Facebook, addio al riconoscimento facciale: cosa ci aspetta adesso?

Il sistema di riconoscimento facciale non sarà più parte integrante di Facebook: scopriamo i motivi dietro questa clamorosa scelta.

Facebook, addio al riconoscimento facciale: cosa ci aspetta adesso?
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Dopo la drastica decisione di rinominare Facebook in Meta sono pronti i primi importanti cambiamenti al sistema che porterà alla creazione del Metaverso. L'azienda, che continua a lavorare per riscrivere in modo positivo la sua immagine, ha infatti deciso di eliminare il riconoscimento facciale da Facebook e con esso saranno eliminati oltre 1 miliardo di dati e volti di utenti che, più o meno consapevolmente, erano stati registrati negli archivi. Da sempre al centro di numerose polemiche, il riconoscimento facciale di Facebook veniva utilizzato principalmente per i tag automatici ed era più volte stato bloccato dalle autorità per questioni di privacy. Ora il problema non esisterà più.

Tag senza consenso

Il riconoscimento facciale è stata una delle funzioni più importanti e discusse di sempre per Facebook. Ha vissuto un percorso molto tortuoso e accidentato, andato di pari passo con l'ascesa, il successo e le polemiche intorno alla creatura di Zuckerberg. Introdotta per la prima volta nel 2010, la funzione era inizialmente attiva in modo predefinito in tutto il mondo. Le polemiche erano state subito molto forti, con l'Unione Europea che aveva fatto disattivare la funzione nel 2012 per adeguarla alle sue più stringenti norme sulla privacy.

Il riconoscimento facciale è tornato in auge solo nel 2018, quando è stato reintrodotto, ma solo come opzione liberamente attivabile dall'utente. Un compromesso che la stessa Facebook aveva di buon grado accettato anche per tutto il resto del mondo: dal 2019, infatti, il riconoscimento facciale è attivabile solo previo consenso esplicito da parte dell'utente. In tutto il resto del mondo però la funzione era comunque attiva di default e ha portato a quasi 11 anni di costante e incontrollata raccolta di dati, con scansioni per oltre 1 miliardo di dati biometrici.

Funzioni fondamentali?

All'atto pratico, il riconoscimento facciale era alla base della funzione che suggeriva in automatico chi taggare nelle nostre foto e avvisava l'utente quando era presente, ma non taggato, in una foto o in un video. Facebook, in buona sostanza, passava al vaglio le nostre foto e, grazie ai dati raccolti, riusciva con un certo grado di sicurezza a capire chi vi era presente. Questo, nelle idee iniziali, avrebbe dovuto facilitare e rendere più automatici i tag, per un sistema più veloce e autonomo.

La funzione, inoltre, veniva utilizzata per la descrizione delle immagini per utenti non vedenti e ipovedenti. Veniva infatti riconosciuto il numero delle persone in una foto e la loro identità. Due funzioni utili ma non fondamentali nel consentire alla tecnologia di evitare di finire al centro di polemiche, disguidi e cause legali, acuite oltretutto dalle ormai ben note polemiche che hanno circondato il social di Zuckerberg sulla questione privacy. Tanti dubbi sui reali utilizzi che l'azienda poteva fare dei miliardi di volti salvati in archivio. Ora tutto verrà cancellato.

Un sistema controverso

Il riconoscimento facciale era sempre stato al centro di numerose polemiche. Ultima della lista una causa che ha visto Facebook sborsare 550 milioni di dollari allo Stato dell'Illinois negli USA. Il motivo? Un contenzioso che andava avanti dal 2015 e che vedeva la società accusata di aver raccolto dati biometrici degli utenti senza alcuna richiesta preventiva, andando di fatto contro le leggi previste dallo Stato.

I dati sui volti raccolti da Facebook sono stati utilizzati per i motivi più disparati, portando spesso a veri e propri errori giudiziari, riconoscimenti sbagliati, scambi di persona e tutte le conseguenze che questo genere di errori potrebbe comportare sulla privacy degli utenti e sull'integrità personale, civile e penale. Per anni, in tutto il mondo, Facebook ha immagazzinato nel suo archivio i volti delle persone senza che queste avessero dato esplicito consenso per poterlo fare. Tutto questo solo per tag automatici e più accurati: un gioco che alla lunga non valeva più la candela.

La versione di Facebook

Le parole del gruppo Meta sulla questione sono piuttosto chiare: "Allo stato attuale si è reso necessario valutare i casi d'uso positivi per il riconoscimento facciale rispetto alle crescenti preoccupazioni della società, soprattutto perché gli organismi regolatori devono ancora fornire delle linee guida più chiare", ha dichiarato Jerome Pesenti, vicepresidente della sezione di Meta con delega all'Intelligenza Artificiale, il quale ha poi proseguito affermando che "ogni nuova tecnologia porta con sé benefici e preoccupazioni. Vogliamo trovare il giusto equilibrio tra le due. Al momento chiudiamo il programma perché ci sono troppi dubbi sul suo utilizzo".

In altre parole, per la "nuova" azienda i costi erano diventati molto più alti rispetto ai benefici: il riconoscimento facciale si è dimostrato molto utile negli ultimi anni ma un'azienda al centro di polemiche importanti come Facebook non poteva più permettersi di portare avanti un sistema così controverso solo per rendere più veloci i tag nelle foto.

Le ragioni oltre le dichiarazioni

Va da sé che le reali motivazioni dietro una scelta di questo tipo esulano dalle questioni di stampo finanziario o da una rinnovata linea etica ai vertici dell'azienda. Le polemiche degli ultimi anni nate intorno alla figura di Zuckerberg e alle sue aziende hanno portato a una serie riflessioni sul futuro di Facebook e delle sue tecnologie: negli ultimi anni è stato portato avanti un lento processo di riscrittura dell'immagine dell'azienda che, anno dopo anno, si è cosparsa il capo di cenere, ha fatto mea culpa e ha provato a ricostruirsi dalle fondamenta.

Da qui il cambio di nome, i progetti per il futuro, le continue dichiarazioni sul benessere degli utenti, sull'attenzione alle loro esigenze, su una maggiore tutela della privacy. Il riconoscimento facciale, capace di raccogliere indiscriminatamente foto e volti senza nemmeno chiedere il consenso era forse il simbolo della vecchia Facebook, quella che raccoglieva e vendeva dati, che non si curava dell'utente, faceva miliardi di profitti e acquisiva indiscriminatamente altre aziende.

Nuove "mete"

Sappiamo molto bene dove ha portato questo percorso, che da un lato ha arricchito la creatura di Zuckerberg e soci, ma che dall'altro ha rischiato di mettere in cattiva luce ogni aspetto pubblico dell'azienda. La neonata Meta non può permettersi di essere vista sotto un'aura negativa: i cambiamenti che vuole apportare e le novità che ha intenzione di introdurre si muoveranno ancora una volta sul delicato filo della privacy e occorre che tutto sembri, quantomeno, più pulito e trasparente per evitare nuovi scivoloni o altri scandali.

L'obiettivo è quello di far sentire l'utente quanto più possibile tutelato, dargli l'impressione di essere libero di scegliere cosa condivide e in che modo, riportarlo dalla parte dell'azienda. Sarà un percorso lungo e tortuoso: basterà per dare a Meta un nuovo slancio e una nuova immagine? Come al solito, solo il futuro ci saprà dare le risposte che cerchiamo.