basso spinge a sottoscrivere l'abbonamento. Poi il costo irrimediabilmente aumenta, a volte in maniera minima, altre in modo più marcato. Si tratta sempre di rischi calcolati per le aziende, che sanno bene quanto certe cose, con il tempo, diventino indispensabili per chi ne usufruisce. Parliamo pur sempre di servizi ritenuti "accessori" o "superflui", ma che fanno piacere e con il tempo diventano indispensabili. Chi degli abbonati Netflix è disposto a rinunciare a un catalogo così ricco per un aumento di soli 2 euro? Chi degli abbonati Amazon puoi rinunciare a consegne rapide e gratuite nonostante l'aumento di prezzo?
A oggi il bisogno è ben più grande del costo per ottenerlo, ma in un mercato in continuo movimento è necessario non tirare troppo la corda. Netflix lo ha fatto in modo più soft, mentre Amazon ha dato un grosso strattone, seppur consapevole di avere in mano un servizio che nessun altro riesce a garantire. Vedremo in che modo risponderà il mercato e che prospettive ci saranno in futuro. Solo l'aumento della concorrenza può portare nuova linfa e una spinta reale all'abbassamento dei prezzi di questi servizi. Il mondo del web e delle nuove tecnologie ci ha abituato a non fermarsi mai, educando gli utenti a muoversi alla ricerca del nuovo. La massima libertà nel sottoscrivere o disdire un abbonamento sarà l'arma in più che avremo in futuro, quella che ci darà la possibilità di scegliere solo il servizio che riterremo più adatto alle nostre esigenze, migrando su altro quando non saremo più soddisfatti. Sarà una partita a scacchi in cui dovremo stare attenti a scegliere ciò che è meglio per noi, ma anche le aziende dovranno finalmente tenere conto delle nostre scelte e di parte delle nostre necessità.