Family Tracking: quando la smania di controllo è tutto

Le app di controllo per famiglie stanno diventando un vero e proprio caso negli Stati Uniti, tra diffusione sempre più ampia e proteste sempre più forti.

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Fino a che punto ci si può spingere per controllare i propri figli? E fino a dove i ragazzi possono accettare tutto questo senza protestare? Queste e altre domande stanno diventando di stretta attualità, soprattutto negli Stati Uniti, dove le popolari app per smartphone per tracciare i movimenti del proprio nucleo familiare stanno sollevando una nuvola di proteste forte e impetuosa.
A non gradire la sempre maggiore diffusione di questi programmi sono soprattutto i ragazzi, controllati in tutti i modi possibili da genitori sempre più apprensivi e possessivi, che sfruttano strumenti tecnologicamente avanzati per verificare quello che succede lontano dai loro occhi.

Ti traccio la famiglia

Sono sempre più numerose e performanti e rispondono al nome di family tracker. Queste app sono ormai ben radicate nelle abitudini dei genitori statunitensi ma stanno iniziando a diffondersi con sempre maggiore forza anche nel nostro paese. Il sistema di utilizzo è comune un po' a tutti questi software, che permettono di inserire tutto il proprio nucleo familiare all'interno di una particolare cerchia di controllo. Dopo aver accettato l'invito ad entrare nell'app ogni dispositivo verrà monitorato in tempo reale, permettendo a tutti gli altri di vederne la posizione e di essere avvisati quando qualcuno arriva a casa o si dirige in luoghi specifici.
Una sorta di "Trova il mio smartphone" molto più completo e avanzato, con particolare attenzione alla sicurezza, avvisi personalizzati in caso di emergenza o possibilità di varia natura, di volta in volta differenti a seconda dell'applicazione utilizzata.

Controllo a 360 gradi

Life 360 è ad oggi l'app di questo genere più diffusa e organizzata, quella che in qualche modo ha influenzato con le sue opzioni anche le concorrenti. Presente anche sugli store italiani è scaricabile e utilizzabile gratuitamente, ma con la possibilità di due abbonamenti distinti che ne aumentano le funzioni e le possibilità.
Il tutto passa dal quasi obbligo per l'app di tracciare costantemente i propri movimenti tramite GPS. Condividendo la propria posizione questa potrà essere visualizzata all'interno di una mappa con possibilità di ricevere avvisi quando un contatto specifico raggiunge una determinata destinazione, come un figlio che arriva a scuola o torna a casa.
Immancabili le possibilità di rintracciare telefoni smarriti o di avviare conversazioni in tempo reale con uno o più membri della propria cerchia familiare. In caso di emergenza ognuno dei membri riceve automaticamente avvisi, telefonate, mail, messaggi e le coordinate GPS di chi ha lanciato l'allarme.

Tracking

A colpire forse più di tutto il resto è la possibilità di scoprire in tempo reale dove si trova qualsiasi membro della propria cerchia. Basta dare il classico consenso di utilizzo della posizione per essere inserito in una mappa che controlla gli spostamenti in tempo reale. I genitori possono insomma vedere sempre se i figli sono in un posto sicuro, in uno di quelli segnalati come comuni sulla mappa, se si stanno dirigendo a casa o a scuola o se hanno deciso di deviare dai posti contrassegnati come sicuri.

I genitori possono così seguire passo dopo passo gli spostamenti dei propri figli che però, dal canto loro, non hanno più alcuna autonomia e libertà, con l'oppressione di essere controllati in ogni loro spostamento e con un effetto per molti piuttosto deleterio sulla privacy e sui rapporti con i propri familiari. Perplessità che non sembrano fermare il successo impressionante di Life 360, che conta già 18 milioni di utenti attivi al mese.

Proteste senza sosta

Da qui le proteste sempre più aspre degli adolescenti statunitensi, stanchi di essere controllati dai propri genitori. I cori di rabbia si stanno facendo piuttosto vibranti sui social, con ragazzi seguiti in ogni momento della loro vita e costretti ad avere l'app sul proprio smartphone. Con la "scusa" della sicurezza in occasioni particolari alcuni genitori sembrano ormai controllare i propri figli in ogni occasione e in ogni movimento, annullando di fatto ogni espressione di indipendenza, anche quelle che sarebbero normali quando già si è adolescenti.

Ad essere controllati, incredibilmente, non sarebbero solo i più piccoli, ma anche ragazzi che hanno raggiunto la maggiore età e che, silenziosamente, vengono seguiti in ogni momento della loro vita, anche quando si trovano al college. Avere sempre tra le mani la posizione precisa dei propri familiari sta diventando la normalità per molte famiglie statunitensi, che ormai si controllano a vicenda e credono di "stare insieme" anche quando si trovano in luoghi diversi. Con buona pace di chi ha bisogno di trovare un po' di indipendenza. E il tutto sta prendendo sempre più piede anche nel resto del mondo e in Italia.

Reazione a catena

Le critiche dei giovani non si limitano ad innocue grida di protesta, visto che in molti stanno ormai trovando le più svariate soluzioni per aggirare questo tipo di controllo. Sono in tanti a comprare nuovi smartphone, magari vecchi o a buon mercato, per utilizzarli con la sim conosciuta e controllata dai propri genitori ma usando un altro numero e un altro smartphone per i propri spostamenti "segreti".

Sempre di più sono quelli che usufruiscono di servizi di falsificazione del segnale gps, app che creano dei percorsi e delle indicazioni falsate a seconda delle necessità, per un business che sembra crescere di pari passo con la diffusione delle app di tracking. Sono le risposte dei giovani al controllo genitoriale, risposte al passo coi tempi che corrono e, in qualche modo, normale conseguenza a un controllo che si è fatto tecnologico e che, se vogliamo, lancia segnali ancora più inquietanti rispetto a quelli cui erano abituate le passate generazioni.

Privacy, questa sconosciuta

Il problema principale, oltre che etico, è anche legale, vista la parziale compromissione della privacy di chi utilizza questi servizi. Le app di family tracking, soprattutto quelle gratuite, possono rivendere i dati raccolti a terzi, andando a minare la sfera privata di milioni di individui, minori soprattutto, di cui conoscono ogni spostamento e ogni luogo visitato. Spacciare tutto questo per un servizio su misura per mamme e papà e pensato per aiutarli nel loro difficile compito di genitori è questione di non poco conto e che non andrebbe presa sotto gamba.

In che modo gli adolescenti o i bambini possono sviluppare una loro indipendenza se vengono sottoposti ad un controllo per 24 ore al giorno? Come possono sviluppare un loro senso di libertà se sanno di avere occhi puntati addosso anche quando dovrebbero essere impegnati in azioni indipendenti? Giusto, naturalmente, che i genitori sappiano dove si trovino, giusto che siano a conoscenza dei loro spostamenti per ogni eventualità, ma tutto questo, da che mondo e mondo, si è sempre basato sulla comprensione e la fiducia reciproca e non sul tracking costante del proprio segnale GPS. Una lezione questa che nessuna app per famiglie può purtroppo insegnare.