Facebook: Mark Zuckerberg a rischio, i grandi investitori non lo vogliono più

La posizione di Mark Zuckerberg all'interno di Facebook non è più solida come un tempo, con i grandi investitori che lo vogliono spodestare.

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Andrea Zanettin Andrea Zanettin segue da sempre con passione tutto ciò che riguarda la tecnologia: qualsiasi cosa abbia un chip stuzzica la sua curiosità. Sviluppa anche applicazioni per vari sistemi operativi (sia su ambiente desktop che mobile). Potete seguirlo su Instagram, Facebook e Google+.

Non è assolutamente un periodo semplice per Facebook. Lo scandalo Cambridge Analytica sta facendo navigare la società in cattive acque, non tanto per via dei guadagni ma soprattutto per quanto riguarda l'immagine dell'azienda. Dopo l'oramai famosa discussione davanti al Senato USA, Zuckerberg ha tentato in tutti i modi di riacquistare "credibilità", arrivando addirittura ad avvertire in anticipo gli investitori del fatto che potrebbero venire a crearsi altri scandali simili.
Tuttavia, i grandi azionisti non sembrano aver gradito mosse come l'annuncio di Facebook Dating in un periodo così complesso, tanto da voler spodestare Zuckerberg dal suo ruolo di CEO. Insomma, il malumore degli investitori è alle stelle, anche per via di alcune politiche interne che conferiscono molti poteri al 34enne.

La "battaglia" degli investitori

Non è certo una novità il fatto che Zuckerberg abbia attirato le ire degli investitori, con alcuni di questi che avevano espresso la volontà di spodestarlo già ad aprile. In quel periodo erano ancora relativamente pochi, ma capitanati da Scott Stinger, uomo forte dei fondi pensione di New York con una partecipazione in Facebook da circa un miliardo di dollari. Cifre molto alte, che vanno ora ad aggiungersi a quelle dei grandi azionisti con quasi 3 miliardi di dollari investiti, che hanno espresso in questi giorni la medesima volontà. In particolare, Business Insider ha parlato con sei importanti investitori di Facebook, facendo emergere le motivazioni dietro alla volontà di rimuoverlo dal suo incarico.
Stando agli azionisti, il 34enne non sarebbe stato in grado di gestire adeguatamente la situazione venutasi a creare dopo Cambridge Analytica, continuando per la sua strada senza ascoltarli. Qualcuno è arrivato anche a parlare di "dittatura". "Non è responsabile nei confronti di nessuno, non verso il consiglio o gli azionisti, il che è una cattiva pratica di corporate governance. È il capo di se stesso e chiaramente questo non ha funzionato", ha dichiarato Michael Frerichs, Tesoriere di Stato dell'Illinois, che ha anche investito 35 milioni di dollari in Facebook.

Due dei punti chiave del "piano" degli investitori consistono nell'arrivo di un dirigente indipendente al posto di Zuckerberg e nell'abolizione dell'attuale struttura dual-class. In parole povere, quest'ultima consente al CEO dell'azienda di ignorare qualsiasi proposta degli azionisti con cui non è d'accordo. Politica interna che viene criticata da parecchio tempo. Infatti, Facebook possiede una divisione delle azioni in due classi: A e B. Quest'ultima garantisce ai proprietari circa 10 volte il potere di voto della prima, con Zuckerberg che detiene il 75% della classe B. Questo comporta che il 34enne possa fare il buono e il cattivo tempo, anche se la maggioranza degli investitori dovesse remargli contro.
Episodio avvenuto lo scorso anno, quando il 51% degli investitori indipendenti aveva proposto di rimuoverlo dalla carica, ma il CEO aveva prontamente stroncato il tutto. A maggio, invece, si era tentato di abolire questa struttura dual-class, con il medesimo risultato. Quella volta, addirittura, si calcola che il numero di investitori indipendenti a votare a favore fosse l'83%. Insomma, la situazione sembra chiara e ben delineata, con gli azionisti che difficilmente si tireranno indietro in questa "battaglia".