L'Euro digitale si avvicina: cos'è, come funziona e i suoi vantaggi

L'euro digitale, la prima moneta virtuale dell'Eurozona, sta per arrivare: vediamo di cosa si tratta, come funzionerà e i suoi pro e contro.

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Il mondo delle criptovalute e, in generale, dei beni digitali sta avendo un periodo di boom negli ultimi mesi: tra la crescita del valore di Bitcoin, Ethereum, Dogecoin e la nuova moda degli NFT tra artisti e investitori gli argomenti non mancano, ma esiste anche un'altra sfumatura di questo macrocosmo, ovvero le valute digitali. Un mondo complesso da analizzare ma che realtà come Cina e Unione europea stanno studiando con molto interesse nel tentativo di proporre, oltre ai contanti, un'alternativa virtuale alla propria moneta.
La Banca Centrale Europea ha già pubblicato un rapporto sul "Digital Euro", quella che potrebbe essere la prima moneta digitale dell'Eurozona. È chiaro, quindi, che tra i piani futuri dell'Unione figura l'introduzione della valuta elettronica nel corso dei prossimi anni, con una fase di sperimentazione possibilmente in arrivo già a giugno 2021. Come per il mondo degli NFT, però, al cittadino rimangono molti dubbi da risolvere: cos'è, esattamente, l'euro digitale? Come funzionerà? Quali sono i suoi vantaggi e svantaggi?

Euro digitale: cos'è e come funziona

L'euro digitale non è altro che l'equivalente elettronico dell'euro cartaceo in contanti usato nei pagamenti tradizionali, detto anche "moneta fiat", solamente in un formato virtuale parallelo e non sostitutivo delle banconote. Questo nuovo strumento sarà comunque accessibile a imprese e cittadini e il suo corso legale garantito dalla Banca Centrale Europea (BCE). Il termine tecnico esatto è CBDC (Central Bank Digital Currency, o Valuta Digitale della Banca Centrale) dell'Eurozona e il suo valore risulterà esattamente uguale alla moneta fisica: un euro digitale varrà un euro in moneta.

L'obiettivo delle istituzioni sarà quello di rendere l'euro digitale utilizzabile parallelamente alle banconote per effettuare pagamenti nei 19 paesi appartenenti alla Eurozona (quindi non in paesi come Svizzera, Regno Unito, Danimarca, Croazia, Polonia e Ungheria) in maniera rapida e sicura. La valuta europea in formato digitale sarebbe, inoltre, un modo per abbracciare l'innovazione tecnologica finanziaria e avvicinarsi con cautela al mondo delle blockchain, strutture dati condivise che garantiscono maggiore sicurezza grazie alla crittografia.
Del resto, il suo funzionamento sarà alquanto simile a quello delle criptovalute: l'euro digitale, esattamente come il Bitcoin, verrà gestito e regolato tramite la tecnologia blockchain e, per poterlo utilizzare nella compravendita di beni e servizi, sarà necessario creare un proprio wallet (portafoglio) digitale per custodire il denaro ed effettuare le transazioni d'interesse in peer-to-peer, ovvero senza la necessità di un intermediario.
Ebbene sì, non sarà necessario aprire un conto bancario in quanto il Digital Euro verrà immesso dalla BCE direttamente nelle tasche dei cittadini, rimuovendo i rapporti con le banche private. Queste ultime, tuttavia, si occuperebbero della distribuzione tramite ATM o sportelli bancari verso i portafogli elettronici contenuti, con ogni probabilità, in applicazioni per smartphone.

Differenze con le criptovalute

A questo punto una domanda sorge spontanea: quali sono le differenze tra euro digitale e criptovalute? Se l'utilizzo è così simile, perché non sfruttare direttamente Bitcoin, Ethereum o altre valute digitali già esistenti? A entrambe le domande si può rispondere spiegando la principale differenza tra le due: il Digital Euro, al contrario delle criptovalute, non è decentralizzato in quanto l'intera infrastruttura verrà controllata dall'autorità centrale che è la Banca Centrale.
È proprio grazie a questa centralizzazione che l'euro digitale può mantenere il rapporto di scambio 1:1 con la controparte fisica, dato che la stabilità è notevolmente maggiore rispetto a Bitcoin & co, i quali sono invece estremamente volatili in quanto mancano di valore intrinseco e del supporto di un'istituzione affidabile.
Ricordiamo, inoltre, che le criptovalute hanno origine su Internet, non sono sottoposte a emissione, garanzie o controllo da autorità pubbliche centrali, non hanno alcun collegamento con le valute a corso legale a noi note (tranne il caso di alcune stablecoin legate al valore del dollaro) e il loro valore cambia continuamente anche in maniera repentina. La dimostrazione l'abbiamo vista negli ultimi mesi, con il Bitcoin che ha raggiunto il massimo storico sorpassando i 62mila Dollari di valore; o ancora, anche il Dogecoin ha visto una crescita mozzafiato del 340% nel corso dell'ultimo periodo, per poi crollare insieme alle altre criptovalute.

Pro e contro

I pro e i contro sono numerosi e la centralizzazione fa parte di entrambi, dato che ai suddetti vantaggi risponde il problema dell'indipendenza. Le criptovalute sono infatti gradite da investitori e, in generale, dai consumatori più informati in ambito finanziario in quanto slegate da un potere accentrato superiore come le istituzioni bancarie europee e internazionali.
In altre parole, chi usa le criptovalute per le transazioni lo fa anche per una questione di privacy e difficoltà nel loro tracciamento. Non a caso, gli hacker di tutto il mondo chiedono riscatti in Bitcoin quando compiono attacchi ransomware, come è avvenuto nel Comune di Brescia di recente.

Anche gli esperti hanno mosso critiche verso l'euro digitale alla luce di questi possibili rischi, tra cui anche il CEO di Conio Christian Miccoli: "Un euro digitale, strutturato come lo yuan digitale, implicherebbe la possibilità da parte del governo nazionale di controllare i movimenti finanziari con la possibilità di bloccare i fondi individuali a propria discrezione e programmare smart contract per obbligare o vietare determinate categorie di spesa".
A lui si è aggiunto, poi, il governatore della Banca del Lussemburgo Yves Mersch: "Alcuni sostengono che una valuta digitale basata su token potrebbe non garantire il completo anonimato. Se ciò si dimostrasse, solleverebbe inevitabilmente problemi sociali, politici e legali".

Altro problema da non sottovalutare riguarda il ruolo delle banche in seguito al lancio dell'euro digitale, dato che potrebbe avvenire una "conversione di massa" dai contanti alla controparte digitale. In tal caso, gli istituti di credito potrebbero vedere i loro depositi diminuire e, di conseguenza, avrebbero meno liquidità per i prestiti ai cittadini. Inoltre, non è da escludersi un cambiamento radicale nel loro modello di business proprio a causa dell'avvento del Digital Euro.

Gli svantaggi potrebbero essere diversi, ma c'è anche una lista di vantaggi particolarmente lunga, dato che il Digital Euro può garantire:

Snellimento delle transazioni e dei processi: un pagamento digitale può avvenire in tempi estremamente ridotti - se non anche immediatamente - e in maniera molto semplice, anche con un semplice tap sul display del nostro smartphone;

Riduzione dei costi: l'euro digitale non presenta la necessità di un middleman (intermediario) come una banca privata e, di conseguenza, sarà assicurata l'assenza o la riduzione notevole dei costi legati ai sistemi di pagamento;

Riduzione dell'impronta ecologica: essendo una moneta virtuale non necessita della stampa sotto forma di banconota o moneta fisica, di conseguenza l'impatto ecologico verrebbe anch'esso ridotto notevolmente;

Inclusione finanziaria: l'euro digitale non richiede la creazione di un conto corrente bancario dato che il rapporto è diretto tra consumatore e Banca Centrale Europea;

Sostegno immediato al cittadino: nel caso in cui un cittadino europeo necessitasse di supporto finanziario, i singoli stati dell'Eurozona potrebbero aiutarlo immediatamente con misure di sostegno ad hoc. In altre parole, l'euro digitale rafforzerebbe i meccanismi di trasmissione di politica monetaria;

Antiriciclaggio e contenimento dei reati finanziari: essendo l'euro digitale gestito dalla BCE ed essendo le transazioni registrate dalle istituzioni, i fenomeni del riciclaggio di denaro e dell'evasione fiscale verrebbero ridotti drasticamente. Inoltre, si prevede una mitigazione importante degli effetti finanziari di cyber attacchi, disastri naturali, pandemie o altri eventi estremi che potrebbero ostacolare la fornitura della moneta.

Situazione in Europa e nel mondo

La Banca Centrale Europea ha recentemente diffuso i dati relativi all'ultima consultazione pubblica sulla possibilità di realizzare e sostenere un Euro Digitale, occasione in cui Fabio Panetta, membro del Comitato Esecutivo, ha affermato: "Dobbiamo anche prenderci il tempo di lavorare scrupolosamente. Nei prossimi mesi il Consiglio direttivo della BCE deciderà se dare inizio a una fase di indagine su un euro digitale. [...] Al termine dell'indagine il Consiglio direttivo deciderebbe come strutturare l'euro digitale e se passare alla fase di attuazione dei requisiti utente. Questa fase, che durerà diversi anni, sarebbe dedicata allo sviluppo di servizi integrati, ai test e all'eventuale sperimentazione pratica di un euro digitale".

In altre parole, la previsione realistica da parte delle istituzioni europee è di quattro o cinque anni prima dell'implementazione dell'euro digitale. In questo periodo sarà necessario instaurare un dialogo approfondito e studiare appropriatamente le implicazioni della sua realizzazione, tra cui i problemi succitati della privacy dell'utente e del ruolo delle banche private sul mercato.
Nel mondo, invece, la situazione è alquanto diversa: la Svezia è sempre più vicina all'implementazione della e-corona, valuta digitale che darà definitivamente vita al grande progetto della "cashless society" anche entro il 2022. Dall'altra parte del globo, la Cina sembra essere a tutti gli effetti la prima economia mondiale a introdurre la moneta digitale: nell'ottobre 2020, infatti, la città di Shenzhen ha avviato la sperimentazione dello yuan digitale distribuendo 10 milioni di valuta tramite il portafoglio elettronico di WeChat a 50.000 residenti casuali, senza contare altre quattro città del Dragone per un totale di circa 2 milioni di cittadini iscritti alla lotteria.

Tra mille risvolti, questo è il futuro

Allo stato attuale è difficile prevedere esattamente le implicazioni dell'euro digitale sull'economia europea, ma possiamo focalizzarci su un punto importante dei succitati vantaggi, trattandosi di un problema ben noto a noi italiani: il contenimento dell'evasione fiscale. Gli ultimi dati pubblicati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze parlano di un tax gap del 68,8%, ergo all'Erario risulta mancare circa il 70% degli incassi dovuti.
È facile dedurre, di conseguenza, che la semplice nascita e promozione dell'euro digitale nel Belpaese con ogni probabilità causerà una serie di proteste a livello nazionale a causa dell'eccessiva pressione fiscale e dei problemi dell'economia italiana. Insomma, esattamente come avvenuto nel caso della fatturazione elettronica, altra innovazione che ha causato non pochi problemi a imprese e lavoratori autonomi.
Altro fattore da non sottovalutare, quindi, potrebbe essere l'impatto sociale dell'implementazione del Digital Euro, non solo in Italia ma anche nel resto dell'Europa, specialmente nel caso di Paesi che si trovano in una situazione economica tutt'altro che positiva. Complessivamente, è chiaro che questa mossa da parte delle istituzioni europee è data dal tentativo di muoversi verso il futuro delle transazioni, più sicuro, semplificato e "pulito" rispetto alla realtà attuale. Per renderlo uno strumento a vantaggio del consumatore, però, servirà molto tempo.