Dai draghi ai ciclopi: i fossili considerati creature leggendarie

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Come definireste tutte queste storie di animali leggendari... che in realtà erano tutt'altro?

Dai draghi ai ciclopi: i fossili considerati creature leggendarie
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Creature leggendarie, mitiche, che abbiamo visto in centinaia di opere. Tutte queste fiere qui elencate hanno in comune diverse cose, oltre al fatto di non essere mai esistite. Tutte, infatti, sono frutto di idee sbagliate, alimentate sia dall'ignoranza che da storie e leggende di altre epoche (che, per carità, rimangono sempre incredibilmente affascinanti).

Procediamo, dunque, in questo viaggio alla scoperta dei più incredibili errori (o truffe) della storia, dall'immaginazione ai fossili, spesso scambiati per qualcosa di più di animali estinti, addirittura animali leggendari.

Ciclopi

I ciclopi sono delle creature immaginarie della mitologia greca che nel corso dei secoli hanno subito diverse modifiche. In alcune storie si diceva fossero uomini intelligentissimi, grazie al terzo occhio della saggezza. In altri racconti, invece, erano pastori e mangiatori di uomini occasionali, come il più famoso di tutti, che ebbe la sfortuna di incontrare Ulisse.

Nel corso della storia sono stati effettivamente trovati dei fossili che si pensava appartenessero a ciclopi. I resti ossei appartenevano, in realtà, ad alcuni elefanti nani che vivevano in Sicilia durante il Paleolitico. Cosa c'entrano dei ciclopi con un elefante? Queste creature nane avevano un grande buco al centro del loro cranio, che fungeva come foro nasale dell'elefante.

I fossili di un elefante nano

Il cranio di un elefante nano sicuramente era molto strano ai tempi

I fossili trovati in seguito sono stati attribuiti a possibili resti di umani con un occhio solo che vivevano in alcune zone della Sicilia. Perfino il filosofo Empedocle affermava che "in molte caverne siciliane furono ritrovati fossili di una stirpe di uomini giganteschi oggi scomparsi". Per pura casualità, inoltre, nell'isola esistevano delle tribù di artigiani emigrati che usavano indossare una benda o addirittura disegnarsi un tatuaggio sulla fronte raffigurante il Sole.

Giganti

Ci troviamo nel 1726, la scienza aveva fatto grandi passi avanti rispetto al passato ma c'era ancora molta oscurità in diversi campi del sapere, ivi compresa la paleontologia. Così, esattamente in quest'anno, il famoso medico svizzero Johann Jacob Scheuchzer pubblicò un trattato di 24 pagine sul cosiddetto "Homo diluvii testis", tradotto letteralmente in "L'uomo che fu testimone del diluvio".

L'osso di un dinosauro trovato in uno scavo

Osso appartenuto (ovviamente) a un dinosauro sauropode

Il medico, infatti, aveva trovato dei fossili nei laghi vicino a Oeningen, in Svizzera, e credeva fossero i resti di antichi giganti vissuti prima di Noè e della sua arca. Il trattato venne citato come prova dell'esistenza dell'essere umano in un periodo di tempo pre-alluvione fino al 1787. Dopo questa data, per fortuna, il paleontologo Georges Cuvier identificò correttamente i fossili in questione come appartenenti a una salamandra gigante. Fin dall'antichità, infatti, la scoperta di enormi ossa di mammut, mastodonti e rinoceronti lanosi era stata interpretata come una conferma assoluta dell'esistenza dei giganti.

Unicorni

Diventato il simbolo di purezza e protagonista assoluto delle fiabe per bambini, l'Unicorno è una creatura leggendaria menzionata in tantissimi racconti e opere fantasy. Conosciamo tutti il suo mistico aspetto: un cavallo bianco, talvolta alato, con un prominente corno sulla testa. Alla creatura si attribuivano proprietà magiche e nel Medioevo si pensava che il corno fosse capace di curare l'avvelenamento.

Con l'affermarsi della scienza basata sul metodo scientifico e non sul folklore, tuttavia, l'unicorno iniziò gradualmente a essere considerato una creatura di fantasia, nonostante abbondassero le storie di presunti avvistamenti e di posizioni non meglio definite "ai confini del mondo". Negli anni si sono raccolte anche numerose prove fossili che, ovviamente, non hanno retto la prova del tempo. Molte volte, infatti, venivano assemblate creature impossibili, partendo dai fossili di mammut o rinoceronti.

Rinoceronte lanoso (Coelodonta antiquitatis)

Narvalo (Monodon monoceros)

Nel 1827 il famoso naturalista francese Georges Cuvier in uno studio affermò in maniera definitiva che l'esistenza di questo animale, almeno per quanto concerne l'ordine di mammiferi in cui veniva inquadrato, fosse impossibile. Ai tempi, inoltre, era anche possibile trovare nei mercati più bui delle città, nascosti da occhi indiscreti, perfino dei presunti "corni di unicorni", che altro non erano che corni di narvalo, un cetaceo che può essere trovato anche oggi nell'Artico.

Draghi

Quello dei draghi è uno dei non-avvistamenti che più di tutti affascina ancora oggi. Creature maestose, leggendarie, fiere e spettacolari. Protagonisti di tantissimi racconti fantasy e presenti addirittura in alcune storie bibliche, si è pensato a lungo che i draghi fossero creature realmente esistite. Il municipio di Klagenfurt, in Austria, una volta esibiva un teschio di rinoceronte lanoso come i resti del Lindwurm, un drago simile a un serpente che "terrorizzava la zona" prima di essere ucciso dai cavalieri.

Alle stelle Bowen, alle stelle...

Fossili carbonizzati di un albero di lepidodendro

La credenza nei draghi era basata non solo sulla leggenda, ma anche su prove concrete, o almeno questo è ciò che la gente pensava molto tempo fa. Per secoli nessuno sapeva cosa fare delle ossa giganti che venivano occasionalmente dissotterrate in tutto il mondo e i draghi sembravano una scelta logica per le persone che non conoscevano i dinosauri. Perfino fossili di lepidodendro, una pianta simile a un albero, sono stati esposti al pubblico come pelle di drago.

Mostri marini

I serpenti marini sono delle creature davvero incredibili, terrificanti e maestose. A volte scambiati anche per draghi, queste creature - almeno per come venivano descritte - non sono mai esistite. Alcuni di questi esemplari erano in realtà squali elefante parzialmente decomposti, serpenti deformi e masse di alghe galleggianti. Sul loro conto esiste anche un curioso aneddoto. A quanto pare, infatti, nel 1840 qualcuno cercò di mettere in atto una grande truffa ai danni di re Federico Guglielmo IV di Prussia, riuscendoci. Il truffatore, Albert Koch, raccolse delle ossa fossili di Basilosaurus, una balena lunga dai 15 ai 18 metri, con un corpo snello, serpentiforme e una testa di dimensioni relativamente piccole che visse sulla Terra all'incirca tra i 37 e i 40 milioni di anni fa.

Fossile di un Basilosaurus

Il possibile aspetto di un Basilosaurus

Koch assemblò le ossa per formare una struttura di 34 metri e chiamò la nuova creatura Hydroarchos, ovvero il re dell'acqua. Alla visione di tale incubo, Federico Guglielmo IV decise di acquistare la creatura per il suo Museo Anatomico Reale, anche se i suoi esperti lo avevano dissuaso dall'acquisto - nessuno dà mai ascolto agli scienziati!.

Uno, in realtà, esiste davvero

Altri, curiosissimi mostri marini, invece, sono collegati all'avvistamento dei peni delle balene. Si, avete letto bene: il primo avvistamento venne riportato dal missionario luterano danese Hans Egede, il 6 luglio 1734, quando vide "una creatura terribile, che non assomigliava a nulla di ciò che avevano visto prima. Il mostro - scrisse Egede - alzò la testa così in alto che sembrava essere più sopra del nido del corvo sull'albero maestro. La testa era piccola e il corpo corto e rugoso".

L'aspetto del falso Hydroarchos

Si, è quello che state immaginando

Il vincitore del premio Ig Nobel Charles Paxton ha esaminato questo e altri avvistamenti di serpenti marini nel 2005, per cercare una possibile spiegazione. Secondo quanto riferito, dopo aver confrontato fotografie e descrizioni moderne, molti di questi resoconti sembravano ricondurre proprio all'organo genitale maschile della balena che, fuori dall'acqua e in determinate posizioni, può arrivare a misure vicine ai due metri. In particolare, i marinai a bordo della nave mercantile Pauline nel 1875 raccontarono di aver visto un serpente marino in mezzo a un branco di capodogli, che descrissero come un "pilastro biancastro". La descrizione, in questo caso, sembra essere più che eloquente.