ELT sarà il telescopio ottico terrestre più grande che sia mai stato costruito

L'Extremely Large Telescope costruito dall'ESO sarà l'avanguardia del telescopi ottici terrestri, superando anche il VLT.

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L'astronomia continua a crescere di anno in anno compiendo passi da gigante, così velocemente da rendere obsoleto un libro didattico in brevi lassi di tempo. Esiste un legame indissolubile tra questa crescita e la tecnologia disponibile: in linea di principio lo sviluppo di nuovi telescopi ci permette di acquisire dati qualitativamente e/o quantitativamente migliori, fornendoci più indizi per risolvere i misteri dell'universo.
Si è parlato a lungo del James Webb Space Telescope, il messia che una volta in orbita sarà in grado di rilevare la radiazione infrarossa con una precisione senza eguali. Eppure, anche sulla terra esistono gioielli di tecnologia che riescono a ritrarre lo spazio con una risoluzione che si avvicina a quella di Hubble: si parla ovviamente del VLT, il Very Large Telescope, l'avanguardia dei telescopi ottici terrestri made in europe.
L'ESO stesso (European Southern Observatory) definisce questo telescopio come la sua flagship facility, una struttura formata da 4 unità posizionate in Cile ad un'altezza di 2635 m, lì dove l'aria è secca e dunque c'è un disturbo minore dovuto all'atmosfera.

Sono cominciati i lavori per l'Extremely Large Telescope europeo

I miglioramenti apportati al VLT hanno fatto sì che la qualità delle sue immagini fossero paragonabili a quelle di Hubble, che ha una visuale meno ostruita dalle molecole dell'atmosfera, trovandosi in orbita terrestre. L'ESO vuole però puntare più in alto e da maggio 2017 ha iniziato i lavori per la costruzione di un nuovo telescopio ottico, denominato ELT (Extremely Large Telescope). Ecco il primo video che mostra come apparirà la nuova struttura europea, costituita da un unico gigantesco osservatorio piuttosto che 4 separati come nel caso del VLT.

ELT fa parte della nuova generazione di telescopi che dovrebbe mostrarci il cielo con un dettaglio mai visto in precedenza, nella speranza che ci aiuti a capire i misteri della nascita e dell'attuale evoluzione dell'universo.
ELT è in costruzione presso la montagna Cerro Armazones in Cile, a più di 3000 m di altezza nella Cordigliera della Costa. Costruire un telescopio su una montagna dove l'atmosfera è secca, ovvero presenta meno vapore acqueo del solito, è l'ideale per evitare disturbi dovuti proprio all'addensamento di molecole d'acqua, che creano un vero e proprio muro per la luce visibile (in modo simile a come una nuvola blocca il Sole).
Lo specchio primario del telescopio ELT avrà un diametro di 39 m, contro gli 8,2 m di ogni singola unità del VLT: questo sarà posizionato in una gigantesca cupola paragonabile a quella di una cattedrale, che farà impallidire qualsiasi altro telescopio presente sulla terra. Secondo la tabella di marcia, dovrebbe essere completato entro il 2024.

Cosa ci permetterà di osservare il telescopio?

Una volta che ELT sarà terminato, potremo identificare pianeti che si trovano al di fuori del sistema solare analizzandone la loro atmosfera e cercando indizi che ci riconducano alla possibilità che ospitino vita. Ma le possibilità di ELT non si esauriscono qui: oltre ai pianeti presenti nella Via Lattea, il telescopio può essere puntato verso altre galassie per cercare indizi riguardanti la materia oscura e l'energia oscura. La prima costituisce la massa mancante dell'universo, che sappiamo esistere ma che non riusciamo ad osservare come la materia luminosa.

Probabilmente la materia oscura è una sorta di piccola particella simile ad un neutrino che non interagisce a livello elettromagnetico con il resto della materia. L'energia oscura è invece l'energia sconosciuta che tende ad accelerare l'espansione dell'universo. ELT può essere usato anche per studiare i buchi neri e il loro ruolo nell'evoluzione dell'universo, per capire l'origine di tutto quello che ci circonda.
Per ora il costo stimato dell'intera struttura, mastodontica, supera la cifra di 1 miliardi di dollari, il giusto prezzo da pagare per rispondere (forse) alle domande che continuano ad attanagliare gli scienziati (e non solo) di tutto il mondo.