Esplosione e alberi piegati in siberia: cosa causò l'evento di Tunguska?

In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza su quello è che considerato uno dei più potenti impatti con un meteorite che la Terra abbia affrontato.

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Centoundici anni fa in Siberia, centinaia di renne e alcune dozzine di umani furono testimoni di un bagliore accecante seguito da un suono fragoroso. Si trattò di una misteriosa esplosione, che lasciò ben poche prove delle sue origini, oltre a 500.000 acri di foresta abbattuti, terra bruciata ed un'onda d'urto che fu rilevata da ogni angolo del pianeta.
I giornali riferirono che si sarebbe potuto trattare di un'esplosione vulcanica o di un incidente minerario oppure, "inverosimilmente", di un asteroide abbattutosi sulla Terra. Ma di prove a sostegno di quest'ultima ipotesi, non ve n'era traccia.

Le ipotesi

Il "Tunguska Event" liberò una energia tale da piegare completamente tutti gli alberi della foresta per 2.150 chilometri quadrati - è considerato il più grande evento naturale da impatto nella storia moderna. Nonostante l'immensità dell'esplosione, non sono mai stati trovati detriti dall'oggetto che l'ha causata, probabilmente a causa della lontananza della zona di impatto e dalle modalità con cui furono condotte le indagini in Russia. Ancora più misteriosa è la mancanza di un cratere da impatto.

A causa della scarsità di prove, ci sono state molte speculazioni su ciò che ha causato l'esplosione. Non sono mai stati trovati frammenti del corpo impattante e la sua natura (cometa o asteroide) è ancora oggi oggetto di dibattito. Le spiegazioni di natura vulcaniche e minerarie furono rapidamente escluse a causa della mancanza di evidenze fisiche nella natura geologica della zona interessata.

Di seguito, una delle iconiche immagini che ritraggono tronchi di alberi interamente piegati sotto la forte pressione generatasi a seguito dell'esplosione: la fotografia fu scattata dalla spedizione dell'Accademia Sovietica delle Scienze del 1929 guidata da Leonid Kulik. 500.000 acri, delle dimensioni di una grande città metropolitana, furono appiattiti. Per poter piegare tutti questi tronchi, fu necessaria un'immensa onda d'urto.

"Tunguska è il più grande impatto cosmico testimoniato dagli umani moderni", ha dichiarato David Morrison, ricercatore di scienze planetarie ad Ames. "È anche caratteristico della tipologia di impatto da cui dovremo probabilmente proteggerci in futuro".

Ne serve un altro

Saltiamo al 15 febbraio 2013, quando una meteora più piccola ma altrettanto pericolosa esplode nell'atmosfera vicino a Chelyabinsk, in Russia. Quell'evento significò una occasiona rara per tentare di risolvere il mistero di Tunguska. Questa palla di fuoco, stavolta massicciamente documentata tramite foto e video, è stata un'opportunità per i ricercatori di applicare le moderne tecniche di calcolo al computer per spiegare ciò che era stato visto, avvertito e sentito.

I modelli sono stati utilizzati con osservazioni video della palla di fuoco e mappature dei danni al terreno per ricostruire le dimensioni, la traiettoria e la velocità originali dell'oggetto Chelyabinsk.

Dopo l'elaborazione di tutti questi dati, risultò che Chelyabinsk era molto probabilmente un asteroide roccioso delle dimensioni di un edificio a cinque piani che si è disintegrato a circa 13 chilometri dal suolo. Ciò generò un'onda d'urto equivalente a un'esplosione di 550 kiloton, infrangendo circa un milione di finestre e ferendo più di mille persone. Fortunatamente, la forza dell'esplosione non è stata sufficiente per abbattere alberi o strutture. Secondo le attuali conoscenze sulla "vita" degli asteroidi, un oggetto come la meteora di Chelyabinsk può impattare sulla Terra in media ogni 10 o 100 anni.

Indizi

Aiutati dalle risorse informatiche e dai registri delle indagini eseguite sulla regione devastata, anziché prevedere la probabilità di tassi di impatto basati sulla sola dimensione, i modellisti hanno condotto uno studio statistico su oltre 50 milioni di combinazioni di proprietà degli asteroidi capaci di arrecare danni simili a quelli di Tunguska, ed il tutto fu calcolato tenendo conto anche di una deflagrazione ad altitudini simili a quella avvenuta a Chelyabinsk.

Alcuni di questi nuovi modelli si sono concentrati su scenari che potrebbero riprodurre la caduta degli alberi di Tunguska più la distribuzione dell'incenerimento di alberi e suolo. Ma furono percorse anche altre strade: un secondo modello ha esaminato la combinazione delle onde di pressione atmosferica registrate con i segnali sismici registrati sul terreno in quel momento.

Questi nuovi approcci, insieme alla convalida dei modelli applicati all'evento di Chelyabinsk, portarono a una revisione delle stime di ciò che sarebbe potuto accadere in quel fatidico giorno del 1908. Quattro diverse modellizzazioni al computer portarono a conclusioni simili, rafforzando ciò che si era man mano insinuato nelle menti dei ricercatori, ovvero che il Tunguska Event altro non fosse che una esplosione a mezz'aria, e non un impatto al suolo.

Il colpevole

Vennero definiti anche alcuni profili dell'oggetto che causò il disastro: il candidato più promettente era un corpo roccioso e privo di ghiaccio, con un diametro compreso tra i 49 e i 79 metri, che è entrato nell'atmosfera a circa 54.000 chilometri all'ora, depositando energia pari a 10 a 30 megaton. In combinazione con le più recenti stime sulla popolazione di asteroidi, i ricercatori hanno concluso che l'intervallo medio tra tali impatti è dell'ordine dei millenni, non secoli come si pensava in precedenza.

"Poiché ci sono così pochi casi documentati, rimane ancora molta incertezza sulla grandezza minima per la quale gli asteroidi si disintegrino nell'atmosfera e su quanti danni potrebbero causare al terreno", spiegò in una intervista di qualche anno fa Lorien Wheeler, un ricercatore di Ames, che lavora al progetto della NASA focalizzato sulla minaccia degli asteroidi. "Tuttavia, i recenti progressi nei modelli computazionali, insieme alle analisi di Chelyabinsk e altri eventi meteorologici, stanno aiutando a migliorare la nostra comprensione di questi fattori in modo da poter valutare meglio le potenziali minacce di asteroidi in futuro."

L'indagine nel passato: l'ipotesi di Zlobin

Andrei Zlobin, dell'Accademia delle scienze russa, scrisse in un paper di aver trovato rocce che ritiene provenire dall'oggetto che ha causato l'esplosione di Tunguska nella Siberia del 1908. Nel suo articolo, Zlobin afferma di aver scavato alcuni buchi nel permafrost in un'area che si ritiene fosse vicino al centro della zona di impatto, nel 1988. Riferisce di non aver trovato nulla che potesse essere legato all'esplosione. Prima di tornare a casa, tuttavia, raccolse alcuni campioni di roccia dal fondo di una secca sul fiume Khushmo e li riportò con sé al museo.

Zlobin afferma di non aver catalogato o esaminato i campioni di roccia fino a venti anni dopo. Forse è stato il centenario dell'Evento Tunguska a spingerlo all'azione, ma in ogni caso, ha trovato tre campioni che crede provengano dallo spazio. E' convinto di ciò perché tali campioni mostrano segni di fusione e ablazioni conosciuti come regmaglypts.
Gli scienziati ritengono che l'esplosione non abbia sprigionato sufficiente calore tale da causare lo scioglimento delle rocce sul terreno, quindi lo scioglimento delle rocce nell'area deve essere dovuto al calore intenso del passaggio attraverso l'atmosfera terrestre.

Il dipartimento di Fisica dell'università di Bologna avviò delle indagini con alla base l'ipotesi che un frammento di questo oggetto avesse raggiunto il suolo, impattando e formando un cratere da cui poi ebbe origine il Lago Cheko, situato a circa 8 km a nord-ovest dell'epicentro dell'esplosione. Questo lago è stato dunque etichettato come cratere da impatto lasciato da un frammento dell'oggetto esploso nei cieli vicino Tunguska.

La conformazione del lago e la struttura dei sedimenti suggeriscono che questo sia il sito d'impatto di un meteorite. L'analisi del suolo e i dati magnetici hanno evidenziarono una anomalia magnetica in prossimità del centro del lago, a circa 10 metri di profondità; questa anomalia è compatibile con la presenza di un oggetto sassoso sepolto e supporta l'origine del cratere da impatto per il lago Cheko.

Attualmente, gli scienziati stanno cercando nuovi asteroidi e monitorando le orbite di quelli già noti, perfezionando le loro abilità di calcolo delle probabilità di impatto e imparando di più sulla loro composizione, con i telescopi a Terra e nello spazio, nonché missioni spaziali robotiche che li stanno studiando da vicino.
Da tutte queste ricerche, emerge che la probabilità che si verifichi un impatto in qualsiasi giorno della nostra vita, e di quella della generazione successiva alla nostra, è estremamente bassa.
Tuttavia, bisogna avere coscienza e riconoscere che l'uomo dovrà misurarsi con un evento del genere o comunque essere pronto a prevenirlo. In passato altri asteroidi hanno colpito la Terra, e altri ancora la colpiranno in futuro. L'evento di Tunguska resta ancora un mistero quindi, ma tanto basta per rendersi conto di quanto poco si conosce circa le azioni da intraprendere per difendersi, e le conseguenze che l'uomo e la Terra saranno costretti a subire nell'eventualità di un nuovo impatto con un asteroide, magari della stessa misura di quello che cancellò dall'esistenza una classe di vertebrati ben più resistente dell'uomo.