Film in sala o in streaming? L'accordo Universal/AMC e il futuro del cinema

Un accordo storico rischia di trasformare in maniera definitiva il modello di distribuzione delle uscite cinematografiche nelle piattaforme streaming.

speciale Film in sala o in streaming? L'accordo Universal/AMC e il futuro del cinema
Articolo a cura di

I film in streaming dopo soli 17 giorni dall'uscita nelle sale? Quella che fino a pochi mesi fa poteva sembrare una pura utopia è ora realtà. La catena di cinema americana AMC ha infatti siglato uno storico accordo con Universal che cambierà per sempre le modalità di uscita delle pellicole negli Stati Uniti, dando una scossa decisa a tutto il mondo cinematografico del post-Coronavirus e portando, probabilmente, nuovi modelli distributivi dei film all'interno delle principali piattaforme streaming.
Per ora l'accordo sarà limitato al solo territorio statunitense, ma i due soggetti coinvolti e la loro importanza potrebbero portare il tutto anche a livello globale.

Un accordo storico

L'accordo coinvolge AMC Theatres - multinazionale del settore cinematografico, con la catena di sale più grande del mondo che comprende anche le affiliate Odeon e UCI - e la major cinematografica Universal. I film della compagnia avranno possibilità di rimanere al cinema in esclusiva per tre settimane, per poi approdare nelle principali piattaforme online di noleggio on demand. Gli abbonati dei vari iTunes, Chili, Rakuten e Amazon potranno noleggiare il loro film preferito a 17 giorni esatti dall'uscita nelle sale e al prezzo di 20 dollari, che rimarrà bloccato per i primi 90 giorni, salvo poi ridursi gradualmente fino al prezzo minimo di 3 dollari, momento nel quale i film approderanno anche sui servizi streaming tradizionali. L'accordo coinvolgerà infatti solo i servizi on demand e pay per view e cercherà di dare nuova linfa vitale ai film di "seconda fascia", che hanno proiezioni nelle sale di poche settimane e che grazie all'on demand potrebbero essere baciati da un maggiore successo.
Il tutto, stando alle parti coinvolte, senza togliere nessun introito alla sala: se il film avrà successo la sua permanenza in sala verrà prolungata, mentre il ticket per il noleggio di 20 dollari - poco superiore al costo di un normale biglietto in un multisala di New York - sarebbe equamente diviso tra la major e le catene cinematografiche.

Guerra e pace

L'accordo è diretta conseguenza di una pace finalmente ritrovata tra le due parti in causa, che avevano avuto degli screzi non indifferenti durante il periodo di lockdown per Coronavirus. La chiusura delle sale aveva portato notevoli strascichi polemici, con i cinema chiusi e le major alla ricerca di nuovi metodi di distribuzione per arginare le perdite. Lo scontro tra AMC e Universal era arrivato dopo la decisione della casa cinematografica di distribuire un film di punta come "Trolls World Tour" direttamente sulle piattaforme on demand. La decisione, cui aveva fatto seguito l'arrivo on demand di altre uscite cinematografiche, aveva alzato un polverone di non poco conto, con AMC sul piede di guerra per una scelta che, sempre secondo AMC, avrebbe creato non pochi danni a tutto il settore cinematografico.
La strategia invece si era rivelata quanto mai vincente, accolta con favore dal pubblico per un modello valido anche sul lungo periodo, a maggior ragione con una pandemia che continua tristemente a fare il suo corso. Da qui la volontà per entrambe le parti di appianare le divergenze e rendere il modello un dato di fatto e una realtà sostenibile sia per le sale che per gli studios.

Uscite più rapide

Il Coronavirus ha portato alla luce e mostrato al mondo un problema di non poco conto e un modello di business non più sostenibile sul lungo periodo, con il pubblico sempre meno abituato ad andare al cinema e il circuito della sale sempre più in difficoltà economiche. La diffusione dello streaming e l'abitudine del pubblico a utilizzare la rete per godere dei propri film ha portato gli attori coinvolti alla ricerca di una sinergia di intenti fino a poco tempo fa impossibile.
A muovere il pubblico verso il cinema sono ormai pochi e ben selezionati prodotti di punta: i film di "seconda fascia" sono da tempo sacrificati in un mondo di uscite che prevede pochi prodotti di di alto livello e tanti riempitivi che passano troppo presto in secondo piano. Diminuire la distanza tra l'uscita nelle sale e quella nelle piattaforme potrebbe garantire ben più vita a questi film e ben più introiti per tutti, con una condivisione di entrate e intenti che, stando alle premesse, potrebbe portare non pochi miglioramenti all'intero circuito.

Effetto domino

Per ora l'accordo sarà limitato al solo sistema statunitense e ai soli film di Universal, ma il peso dei due soggetti coinvolti potrebbe portare presto ad un effetto domino che ingrandirà a macchia d'olio il modello, a maggior ragione se questo, come si pensa, si rivelerà vincente. Impossibile che le altre grandi case cinematografiche restino a guardare, con accordi che potrebbero piovere a cascata e seguire questo sistema che, come sempre accade, diverrebbe in poco tempo un affare non più solo americano ma anche globale.
Questo accordo ha finalmente portato alla luce una consapevolezza da lungo tempo latente e ora palese. Il coronavirus e le sale chiuse hanno fatto capire agli attori coinvolti che per una buona fetta di pubblico la differenza tra cinema e televisione, per la visione di alcuni film, non esiste.
Per questo i due metodi distributivi devono coesistere e collaborare, diventando anche a livello concreto una cosa sola. Chi vorrà andare al cinema potrà continuare a farlo ma tutti gli altri saranno consapevoli che, più o meno allo stesso prezzo, potranno vedere un film on demand dopo soli 17 giorni.

Piattaforme "nuove"

Tutto questo, naturalmente, porterà a non pochi cambiamenti anche per le piattaforme che, in qualche modo, diventeranno sempre più centrali nell'offerta cinematografica. Questo porterà ad una maggiore centralità di questi servizi, con eventi ad hoc e strategie pubblicitarie nuove anche per l'uscita dei film in streaming, con le piattaforme che cercheranno magari di accaparrarsi l'esclusiva temporanea di alcune pellicole per attirare a se un numero più alto possibile di abbonati.
Una manna dal cielo per tutti i servizi già affermati e nuove possibilità di business per tutti gli altri. Amazon ha da tempo fiutato l'affare e nel suo Prime Video è già presente una sezione con pellicole da acquistare on demand.

Se il tutto si rivelasse vincente anche altri potrebbero aprirsi a questo nuovo mondo distributivo? Pensiamo a una sezione di Netflix specificatamente pensata per l'on demand, magari con sconti per gli abbonati, ad esempio. Disney+ nel frattempo si è già dimostrata lungimirante, spostando produzioni probabilmente fallimentari in sala, come Artemis Fowl, direttamente in streaming, oppure lanciando, a prezzo maggiorato, titoli di peso come Mulan, che arriverà però anche la cinema. Anche con un prezzo relativamente alto di acquisto il risparmio per numerose famiglie potrebbe essere netto e molto più conveniente rispetto, ad esempio, ad una serata al cinema per marito, moglie e due figli. Le carte in regola per avere tra le mani un prodotto vincente ci sono tutte, con il mondo dello streaming alle porte di una nuova rivoluzione, non più come dannoso sostituto del mondo cinematografico ma come sinergica prosecuzione del ciclo vitale di una pellicola. La speranza è che tutto questo dia davvero nuova linfa vitale alle sale stesse e nuova varietà all'interno delle piattaforme streaming e on demand.