Facebook: quale futuro con il nuovo news feed?

Il cambio nella gestione delle notizie di Facebook porterà numerose trasformazioni nel modo in cui noi e le aziende usiamo la piattaforma.

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Facebook cambia ancora. La decisione di Zuckerberg di rivoluzionare il news feed per dare nuovamente spazio alle passioni e alle interazioni "basiche" degli utenti ha gettato nel panico aziende e inserzionisti. Il social vuole in qualche modo tornare alle origini, dando priorità a post e persone significative per gli utenti, relegando di nuovo in secondo piano inserzioni, notizie e contenuti con poche interazioni o ritenute poco interessanti. Un cambiamento epocale, che potrebbe trasformare nuovamente il nostro rapporto con la piattaforma e il modo di lavorare di numerose realtà che da Facebook ottengono visibilità e profitti. Cosa succederà nei prossimi mesi? Quali sono i motivi di questo cambiamento?

Ritorno alle origini

Meno pagine, più amici. Pare essere questo il mantra del nuovo Facebook, il concetto base che andrà a rivoluzionare le notizie che leggiamo ogni giorno nella pagina principale della piattaforma. Il 2018 porterà a un grande cambiamento, con l'algoritmo che seleziona le notizie che verrà modificato nella sua essenza. Con l'obiettivo di "avvicinare le persone" i vertici hanno deciso di dare priorità agli argomenti ritenuti interessanti dall'utente, quelli cioè con il maggior numero di interazioni e di commenti, quelli prodotti dalla propria cerchia di amici e parenti, quelli capaci di generare una discussione attiva su argomenti interessanti. Un apparente ritorno al passato, quando la presenza di pagine, realtà editoriali e aziende era ridotta al minimo e i commenti limitati a post, foto o consigli di amici. I contenuti distribuiti da brand o società avranno meno importanza e scenderanno di livello nella gerarchia, per lasciare posto a quelli che generano più discussioni e reazioni. Più amici e familiari e meno pagine, anche se l'effetto potrebbe variare a seconda della situazione: pagine con post con poche reazioni avranno una diminuzione del traffico a favore di contenuti che invece generano condivisioni e discussioni tra cerchie di amici.

Meno rumore, più felicità

L'obiettivo dichiarato di Zuckerberg e soci è quello di ridare all'utente le "chiavi" del suo mondo, restituendogli quella felicità e quella serenità nell'interazione con il social che si è persa nel corso degli ultimi tempi, sovrastata da inserzioni pubblicitarie, fake news e contenuti poco graditi. Rafforzare le relazioni in modo da ridare benessere alle persone, in modo da aumentare la qualità del tempo trascorso su Facebook a discapito della quantità. Gli analisti hanno già previsto che il tempo passato tra le pagine del social diminuirà, ma l'assenza del "rumore di fondo" e dei contenuti poco graditi dovrebbe portare gli utenti a trovare subito quello che cercano e a vedere pienamente soddisfatte e confermate le proprie aspettative. La paura in quel di Menlo Park è che, con la situazione attuale, gli utenti finiscano per distaccarsi dalla piattaforma, condizionati da un ambiente negativo, odioso e polemico: riportando al centro della scena i contatti più stretti, si vuole innescare un risultato positivo che faccia vedere all'utente un contenuto più familiare e atteso, più gradito. Facebook vuole tornare a essere un "posto tra amici" un po' come era fino a qualche anno fa.

In che modo avverrà il cambiamento?

Porre al centro le notizie delle proprie cerchie è l'obiettivo, ma in che modo verrà raggiunto? Difficile capire con certezza cosa accadrà, ma è probabile che alcuni cambiamenti siano già avvenuti, seppur ancora non del tutto visibili. Il New York Times ha preso in esame ciò che sta accadendo in alcuni Paesi dove Facebook sta testando una nuova funzionalità chiamata "Explore". Questa divide il news feed in due sezioni ben distinte: una principale, dedicata ai contenuti degli amici, e una secondaria e non immediatamente visibile, in cui sono collocati i contenuti di editori e aziende. Una divisione netta che potrebbe rappresentare l'estrema conseguenza del nuovo corso di Facebook, il fine ultimo di questo lungo e tortuoso ritorno al passato. Questo, nei paesi soggetti a test, ha naturalmente portato a un crollo verticale delle visite di siti o editori che usavano Facebook per diffondere i loro contenuti ma ha anche portato a un sensibile aumento delle fake news e dei contenuti privi di fondamento che, da sempre, sono quelli più condivisi dagli utenti. Conseguenze estreme che la stessa azienda valuterà per pesare le sue scelte e per rendere meno traumatico possibile un cambiamento che ormai sembra cosa fatta e che avrà conseguenze importanti nel nostro modo di interagire con la piattaforma e nel modo in cui aziende e importanti realtà vi lavorano.

Una scelta inevitabile

Al di là delle dichiarazioni di facciata è chiaro che quella di Zuckerberg sia una scelta inevitabile, dettata dai tempi e da un'azienda spesso al centro di polemiche e infinite pressioni. Dall'inizio della sua avventura Facebook ha cambiato spesso forma, diventando un veicolo piuttosto importante nella diffusione di notizie. La piattaforma nel tempo ha incoraggiato realtà editoriali e aziende a utilizzare i propri canali per fare del business e per guadagnare, per attirare gli utenti e generare traffico. Questo ha cambiato drasticamente il mondo dell'informazione e della pubblicità sul web, ma ha anche caricato Facebook di responsabilità forse troppo grandi da gestire. L'azienda è diventata a sua volta una realtà editoriale, un veicolo imperfetto di notizie, un mondo capace di dire alla gente cosa fare e cosa pensare.
Una responsabilità enorme diventata via via sempre più grande e generatrice infinita di problemi. Le polemiche sull'utilizzo di Facebook da parte della Russia per favorire l'elezione di Trump sono state l'ennesima goccia di un vaso ormai colmo. Troppo grande l'influenza del social sulla vita delle persone, troppo grandi le responsabilità di filtrare contenuti a discapito di altri con il rischio di influenzare mondi e situazioni in modo netto.
La campagna contro le fake news non ha ottenuto i risultati sperati e anche la censura preventiva di alcuni contenuti poteva nel tempo diventare un'arma a doppio taglio. Da qui la scelta di eliminare il problema alla radice, di eliminare ogni responsabilità e di lasciare che siano gli stessi utenti a scegliere cosa vogliono vedere, facendo piazza pulita del resto. Una cocente sconfitta per una realtà che ha pensato di diventare qualcosa che non poteva essere, ma anche una scelta per certi versi inevitabile.

Quali conseguenze?

Se il benessere degli utenti sarà probabilmente "preservato", a venir meno saranno la pluralità di contenuto e la diffusione di opinioni diverse. Chi naviga su Facebook avrà a che fare quasi solo con notizie delle proprie cerchie, che confermano opinioni e fatti che non stimolano discorsi e che, come già accennato, potrebbe facilitare la diffusione di fake news e convinzioni errate. I danni saranno ben maggiori per aziende e realtà editoriali che su Facebook hanno investito risorse e che grazie al social guadagnano traffico, interazioni e soldi.
Ora questo non sarà possibile e tutte le aziende che hanno sfruttato il social e continuano a farlo dovranno ripensare le proprie strategie e trovare nuovi modi per capire come sfruttare la situazione. Zuckerberg ha chiuso la porta e girato la chiave, gettando nel panico tutti quelli che hanno investito denaro e che ora si potrebbero ritrovare con un grosso pugno di mosche in mano.
Strategie da rivedere e danni da tamponare, con analisti e produttori di contenuti che dovranno ripensare a loro stessi e al loro rapporto con il web e i social network. Tutto è comunque velato da un'incertezza quasi totale e da modalità di cambiamento ancora piuttosto fumose. Scopriremo solo nei prossimi mesi quali saranno le scelte e quali conseguenze avrà tutto questo nella nostra vita sulla rete.