EPA sotto inchiesta: sostanze chimiche pericolose liberamente in commercio?

Gli scienziati hanno denunciato l'EPA per la manomissione di dati critici sulla tossicità di nuove sostanze, per facilitarne l'arrivo sul mercato.

EPA sotto inchiesta: sostanze chimiche pericolose liberamente in commercio?
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Nel mese di luglio 2021 The Intercept,con l'efficiente lavoro di Sharon Lerner, ha pubblicato un'inchiesta che raccoglie le denunce da parte di alcuni ex dipendenti dell'EPA, l'agenzia per la protezione ambientale americana, circa la manomissione di dati relativi alla sicurezza di diversi composti chimici.

Secondo la testimonianza di quattro scienziati, diventati informatori per il giornale, l'agenzia americana avrebbe manomesso molti documenti relativi a dozzine di nuovi composti chimici, alterando i risultati dei test tossicologici per farle passare come sostanze sicure e quindi permettere la loro immissione sul mercato.

Partiamo dal principio, che cos'è l'EPA?

L'Environmental Protection Agency (EPA) è un'agenzia indipendente sotto il governo degli Stati Uniti d'America fondata dal Presidente Nixon nel 1970, ha lo scopo di controllare l'inquinamento ambientale e di affrontare i problemi relativi a rifiuti solidi, pesticidi, radiazioni e sostanze tossiche.

Questa agenzia si occupa anche di definire gli standard per la qualità dell'aria, del suolo e dell'acqua e valuta l'impatto ambientale e sulla salute dell'uomo di tutte le sostanze chimiche immesse sul mercato. In pratica controlla che le nuove sostanze in commercio siano prive di rischi, ma non solo, si occupa anche di verificare nel tempo le sostanze già immesse sul mercato, effettuando nuovi test tossicologici aggiornati secondo gli standard più recenti.

Insomma, l'EPA dovrebbe tutelare l'ambiente e i consumatori dal rischio chimico in tutte le sue forme e dovrebbe controllare l'operato delle aziende chimiche effettuando test tossicologici all'avanguardia in modo totalmente imparziale. Tuttavia, dall'inchiesta di The Interceptor questo ruolo sembra sia venuto meno nel momento in cui alcuni interessi economici si sono frapposti con l'imparzialità dell'agenzia.

L'EPA non è in realtà nuova a questo tipo di problematiche, già nel 2008 un questionario anonimo aveva evidenziato come circa il 40% dei dipendenti (soprattutto scienziati ed ingegneri che seguivano i test tossicologici) si fossero trovati davanti a pressioni politiche svolgendo il loro lavoro.
Molti scienziati dichiararono le interferenze politiche erano aumentate e si definirono preoccupati per il fatto che alcuni dati tossicologici e report potessero essere censurati da parte del governo.

L'inchiesta

Questo è ciò che viene riportato da Sharon Lerner nel suo articolo: "I dirigenti dell'Agenzia per la protezione ambientale hanno manomesso le valutazioni di dozzine di sostanze chimiche per farle sembrare più sicure.

Gli informatori, scienziati, il cui lavoro consiste nell'identificare i potenziali danni posti dalle nuove sostanze chimiche, hanno fornito a The Intercept prove dettagliate delle pressioni all'interno dell'agenzia volte a ridurre al minimo o rimuovere del tutto le prove dei potenziali effetti tossicologici delle sostanze chimiche, inclusi effetti neurologici, teratogenicità e cancerogenicità". Quattro scienziati, che lavorano proprio ai test tossicologici per l'immissione delle nuove sostanze sul mercato per l'EPA, si sono rivolti alla PEER (l'agenzia dei dipendenti pubblici per la responsabilità ambientale) , un ente che si occupa di tutelare i dipendenti che vogliono denunciare azioni illegali da parte delle compagnie in cui lavorano nei confronti dell'ambiente e della salute.

Gli informatori si sono presentati con diverse prove documentate della manomissione di alcuni test tossicologici e hanno scritto una lettera in cui si definiscono preoccupati per la direzione dell'EPA, che potrebbe portare a seri danni per l'ambiente e per la salute delle persone.
Inoltre, gli scienziati si sono rivolti alla PEER per essere tutelati, in quanto temono ritorsioni da parte dell'agenzia per aver mosso critiche nei confronti delle operazioni di analisi del rischio, poiché altri loro colleghi sono stati allontanati dall'agenzia per lo stesso motivo.

Le denuncie degli scienziati

Elyse Osterweil, una dei quattro scienziati, ha spiegato come le valutazioni tossicologiche, che utilizzano studi sugli animali, possono portare l'agenzia a porre limiti all'utilizzo di una nuova sostanza o a vietarla del tutto.

Nel caso di una sostanza che Osterweil stava riesaminando nel febbraio di quest'anno, gli studi sugli animali hanno mostrato degli effetti acuti preoccupanti. I ratti esposti a una singola dose in quantitativo controllato della sostanza erano diventati letargici, avevano perso peso e presentavano difficoltà nel movimento. Alcuni sono addirittura entrati in coma.

"Di solito con questo tipo di studio, non ci sono effetti", ha detto Osterweil. "Quindi mi sembrò un segnale d'allarme che dimostrava la necessità di ulteriori informazioni". Ma quando la scienziata disse in una riunione che aveva bisogno di più dati per completare il suo rapporto di valutazione dei rischi, uno dei suoi supervisori rispose con una serie di domande, "sapevo che voleva che modificassi le mie osservazioni, e ha persino detto: 'Perché non guardi di nuovo i dati che hai raccolto, in questo modo forse questi effetti spariranno'".

Un chimico di nome Martin Phillips ha affrontato una situazione simile durante la valutazione di una miscela di composti nel gennaio del 2020. Un componente del prodotto, che doveva essere utilizzato nelle soluzioni detergenti, si rivelò correlato ad un aumento di difetti alla nascita e aborto spontaneo sui ratti.
Lo scienziato fece presente questi dati al supervisore e scrisse il tutto sul report finale, per legge le sostanze che presentano una tale tossicità devono essere limitate nell'utilizzo da parte di categorie a rischio come appunto le donne in stato di gravidanza. Tuttavia l'azienda che produceva la sostanza si rifiutò di inserire tali restrizioni e dopo qualche pressione con il supervisore di Philips, il report fu modificato e la sostanza immessa sul mercato senza che il chimico ne fosse informato.

Tempistiche ridotte e dati insufficienti

L'agenzia negli ultimi anni ha iniziato a pretendere che gli scienziati completassero i test tossicologici nell'arco di 90 giorni, un tempo estremamente breve per effettuare test scrupolosi, considerando che molti di questi dati devono essere considerati sul lungo periodo per determinare quella che viene chiamata tossicità cronica (ovvero in seguito a somministrazioni ripetute nel tempo).

Molti scienziati, che si lamentarono del tempo non adeguato per condurre i test, sembra siano stati rimproverati dai propri supervisori e addirittura segnalati come "incompetenti" nei report annuali di valutazione del loro lavoro.
Gli scienziati, quindi, sospettano una corruzione ben ramificata all'interno dell'agenzia.

Il ruolo della PEER

La PEER ha quindi presentato un atto legale in cui si richiede che l'EPA presenti tutta la documentazione relativa alle sostanze chimiche sospettate di manomissione e non le versioni finali dei report. Sembra però che l'agenzia abbia cancellato tutti i documenti relativi ai test effettuati, salvando solo una versione finale riassuntiva.

Questa pratica è illegale, in quanto qualsiasi azienda chimica (dunque immaginate un'agenzia pubblica che dovrebbe controllare le altre compagnie) è obbligata ad inviare agli enti di controllo e poi a tenere tutta la documentazione, test dopo test, per anni dopo l'immissione di un nuovo prodotto sul mercato, questa pratica è infatti richiesta dal Federal Records Act.

Ovviamente tutto ciò va a compromettere la fiducia dei consumatori nei confronti di queste agenzie, come espresso dall'avvocato Tim Whitehouse, ex avvocato dell'EPA ed ora direttore della PEER: "non è ancora chiaro se i test tossicologici siano stati manomessi, ma è chiaro che manchi totalmente la trasparenza da parte dell'EPA. Inoltre, l'Agenzia manca totalmente (o deliberatamente?) di controllo infatti le modalità di conservazione dei registri consentono a funzionari sconosciuti ed esterni di apportare modifiche mascherando i dati e l'identità chi li ha cambiati".

La risposta dell'EPA

L'EPA di fronte a queste accuse ha risposto con una lettera formale in cui dichiara: "La nostra amministrazione è impegnata a indagare sulle presunte violazioni all'integrità scientifica. È fondamentale che tutte le decisioni dell'EPA siano basate su informazioni valide e rigorose. Prendiamo sul serio tutte le accuse di violazione e manipolazione.

I membri del gruppo per l'integrità scientifica indagheranno a fondo su qualsiasi accusa di violazione e manomissione dei dati e lavoreranno per salvaguardare l'onestà scientifica all'interno dell'Agenzia.
Inoltre, stiamo attualmente rivedendo le nostre politiche, i processi e le pratiche per garantire l'applicazione delle migliori tecniche e metodologie scientifiche. L'EPA si impegna da sempre a promuovere uno scambio aperto tra diverse posizioni scientifiche e politiche. Ci teniamo anche a dichiarare che in questa amministrazione non saranno tollerate ritorsioni contro i dipendenti dell'agenzia per aver segnalato le violazioni che si sono verificate. La leadership dell'EPA sta esaminando questi reclami e verrà intrapresa qualsiasi azione necessaria.
"

Le prove audio

Poco dopo la diffusione di questo comunicato sembra che alcuni dirigenti dell'EPA abbiano fatto circolare i nomi degli informatori, rendendoli di fatto pubblici all'interno dell'azienda, e non solo, qualche settimana dopo un nuovo informatore, un altro scienziato dell'EPA (che chiese questa volta di restare anonimo) fornì prove audio a The Intercept relative a delle conversazioni tra supervisori che chiedevano "nuovi dati" per le sostanze che presentavano criticità di rischio elevate. Anche The Guardian si è unito all'inchiesta, pubblicando un articolo relativo a documenti consegnati alla redazione, relativi alla manomissione dei dati tossicologici: sembra che dietro ognuna di queste modifiche vi siano sempre le aziende e la corruzione dei supervisori dell'EPA.

In seguito a queste nuove prove, questo mese la Camera dei Rappresentanti ha richiesto informazioni al nuovo amministratore dell'EPA, Michael Regan. I documenti mostrano che i casi in cui gli scienziati e l'industria erano in disaccordo furono etichettati come "hair on fire" e presi in carico da un manager, che si occupava di accelerare il processo di approvazione, annullando la valutazione dei chimici dell'EPA.

I nuovi documenti mostrano che molto spesso chimici e aziende erano in disaccordo. Sembra inoltre che la direzione abbia anche cercato di sabotare il processo di revisione, impedendo al personale di parlare con altri esperti dell'agenzia di una nuova sostanza chimica, che secondo gli scienziati è fondamentale per sviluppare una valutazione completa del rischio.

Le conseguenze

"I manager sembrano pensare che il loro lavoro sia quello di immettere sul mercato il maggior numero possibile di nuove sostanze chimiche", ha affermato Kyla Bennett (che si occupa di difendere gli scienziati informatori per la PEER).

"Coloro che si opponevano alla dirigenza venivano spesso rimproverati, minacciati e insultati" ha detto al Guardian un ex scienziato che si è rifiutato di usare il proprio nome per paura di ritorsioni.

In un caso, un manager avrebbe mandato un promemoria a una farmacia via e-mail, in questo promemoria la direzione chiedeva a uno scienziato di presentare accuse di molestie fasulle contro un altro chimico, che si rifiutava di apportare modifiche a una valutazione del rischio;
la motivazione dei manager sembrava essere finanziaria, ha detto Bennett.
I dati e le informazioni rimbalzano regolarmente tra l'EPA e le industrie, l'agenzia ci guadagna per finanziamenti e donazioni, le aziende vedono i loro prodotti immessi sul mercato in tempi record e senza limitazioni. "Stanno vendendo la loro anima", ha detto Bennett. "Sono soldi, è avidità, ma non ha senso. Queste persone non hanno figli o nipoti? Non gli importa?".