Facebook, Trump e Cambridge Analytica: le elezioni si vincono sui social

Facebook ha sospeso gli account di Cambridge Analytica, che avrebbe ottenuto illecitamente i dati di 50 milioni di americani.

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Facebook ha sospeso definitivamente gli account della società Strategic Communication Laboratories (SCL) e della sua divisione Cambridge Analytica (CA). Colta in flagrante dal New York Times e dal Guardian, l'organizzazione inglese aveva ottenuto illecitamente i dati sensibili di oltre 50 milioni di americani, giocando un ruolo decisivo nell'elezione del Presidente repubblicano Donald Trump. Ma non solo, Cambridge Analytica avrebbe anche cooperato con la campagna per la Brexit, con Marine Le Pen e con un misterioso partito italiano.
L'annuncio è dello scorso venerdì 16 marzo, Facebook con una nota del Vicepresidente Paul Grewal ha comunicato di aver appreso che un professore di Cambridge, Aleksandr Kogan, avrebbe mentito al social, violando le policy della piattaforma. Ma chi è Kogan, e cosa c'entra con Cambridge Analytica, spinoff della SCL fortemente voluto dall'imprenditore ultra-conservatore Robert Mercer e, per un certo periodo, coordinata anche dallo stesso Steve Bannon - ex consulente di Trump, direttore di Breitbart e vera e propria eminenza grigia (nonché ideologo) della galassia Alt-Right?

thisisyourdigitallife, il cavallo di troia di Cambridge Analytica

Tutto nasce da un test creato proprio dal professore Aleksandr Kogan. Da un'app chiamata thisisyourdigitallife e pensata per fornire un quadro accurato della personalità online di chi la utilizza, una sorta di identikit digitale della propria persona. L'app si presentava come un vero e proprio questionario, a cui si poteva accedere utilizzando il proprio account Facebook, dichiarando di avere almeno 18 anni e di essere cittadini americani iscritti al voto. Come spesso succede quando si parla di prodotti gratuti, thisisyourdigitallife faceva grossa incetta dei dati personali dei suoi utenti. Quando un utente utilizzava l'app di fatto acconsentiva a fornire un'ampia gamma d'informazioni preziose, come i suoi dati anagrafici, la città di residenza e tutte le attività compiute sul social, a partire dalle pagine a cui è stato messo like. Un quadro scrupoloso e dettagliato della vita digitale dell'utente. Ma il problema è un altro: l'app è stata scaricata da circa 320 mila persone, eppure come riportavamo in apertura i dati riguarderebbero oltre 50 milioni di persone. Il motivo? L'app aveva accesso anche alle attività degli amici dell'utente, cosa all'epoca concessa da Facebook. In questo modo Kogan sarebbe riuscito ad estendere la mole di dati a sua disposizione a macchia d'olio.

L'app si trovava così in possesso di due insiemi di informazioni: quelle fornite dagli stessi utenti nella compilazione del questionario, e quelle pubbliche ricavabili dal loro profilo Facebook. E, secondo alcuni commentatori, sarebbe proprio questo il grimaldello usato dalla campagna di Trump per scassinare le elezioni e portarsi a casa una vittoria che sembrava impossibile. Quella di Cambridge Analytica è una lezione fondamentale per tutte le forze politiche occidentali: altro che radicamento nel territorio, banchetti e comizi. La vera battaglia, a livello elettorale, si gioca sul web a colpi di profilazione, mining dei dati e contenuti confezionati ad hoc per ogni elettore, usando la perizia e la precisione di un sarto di alto livello.

Cabridge Analytica, la creatura di Robert Mercer

SCL inizia ad interessarsi del mercato dei political data nel 2013, formando un team di psicologhi e data scientist presi in larga parte dall'Università di Cambridge. L'ambizioso obiettivo del gruppo era quello di arrivare ad una sorta di lista di tratti archetipici degli elettori, vere e proprie categorie contraddistinte da tratti psicologici e personali precisi, che avrebbero, quindi, permesso di produrre messaggi elettorali estremamente diversificati. Si parla delle così dette tecniche di modellazione psicografica. "Introverso neurotico", "estroverso religioso", "appassionato dell'occultismo"...sono questi i tratti psicografici -come apprendiamo dal New York Times- che Cambridge Analytica avrebbe classificato. Un risultato che non poteva essere raggiunto se non con un esborso estremamente significativo in termine di soldi e tempo.
Così SCL inizia a compiere una serie di esperimenti in alcuni dei Paesi caraibici o africani, ordinamenti dove le leggi sulla privacy sono estremamente blande. Cosa che ha reso la raccolta dei dati e il loro studio ben più semplice di quanto sarebbe stato negli USA. A Cambridge Analytics si arriva, invece, dopo un fortunato incontro tra Alex Nix, patron di SCL, Steve Bannon e il già citato Robert Mercer. Quest'ultimo -che probabilmente assieme ai Koch Brothers è uno dei più importanti donor dei repubblicani- viene persuaso a finanziare l'operazione con 20 milioni di dollari con la promessa che il possesso di una sofisticata azienda nel campo dell'analisi dei dati avrebbe aumentato la sua influenza all'interno del Partito. Così dallo Strategic Communication Laboratories si arriva alla creazione di un dipartimento ad hoc per far vincere ai conservatori le elezioni americane, la Cambridge Analytica.
Resta il problema di come trovare la mole di dati personali necessari per un'operazione così importante. In un primo momento CA bussa alle porte del Psychometrics Centre, centro di ricerca di Cambridge che aveva sviluppato un sistema per mappare i tratti della personalità sulla base dei profili social della gente. Esattamente quello che cercavano di fare Nix e Mercer. Ma nulla da fare, il centro nega la possibilità di collaborare. Così si arriva al Dr. Kogan, professore sempre di Cambridge e conoscitore degli studi del Psychometrics Centre. Nel 2014 viene lanciata l'app, finanziata con 800.000$ dal CA - che consente al professore di tenere copia del lavoro ai fini dei suoi studi.

Le Presidenziali del 2016

Dopo un primo banco di prova alle elezioni per il Congresso di mid-term, si arriva alle presidenziali del 2016. In un primo momento CA e la famiglia Mercer decidono di sostenere il conservatore texano Ted Cruz (un simpatico, qua lo potete guardare cucinare del bacon usando la canna rovente di un fucile automatico). Peraltro è interessante rileggere questo vecchio articolo del The Guardian dove si evidenziava che Cruz avesse speso più di tutti in analisi dei dati, mentre Trump aveva investito più soldi nella produzione degli iconici cappellini "Make America great again" di quanti ne avesse destinati alla raccolta dei political data. L'articolo è dei primi di febbraio del 2016, nel pieno delle primarie del GOP, ed era quella fase in cui -complici articoli del genere- si speculava che la candidatura di Trump fosse solo un gioco, una presa in giro per farsi pubblicità. Di lì a poco cambiò tutto: Trump divenne il favorito, la sua campagna si affidò a CA e si arriva alle accuse lanciate pochi giorni fa dal The Guardian e dal New York Times.

La controversia

Ma in tutto questo, qual è il problema e perché Facebook ha sospeso gli account di CA e del professore Kogan? Del resto non è certo l'unico a raccogliere i dati degli utenti della piattaforma. A quanto pare all'epoca dei fatti, cioè due anni fa, le regole vigenti non impedivano né una profilazione come quella effettuata da Cambridge Analytica, né i metodi di raccolta impiegati da Kogan. Ed è lo stesso vicepresidente di Facebook, Grewal, a dirlo nella nota linkata all'inizio dell'articolo: "non c'è nessun furto dei dati, nessuna breccia nei sistemi di Facebook; tutti i dati raccolti dall'app sono stati dati dagli utenti che hanno prestato il loro consenso". Il problema poggerebbe, quindi, tutto sulle menzogne dette da Kogan alla piattaforma: il professore di Cambridge aveva dichiarato al social di star effettuando la profilazione degli utenti per finalità accademiche -che è solo parzialmente vero- omettendo completamente di aver comunicando il tutto ad un'ente terzo, SCL/Cambridge Analytics.
Vale a dire, un'azienda che -come scrive Grewal nella nota- lavora con governi, forze politiche e organizzazioni militari a livello internazionale. Facebook è venuto a conoscenza di questa violazione dei termini nel 2015, ed è in quel momento che l'app viene rimossa dal social, e al professore viene intimato di cancellare le informazioni raccolte. Eppure così non è stato, insomma Kogan avrebbe omesso di cancellare tutti o anche solo parte dei dati. Ecco, quindi, la recente decisione di sospendere gli account coinvolti, oltre che la possibilità di azioni giudiziarie.
Ma sotto accusa ci è finito anche Facebook: per il Guardian l'azienda di Zuckerberg avrebbe fatto davvero troppo poco per scongiurare l'operazione. Dopo la richiesta di cancellare i dati raccolti da knowyourdigitallife, nei fatti, non è stata fatta alcuna verifica. Si è dovuto aspettare marzo del 2018 perché gli account venissero sospesi. Mossa presa solo dopo le inchieste dei due quotidiani. Troppo poco e troppo tardi.
Oltre ai profili di Cambridge Analytica e del Professore Kogan, è stato sospeso anche l'account di Cristopher Wylie, l'ex dipendente di CA che ha fornito alla stampa il materiale necessario per l'inchiesta. Incluse le informazioni sulla negligenza dello stesso Facebook. Insomma, la vicenda sta assumendo toni sempre più inquietanti, ma siamo solo all'inizio e le novità non mancheranno di certo nei prossimi giorni.