Ecco il vero motivo del ban di Donald Trump a Huawei

Reti e spionaggio non c'entrano nulla con il recente ban di Trump a Huawei, il vero motivo è la vendita di componenti all'Iran.

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In questi giorni si è parlato molto del ban di Trump a Huawei, del resto l'impatto di questa decisione sull'Italia è molto forte. Huawei vende più smartphone di chiunque altro nel nostro paese, che rappresenta anche uno dei mercati più importanti per l'azienda cinese. Sull'argomento c'è molta confusione, a partire dai motivi che hanno portato alla messa al bando di Huawei.

In un primo momento si pensava che Trump avesse preso questa decisione sulla base delle presunte falle nella sicurezza dei dispositivi Huawei e sulle accuse di spionaggio portate avanti in questi mesi. Accuse a cui non è mai seguita la presentazione di prove schiaccianti a carico delle stesse.

Prendere una decisione di questa portata sulla base di informazioni frammentarie e non confermate non avrebbe portato nulla di buono. La memoria corre subito a quanto avvenuto con l'Iraq, paese invaso perchè accusato di possedere armi di distruzione di massa che non sono mai state realmente trovate, minando la credibilità degli Stati Uniti. Prendere questo provvedimento sulla base di accuse non confermate, che per altro avrebbero coinvolto anche il governo cinese, senza alcuna prova concreta, avrebbe causato reazioni molto dure da parte di Pechino.
L'amministrazione Trump si è mossa diversamente e in modo decisamente più intelligente, puntando il dito contro un fatto ampiamente confermato e balzato agli onori delle cronache mondiali solo qualche mese fa, ovvero l'arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei e Chief Financial Officer dell'azienda. La manger è accusata di aver violato le sanzioni economiche imposte dagli USA all'Iran, vendendo al paese medio orientale una partita di materiale informatico: ironia della sorte, sembra che questa non comprendesse prodotti di Huawei ma per lo più computer dell'americana Hewlett-Packard. Da qui le accuse, mosse dal governo degli Stati Uniti, di frode finanziaria, cospirazione e riciclaggio.

Le indagini sono andate avanti nel corso dei mesi e hanno portato agli avvenimenti dei giorni scorsi e all'inclusione di molte filiali di Huawei in una Entity List, disponibile negli archivi federali statunitensi. Tutte le filiali incluse in essa non possono più collaborare con le aziende americane, anche se la proroga di 90 giorni concessa da un po' di respiro all'azienda cinese.

C'è però un fatto molto strano e che ancora non è stato spiegato: alcune filiali di Huawei non sono incluse nella lista. L'Italia ed esempio, almeno per ora, non è presente. Ragionando per assurdo nel nostro paese si potrebbe andare avanti a distribuire smartphone con Play Store e applicazioni Google senza in teoria ripercussioni, stessa cosa in Francia e in Spagna.
Stiamo ragionando per ipotesi, non ci sono certezze in merito, né Huawei né gli Stati Uniti hanno chiarito i motivi per cui alcuni paesi europei, tra cui il mercato più importante per l'azienda al di fuori della Cina, ovvero l'Italia, sono stati esclusi. A prescindere da questo, è bene ribadire un concetto: spionaggio e reti non c'entrano nulla con il ban di Trump, il motivo è la violazione dell'embargo imposto all'Iran, per cui Meng Wanzhou rischia oltre trent'anni di carcere.