Emergenza incendi: perché la tecnologia può aiutare a combatterli

La grave emergenza incendi che ha colpito l'Italia ha riportato in auge la tecnologia come aiuto fondamentale per affrontare il problema.

Emergenza incendi: perché la tecnologia può aiutare a combatterli
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É un'estate terribile quella che sta attraversando il nostro Paese, con il sud falcidiato da incendi che stanno distruggendo interi ettari di vegetazione e mettendo a rischio centri abitati e persone. Da gennaio ad oggi sono stati oltre 700 gli interventi aerei per placare l'ira funesta delle fiamme con ben 432 richieste d'intervento solo da giugno 2017. Fanno paura le immagini che dalla Sicilia alla Sardegna, dal Vesuvio alla Puglia, ci stanno mostrando intere comunità in pericolo e ampie distese di vegetazione distrutte dalle fiamme. Palese la difficoltà dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, costretti ad affrontare un'emergenza di proporzioni quasi ingestibili. Può la tecnologia aiutare a risolvere questo terribile problema?

Le cause

L'Italia convive da anni con questa piaga. Numerose sono le cause che, all'arrivo di ogni estate, funestano buona parte del sud e delle sue distese di terra: vento, condizioni climatiche sfavorevoli, interessi mafiosi ed economici. Nella maggior parte dei casi è la mano dell'uomo a creare questa situazione, circostanza che rende ancora più difficile la prevenzione e la lotta. Si tratta di veri e propri atti criminali che, uniti alle condizioni naturali, stanno creando un'emergenza che in questo 2017 pare ancora più ingestibile. Nelle ultime settimane è stata distrutta una quantità di territorio pari a quella bruciata in tutto il 2016. Solo il mese di agosto ci saprà dire se i numeri si alzeranno ancora o se rimarranno in media: basterebbe un agosto più piovoso del solito per diminuire drasticamente le proporzioni di quanto successo. Per ora sono "solo" 26 mila gli ettari di vegetazione distrutti; nel terribile anno dei record, il 2007, si era arrivati a 100 mila. A destare particolarmente scalpore, quest'anno, sono state le immagini di alcuni luoghi simbolo del nostro Paese, come Napoli e il Vesuvio, e la rabbia di alcuni cittadini. A tutto questo va unita la funesta concomitanza di catastrofi che hanno coinvolto regioni che non dispongono di aerei ne di elicotteri per spegnere le fiamme. Lo scioglimento del Corpo Forestale, passato sotto il controllo dei Carabinieri, ha inoltre dato vita a un vuoto di potere che sta creando non pochi problemi, sovraccaricando la Protezione Civile di mansioni insostenibili per un solo ente e per una flotta nazionale incapace di gestire troppe situazioni in contemporanea.

L'aiuto tecnologico, il telerilevamento

Con cause non prevedibili e situazioni economiche e statali irreversibili, è chiaro che la risoluzione del problema o il suo ridimensionamento debba passare da altre vie. Da anni sono al vaglio tecnologie all'avanguardia che riescano a prevenire il diffondersi delle fiamme e ad estinguere con maggiore rapidità gli incendi già sviluppati. Torrette di avvistamento fisiche, controlli di meteo e temperature e segnalazioni da parte dei cittadini non bastano più per affrontare l'emergenza e per prevenire le crisi. Allo stesso tempo la scarsa disponibilità di aerei, la loro lentezza e le difficoltà dei Vigili del Fuoco sono un handicap di non poco conto per affrontare l'emergenza, soprattutto quando i numeri sono grandi come quelli che stiamo vedendo nell'ultimo periodo. Il telerilevamento satellitare pare essere una soluzione più che buona e tecnologicamente già utilizzabile per arginare il fenomeno e raccogliere informazioni utili e in tempo reale sugli incendi. Attraverso la comparazione di immagini dai satelliti ad orbita terrestre e ad orbita solare e la rilevazione della radiazione elettromagnetica, è possibile avere una fotografia dettagliata degli incendi e dei loro effetti. In Lombardia queste tecnologie hanno portato alla nascita di un progetto che riesce ad identificare tempestivamente i principi di incendio. Tutto questo, unito ad un sistema di connessione LTE ad alta velocità o a infrastrutture wireless in 5G, fornirebbe un grande velocità di manovra e di scambio dei dati, rendendo tempestive e veloci le individuazioni e, di conseguenza, anche gli invii di aiuti.

I pompieri del futuro, i droni

Posto che l'intervento umano è di fondamentale importanza ma anche pericoloso e soggetto a numerosi rischi, sono in tanti a richiedere a gran voce l'utilizzo della tecnologia più in voga del momento, quella dei droni. Le emergenze su scala mondiale degli ultimi anni, soprattutto in Portogallo e Sudafrica, hanno spinto tanti studiosi a perfezionare questo tipo di tecnologie, più facilmente sistemabili in apposite centrali, più rapide e capaci di essere controllate in remoto. Questi piccoli giocattoli sono capaci di sopportare temperature estreme, possono essere pilotati ad altitudini di oltre 4500 metri e possono essere impiegati sia per l'individuazione e lo studio delle fiamme, sia per il ritrovamento di dispersi o persone intrappolate, indicando con esattezza i luoghi in cui effettuare un intervento fisico. Negli Stati Uniti e in Sud Africa vi è uno studio piuttosto approfondito di questa soluzione che, in un futuro non troppo lontano, potrebbe prevedere la presenza di veri e proprio droni o robot capaci di spegnere le fiamme senza che venga messa a rischio l'incolumità di altre persone. Da tempo i droni vengono utilizzati a scopo militare per atti di guerra e missioni, con soldati che controllano queste complesse macchine armate a distanza; basterebbe poco per sfruttare queste conoscenze anche in altri ambiti.

Il problema alla base: Potenziamento e Prevenzione

Se la tecnologia fa ogni giorno passi da gigante è innegabile che serva molto di più per affrontare queste emergenze. La ricorrenza di questo tipo di incendi dovrebbe far riflettere sulla possibilità di potenziare i mezzi a disposizione per combatterli. Più uomini, più finanziamenti e più mezzi sarebbero la base giusta da cui ripartire. Decentrare le funzioni sarebbe il secondo passo: tutte le regioni a rischio dovrebbero avere una loro flotta di mezzi, un gruppo di uomini addestrato per gestire l'emergenza, nonché un centro di comando dipendente da quello centrale ma assolutamente autonomo nella capacità di prendere decisioni e di intervenire con maggiore efficacia nel territorio di propria competenza. Un'unica sede centrale, da sola, non può far fronte ad un emergenza nazionale, ma deve avere a disposizione distaccamenti con cui comunicare e collaborare nelle zone più a rischio.

Se tutto questo, vista la scarsità di mezzi e la diminuzione di fondi e disponibilità economica, pare quasi un'utopia, è ancor più necessario investire in una prevenzione che sia in primo luogo culturale, in un'educazione della popolazione alla comprensione e alla lotta del fenomeno. Nel 2017 è grave che ci siano persone che ritengano gli incendi "utili ad uno scopo" o criminali capaci di bruciare ettari di terra per puro divertimento. Un problema culturale e sociale gravissimo, con persone che non si rendono conto del danno che arrecano alle terre in cui vivono e del rischio cui sottopongono interi centri abitati. Indispensabile poi un dispiego di mezzi che sia in grado di abbattere le attività criminali legate al "business degli incendi". Indagini e lotta spietata delle organizzazioni mafiose dovrebbero essere alla base della prevenzione e di una lotta che non può essere ridotta ai soli mesi estivi ma che deve durare tutto l'anno. In un Paese come il nostro l'acqua purtroppo non basta, serve molto di più e tutti dovremmo dare il nostro contributo.